Il Mio Primo Ciclo: Lola chiama, Uagdc risponde

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“Ho le mie cose”, “sono indisposta”, “è arrivato il marchese”.

Nascoste dietro formule e giri di parole, circondate ancora da miti e leggende, le mestruazioni continuano ad essere un tabù.

In “quei giorni” potrò fare il bagno? Dovrei rimandare l’appuntamento dal parrucchiere?

Tramandate da generazioni e generazioni di donne, arrivate a noi tramite le nostre nonne, con varianti e aggiunte regionali, i più o meno falsi miti sulle mestruazioni si perdono ormai nella notte dei tempi e sopravvivono agli assorbenti ultrapiatti, profumati, con le ali ecc. Mistico e leggendario è anche il menarca, la prima mestruazione, rituale di passaggio che ci accompagna all’età adulta.

Evento traumatico, inaspettata sorpresa, “Oddio che mi succede sto per morire!”, “Evvai finalmente sono arrivate”, storie diverse che però un po’ si somigliano tutte.
Lola ha avuto l’idea di raccogliere nel suo blog le vostre storie sul giorno in cui siete “diventate signorine”.
Noi abbiamo risposto all’appello.

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Sapevo già dell’esistenza delle mestruazioni. No perchè le donne della mia famiglia me ne avessero mai parlato, in realtà non sapevo molto del funzionamento tecnico, mi sfuggiva da dove di preciso provenisse quel sangue e il perchè della sua comparsa, ma sapevo che esistevano le mestruazioni perchè a casa mia il concetto di privacy era completamente sconosciuto e le chiavi alle porte non esistevano.

Ho sempre visto mia mamma in bagno che si cambiava l’assorbente, credo di non averle mai chiesto di cosa si trattasse, succedeva e basta e sapevo che un giorno sarebbe successo anche a me. Volevo però che succedesse tardi, mi avevano detto che dopo le mestruazioni non sarei cresciuta più e io volevo essere un po’ più alta.

Avevo 12 o 13 anni, ero in casa da sola con mia sorella più piccola. Quando vidi la macchia sulle mutande, le cambiai e ne misi delle nuove. Facendo finta di non averle viste sarebbero scomparse? no, erano di nuovo lì.
1,63 non sarei andata oltre. Mia sorella mi guardava e non diceva niente ma so che stava pensando: “ho tre anni di meno e sono quasi già più alta di te”.

Mia mamma in lacrime in maniera teatrale, mio padre in lacrime in maniera più composta. Imbarazzo totale. Era domenica, c’era il mercato, mia mamma voleva comprarmi un regalo perchè “ero diventata signorina”.
Ma io avevo come l’impressione che tutti mi guardassero, che tutti sapessero, forse perchè quel coso in mezzo alle gambe mi faceva camminare in maniera strana? forse perchè mia mamma aveva già fatto il giro di telefonate tra amici e parenti e in un paese piccolo le notizie girano velocemente? Sicuramente la seconda, l’avevo detto io che a casa mia il concetto di privacy era sconosciuto.

                                                                                                                                                                                                                              (Enrica)

Le aspettavo con ansia da mesi. Ormai in classe non si parlava di altro e si faceva il conto di “quelle che mancavano”, come 2cac12ac74afd17a4a9f26e823c61343un giallo a camera chiusa: a tutte prima o poi sarebbe successo, chi sarebbe stata la prossima? Fortunata Sara, a lei sono già venute! Federica invece ancora nulla…

Avevo dato il mio primo bacio pertanto ero convinta fosse giunto il momento. Con le dicerie e le leggende che circolavano tra famiglia allargata, scuola e giornalini vari avrei potuto scrivere un libro. Avevo letto che erano precedute da mesi di perdite bianche e allora l’appuntamento nei bagni per confrontarsi le mutande con l’amica erano ormai quotidiani. A me fanno male le tette da più tempo. A me sono iniziate le perdite prima. A me fa male la pancia. Io ho più peli.

E i parenti quando mi vedevano: fra poco diventerai signorina. Ti si sono allargati i fianchi, ti è diventata la faccia così, hai quest’altra cosa colì: è sicuro, fra un po’ ti arrivano. Occhio che poi non puoi toccare le piante, non puoi farti la tinta e nemmeno il bagno.

