#WeWantSex

“La donna come soggetto non rifiuta l’uomo come soggetto, ma lo rifiuta come ruolo assoluto. Nella vita sociale lo rifiuta come ruolo autoritario. Finora il mito della complementarietà è stato usato dall’ uomo per giustificare il proprio potere.” Carla Lonzi

Annuncio una nuova campagna di Generazione che tratterà i temi legati alla sessualità attraverso i generi, gli orientamenti sessuali e le identità di genere. Fuori dagli stereotipi perché la sessualità appartiene a tutti ed è un diritto di tutti #wewantsex.

Inoltre, ancora oggi nel mondo, milioni di donne non hanno accesso alla propria autodeterminazione sessuale e/o riproduttiva.

Sono tante le spose bambine e le ragazze costrette ad arrivare vergini alle nozze senza che nessuno insegni loro la fondamentale integrità del proprio corpo, senza alcuna informazione sessuale, sui diritti riproduttivi, sulla felicità sessuale e alla salute del proprio corpo.

Infatti, non è un caso se milioni di donne sono vittime di numerose gravidanze indesiderate spesso precoci e le morti in gravidanza restano tutt’oggi una piaga da estirpare.

Miliardi di donne non hanno accesso ad alcuna forma moderna di contraccezione e spesso sono gli uomini a imporre loro gravidanze indesiderate mediante rapporti sessuali forzati. Lo stupro, in tutto il mondo, resta ancora la principale arma di controllo e di sopraffazione maschile sulla donna o sulla ragazza.

In molti paesi l’educazione sessuale è ancora tabù. L’Italia e alcuni altri paesi occidentali non garantiscono ancora alle donne i diritti fondamentali per prendere consapevolezza del proprio corpo.

Non è strano sentire, ad esempio, che nell'”emancipata” Gran Bretagna molte adolescenti sono vittime di gravidanze indesiderate poiché non utilizzano alcun contraccettivo.

Situazione che in Italia negli ultimi anni si sta diffondendo registrando un aumento pericolosissimo di gravidanze precoci.

Il nostro Paese non ha una legge che inserisce l’obbligo dell’educazione sessuale (e/o sentimentale) all’interno dei programmi scolastici. Questa caratteristica rende l’Italia quasi un unicum tra i Paesi occidentali. Qualche scuola italiana si è avvicinata equipaggiandosi di incontri occasionali per informare gli adolescenti ma queste lezioni sono state percepite pericolosissime dai genitori e alcune associazioni religiose i quali le considerano come un incitamento alla promiscuità sessuale e all’omosessualità.

Le ragazze e le donne italiane rispetto al resto delle colleghe europee hanno un accesso scarso ai metodi anticoncezionali. Non è solo la disinformazione sessuale ad allontanare le donne dall’utilizzo di questi mezzi ma bensì anche la persistenza di una mentalità patriarcale che costringe le donne più giovani ad avere rapporti sessuali nella totale clandestinità demandando al partner la decisione di usare dei contraccettivi.

Sono infatti poche le ragazze che riescono a scegliere di usare il contraccettivo, accomodandosi spesso alla decisione del partner, spesso per motivi culturali, contrario all’uso del profilattico.

Tantissime le ragazze che non acquistano un profilattico per le suddette ragioni culturali e ruoli di genere ancora saldamente radicati nella nostra società. In questo caso la disinformazione sessuale delle italiane si accompagna ad un ostracismo di origine culturale che impedisce l’autodeterminazione delle donne, in quanto permea l’idea di una donna sessualmente subordinata al partner.

Molto grave è l’influenza di una cultura fortemente cattolica che si aggiunge agli stereotipi culturali legati alla sessualità femminile che impediscono alla donna di godere appieno della propria libertà sessuale.

Sono poche le donne in Italia, rispetto alla media europea, che hanno scelto come metodo contraccettivo l’impiego degli ormonali. L’uso della pillola è scoraggiato da stereotipi e credenze ancora radicate nel nostro paese (fa ingrassare, fa venire la cellulite…), credenze legate a stereotipi sulle donne che relegano le donne a corpo senza desideri.

La contraccezione ormonale viene scoraggiata anche dal difficile accesso delle donne italiane dovuto ad una legge che impone l’uso della “ricetta non ripetibile” e dagli alti costi della stessa in quanto il medico prescrive spesso quelle delle ultime generazioni, piuttosto costose soprattutto per le adolescenti. Oltre ad essere molto costose, le pillole di ultima generazione, sono anche pericolose per la salute.

