La Stampa approva gli stupri di massa in Bosnia?

Pochi giorni fa tantissime donne sono scese in piazza contro gli attacchi alla 194 e contro la situazione nella quale le donne si trovano quando decidono di interrompere una gravidanza. La stampa italiana non solo ha fatto passare l’evento in sordina ma proprio il giorno dopo in cui tante donne si sono recate in piazza per rivendicare il diritto ad interrompere la gravidanza, su un giornale nazionale, La Stampa, è apparso questo titolo:

“Come in Bosnia per le donne violentate la gravidanza è un dovere”

Si tratta di un’intervista che Giacomo Galeazzi avrebbe fatto al Cardinal Sgreccia, il quale esprime il suo dissenso verso le donne violentate che intercorrono la strada dell’aborto, citando gli stupri etnici delle donne in Bosnia, che venivano violentate in massa secondo un “piano” volontario, una sorta di campagna per generale la razza perfetta serba. Quegli stupri di massa, infatti, non avvenivano per caso tanto da essere considerato un olocausto contro le donne.

La guerra di Bosnia non solo ha insegnato che le donne continuano ad essere considerate dalle truppe e dai loro genera alla stregua di un “premio di guerra” ma lo stupro veniva utilizzato come strategia per cancellare un popolo attraverso la fecondazione delle donne musulmane, costringendole a mettere al mondo figli appartenenti all’etnia serba.

Tantissime le testimonianze delle vittime dell’ ex Jugoslavia che hanno subito queste atroci violenze, donne che non potevano nemmeno abortire perché erano in guerra e non avevano un’assistenza medica e psicologica adeguata, per non parlare di un sussidio economico. Ma soprattutto perché molte di loro venivano tenute prigioniere fino al parto. (Fonte Qui)

Non solo donne ma anche ragazzine che una volta incinte si suicidavano o venivano emarginate, ripudiate. Chi ha pianificato gli assalti sessuali conoscevano molto bene i valori morali e culturali delle vittime di stupro e del contesto in cui vivevano. Sapevano che tipo di reazione avrebbe provocato l’atto di stupro nella vittima ma anche nel suo ambiente più prossimo: presso i familiari, i parenti, i vicini di casa.

Molte volte venivano torturate fino ad essere uccise. Le violenze sessuali alle quali venivano sottoposte erano atroci e cruente o  stuprate con la canna dei fucili e poi ammazzate. Tra loro anche bambine. Alcune testimonianze.

I soldati serbi presero donne incinte e squarciarono loro il ventre, pugnalando i loro bambini […] Ragazze di sedici e diciotto anni furono stuprate di fronte ai loro padri e fratelli. Due di queste ragazze, tra loro sorelle, si suicidarono dopo aver subito lo stupro (RTE, 4 maggio 1999).

“Un’altra vittima di Milan Lukić, la signora Bakira Hasečić, fu tenuta prigioniera nell’albergo “Vilina Vlas”, vicino alla città Višegrad, in Bosnia Orientale. In un rapporto delle Nazioni Unite si precisa che al “Vilina Vlas” erano detenute e maltrattate circa 200 donne. La maggior parte di loro furono uccise o sono scomparse. “Ci tenevano tutte chiuse nelle stanze. Ogni tanto ci buttavano un pezzo di pane che prendevamo con i denti perché le mani erano legate con le corde. Ci slegavano solo per stuprarci”, ha testimoniato la Hasečić”. 

[...] Non era difficile raccogliere le testimonianze. Gli stessi stupratori, infatti, si vantavano delle loro azioni. Norman Cigar, nel suo libro “Genocide in Bosnia: The Policy of Ethnic Cleansing”, scrive che “i paramilitari serbi della città di Gacko, in Erzegovina, si vantavano in pubblico di quello che facevano alle donne bosniache. Cantavano: Muslimanka sva u krvi, srbin joj je bio prvi, cioè la donna musulmana tutta insanguinata, il serbo è stato il primo per lei. Lo stesso gruppo si vantava di aver stuprato in gruppo una ragazza musulmana di tredici anni, di averla attaccata su di un carro armato e poi di aver circolato per la città finché della ragazza non era rimasto niente più che uno scheletro” (fonte Qui)