Alla fine mi sono arrivate d’estate, tra la seconda e la terza media. Era luglio, faceva caldo. E l’unica cosa che ricordo è la felicità di “essere diventata signorina” (che voleva dire poi?) e mia mamma che mi ha aiutato a pulirmi e mi ha dato un suo assorbente. Una specie di materasso. E poi le chiamate al papà, alla nonna ecc. E i complimenti della gente (cos’ho fatto di così straordinario?, mi chiedevo). Presi una penna e un’agendina su cui scrissi la data di quel giorno “importante”. Ad oggi quell’agenda contiene ancora solo quella data.

Da quel giorno, ogni mese, le ho aspettate. Non sapevo bene perché. Erano un appuntamento fisso. Un appuntamento mensile con le mie mestruazioni. Dopo qualche anno ho iniziato a gioire un po’ meno per il loro arrivo a causa dei crampi molto dolorosi che mi provocavano il primo giorno di ciclo. La gravidanza invece deve aver rimescolato qualche cosa perché poi i dolori non li ho più avuti. Ed ora l’arrivo delle mestruazioni significa solo che posso fare sesso con il mio compagno senza troppi problemi.

                                                                                                                                                                                                                              (Alessia)

Gli assorbenti di mia mamma sono stati, per tanto tempo, una sorta di pacchetto misterioso di cui ignoravo l’uso. Mi 32a7dcef16a44289c26971f67f7e4628attiravano tantissimo quei piccoli pacchetti colorati, a volte avevano su dei fiorellini, altre erano monocolore con un fucsia o un azzurro predominante, sulla confezione invece spesso c’erano gli occhi, ben truccati, di una donna. Dettagli che attiravano la mia attenzione, mi incuriosivano. Per diverso tempo credetti che fossero dei normalissimi fazzoletti, o salviettine inumidite, che mia madre custodiva gelosamente nello scaffaletto del bagno e che poteva utilizzare solo lei.

Un caldissimo pomeriggio di luglio, avevo undici anni, quasi dodici, dopo aver passato l’intero pomeriggio girando in bicicletta con mio fratello, andai in bagno e mi ritrovai gli slip completamente insanguinati.

Sulle mestruazioni, checchè se ne dica, ci sono ancora tantissimi tabù, di sicuro avevo avuto modo di ascoltare discorsi in famiglia o tra ragazzine a cui era venuta la prima mestruazione, più volte avevo chiesto delucidazioni e un po’ per ridere, un po’ per imbarazzo, spesso mi era stato risposto: “E’ diventata signorina” o “E’ caduta dalle scale” o “E’ andata in bicicletta”, insomma i soliti stupidi modi per definire le mestruazioni. Per di più a tutte le mie amiche non erano ancora arrivate quindi non avevo avuto modo di approfondire con loro questo discorso.

Così, quel pomeriggio, mentre osservavo quella bella chiazza rossastra sui miei slip, la prima cosa che feci fu quella di urlare e chiamare mia madre. Mia madre non sentì immediatamente le mie urla -il bagno nella mia mente di ingenua ragazzina si era trasformato in una scena da film splatter- così urlai nuovamente per richiamare la sua attenzione,  finalmente mi rispose, sarà stata roba di secondi ma per me fu un’eternità e in quegli attimi di attesa, osservavo quella macchia e la mia mente iniziò a fare dei “trip” mentali, del tipo: “Quindi è vero, che la bicicletta fa sanguinare le donne”o “Forse sono caduta dalle scale e non me ne sono accorta?”. Finalmente, arrivò mia madre, si emozionò tantissimo e mi spiegò che dovevo essere felice, che ero diventata “signorina” e quella serie di discorsi pieni di retorica, mentre tra me e me pensavo solo che fossero una gran rottura di scatole queste mestruazioni e quei pacchetti che tanto avevo osservato con interesse nell’infanzia ora mi davano la nausea.

Per diversi mesi nascosi alle mie amiche l’arrivo delle mestruazioni, qualcuna di loro fingeva il loro arrivo, non capivo perchè mentre a loro eccitava quel cambiamento e lo attendevano bramandolo a me invece imbarazzava tantissimo la mia precocità.

