I momenti migliori della vita: la mia ragazza vuole rifarsi le tette!

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Con questa trovata si è proprio toccato il fondo. A volte pare che, nonostante si cerchi di innalzare la consapevolezza sulle tematiche riguardanti le discriminazioni di genere e le conseguenze della continua esposizione mediatica a modelli degradanti per entrambi i sessi, lo status quo si riproponga sempre uguale a se stesso.

Questa volta lo spot in questione non viene trasmesso in Italia ma in Argentina. Poco cambia: l’agenzia pubblicitaria è l’italianissima Leo Burnett che ha confezionato questa fantastica pubblicità per l’altrettanto italianissima Fiat.

Una coppia di fidanzati si trova in macchina. Lui è al volante, chiaramente, e quando accosta la ragazza gli confessa mestamente che ha bisogno di parlargli. Dice: “So di piacerti per come sono… naturale… e che ogni volta che c’è qualche pollastrella in televisione ti lamenti perché sembrano così false.. ma ci ho pensato un po’ su.. e ho intenzione di rifarmi le tette!”

A questo punto l’uomo, che sembrava non aspettare altro, rimane in estasi per la notizia appena ricevuta e si abbandona alla sua fantasia: si lancia all’indietro in un atto liberatorio per poi infilarsi tra i due nuovi seni della compagna che accompagnano il tuffo in uno slow motion che richiama esplicitamente un atto sessuale.

Lo spot si conclude con lui che sospira: “Bene, se è quello che vuoi…” lasciando intendere alla ragazza che accetta la sua scelta a prescindere dalle sue idee personali, quasi rassegnato.

Qualche domanda sorge, oltre al fatto più che evidente che viene creato il solito pretesto per far vedere due grosse tette rifatte che rimbalzano.

Prima di tutto non c’è pertinenza col prodotto venduto. Ma questa non è una novità nel panorama pubblicitario, soprattutto quando le idee sono partorite da menti italiane. Inoltre si cerca come al solito di rendere “comico” uno spot che non ha proprio nulla a che vedere con l’ironia, che per l’ennesima volta viene tirata in ballo malamente per cercare di giustificare alcune scelte discutibili.

Ma ci sono altre questioni ancora più importanti da sottolineare. In primo luogo la ragazza in questione non sembra essere libera nelle sue scelte. Infatti ha bisogno del benestare del suo fidanzato per intraprendere questa decisione e, anzi, lo sguardo giudicante di lui su di lei è di fondamentale importanza, tanto che i canoni estetici dell’uomo sono posti come punto fondamentale della disquisizione. Insomma, una donna non può decidere liberamente di riccorrere alla chirurgia plastica per se stessa senza prima passare dal giudizio maschile!

In secondo luogo ci si può interrogare sull’idea di rapporto di coppia che viene così veicolata: una figura femminile che pensa, guarda caso, solo all’estetica e un uomo che non considera la sua compagna nella sua integrità di persona e essere umano, che svicola dall’emotività e dall’affetto della relazione, per il mero soddisfacimento di un desiderio inerente all’ambito erotico. Il ragazzo non si preoccupa infatti di indagare la scelta della sua ragazza, le motivazione che l’hanno portata a determinati pensieri, la sua psicologia, la sua emotività. L’unica cosa che gli interessa è un seno di plastica da avere tra le mani.

Cosa sta alla base di una relazione sentimentale? Il nuovo seno della ragazza sembra davvero essere la cosa più importante, tant’è che lo slogan finale recita “La macchina per i momenti migliori della tua vita!“. Addirittura? Riduciamo insomma la relazione tra sessi a mero scambio sessuale nel quale la donna è colei che deve piacere esteticamente e assecondare i desideri e gli istinti dell’uomo.

Dov’è lo scambio reciproco, sentimentale o sessuale che sia? Il rapporto di coppia passa ancora una volta attraverso l’oggettificazione della donna, che anche all’interno di una relazione consolidata non è considerata come soggetto pensante ma come bambola di plastica.

Infine non risulta meno importante interrogarsi sulla banalizzazione di una cosa importante come un’operazione chirurgica, in questo caso di mastoplastica addittiva.

Quando una donna, o un uomo, si sottopone ad un intervento di chirurgia plastica, l’iter da effettuare infatti è tutt’altro che semplice. Il degente è sottoposto a svariati colloqui psicologici che indagano le motivazioni più profonde della decisione e la stabilità emotiva, visite ed esami per verificare lo stato di buona salute, una (o più) operazioni che sono tutt’altro che una passeggiata e alla dolorosissima e problematica convalescenza.

Quale messaggio veicola quindi questo spot? Un uomo che invece di preoccuparsi per il fatto che la fidanzata finirà presto sotto i ferri mettendo anche a rischio la propria salute, come purtroppo ci raccontano molte storie di cronaca, e indagare se sia davvero necessario, aiutandola ad affrontare questo passaggio della sua vita, immagina solo di trastullarsi tra due bocce di gomma a sé stanti, cancellando persino l’identità della donna e la relazione con lei attraverso la rimozione del volto.

Insomma, in quanto a banalizzazione siamo a posto! Ricordiamoci che un intervento di mastoplastica additiva non è solo questo

ma anche questo

Ma pare che la campagna della Nuova Fiat Palio comprenda altri due spot vergognosamente sessisti:

In questo c’è un giovane ragazzo che durante il suo primo giorno di lavoro si trova in un contesto di donne attraenti dagli sguardi languidi, tutte con un gran seno in vista (perché, come abbiamo appurato più sopra, due tette di plastica sono imprescindibili per l’appetibilità femminile) e colleghi maschi intenti a provolare. Così facendo si distrugge l’immagine delle donne lavoratrici che si fanno invece un mazzo tanto, rappresentate esclusivamente come oche che hanno ottenuto le loro mansioni infilandosi sotto qualche scrivania e incentivando il gravissimo fenomeno delle molestie sessuali sul posto di lavoro.

Anche quando l’utente sembra essere la donna la situazione non migliora! L’unica soddisfazione infatti sembra essere quella di avere la classica famigliola perfetta e di poter stare sul divano a rimirarsi le pantofole!

Insomma, ma cosa avevano in testa questi pubblicitari, se così possiamo definirli, quando hanno sfornato quest’umiliante campagna? Quella di esportare le migliori idee italiane in quanto a sessismo, discriminazione verso la donna e arretratezza culturale? L’unica cosa certa è che la Fiat ha fatto una pessima figura!

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