“Le famiglie di Sarajevo e delle zone vicine cercano le loro ragazze, che vengono restituite soltanto quando la maternita’ e’ avanzata.[...] Non sanno cosa le attende. Se parole di comprensione, oppure una porta chiusa. Non un lavoro, non una famiglia, non un marito, nessun altro figlio. Il problema non e’ il parto. Ma il dramma psichico. Alcune sono impazzite e vagano sulle montagne. Una ragazza, violentata da trenta uomini, e’ ricoverata in preda alla follia. Nei corridoi di questa Maternita’ , dove non compaiono alle porte fiocchi rosa o azzurri, il momento delle doglie e’ tragico. Perche’ nessuna di queste donne accetta un figlio frutto di una tragedia. E quando il piccolo nasce, i medici sono accolti con urla se tentano di far vedere alla madre la sua creatura. [...] Parla di tre, quattro ragazze partorienti che, durante le doglie, hanno rifiutato di seguire i suoi consigli nel momento delle contrazioni: “E ci sono altre che cedono sotto il dolore e ripetono, per dieci, venti volte: “questo figlio non lo voglio. Mi faccia morire”. [...]  Poche ore fa, una madre di 19 anni ha gridato, mentre la sua creatura vedeva la luce: “Portatemelo via. E’ il figlio di un assassino”. 

 QUI, Qui  e Qui  altre testimonianze.

Le vittime della violenza sessuale hanno sviluppato disturbi psicologici così gravi da sfiorare o addirittura sfociare in patologie psichiatriche,  vittime di una società che le ha dimenticate, lasciate senza medicine né sostegno dei medici. Tante sono disoccupate, senza mezzi economici per vivere. La maggior parte delle donne stuprate oggi vive ai margini della società. Molte non riescono a denunciare perché si sentono in colpa e perché raramente ottengono giustizia. (Fonte Qui

La salute mentale delle vittime di stupro è stata compromessa tantissimo dopo i ripetuti assalti sessuali. Alcune di loro hanno sviluppato gravi problemi ginecologici. Molte bambine, giovani ragazze e donne hanno l’utero devastato e non potranno diventare madri; altre vittime non desiderano mai più sposarsi e hanno disturbi nella sfera sessuale e affettiva; molte sono state abbandonate dai mariti a causa dello stupro subito e i mariti di alcune non sanno neppure oggi che sono state stuprate. Le malattie più frequenti di cui sono affette le donne vittime dello stupro vanno dalle malattie cardiovascolari, diabete, disturbi della tiroide, sindrome psico-organica, malattie del sistema osseo-muscolare, malattie del tratto genitale-urinario. (Fonte Qui)

In questo articolo lo stupro sembra diventare un diritto maschile, un’ azione generatrice di vita. E la donna? sarebbe procacciatrice di morte se decidesse di interrompere la gravidanza imposta? Non mi sorprende il fatto che un uomo di chiesa abbia pronunciato quelle parole. Non dimentichiamo quando Don Corsi, due anni fa, attribuì la violenza sulle donne al comportamento delle donne di oggi, le quali secondo la sua opinione provocherebbero gli atteggiamenti violenti degli uomini.  Un altro uomo di chiesa, Monsignor Bertoldo affermò che le donne inducono gli uomini a stuprarle e fanno più vittime dei preti pedofili. Sappiamo tutti qual’è stata la posizione delle donne secondo la Chiesa Cattolica.

Come è possibile che un giornale nazionale abbia pubblicato un’intervista in cui viene citato un gravissimo crimine dell’umanità come gli stupri etnici in Bosnia per fare propaganda antiabortista contro la L. 194? E’ molto grave che un giornale nazionale abbia dato spazio a questa intervista considerando la pratica dell’interruzione volontaria della gravidanza ad un qualcosa più grave del genocidio in Bosnia.

Il titolo è già di per se di una violenza inaudita. Sembra approvi gli stupri di massa in Bosnia attuati proprio con lo scopo di imporre gravidanze alle proprie vittime  le quali avevano, secondo la strategia serba, il dovere di dare alla luce neonati di etnia serba.

E’ già estremamente grave che si faccia passare la maternità come un dovere per una donna, come se fosse connaturato nel nostro ruolo, ma assai peggio se si tratta di donne che hanno subito una violenza. La gravidanza, dalle parole del cardinale, sembra sia una sorta di punizione. Anche se sei stata stuprata. Come uno stupratore, esso ti ricorda, che sei donna e che dunque il tuo dovere, oltre a quello di soddisfare sessualmente un uomo, è procreare.

 Subire uno stupro è la cosa più terribile che una donna possa subire da un uomo. E’ un’azione veramente ripugnante verso il corpo femminile, espressione di un disprezzo che porta a conseguenze gravissime nell’anima della donna che lo subisce. Come si può accettare che un giornale nazionale dia spazio alle parole di un cardinale che utilizza la parola “omicidio” per definire le azioni di una vittima di violenza che sceglie di non portare dietro di sé quel ricordo?