Per tanto tempo invidiai i miei coetanei maschi, liberi da quella che per me era solo una gran rottura. Col tempo, ovviamente, ho imparato a conviverci, a scoprirne l’importanza e ad aspettarle. Ho capito che quel pessimo approccio con le mestruazioni è stato forse dovuto al fatto che mia madre soffrisse molto durante il ciclo mestruale -i dolori e il flusso abbondante le facevano vivere malissimo quei giorni-  ma soprattutto, col tempo, ho capito che i ragazzi e i bambini in famiglia e a scuola, non affrontando l’educazione sessuale, non vengono assolutamente preparati alla sessualità e ai cambiamenti nella pubertà, vengono totalmente abbandonati nei tabù e negli innumerevoli dubbi e curiosità che spesso poniamo all’amica/o che più ignaro/a di noi e tutto ciò non fa altro che creare ancora più confusione.

                                                                                                                                                                                                                             (Faby)

Le attendevo con ansia. Sulle mutande un giorno trovai una minuscola macchiolina di sangue dovuta a chissà che e mi aconvinsi che era il mio primo ciclo. Allertai mamma, nonna, e mi rallegrai di non avere dolore. Non avevo nemmeno le mestruazioni, in realtà.

Arrivarono un anno dopo, avevo 12 anni ed era il 25 aprile. Me lo ricordo perchè a casa c’erano tutti i parenti a pranzo e perchè ho pensato: è la Festa della Liberazione e sono arrivate le mie prime mestruazioni. Come se la solennità del momento fosse paragonabile, come se diventare donna e uscire dalla pubertà che rimescola ormoni sedati a stento fosse una liberazione. Ho imparato col tempo che può essere anche una condanna diventare adulta, crescere e ogni mese mal di pancia, soldi spesi in assorbenti che irritano la pelle, mutande orrende riservate ai giorni del ciclo, uomini che non vogliono nemmeno sfiorarti quando ce l’hai, ma che magari vogliono essere soddisfatti comunque, perchè loro questa condanna non ce l’hanno, sono sempre sessualmente pronti e puliti e non sanguinolenti.

Mia madre non ha festeggiato, mi ha dato un assorbente e mi ha spiegato come metterlo. Era scomodo, lo sono tutt’ora.
Mio padre ha accolto la notizia senza eccessivo slancio. Sono grata ad entrambi per aver trattato l’avvenimento come un dente caduto, un paio di pantaloni che ormai vanno corti perchè si cresce, nient’altro, e nella vita delle bambine prima o poi si diventa donne. Signorina, per fortuna, non mi ci hanno mai chiamata.

Io le ho sempre chiamate mestruazioni, non c’era bisogno di neuralizzare la mia corporeità e infatti l’ho sempre vissuta in armonia con i miei umori, odori, periodi.  Non c’era un “marchese” che mi visitava una volta al mese, non c’erano “le mie cose” di cui non parlare con nessun altro, non sono mai stata “indisposta”. E ho sempre fatto il bagno al mare non solo senza preoccuparmi delle leggendarie atroci conseguenze del gesto, ma sfilando via semplicemente l’assorbente e godendomi l’estate.
Non nascondo gli assorbenti come fosse imbarazzante avere una vagina e una biologia, non ho bisogno di astucci colorati che sembrino porta occhiali o porta caramelle per metterceli dentro, che in borsa sta male portarli sciolti, non sia mai qualcuno li veda e realizzi che siamo donne, oltre le gambe c’è di più: le mestruazioni.

                                                                                                                                                                                                                                       ( L. )

c07358de9f8b9a7bcd39051230095634Penso di essere stata molto fortunata, ho avuto una famiglia che parlava del corpo umano in modo del tutto neutro, senza imbarazzi, senza parole sciocche come “patatina”, definendo le cose con il loro nome e parlandone nel modo più naturale del mondo.

Ho sempre guardato, anch’io, con curiosità, i pacchetti di assorbenti di mia mamma. A casa eravamo in 5, di cui l’unico maschio era mio padre. Avevamo un bagno solo, molto piccolo e non esistevano chiavi, nessun problema ad entrare ed uscire da quella stanza anche se dentro vi era già qualcuno.

