Giorgiana Masi, ammazzata dallo Stato. Noi non la dimentichiamo!

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Un caldo pomeriggio romano di 35 anni fa una giovanissima ragazza di nome Giorgiana si apprestava a partecipare ad un sit-in  organizzato dal partito dei radicali, nell’anniversario della vittoria referendaria sul divorzio.

Quel giorno l’allora ministro dell’interno Francesco Cossiga diede il divieto di manifestare – tutte le manifestazioni pubbliche, ad eccezione di quelle indette dai partiti dell’arco costituzionale-  ma molti  sfidarono il divieto, sapendo che la manifestazione era assolutamente pacifica.

Erano periodi di fermento e cambiamento. I giovani non disponevano del web come punto di incontro e discussione ma di piazze e manifestazioni.

Fin dalle primissime ore del pomeriggio la situazione si fece  preoccupante. Cossiga schierò migliaia di uomini delle forze dell’ordine, molti di questi anche in borghese, ordinando di attaccare e fare fuoco a chiunque avesse ostacolato le sue disposizioni  e avesse rivendicato il diritto di manifestare.

Con il passare delle ore, la violenza e gli attacchi della polizia aumentarono.

Giorgiana si trovava con il suo fidanzato all’altezza di ponte Garibaldi, poco prima delle 20:oo.

Proprio in quegli istanti dei proiettili partirono dalle pistole di alcuni poliziotti che tentavano di ostacolare in modo piuttosto violento la manifestazione.

Quei proiettili raggiunsero due ragazze. Una di queste era Giorgiana, colpita all’addome da un proiettile calibro 22 alle 19.55 .

Il proiettile le aveva trapassato una vertebra, l’addome, ed era uscito dall’ombelico. Venne trasportata qualche manciata di minuti dopo all’ ospedale , ma non ci fu nulla da fare. Giorgiana morì durante il trasporto.

Chi era Giorgiana. Era una ragazza di 19 anni, frequentava il liceo scientifico Pasteur di Roma, e tutti la ricordano come una  ragazza molto minuta ma combattiva e impegnata nelle lotte per la parità, nella politica e nel sociale.

Per capire meglio chi fosse ho avuto la fortuna di imbattermi in un post di un suo compagno di scuola dove parla proprio di lei e della notizia della sua morte.

