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“Come l’operaio si ritrova alienato nel suo stesso prodotto,
così grosso modo la donna trova la sua alienazione
nella commercializzazione del suo corpo”
Juliet Mitchell

LE DONNE VENDONO, VENDI LE DONNE” è stato primo film di montaggio del collettivo Un Altro Genere di Comunicazione. In poco più di venti minuti, il tentativo è quello di raccontare lo sfruttamento dei corpi femminili e la loro oggettivizzazione in nome di mercato, profitti, audience.
Programmi di intrattenimento, spot pubblicitari, cartellonistica, carta stampata usano tutti gli stessi stereotipi come fossero rivolti evidentemente a un pubblico solo maschile eterosessuale.
Lo sguardo mediatico rende le donne oggetti di rappresentazioni alienanti, relegandole ad essere portatrici di carica erotica uniche responsabili della gestione di ambiti familiari e domestici, annientando tanto l’individualità che la collettività del genere femminile.
Spesso le critiche alle rappresentazioni mediatiche vengono poste in maniera sovrastrutturale, mirando solo ad evidenziare lo svilimento del corpo delle donne, l’uso massiccio che se ne fa, senza però sottolineare quale sia la struttura da decostruire, cioè il mercato economico che fa del corpo femminile un feticcio per vendere e riducendo esso stesso a merce. Questo è quello che tentiamo di evidenziare.

Se i corpi nudi sono quelli di Silvia Gallerano, di Annie Sprinkle, di Maria Llopis, se sono corpi nudi ma attivi, creativi, corpi pieni di desiderio, di vita, che la nudità sia la benvenuta in ogni sua forma, alta, bassa, magra, grassa, liscia e pelosa. Ma al servizio di uno spot di pubblicitario o di un quiz televisivo sembriamo solo addestrate a lusingare mercato e padrone, curve e pelle invece che a riprenderci il nostro desiderio. Anche attraverso i nostri corpi, ma valorizzandone la potenzialità, non addestrandoli all’obbedienza.
Alle nostre considerazioni in merito alla squallida imposizione dello sguardo maschile eterosessuale alle rappresentazioni femminili, spesso ci è stato risposto dandoci delle bigotte, come se il problema fossero le gambe scoperte delle Veline o il proliferare di culi e tette delle pubblicità.
Il problema è l’oggettivazione dei corpi. La loro esposizione ad uso e consumo del piacere altrui, del profitto altrui. La scomposizione dei corpi, ridotti a semplici parti “attraenti” o la riduzione delle donne in stereotipi tradizionali sempre subalterni a quelli maschili.

Attualmente il progetto è in fase di revisione e tra poco verrà pubblicato un remake del film con un nuovo sguardo sugli stereotipi di genere nei media. 

10 commenti

  • Pingback: Coconuda e la violenza sulle donne: come si vende la collezione inverno 2013 – Un altro genere di comunicazione

  • Un po’ lungo ma molto ben fatto … condivido perché anche altri donne e uomini si rendano conto di cosa e quanto ogni giorni passa davanti ai loro occhi .

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  • Bellissimo! grazie per il vostro lavoro. Mi piacerebbe condividerlo con degli amici non italiani. È disponibile una versione sottotitolata?

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  • Lavoro splendido, che dovrebbe essere diffuso. Analisi dettagliata e puntuale: brave. Un’unica critica nella trattazione della parte sull’infanzia: a parte le Winx, che sono azzeccate e meriterebbero un approfondimento (non si contano nei cartoon, libri e fumetti che le riguardano le esortazioni a essere belle e l’importanza di avere un fidanzato), gli altri tre esempi sono de-contestualizzati e fuori posto. Non ha senso usare, per parlare del mondo attuale e della situazione italiana, un film americano degli anni ’60 (Il libro della giungla) che parla di una ragazzina indiana di fine 800: lei canta semplicemente i sogni della sua epoca, per quanto nel mondo attuale non siano condivisibili; non le si può puntare il dito contro nel 2013, perché quella canzone risale a quarant’anni fa. Allo stesso modo il commento di Gaston è de-contestualizzato: Belle nel film è un’eroina anticonformista, una donna che legge invece di fare la brava mogliettina, e non a caso la frase che avete citato la dice il cattivo del film, proprio per rimarcare che questa concezione della donna è sbagliata. Belle rifiuta in tutti i modi di fare la brava casalinga ed è molto più emancipata di Cenerentola, Biancaneve o Aurora. In Dragon Ball la frase di Bulma ha un intento palesemente ironico (quest’ultimo può essere questionabile, potete dire che il bambino non ci arriva, ma ci spostiamo su un altro piano). Insomma, questi tre esempi, soprattutto quello della Bella e la Bestia, sono fuori contesto e sembrano piazzati lì e manipolati per “tirare acqua al mulino” ed è un peccato essendoci già tanto manuale genuino. Si poteva evitare o fare diversamente (ad esempio analizzando a parte i prodotti narrativi per l’infanzia, facendo però sempre attenzione se si è di fronte a un messaggio negativo veicolato “gratuitamente” -come le Winx- o giustificato dal contesto, perché altrimenti anche la libera espressione artistica, o i prodotti narrativi del passato, diventano censurabili e il lavoro di denuncia perde vigore). Badate, il lavoro che avete fatto è splendido e questa mia critica vuole essere solo un’aggiunta, di modo che in caso di ulteriore editing possiate sistemarlo ed essere inattaccabili, senza che vi si possa dire che avete parlato di qualcosa che non conoscete. Vi ho conosciuto da poco e mi aspetto grandi cose da voi :)

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  • Incredibilmente illuminante… ma in che società viviamo?

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  • A me certe immagini fanno proprio sentire male.. tipo quella “Montami a costo zero”.. sono di una violenza inaudita..

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  • Pingback: 20.000 grazie. Progetti, lotte, attivismo e un altro genere di comunicazione – Un altro genere di comunicazione

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