I danni del sessismo

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In Gran Bretagna alcune donne aprono una petizione contro i calendari sessisti di Ryanair. L’hanno firmata in 9000, ritenendola una sorta di istigazione alle molestie sessuali contro le dipendenti della linea e contro tutte le donne.

Spiega Samantha: «Se uno dei dipendenti finisce vittima di molestie sessuali, con uno spot del genere Ryanair si espone al rischio di una causa legale». Il motivo? Presto detto. Chiarisce ancora l’avvocato Mangwana: «Per legge, i datori di lavoro devono prevenire la discriminazione e le molestie nei confronti del loro personale». Va da sè, invece, che «questa pubblicità incoraggia l’esatto opposto». Una sorta di istigazione alle molestie. Che dato il rischio paventato da Russell Jones & Walker, potrebbe costare un bel po’ di sterline nel malaugurato caso di molestie a qualche assistente di volo della compagnia di Michael O’Leary. [...]

Non si sbagliano perchè pare che un gruppo di ricercatori abbiano rilevato che le riviste maschili che usano quelle immagini, ad esempio, usano la stessa retorica degli autori di reati a sfondo sessuale.

La ricerca è stata realizzata nello stesso luogo dove è partita la petizione: nel Regno Unito. Il team, formato da ricercatori della Middlesex University e dell’Università del Surrey, ha presentato gli argomenti dello studio con alcune descrizioni di donne tratte da quattro delle riviste maschili più vendute nel Regno Unito e commenti sulle donne fatti da alcuni stupratori detenuti. La maggior parte delle persone che hanno preso parte allo studio erano incapaci di distinguere le citazioni prese dalle riviste dalle citazioni dei detenuti per stupro.
Gli esiti sono stati pubblicati sul British Journal of Psychology, rivelando che degli uomini che hanno preso parte allo studio, un campione randomizzato di 96 soggetti di età compresa tra 18 e 46 anni si è identificato di più con i commenti fatti dagli stupratori che non con le citazioni tratte dalle riviste maschili. Sia gli uomini che le donne itervistati hanno classificato le citazioni delle riviste maschili come più denigratorie, trovando difficoltà a determinare a quale gruppo appartenessero. (Immaginatevi che danni ha apportato tutto ciò in un Paese come l’Italia dove l’oggettivazione femminile è ovunque e non limitato alla sole riviste maschili).

Dallo studio:

[...]La dott.ssa Hovarth commenta: “Siamo rimasti sorpresi nel vedere che i partecipanti si identificavano di più con le citazioni degli stupratori e siamo preoccupati che le strategie di legittimazione che gli stupratori usano quando parlano delle donne siano più familiari a questi giovani uomini di quanto ci aspettassimo. Queste riviste contribuiscono alla legittimazione dei comportamenti e degli atteggiamenti sessisti e devono essere più responsabili nel modo in cui descrivono la donna, sia con le parole che con le immagini. Danno l’impressione che il sessismo sia accettabile e normale – quando invece dovrebbe essere rifiutato e contrastato. Gli stupratori cercano di giustificare le loro azioni suggerendo che sono le donne a provocare gli uomini o che vogliono fare sesso anche se dicono di no. C’è chiaramente qualcosa che non va se le persone pensano che il tipo di linguaggio usato nelle riviste maschili potrebbe venire da un detenuto per stupro.”
Un altro degli autori dello studio, il dott. Peter Hegarty dell’Università del Surrey, dice: “Fondamentalmente ci si preoccupa che il contenuto di queste rivisti normalizzi il trattamento delle donne come oggetti sessuali. Non siamo guastafeste o bigotti che pensano che non ci dovrebbe essere informazione sul sesso per i giovani, ma ci chiediamo se gli adolescenti e i giovani siano meglio preparati a una vita amorosa e sessuale appagante quando considerano normale un immagine della donna che è inquietantemente simile a quella riflessa nel linguaggio dei colpevoli di reati a sfondo sessuale.”
Lo studio mette in luce l’importanza di educare i giovani sul sesso in modo che non debbano basarsi sull’immagine distorta e patinata del sesso creata dagli editori delle riviste maschili. Lo studio è un invito rivolto a questo settore di comportarsi con responsabilità e rivedere le proprie posizioni.
Anna van Heeswijk, manager delle campagne per OBJECT, un gruppo attivista per i diritti umani che si oppone all’oggettificazione della donna, suggerisce che non c’è mai stato un momento migliore di questo, è in corso infatti un esame profondo della stampa nel Regno Unito, perché questo avvenga. Spiega: “Se vogliamo veramente che si metta fine alla discriminazione e alla violenza contro le donne e le ragazze, dobbiamo contrastare gli atteggiamenti e i comportamenti ad esse associati. Questo significa intervenire sulle pubblicazioni che li promuovono. L’Inchiesta Leveson sta attualmente esaminando la cultura e l’etica della stampa. Questi allarmanti risultati dimostrano inequivocabilmente il bisogno che l’immagine della donna sia inclusa nelle competenze di questa inchiesta. Adesso è il momento di agire.”[...]

Ha profondamente ragione Ico Gasparri quando si chiede chi fosse il maestro del lupo cattivo, ricerca fotografica ventennale concretizzatasi in un magnifico libro che ho letto con interesse.  

QUI la petizione, firmiamola anche noi!

Mary

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