Sindrome premestruale, sessismo e marketing.

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Qualche giorno fa è stata lanciata sul mercato una nuova app per utenti Android, SOS PMS: “l’app che permette di evitare la tragedia che ogni mese incombe su tutti gli uomini.”

La Tragedia.

Quale sarà mai questa tragedia che affligge così frequentemente i poveri uomini?

La Sindrome Premestruale (PMS). Riporto dal sito la descrizione della app:

Sopravvivere alla sindrome premestruale delle donne? Oggi finalmente c’è la soluzione per te. SOS-PMS, l’app che permette di evitare la tragedia che ogni mese incombe su tutti gli uomini.

Lanciare il tuo SOS è facile: tutto quello che devi fare è indicare il suo primo giorno di ciclo. Riceverai una serie di notifiche che ti avviseranno nei momenti più critici e ti consiglieranno come comportarti con lei durante la sindrome premestruale, quando ha il ciclo e nel resto dei giorni.

Non solo! Le notifiche ti aiuteranno a scegliere il regalo giusto per lei, e ti indicheranno dove trovarlo senza fare troppa strada.

Mai più comportamenti fuori luogo o tentativi alla cieca: con SOS-PMS ti muoverai sicuro nel misterioso mondo della sindrome premestruale.

SOS-PMS è offerto da Donnamag Premestruale, integratore alimentare a base di Magnesio, Calcio, Vitamina B6 e Vitamina E. Un sollievo dai segni della sindrome premestruale per le donne, e da oggi anche per gli uomini.

Scarica subito l’app e lancia il tuo SOS.

La salvezza è vicina.

L’uscita della nuova app è stata accompagnata anche da un video promozionale, che ripercorre alcune delle tappe più significative della Storia (il peccato originale, l’episodio del cavallo di Troia, la rivoluzione francese), addossando la Colpa di tutto alla donna, il pericoloso e diabolico essere umano dalle irrazionali e capricciose pretese, che tenta, soggioga e infine piega al proprio volere il povero uomo innocente.

La donna è colpevole di aver portato il male e la mortalità nel mondo, tramite il peccato originale. È colpevole di aver preteso il cavallo di Troia (ma non era un piano di Ulisse?). È colpevole di aver provocato la rivoluzione francese per i suoi frivoli capricci (ma davvero?).

Le info che accompagnano il video su youtube dicono:

Forse il mondo sarebbe diverso se nel corso della storia gli uomini avessero saputo cosa fare davanti a una donna in piena sindrome premestruale. Oggi finalmente è arrivata SOS PMS, l’app che avvisa gli uomini quando è il momento critico e consiglia loro cosa fare durante ogni periodo del mese. 

Ecco alcuni screenshots dall’app:

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Raramente ho visto un simile mix di misoginia, sessismo e marketing.

L’app è stata finanziata da Donnamag, un integratore alimentare a base di magnesio, che aiuterebbe la donna nella fase premestruale, prodotto dalla nota casa farmaceutica Sanofi.

L’unica ragione d’essere di tale app è quella di pubblicizzare l’integratore e tutte le aziende/esercizi commerciali che vengono consigliati giorno per giorno per l’acquisto di regali per calmare le donne esagitate in attesa delle mestruazioni.

Si tratta, in sostanza, di una pubblicità plurima, che utilizza la misoginia e il sessismo, veicolati tramite il solito lasciapassare dell’umorismo (vedi qui), per vendere.

Lo sanno bene i pubblicitari che il sessismo vende, soprattutto se accompagnato da quella comicità offensiva e discriminatoria tanto cara al consumatore medio.

D’altronde, la sindrome premestruale, alla cui “cura” è preposto l’integratore Donnamag, è uno dei leitmotiv delle argomentazioni sessiste.

Chi non si è sentita dire almeno una volta nella vita frasi di questo tipo: “ma come sei nervosa oggi, ti devono venire?”, “sei un po’ isterica, sei in fase pre-mestruo?”.

Non voglio addentrarmi nel merito della questione circa l’esistenza o meno della sindrome premestruale. La comunità scientifica è discorde.