Il contenuto è anche peggio perché si parla di omicidio. Sentirsi definire assassine è una doppia violenza verso una donna che ha subito uno sfregio così grave. Prima violentata e poi considerata non solo colpevole di quella gravidanza ma anche per il fatto di non voler portarla a termine. Una gravidanza non pianificata, anche se avviene attraverso un atto di amore, è un evento che ti sconvolge la vita in tutti i sensi. Se quella gravidanza è frutto di uno stupro subentra anche il dolore di vedersi crescere dentro di sé il figlio di un uomo che ha usato il tuo corpo con disprezzo. Sentirsi dentro il seme di quella bestia, vedersi crescere la pancia e ricordarti ogni giorno nel vederla crescere che sei stata violentata.

Non ho parole per descrivere il male che mi ha fatto leggere un’intervista simile. Come reagirebbe una vittima di violenza di fronte a ciò?

La propaganda cattolica e l’ingerenza nella stampa italiana è davvero preoccupante. Nelle campagne antiabortiste si nasconde un sentimento di odio profondo verso le donne e dalla volontà di volerle sottomettere agli uomini. Tutto questo è quasi naturale che si verifichi in un Paese dove la parità di genere è un miraggio e dove la violenza sulle donne è altissima. Ma queste cose non avvengono soltanto qui ma anche nella “culla” della civiltà occidentale, dove le donne, secondo i luoghi comuni, godrebbero nella carta degli stessi diritti degli uomini.

Negli Usa perfino il Governo si mobilita per proposte aberranti come quella fatta da una deputata repubblicana del New Mexico che ha proposto il carcere per le vittime di stupro che abortiscono. La pena? Inquinamento di prove. Nell’Indianapolis, Richard Mourdock, repubblicano in corsa per il Senato ha sostenuto che qualora la vittima rimanesse incinta dopo lo stupro ciò sarebbe avvenuto per volere di Dio dunque abortire sarebbe grave. Un altro repubblicano Todd Akin affermò che Gli stupri legittimi portano raramente alla gravidanza”. Dunque ci sarebbero anche stupri legittimi. I commenti di Akin arrivano a meno di due settimane dopo il suo suggerimento di bandire la pillola del giorno dopo: La pillola del giorno dopo è una specie di aborto e credo che non dovremmo avere l’aborto in questo paese. Negli Usa ci sarebbero circa 32 mila gravidanze ogni anno a seguito di uno stupro. Immaginiamoci se non ci fosse la pillola del giorno dopo! 

Secondo gli antiabortisti le donne valgono meno di embrioni. La nostra vita vale meno, di decisioni nemmeno ne abbiamo. Ho sempre accomunato l’obiezione di coscienza e il sentimento antiabortista alla cultura dello stupro. Come un uomo impone un rapporto sessuale non desiderato alla donna, l’obiettore si insinua nell’intimità e nella sfera privata e sessuale della donna senza il proprio consenso. Come uno stupro.  E inoltre, se la donna viene privata della propria volontà di disporre del proprio corpo quanto può essere legittimo stuprarla?

Quell’articolo è cultura dello stupro, è apologia di reato, di stupro, di genocidio.

Gli ostacoli culturali, i progetti e Giorgia!

Gli stereotipi di genere nel nostro Paese sono talmente radicati che i bambini li apprendono davvero presto. Programmi televisivi, cartoni animati, fumetti, pubblicità ma anche la propria famiglia di provenienza e la scuola che si frequenta sono le principali fonti da dove si apprendono gli stereotipi che dividono rigidamente maschi da femmine, causa delle numerose discriminazioni/violenze di genere e omofobe che si affrontano nell’arco della vita.

Per cercare di porre fine all’indottrinamento sessista, artefice del gap di genere che colloca il nostro Paese tra gli ultimi posti del mondo, ci sono stati negli ultimi anni alcuni interventi fondamentali come quelli dell’Associazione Scosse (Soluzioni Comunicative Studi Servizi Editoriali) nata nel 2006 da un gruppo giovani donne di diverse professionalità per operare su questioni di genere, realizzando online un catalogo di libri per bambini da 0 a 6 anni che descrivono nuclei familiari non stereotipati.

Successivamente l’istituto Beck, associazione professionale di psicologia e psicoterapia, incaricata dall’UNAR (Ufficio nazionale Anti-discriminazione razziale) ha realizzato degli opuscoli informativi rivolti agli/alle insegnanti per il contrasto del bullismo omofobo nelle scuole. In particolare, attraverso di essi, sarebbero stati approfonditi temi riguardanti la disparità di genere, la violenza di genere, la violenza nei confronti dei minori, la pedopornografia, anche on line, il bullismo anche quello a sfondo omofobico e transfobico che in Italia è una vera e propria piaga (leggi QUI la situazione delle scuole italiane) che i professori riescono ad affrontare.

