Casting shock in Svezia : cercavano modelle anoressiche all’uscita del Centro per i disturbi alimentari

E’ successo in Svezia, precisamente a Stoccolma proprio all’uscita del Centro  per i disturbi alimentari.

La direttrice della clinica, Anna-Maria af Sandeberg racconta che tali individui si sarebbero appostati all’esterno dell’edificio aspettando  che uscissero le ragazze nella quotidiana passeggiata per proporre loro dei casting per diventare delle modelle.

Nel centro ci sono casi gravissimi di anoressia, tra questi anche donne costrette sulla sedia rotelle per l’eccessiva magrezza ed è proprio qui che questi individui senza scrupoli hanno proposto i loro casting.

La Svezia è molto attiva nella lotta contro i disturbi alimentari, questa clinica conta infatti 1700 pazienti ed è il più grande della Svezia e ricordiamo anche la personale battaglia contro l’anoressia condotta dalla principessa Vittoria , dopo averla affrontata e superata lei stessa, negli anni 90.

L’anoressia, una patologia ancora troppo sconosciuta  e trattata con eccessiva superficialità soprattutto nel mondo della moda che sempre più propone modelli di donne eccessivamente magre, con stili di vita e diete  massacranti.

E’ assolutamente necessario precisare però che le cause dell’anoressia non sono esclusivamente da attribuire ai modelli imposti dal mondo della moda, ma come ogni disturbo alimentare è una vera e propria alterazione psicologica.

Solo in Italia ci sono quasi 3 milioni di persone che ne soffrono: il 90% di queste sono donne, la maggior parte tra i 12 e i 25 anni di età , di queste 1-2 nelle forme più gravi.

E’ importante quindi sensibilizzare il più possibile attraverso delle campagne ed è necessario che vengano presi dei provvedimenti nell’ambito della moda, ma per ora l’unico stato dove vige una legge che proibisce alle ragazze eccessivamente magre o sotto-peso di sfilare è Israele.

 

Fonti : qui, qui,

 

 

 

 

 

Manipolazioni dei corpi e abusi nel mondo della danza

Lo scorso dicembre, sul Corriere della sera.it si legge la vicenda di una ballerina del Teatro della Scala licenziata perché ha denunciato cosa si nasconde dietro le quinte del sipario: l’anoressia.

Il fato che la vicenda dell’anoressia delle ballerine che ci lavorano e del licenziamento di chi denuncia quest’orrore sia accaduto nel Teatro alla Scala di Milano è un fatto gravissimo prima di tutto per il suo rilievo nazionale e internazionale,  in secondo luogo perché “fa scuola”, e i modelli che propone hanno, dunque, visibilità mondiale, non solo italiana ed europea. Le ballerine, le artiste che calcano il suo palcoscenico sono autentici esempi da seguire per le giovani bambine e ragazze che amano la danza e che vi si accostano, sognando di diventare delle étoiles.

Che cosa recepiscono le ragazze che intendono far carriera nel mondo della danza?
Che per farcela il loro corpo va non solo allenato, come è giusto e normale che sia, ma modificato.
L’estetica è una componente essenziale della danza, ma l’eccessiva magrezza che in quell’ambiente viene incoraggiata non ha nulla di artistico.
E’ una mortificazione, una violenza.
E’ ancora una volta la sottomissione dolorosa e patologica del corpo a modelli estetici che di “normale” non hanno nulla.

La ballerina di cui si parla nell’articolo, Mariafrancesca Garritano, dopo aver denunciato che nell’ambiente della Scala ben 7 ballerine su 10 soffrono di anoressia, è stata licenziata.
Il sistema, dunque, fomenta la competizione tra le ballerine, inducendole a dimagrire fino alla patologia e, non appena una di esse racconta, denuncia il fatto, la espelle, licenziandola.
Quest’omertà favorisce il silenzio, la rassegnazione, il perpetuarsi del comportamento negativo per paura. Paura di perdere il posto, paura di veder vanificati anni di sacrifici, di sforzi, di carriera.

