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Circa 28 anni fa, pochi mesi prima che io nascessi, i miei genitori rispondevano a chi gli chiedeva se ero maschio o femmina che per loro non faceva nessuna differenza, quindi non l’avrebbero voluto sapere fino alla nascita.

Poi, sono nata. E anche per me non ha mai fatto nessuna differenza. Perché mai arrampicarsi sugli alberi e non guardare neanche una bambola doveva essere una prerogativa dei soli maschi?

Eppure, fin da subito, ho sempre avvertito che quello che facevo non era quello che gli altri si aspettavano da una femmina. Avevo capito che c’era chi si aspettava qualcosa da una femmina, in quanto femmina.

Poi sono cresciuta. E pian piano mi sono accorta che dietro queste singole persone che si aspettavano questo da me c’era in realtà qualcosa di più grande: una società intera, consumista e maschilista, che differenziava, discriminava ed ingabbiava. Scrivo per UAGDC perché voglio aprire queste gabbie. O almeno provarci.

Nella vita sono praticante avvocata e filmmaker. Per ora.

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