Sapevo tutto di cosa fossero le mestruazioni, da cosa derivassero, la loro frequenza, eventuali disturbi. Mia mamma non soffriva (o forse sì, ma non ce l’ha mai lasciato intendere), non se ne lamentava.

Ho una sorella gemella e a tutte e due sono venute le mestruazioni in terza media. Le aspettavo, perché a lei, mia sorella, erano già venute da tre settimane, quando è accaduto anche a me.

Nessun dramma, nessuna reazione emotiva. Una cosa normale che doveva accadere, ecco tutto. Ho preso un assorbente e l’ho messo.

Le cose che non mi piacquero furono mia madre che telefonò alla nonna per raccontarglielo (la cosa mi mise in lieve imbarazzo) e mia zia che mi portò un mazzo di fiori (anemoni rossi e viola, lo ricordo come fosse ieri). A dire il vero mi piacevano i fiori, mi piaceva il regalo, ma la sua motivazione mi metteva a disagio. E poi non mi piacevano gli assorbenti. In quell’anno non erano ancora usciti gli assorbenti ultra sottili e con le ali che ci sono adesso: erano alti, scomodi, si appallottolavano tutti, davano fastidio e si spostavano, e quando avevo ginnastica a scuola avevo il terrore che si spostassero e mi potessi sporcare.

Non ho sofferto di dolori quella prima volta, poi sì. Non sempre, talvolta, ma bastava una pillola e passava tutto. Non mi pare di aver mai rinunciato a niente, per via del ciclo.

Oggi, dopo due figli e la scoperta della coppetta mestruale, posso dire che voglio molto bene al mio ciclo. E’ un segno che nel mio corpo tutto funziona nel modo giusto.

In casa, con mio figlio e mia figlia, parliamo di mestruazioni senza imbarazzo alcuno, divertendoci a ridere un poco quando racconto delle false credenze che le circonda(va)no e degli imbarazzi di ancora troppi genitori, anche oggi che, ai figli che sorprendono la mamma in bagno con qualche macchia di sangue sulle mutandine rispondono che “la mamma si è fatta male”.

                                                                                                                                                                                                                                    (SdS)

43c9d1507651fe25332341c3a3c0e1bdAvevo dieci anni ed era l’inizio dell’estate. Avevo dieci anni e molte cose per la testa: gli esami di quinta elementare, la finale del campionato di minivolley, la prospettiva di trascorrere due settimane con la mia migliore amica ai centri estivi per bambini. Avevo dieci anni e un’educazione sessuale limitata alla conoscenza dei nomi delle parti anatomiche dei due sessi. Le mestruazioni sono arrivate all’improvviso: un’enorme macchia marrone sulle mutande al rientro da scuola.  Assieme al dubbio di essermi fatta male durante la ricreazione senza nemmeno essermene accorta. “Mammaaaaaaaa! C’è una macchia marrone sulle mutande…!”. Una fugace espressione di stupore sul viso di mia madre e poi, calme, le parole che rassicurano, normalizzano, e tolgono ogni dubbio: “Ti sono arrivate le mestruazioni.” Niente baci, niente regali, niente telefonate piene di orgoglio ai parenti. Le mestruazioni sono un evento routinario nella vita di una donna e sono contenta che mia madre me ne abbia parlato in maniera così semplice e diretta.

                                                                                                                                                                                                                                (Vinca)