Poche ragazze e donne adulte sono così informate sessualmente da sapere che in commercio sono presenti anche pillole gratuite o a pochi euro!

Così tantissime scelgono di non utilizzare alcun metodo contraccettivo, soprattutto perché nemmeno il partner contribuisce alle spese per proteggere la partner da rischio di contrarre una gravidanza indesiderata.

Ancora più drammatica è la situazione delle donne che praticano sesso occasionale. Qui, oltre ai forti pregiudizi di origine maschilista che costringono le donne alla clandestinità, sono presenti alcune barriere che impediscono le donne di usare metodi contraccettivi con tutto il rischio di contrarre anche malattie veneree.

L’Italia è l’unico paese del mondo occidentale che non ha introdotto in commercio il Femidom, ossia il profilattico femminile che aiuterebbe le donne ad essere più libere e autonome nel gestire i rapporti sessuali senza aspettare che sia il partner a dover procurarsi il preservativo. Il condom femminile è stato avvistato soltanto in alcuni sex shop ma i prezzi sono molto più alti di quelli dei condom maschili (che possiedono già un prezzo altissimo rispetto a quelli degli altri paesi europei).

Nonostante molte sollecitazioni da parte della LILA (Lega italiana lotta contro l’aids) il ministero della salute non ha mai introdotto in commercio il Femidom né abbassato i prezzi dei condom.

Lo scarso accesso delle donne alla contraccezione si fa ancora più drammatico quando esse devono fare i conti con l’accesso ai mezzi contraccettivi di urgenza. Numerosi ospedali e consultori italiani continuano a rifiutarsi di prescrivere la pillola del giorno dopo alle donne che per vari motivi si sono recate per la prescrizione. Si definiscono “obiettori di coscienza” e sono presenti in più della metà degli ospedali del territorio nazionale.

Questo perché in Italia, prima di andare in una farmacia per acquistare un farmaco, è necessario avere una ricetta non ripetibile e visto il carattere emergenziale spesso bisogna recarsi negli ospedali . Molto spesso sono le farmacie che si rifiutano di vendere il farmaco procurando nella donna il serio rischio di imbattersi in una gravidanza indesiderata.

Inoltre, l’Italia è l’unico paese del mondo che per garantire l’accesso alla pillola dei cinque giorni dopo ci vuole il test di gravidanza che spesso è irreperibile e costoso. Questo perché in Italia persiste l’idea che confonde la contraccezione con l’interruzione volontaria della gravidanza.

Avere un rapporto sessuale in Italia diventa così una preoccupazione per le donne. Questo significa restare incinte nella maggior parte dei casi!

Nonostante ciò i numeri delle donne che ricorrono all’interruzione di gravidanza sono relativamente bassi. Ciò però è dovuto al ricorso agli aborti clandestini che ancora oggi vengono praticati da numerose donne di reddito basso, minori e immigrate.

Questo perché l’obiezione di coscienza è praticata da più del 70% degli ospedali italiani rendendo così inapplicabile la legge 194 che garantisce alle donne il diritto di interrompere una gravidanza qualunque sia il motivo. Numerose inchieste hanno registrato perfino casi in cui i medici si rifiutavano di far praticare aborti terapeutici!

Questa situazione comporta l’emigrazione delle donne alla ricerca di ospedali che garantiscano loro il diritto. Sono tante le donne che vanno perfino all’estero ma sono ancora più numerose quelle che utilizzano metodi abortivi fai da te, i quali comportano un serio rischio per la salute.

Le inchieste registrano casi in cui i medici o infermieri si rifiutavano di assistere donne che hanno appena abortito o che necessitavano di cure dopo l’interruzione di una gravidanza. Tanti i casi di donne costrette ad abortire da sole nei bagni degli ospedali italiani.

A questo si registrano lunghe liste di attesa in quei pochi ospedali che garantiscono il diritto all’ivg. Tante associazioni, tra cui quella di Luca Coscioni, annuncia preoccupata che tra 5 anni l’obiezione di coscienza potrebbe ricoprire tutti gli ospedali italiani in quanto quei medici non obiettori stanno andando in pensione. In questo modo le donne italiane, se non si farà qualcosa, non avranno più la possibilità di interrompere una gravidanza indesiderata.

Questo aggrava ancora di più la condizione delle donne nel nostro Paese ed è per questo motivo che diventa così una rubrica di questo blog. Rubrica che sostituisce il vecchio progetto #Centonovantaquattro.

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Ps: Userò anche l’hashtag #centonovantaquattro

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