In Italia lo #slutshaming si abbatte anche contro le donne famose!

slut

Anna Tatangelo, pop star italiana pubblica il suo recente singolo accompagnato da un video musicale. Si chiama Inafferrabile e nel video si nota un’ispirazione alle pop star americane quali Beyoncé, Kylie Minogue, Lady Gaga, Madonna ecc..

Insomma, nulla di innovativo visto che si tratta del solito trito e ritrito a cui dovremmo essere abituati già dai tempi di Madonna negli anni ottanta. Innovativo però per quanto riguarda il panorama musicale italiano dove finora non si è mai visto nulla di simile.

un fotogramma del videoclip

un fotogramma del videoclip “inafferrabile”

Gli italiani da sempre si sciroppano popstar internazionali con video anche più spinti come quelli di Miley Cyrus e Nicky Minaj però quando un’italiana prova ad osare, anche se con meno audacia, ecco che si grida allo scandalo. Era successo anche con la Winehouse nostrana, Nina Zilli, che nel suo videoclip legato al brano “Sola”  lasciava alludere all’autoerotismo.

Il video della Tatangelo è stato pubblicato su Youtube due giorni fa e non hanno tardato ad apparire commenti offensivi sul suo conto, anche da parte di donne. Eccoli:

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Questi sono solo pochi dei tanti commenti negativi ricevuti tra i quali chi le chiedeva di “limitarsi a far vedere le tette” (c’erano anche di positivi ma solo da parte di fans). Qui non si tratta solo di slut-shaming ma anche di body-shaming. Una donna deve nascondere il suo corpo non solo se brutto ma anche se sensuale perché altrimenti passerebbe come una di facili costumi o come un oggetto sessuale. Il video è stato interprpetato come addirittura oggettizzante nei confronti di Anna Tatangelo.

Stando alla mia interpretazione personale nel suo recente video la pop star è sensuale ma non appare per nulla come un oggetto, anzi. Nel testo appare come una cacciatrice e nel video riprende molto l’audacia delle pop star d’oltre oceano, le quali sono più emancipate delle donne italiane che devono fare quotidianamente i conti con discriminazioni di genere pesantissime.

L’interpretazione errata che rappresenta la cantante come un oggetto è data dalla percezione che c’è in Italia della donna come oggetto sessuale se scopre il suo corpo. Tutto ciò quando poi nessuno dice nulla quando i cantanti uomini  e i conduttori televisivi si circondano di belle ragazze mute e seminude. Sintomo di una società a metà strada tra paesi moderni e retrogradi, dove le donne quando possono mostrare devono stare zitte, in un regime di limitazione della propria autodeterminazione. Donne che possono denudarsi solo quando gestite da un uomo. 

Inoltre, Anna continua  a ricevere insulti da molti anni, “colpevole” di aver fatto breccia nel cuore del cantautore Gigi d’Alessio, molto più grande di lei e precedentemente sposato. Perciò è stata definita come una rovinafamiglie, come una puttana che ha rubato un uomo sposato ad un’altra donna, come una puttana che si accompagna a uomini più grandi per questioni economiche… eccetera.

Emerge dunque la mentalità retrograda che ancora non tollera un divorzio, che ancora vede la donna di cui si innamora un uomo sposato come colpevole della fine di una relazione e che vede l’uomo non responsabile della fine di una storia amorosa.

Lo slut-shaming in Italia è una malattia sociale su larga scala e colpisce molto più che ad oltreoceano. Perché una donna in Italia deve ancora vergognarsi del suo corpo? Di esprimere liberamente la propria femminilità (sia essa stereotipata o meno)?

Eppure sono ancora tante le pressioni sociali che devono subire le donne qui nel nostro Paese. Sei educata ad essere bella per forza, femminile per forza (anche attraverso la chirurgia estetica) ma poi quando esprimi questo aspetto vieni massacrata da chi ritiene che fare questo è “da puttane” o “da oche”.

E’ inutile ripetere che qui la donna è ancora vista come un essere debole, passivo, subalterno, appartenente ad un uomo, il cui comportamento è ancora legato all’onore di padri, mariti e fratelli. Considerazione della donna come un oggetto sessuale e quindi invitata a coprirsi altrimenti l’uomo si arrogherebbe il diritto di mancarle di rispetto o di molestarla, come se questo dipendesse dalle donne. Considerate dunque colpevoli della propria esistenza, dovremmo tutte limitarci al ruolo di mogli e mamme come se questo escluderebbe anche l’aspetto sessuale. Un classico delle società cattoliche che come modello hanno la Madonna. Donne come o mamme o puttane. E la Tatangelo anche in quanto mamma continua a subire un massacro sociale allucinante.

Un’altra donna è Sara Tommasi. Una ragazza che soffre di sofferenze psichiche e a causa di ciò è stata vittima di chi se ne è approfittato sin dall’inizio facendola cadere in un giro di tossicodipendenza, prostituzione e pornografia sotto l’effetto di droga (che sarebbe stupro). Recentemente, il suo ex fidanzato ha dichiarato che la Tommasi da ragazzina sarebbe stata vittima di abusi da parte di suo padre, come purtroppo accade a molte donne che diventano tossicodipendenti o si prostituiscono (e a volte finiscono anche nel mercato del porno).

La Tommasi ha subito un massacro mediatico sin dall’inizio, molto più di altre olgettine come Ruby, la Minetti e via dicendo. Tutto ciò nonostante mostrasse un evidente malessere fisico e psicologico. Le dichiarazioni del suo ex non hanno placato i commenti di odio da parte di persone ignoranti che ritengono che “subire abusi non è una scusa per drogarsi e fare la troia”. Tutto ciò malgrado tantissime vittime di abusi sessuali (soprattutto da minori) finiscono a fare la stessa cosa. Ecco che ancora avviene il victimblaming contro le vittime di violenza sessuale, le quali vengono colpevolizzate anche per la propria incapacità di metabolizzare il dolore.

Persone che non hanno mai subito abusi sessuali le sentiamo dichiarare che molte donne subiscono abusi e non finiscono così, ma non tutte reagiscono allo stesso modo. Anzi, proprio perché per una donna ancora oggi è difficile poter parlare dei suoi abusi e trovare aiuto all’esterno, poi accadono casi simili. Pare che sia più grave quello che fa Sara Tommasi piuttosto che un uomo che abusa sua figlia. Si chiama cultura dello stupro e ancora oggi le donne abusate continuano a restare sole e colpevolizzate. Addirittura tra i commenti si legge che si chiede sul perchè non si fosse suicidata se soffre così tanto.

Lo slut-shaming in Italia è un problema talmente grave che dovrebbe essere affrontato al più presto, proprio perché lo slut-shaming si serve della cultura dello stupro e la cultura dello stupro supporta lo slut-shaming.

3 commenti

  • Quindi insomma, e’ un fenomeno italiano capillarmente diffuso che tuttavia va designato in inglese. Capisco.

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    • Generazione Admin

      E’ designato in inglese perché è stato studiato per la prima volta in America. Quindi purtroppo non esite una traduzione in italiano.

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      • Mi piacerebbe molto inventarne una. Tipo verZogna (vergogna+zoccola). VerZognarsi, verZognare qualcuno.
        E lascia spazio anche per il dibattito: se qualcuno verZogna qualcuna, costei può vacca-carlo con cognizione di causa.
        Esempio
        “verZognati!”
        “ma vacca-care”

        Si fa per scherzare, è l’ultima cosa che ci resta da fare.

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