91dfbc9803e42217e41647627fdbcb63Ormai qualche anno fa, poco dopo aver compiuto 12 anni, una mattina mi sono svegliata diversa: ero provvista di seno! Me lo ricordo come l’apertura di un ombrello: “pop!” ed eccolo lì! Provvista di questa novità che richiese per la prima volta di indossare entrambi i pezzi del costume da bagno, sono andata a trascorrere le vacanze estive sul lago con i miei nonni. Ad agosto, una mattina ho scoperto le mutande macchiate di sangue. La scoperta, attesa perchè mamma e nonna, alle quali non erano certo sfuggiti i cambiamenti in corso, mi avevano ragionevolmente preparata, causò lo stesso uno scoppio d’ira: ma come? Di già? Mi sarebbero toccati gli assorbenti, non avrei più potuto fare il bagno al lago, avrei rischiato di macchiarmi rivelando così il mio stato e tutti i maschi a scuola mi avrebbero irrimediabilmente presa in giro. Ovviamente i miei pensieri non contemplavano – beata ingenuità – l’unico vero effetto collaterale di tutta la vicenda: il mal di testa, che come accade a tutte le donne della famiglia, mi ha accompagnato da allora più o meno puntualmente.
Ma la chicca è stata la reazione della famiglia: mia madre è andata a dare l’annuncio a nonni e poi ha telefonato a tutti gli altri, irritandomi ancora di più. Ma cribbio, un minimo di privacy? E poi il commento principe: “Sei diventata una signorina!” e ricordo ancora la perplessità che mi lasciava questa affermazione: ma prima cos’ero? Mistero. E da quel giorno sono iniziate le osservazioni sul mio comportamento: “Siediti composta che sei una signorina!”
Insomma, a me questa cosa non ha mai convinto del tutto nemmeno da giovanissima.
Speriamo che a mia figlia non venga il mal di testa, per il resto faremo meglio.

(GNL)

Hello Flo: kit per le mestruazioni e una prima volta “positiva” senza nomignoli o tabù.

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Quando una bambina, una giovane ragazza, ha le mestruazioni per la prima volta, quando “diventa signorina” (!!),  è solo il primo giorno di una lunga vita alle prese con assorbenti con e senza ali, irritazioni, odori, umori, tampax piccoli, medi, grandi, magari coppette, ma soprattutto tabù e dicerie.

Perchè prima o poi qualcuno le dirà che non può farsi il bagno o il sangue smetterà di circolare, qualcun altro si mostrerà schifato di toccarla “in quei giorni lì”, magari si convincerà che non può nemmeno fare sesso serenamente, magari poi sentirà qualcuno di un’altra generazione dirle che se tocca le piante queste appassiranno e allora la confusione è assicurata.

Così una bambina alla sua prima mestruazione già sa che dovrà parlarne sottovoce, usare nomi che neutralizzino la corporeità del flusso mestruale ( “il marchese” che fa visita una volta al mese, “le mie cose” di cui non parlare con nessun altro, “sono indisposta” come fosse una malattia ).
Sa che gli assorbenti si passano sotto banco, senza far vedere, che è una cosa imbarazzante avere una vagina e una biologia.
Sa che le pubblicità in merito le faranno credere di dover neutralizzare cattivi odori, di avere bisogno di astucci colorati che sembrino porta occhiali o porta caramelle per metterci dentro gli assorbenti, che in borsa sta male portarli sciolti, non sia mai qualcuno li veda e realizzi che siamo donne, oltre le gambe c’è di più: le mestruazioni.

C’è anche chi però propone un tipo di comunicazione differente.

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Hello Flo è una startup statunitense che, tramite abbonamento, invia un kit da mestruazioni con tutto il necessario per il ciclo dell’abbonata.

Si può scegliere tra ciclo leggero, medio o abbondante e ogni mese spendendo tra il 16 e i 18 dollari si ricevono assorbenti, tampax, salva slip, un cestino porta tutto.

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Tra i vari kit adatti ad ogni esigenza, forniscono anche uno starter kit per le bambine a cui è arrivato il primo ciclo, completo di mini tampax, assorbenti esterni per il flusso leggero ( anche in cotone organico ), una guida per i genitori e una per la bambina che spiega cosa sta succendendo al proprio corpo e caramelle per rendere più dolci i giorni col mal di pancia.

Nel kit c’è anche Feby, un braccialetto che aiuta le bambine a capire i cicli del proprio corpo, cambiando colore a seconda del periodo in cui si trovano: rosso per il periodo delle mestruazioni, rosa per l’ovulazione, nero per i giorni della sindrome premestruale.
Un piccolo gadget utile a insegnare alle bambine  ( o anche alle adulte? ) che quando si parla di ciclo mestruale non si intende solo il sanguinamento, ma un intero processo che dura 28 giorni e che solo alla fine espelle le cellule uovo non fecondate.