Malgrado ciò il progetto non è partito. Troppo pericoloso educare ai valori della parità di genere e al gay friendly. Rischierebbe di attaccare i valori della famiglia tradizionale, il che però non si capisce se si riferisca anche a quelle che nascondono casi tristi e diffusi di maltrattamenti o di abusi dei minori poiché tali temi sono affrontati negli opuscoli.

Monsignor Bagnasco e la Chiesa Cattolica, la cui ingerenza nel nostro paese è molto forte, li fa bloccare anche grazie alla potenza dei mezzi di comunicazione e così perfino il viceministro delle Pari Opportunità (appena ripristinato) Maria Cecilia Guerra, ha sconfessato l’iniziativa e inviato una formale nota di demerito a Marco De Giorgi, il direttore dell’Unar che ha diffuso nelle scuole di quei volumi.

Così  le migliaia di ragazzi presi di mira dai bulli perché omosessuali non possono nemmeno contare sugli insegnanti che provando ad affrontare il tema senza essere coperti dalle istituzioni divengono più facile bersaglio delle reti cattoliche e dei genitori dei loro alunni come è accaduto sul caso Vladimir Luxuria. Ho più volte specificato come l’omofobia e la transfobia siano frutto del patriarcato, dei rigidi ruoli di genere e del maschismo ancora troppo fortemente radicato in Italia e come infatti negli opuscoli c’erano anche temi per affrontare la violenza sulle donne, che in Italia ormai è una piaga.

In questo clima di censura medievale in un contesto già intriso di disparità di genere e omofobia a cui i nostri figli e le nostre figlie sono costretti a crescere, rinunciando alle opportunità e libertà che altri coetanei europei ormai godono da decenni, nascono opere bibliche come quella di Giorgia Vezzoli.

“Mi piace Spiderman…e allora?” è un libro che accresce la biblioteca dei piccoli che ormai sono stufi di leggere solo stereotipi che non li rappresentano o li costringono ad aderire a modelli indesiderati o irreali, proiezione dei desideri altrui o di marketing.

Pubblicato dalla casa editrice Settenove, nata da poco con l’obiettivo di superare gli stereotipi di genere attraverso la narrazione ai più piccoli, narra di Cloe una bimba di sei anni che racconta alla sua mamma delle storie che essa trascrive al computer. Queste storie sono legate alla sua cartella nuova di Spiderman che lei ha scelto per frequentare la prima elementare. Tutti i suoi conoscenti le ricordano che la sua cartella è da maschi.

Mentre attorno a lei ci sono bambine alle quali i genitori hanno proibito di giocare con i maschi come molto comunemente accade, causa di numerose discriminazioni, stereotipi e pregiudizi sulle donne, lei invece ha la fortuna di avere dei genitori che la incoraggiano nelle sue passioni: giocare a calcio con i suoi compagni che la ritengono incapace perché è femmina e perché le sue coetanee (e le mamme) non lo fanno.

Cloe adora le magliette di Spiederman e Batman e ha un pungiball coi guantoni per sfogarsi “come Rocky”.  Nella sua scuola scuola i giocattoli e gli inviti è rigidamente diviso tra maschi e femmine e chiede alla parrucchiera di farle la cresta come i suoi compagni maschi “perché i maschi possono fare tutto”. E’ un libro che ho avuto piacere di leggere e che consiglio vivamente a chi ha in casa dei figli o delle figlie oppure altri parenti. E’ molto importante perché affronta anche i temi legati all’orientamento sessuale ed è stato emozionante spogliare quelle pagine colorate.

Devo complimentarmi con Giorgia e ringraziarla per averci inserite nei suoi ringraziamenti!!

La ministra Lorenzin, il piano nazionale di fertilità e i corpi delle donne

http://www.ilcorpodelledonne.net/2014/04/la-ministra-lorenzin-il-piano-di-fertilita-e-i-corpi-delle-donne/

Ribloggato da Il Corpo delle Donne

[....]Per molto tempo abbiamo creduto che l’arretratezza italiana per quanto riguarda le politiche di genere fosse dovuta ad un deficit culturale rispetto agli altri PAesi europei. Ora è purtroppo chiaro che c’è una volontà allarmante tesa al mantenimento  del  nostro Paese fuori dai parametri europei.[....]

 

 

 

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