D’altronde, per quanto riguarda questo aspetto, non c’è molta differenza con quel che accade alle donne in tutti gli ambiti lavorativi e sociali, laddove diseguaglianze e discriminazioni di genere sono sempre, dolorosamente presenti.

Appena si denuncia un abuso, appena si prova a ribellarsi ad un comportamento discriminatorio di qualsiasi natura, si viene cacciate, licenziate, o, al meglio, messe in un angolo e bloccate nella carriera. Il fatto che questo sia accaduto in un luogo di importanza mondiale è rilevante perché rivela la preoccupante condizione femminile del nostro Paese.

Se volete documentarvi di più una nostra nuova lettrice ha aperto un blog parlando della violenza e della discriminazione delle donne nel lavoro (QUI), argomento che riprenderemo fuori da questo post.

Siamo nel 2012 e la logica dell’abuso, della violenza, della manipolazione dei corpi femminili in nome di “modelli” imposti da altri è ancora ben lungi dal tramontare. Così come il rischio di perdere un posto di lavoro, di qualunque natura sia, nel momento in cui si denunciano scorrettezze e/o disparità di trattamento.

 

Preadolescenti sotto l’ombrellone: tra cruciverba e anoressia

Sotto l’ombrellone vicino al nostro stanno chiacchierando due amichette, una di prima una di quarta elementare- sì, in effetti, gli ombrelloni sono un po’ troppo vicini ma la spiaggetta non consente altrimenti, per questo appena possibile ci rifugiamo sulla terrazza.

Il panorama è splendido, tanti bambini si conoscono, alcuni raccolgono sassi colorati sulla riva, altri cercano granchi sugli scogli. Ma nel caldo del dopo pranzo, le due amichette preferiscono restare all’ombra e parlare tra loro, tenendo in mano, per compagnia, un lapis e una rivista di cruciverba per piccoli.

Cerco di leggere, ma vengo distratta dalle loro parole: “Tu si che sei alta!” “Si un po’.. Ma allora Lisa? Ha la mia età ed è già 1.65! E poi, lei è magrissima!”

Subisco lo shock di chi ha conosciuto l’anoressia di persona, ma aveva almeno l’alibi di essere adolescente. Queste bambine non fanno un’adolescente nemmeno in due!

Quante volte cambierà il loro corpo? La più alta della mia classe delle elementari è rimasta a quell’altezza. Il più grasso dei miei compagni delle medie alle superiori aveva già distribuito lo stesso peso sul doppio dell’altezza. Questo sembra che nessuno lo abbia detto alle due bimbe, che hanno nel tono la definitezza e lo sgomento dei discorsi di certi adulti rassegnati. E con questo tono continuano, finché non passa il nonno della più piccola e le porta a fare una passeggiata verso il moletto.

Poco dopo le mie letture si interrompono di nuovo quando sento due dei loro genitori fare più o meno gli stessi discorsi: “Lei è fatta bene… Sarà alta e più magra l’una, più bassa l’altra…”

Insieme ai discorsi sui cellulari, le tariffe e il numero di amici sui Social, questi sono i discorsi da ombrellone che più mi danno da pensare. Qui c’è un panorama mozzafiato, profumo di macchia mediterranea, impronte bianche di sale sulla pelle… Eppure i discorsi da ombrellone sono colonizzati dalle stesse aride scene dell’apparire come qualcuno dice sia giusto apparire. Mi sembrerebbe più proficuo, invece, ricevere stimoli e leggere discussioni su come potremmo voler essere. Come persone, intendo, non ‘di persona’.

Il ruolo dei media e della società in genere sui disturbi alimentari è ormai noto. Non si parla abbastanza, invece, secondo me, di quanto con i nostri discorsi rafforziamo quotidianamente, quasi senza rendecerne conto, queste tematiche. A volte contraddicendo, con queste pratiche e usi, anche le nostre convinzioni e gli insegnamenti che diamo in modo più esplicito.

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