Lo spot che accompagna il lancio di questo kit della prima volta, ha un approccio molto diverso dalla media delle rappresentazioni ( mediatiche e dal vero ) che di solito riguardano questi eventi della sessualità femminile.

Una bambina è in vacanza con delle amichette in un campeggio, quando le vengono le sue prime mestruazioni.

Non c’è paura ( la bimba è esaltata dall’evento ), non c’è vergogna ( usa e scambia assorbenti senza imbarazzo ), non ci sono nomignoli ( la vagina si chiama vagina, le mestruazioni mestruazioni: la bambina pronuncia entrambe le parole con naturalezza), ma molta ironia e divertimento nell’affrontare questo cambiamento.
Sentendo di dover condividere con le sue coetanee l’esperienza che sta vivendo per prima, si investe del ruolo di “Camp Gyno“, la ginecologa del campeggio ( finchè non si rende conto che nel pacchetto mensile Hello Flo c’è già tutto quello che lei e  le altre possono volere… ecc. ecc. )

Sorvolando sulla parte di pura pubblicità della startup, è notevole l’approccio alle prime mestruazioni, con un’ironia spesso negata alle donne, figuriamoci alle bambine, e una leggerezza che non pone accenti negativi sul fatto di avere le mestruazioni.

Non sono una malattia dalla quale guarire, non sono una vergogna da tenere segreta.

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Sono un cambiamento positivo, una nuova fase della vita, da accogliere col sorriso, con interesse verso ciò che sta cambiando, con spirito collaborativo con le altre ragazze. Senza preoccuparsi se si può o meno fare la ruota “proprio oggi che mi sono arrivate“.

 

 

 

 

 

 

Alla scoperta della coppetta mestruale

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coppette_mestrualiQuando per la prima volta mi hanno detto che esisteva questa specie di imbuto da inserire in vagina per raccogliere il sangue mestruale ho subito detto “Che schifo!”  Poi ho riflettuto un attimo e ho pensato “perché che schifo?” Non c’è nulla di schifoso nel proprio sangue mestruale, nonostante i racconti delle nonne ci abbiano fatto crescere con miti e leggende sulle mestruazioni.

Superata questa resistenza iniziale sono andata su internet a vedere com’ era fatto questo arnese e la reazione è stata: “Che paura! Dovrei andare in giro, stare in mezzo alla gente, parlare con delle persone sapendo di avere quel grosso imbuto nella mia vagina!”

Lo strumento in effetti a prima vista non ispira fiducia, sembra molto difficile da utilizzare e l’ancestrale paura di macchiarsi, quella che a scuola ci spingeva a chiedere alla compagna di banco se dietro era tutto ok, continua a tormentarci.

La curiosità ha vinto e mi ha spinta ad andare da Betty&Books a Bologna e comprarla. Sono quasi quattro anni che ho la mia coppetta, da quasi quattro anni non compro più un assorbente!

Voglio raccontarvi qualcosa sulla coppetta basandomi unicamente sulla mia esperienza, che è stata molto positiva, ma questo non significa che tutte le donne debbano ritenere questo metodo pratico o comodo o adatto alle proprie esigenze. Non è obbligatorio usare la coppetta, ma è obbligatorio sapere della sua esistenza!

Quando comprai la coppetta esisteva un’unica marca Mooncup, oggi ce ne sono di tantissime marche, di forme diverse, di vari colori, con i brillantini  e di tanti materiali dal lattice, al silicone a materiali anallergici (qui, qui e qui alcuni siti delle marche più conosciute). Le coppette sono in vendita anche nei negozi di prodotti biologici e in alcune farmacie, addirittura adesso alcune iniziano ad esporle in vetrina! Sulla scelta non posso aiutarvi, io non avevo scelta! La mia comunque funziona benissimo.

Perché scegliere la coppetta?

Motivazione ecologica/ambientalista. Gli assorbenti inquinano, la coppetta no. Anche gli assorbenti lavabili non inquinano; non li ho mai usati, ma sembrano spessi come dei materassi e sinceramente deve essere un po’ una rottura lavarli.

Motivazione economica. Questa non è indifferente! Una coppetta costa dalle 13 alle 35 euro, dicono duri intorno ai dieci anni, ma io vi posso solo assicurare che fino a quasi quattro ci arriva. Un bel risparmio considerando quanto costano gli assorbenti e che quando ti servono la tua marca preferita non è mai quella in offerta.