[…]E poi, fra tanti, c’era lei, Giorgiana, anche lei la nostra eta’
ma molto piu’ matura di noi.
Un modello a scuola, voti buoni, ed un equilibrio che ce lo
sognavamo noialtri con la testa piena di progetti e fantasie.
Il suo impegno, il femminismo convinto.
Un impegno militante, la convinzione della non-violenza.
Lei, una figura esile e magra, che portava il busto tanto
era fragile, con quei capelli neri un po’ arruffati,
fermati ogni tanto da una fascia, d’inverno l’immancabile
poncho peruviano, altrimenti gli ampi camicioni
a coprire quel suo esile corpo.
Ma dentro era una roccia, granitica nelle sue convinzioni.
Fu grazie a lei che scoprii i Radicali, anche se non era del
tutto convinta di quel partito…. lei era di sinistra,
ma l’impegno civile per le donne da lei ricercato si
coniugava bene con quell’allora folckloristico partito.
Fu grazie a lei che presi coscienza che i diritti civili e
politici erano importantissimi e si potevano esprimere
anche con una pacata fermezza.
Lei che era nella classe accanto alla mia, la V A del
Pasteur dove c’era pure la Federica che ora e’ giornalista
del TG3.
Per anni che la vedevamo tutti i giorni sempre uguale,
una presenza certa quanto discreta; mai un gesto eclatante
od un urlo.
“Ma come ti chiami, sul registro c’e’ scritto Giorgiana…”
“Giorgina” e l’avra’ ripetuto chissa’ quante volte.
Ogni tanto non la reggevi coi suoi discorsi a senso unico
specialmente nelle assemblee, ma lei non si scomponeva :
– Parliamo d’altro, che palle, dai …-
“Si vede che e’ piu’ facile arrivar li’ che nella tua testa….”.
-…’Mazza ce vai giu’ co’ lo scannatoio altro che col bisturi Giorgi’….!! -
Mai un’incertezza, mai un tentennamento, sempre sicura.
– T’ho vista con un ragazzo… –
” Stiamo insieme….”
– Ma dai… chi l’avrebbe detto… pensavo che ci considerassi
tutti nemici noi maschietti…!! –
“Ma va’, stupido…”.
Quella mattina doveva esserci anche lei a scuola.
Il giorno prima c’era stata la manifestazione non autorizzata
dalla questura di Roma organizzata dai radicali in ricordo della
vittoria del referendum sul divorzio del ’74, tre anni prima.
Si sarebbe dovuto festeggiare,cantare, ballare e basta…
Io non ci andai…. gli allenamenti erano prioritari su queste cose.
Molti invece ci andarono lo stesso perche’ pensavano che
ballare, cantare e festeggiare non facesse male a nessuno.
Ci ando’ pure lei col suo carico di entusiasmo, di impegno politico
non violento e di gioventu’.
Quelli pero’ erano anni che raramente lasciavano spazio alla
moderazione ed all’impegno pacifico.
Ci furono gravi scontri scientificamente programmati sia da parte
delle forze dell’ordine che da manifestanti di estrema sinistra.
E ci ando’ di mezzo pure chi voleva solo festeggiare.
Era la sera del 12 maggio ’77 quando spararono a Giorgiana mentre
cercava di andare verso Trastevere, dall’altra parte di ponte Garibaldi,
lontano da quegli scontri.
Un colpo alla schiena mentre stava per mano del suo Gianfranco.
Un buco nella schiena di quel corpo cosi’ esile.
Un buco cosi’ grande che le piego’ le gambe e scivolo’ per terra
con ancora la mano in quella di Gianfranco.
Davanti al cancello, in attesa di entrare, la notizia arrivo’ come
una mazzata nello stomaco ed un freddo gelido che mi attraverso’ le ossa.
“Ma chi… Giorgina…. ma non e’ possibile, ma non ha mai fatto
nulla di strano !!”
Tutto avrei immaginato che sarebbe potuto accadere, ma non a lei.
Non lei.
Lei no.

[…]
Giorgiana fu colpita da un proiettile non appartenente a quelli in dotazione
delle Forze dell’Ordine che usano la Beretta calibro 9, ma di un calibro di arma da “guerra”.

Giorgiana era una come noi. Oggi avrebbe avuto 54 anni e la sua vita è stata tragicamente spezzata all’età di 19 anni  per il semplice motivo che stava partecipando ad una manifestazione (sacrosanto diritto scritto nella nostra Costituzione) . Si trovava lì quel giorno perchè come noi credeva nelle lotte per la parità tra i sessi, perchè lottava per la non violenza e per un diritto, il divorzio, che ancora oggi ci viene barbaramente rinfacciato, tra squadristi misogini e sensi di colpa seminati da chi in realtà ci vorrebbe solo possedere.

I gruppi femministi di allora le dedicarono una bellissima poesia, e leggerla oggi nel trentacinquesimo anniversario della sua morte provoca tanta rabbia e commozione .

…se la rivoluzione d’ottobre fosse stata di maggio
se tu vivessi ancora
se io non fossi impotente di fronte al tuo assassinio
se la mia penna fosse un’arma vincente
se la mia paura esplodesse nelle piazze
coraggio nato dalla rabbia strozzata in gola
se l’averti conosciuta diventasse la nostra forza
se i fiori che abbiamo regalato
alla tua coraggiosa vita nella nostra morte
almeno diventassero ghirlande
della lotta di noi tutte donne
se…
non sarebbero le parole a cercare di affermare la vita
ma la vita stessa, senza aggiungere altro”

Le compagne femministe

Fonti : qui, qui, qui, qui

Faby

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