Chi censura chi?

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Al teatro Litta di Milano va in scena fino al 6 luglio lo spettacolo Il censore, scritto dal drammaturgo scozzese Anthony Neilson.
 E’ uno spettacolo sulle paure legate al sesso e sulla possibilità di vivere liberamente le proprie pulsioni sessuali.
 
La protagonista, Shirley Fontaine, è la regista di un film erotico che si ritrova ad essere aspramente criticata da un Censore addetto alla valutazione artistica e morale del suo film.
Il Censore sostiene che il film sia pornografico, mentre Miss Fontaine cerca di convincerlo di aver svolto un lavoro in cui il sesso non è affatto fine a se stesso, ma esso mostra, attraverso il linguaggio dei corpi, l’evoluzione di una storia d’amore, dal suo timido nascere fino al suo tramonto, a causa dei tradimenti dei protagonisti.

Ma come far comprendere ad un uomo represso e sessualmente frustrato, a tratti impotente e per di più tradito apertamente dalla moglie, un punto di vista così intimo e complesso?
Ecco l’aspetto forse più sorprendente – e per alcuni sicuramente sconvolgente – dello spettacolo: facendolo vivere sulla propria pelle al Censore stesso, proprio lì, davanti agli occhi degli spettatori!
E così, negli incontri tra la regista e il censore, si sviluppa un rapporto misterioso fra ‘colui che censura’ e ‘colei che è censurata’, in una sorta di auto-rappresentazione delle proprie pulsioni in cui si crea un forte legame fra i due, che sfocia in una storia d’amore in cui la regista spinge il Censore a sondare le sue paure sessuali. Si scopre allora che la censura più grande, quest’uomo la applica innanzitutto a se stesso.

Estremamente interessante è la visione sul sesso della protagonista, che, fuori da ogni stereotipo, attraverso il suo film vorrebbe stimolare le persone alla totale libertà sessuale e all’uso del linguaggio sottile, ma estremamente crudo e diretto, dei corpi.
Un eccesso di cui Miss Fontaine alla fine della storia pagherà le conseguenze, ma un eccesso che porta con sé elementi sui quali ciascuno di noi dovrebbe senz’altro riflettere.

Finalmente assistiamo a una rappresentazione della donna non come oggetto passivo delle pulsioni sessuali di un uomo, ma come soggetto attivo e cervello pensante che riporta nel sesso una propria visione della vita e del mondo.

Uno spettacolo che vi consiglio, non solo per l’interessante messaggio che porta con sé – e che io condivido – ma anche per la bravura degli attori, l’interessante scenografia e la suggestiva scelta musicale. Girerà l’Italia, cercatelo nella vostra città o, addirittura, richiedetelo!

Gio

NUDA E MUTA

girls girls girls copia

Qualche settimana fa al teatro Pim Off di Milano ho assistito a uno spettacolo dal titolo “Girls girls girls”, messo in scena dalla compagnia Container con la regia di Giulia Abbate, e ispirato al bel documentario di Lorella Zanardo dal titolo “Il corpo delle donne”.

L’inizio è eloquente: una donna entra in scena nuda, con sul volto solo una maschera che ricorda il pupazzo Hello Kitty, ma che non ha alcuna fessura per la bocca. Dopo una manciata di interminabili minuti, arrivano tre uomini che si passano la donna nuda e muta l’uno con l’altro. E la usano, proprio come se fosse un qualunque altro oggetto di consumo.

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