Motivazione anticapitalista. Con la coppetta combatti le grandi multinazionali.

Vantaggi rispetto agli assorbenti. A differenza di un assorbente esterno la coppetta: non puzza, non crea un ambiente caldo-umido-appiccicoso, non ha irritanti ali che si spiccicano, non va cambiata con tanta frequenza. Rispetto a un assorbente interno la coppetta non lascia pelucchi nella vagina, non assorbe, ma raccoglie, quindi non secca le mucose vaginali e rispetta l’ “habitat” naturale delle nostre vagine. La coppetta non lascia fili penzolanti e se frequentate spiagge nudiste è un vantaggio non da poco.

E’ difficile da mettere? Se riesco a metterla poi riesco anche a toglierla?

Diciamo che bisogna fare un po’ di pratica. Potete provare l’inserimento anche prima dell’arrivo del ciclo, in modo tale da non farvi trovare impreparate. Cercate una posizione comoda, sdraiate o accovacciate e fate un po’ di prove! La coppetta secondo me è perfetta anche per ragazze giovani perché permette di familiarizzare e di conoscere il proprio corpo.

Si piega e si inserisce fermandosi nella parte bassa della vagina, non va spinta in su come un assorbente interno. La coppetta si adatta perfettamente alle pareti della vagina, se ben inserita non sentirete assolutamente la sua presenza e naturalmente non perde! Se non vi sentite sicure potete usare la coppetta per i primi periodi solo in casa o accompagnarla, in questa fase di transizione, con un assorbente esterno.

Le coppette hanno una specie di gambo che può essere accorciato in base alle esigenze di ogni donna. Io l’ho tagliato completamente perché mi dava fastidio e perché in realtà non serve a niente! Tirando il gambino la coppetta non viene via, perché questa crea un vuoto d’aria, diciamo una specie di effetto ventosa, per toglierla bisogna prenderla lateralmente con due dita, fare un po’ d’aria e la coppetta verrà fuori facilmente. Si svuota, si sciacqua e si inserisce di nuovo. Naturalmente lavarsi le mani prima e dopo.

(Per inserimento/estrazione potete vedere questo video)

Manutenzione:

La coppetta si lava con saponi neutri, tipo sapone intimo e si mette a bollire tra una mestruazione e l’altra. C’è chi usa anche prodotti per sterilizzare, io non li ho mai usati. Evitate saponi aggressivi o disinfettanti troppo potenti perché potrebbero portare irritazioni.

Ma come faccio a cambiare la coppetta nel bagno dell’Espresso notturno Bologna-Crotone?

Questo è forse l’unico difetto che ho riscontrato nell’uso della coppetta, ovvero il cambio fuori casa nei bagni pubblici. Un problema però limitato dal fatto che la coppetta non ha bisogno di essere cambiata con la stessa frequenza di un assorbente interno o esterno, può rimanere in pozione dalla 8 alle 12 ore.

Cosa posso/non posso fare con la coppetta?

Con la coppetta potete lanciarvi da un paracadute, fare la ruota, fare la VJ o se avete una vita meno avventurosa come la mia potete: dormire, la coppetta fa il suo lavoro anche di notte, potete fare acquagym, potete fare la doccia e la pipì senza toglierla, potete fare sesso, togliendola potete fare sesso con penetrazione vaginale, ma ricordate la coppetta non è un contraccettivo (questo lo specificano tutte le case produttrici!) no, neppure inserita al contrario può fungere da anticoncezionale.

Insomma la coppetta aiuta a vivere “quei giorni” con meno rogne e con più leggerezza!
Vi ho convinte? :) 

P.S. Se avete problemi ginecologici di qualsiasi tipo, se usate metodi contraccettivi “interni” tipo diaframma o anello vaginale rivolgetevi sempre ad un-una ginecolog* per sapere se la coppetta è adatta a voi.

P.P.S. Per dubbi, consigli, scambio di opinioni vi consiglio questo forum lacoppettamestruale.forumattivo.com

Leggi anche:

Perchè le Mooncup in Italia diventano le Mamicup!?

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