Alcuni (qui) ritengono che in realtà si tratti solo di un condizionamento culturale, altri sostengono che esista, anche se non vi è accordo sulle cause, conseguenze e reale portata. Alcuni ritengono che la causa sia da ravvisarsi in uno squilibrio ormonale, altri nella sensibilità di alcune donne alla variazione del livello di progesterone che aumenta dopo l’ovulazione, altri nella deficienza di vitamina B6 oppure in una disfunzione della tiroide. Anche i sintomi non sono univoci, possono variare da donna a donna (oltre al fatto che non tutte le donne ne sono affette) e di mese in mese.

Soprattutto i sintomi di natura psicologica sono concetti difficilmente definibili ed incasellabili, a maggior ragione se così variabili: ansia, stanchezza, irritabilità, aggressività, perdita di fiducia, etc..Quando possiamo dire che una donna è ansiosa perché in sindrome premestruale? Come discernere le cause dell’ansia? E, anche, come definire l’ansia, la perdita di fiducia, l’irritabilità? È un terreno difficile, anche perché non è patologico.

La sindrome premestruale è cosa diversa dal disturbo disforico premestruale (PMDD), una patologia piuttosto rara che, a detta dei medici, può causare la depressione, motivo per cui è stata inserita nel DSM IV (il Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali).

Tuttavia, anche l’inserimento del PMDD nel DSM IV è stato accompagnato da forti critiche: alcuni studi hanno messo in dubbio che esista davvero una simile patologia. Oltre al fatto che l’elenco del DSM non ha certo valore incontrovertibile ed immutabile: tante sono state le supposte patologie ivi inserite che poi non sono state riconosciute come tali. Un esempio per tutti: l’omosessualità, tolta dal DSM solo nel 1990.

Rimane il fatto che, indipendentemente dall’esistenza o meno della sindrome premestruale e del disturbo disforico premestruale (su cui dovrà fare chiarezza la comunità scientifica) di questi disturbi se n’è sempre fatto un uso strumentale e sessista.

Perché ogni volta che una donna è nervosa viene invocato, come un deus ex machina, il periodo premestruale?

Perché ancora una volta, si mettono le donne al loro posto, che è quello dell’istinto, della natura (physis), contrapposto al mondo della ragione (logos), tipico dell’uomo. La donna è la creatura irrazionale ed emotiva, la strega in preda agli ormoni.

Ogni disappunto, rimostranza, critica proveniente dalle donne altro non è che (l’ennesima) manifestazione della loro connaturata ed ineluttabile isteria (anche questa un tempo inserita nel DSM e depennata solo nel 1952). Il che equivale a dire che tali rimostranze non sono fondate su basi razionali, quindi sono il più delle volte arbitrarie ed ingiustificate. In altri termini, non bisognerebbe dare troppo peso a quello che dicono le donne.

E l’uomo? Non ha ormoni? Oppure la sua natura è talmente razionale e logica, a differenza della donna, che non ne è condizionato?

E come avviene invece (se avviene) il condizionamento degli ormoni nella donna? Posto il caso che effettivamente si possa parlare di sindrome premestruale, questa cosa comporterebbe? Renderebbe le donne delle pazze furiose che un giorno dicono una cosa e il giorno dopo l’opposto? Trasformerebbe ogni donna in un potenziale “dottor Jekyll e Mr. Hyde”? Se così fosse, come sembra suggerirci l’app e il video correlato, sicuramente si venderebbero meglio gli integratori, gli psicofarmaci e riceveremmo magari qualche regalo in più per placare le nostre follie di natura uterina.

E invece si tratta solo di un’ulteriore delegittimazione della donna, considerata naturalmente stanca ed irritabile, perennemente influenzata da umori, fasi lunari e quant’altro. Avete mai sentito dire di un uomo che esprime una critica che è un isterico, che i suoi ormoni hanno preso il sopravvento e che deve darsi una calmata? No, tutt’al più verrà considerato severo, fermo, perentorio.

Crackers Gran Pavesi: e ridaje!

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Circola da un po’ sulle reti televisive il nuovissimo spot dei cracker Gran Pavesi.

La Pavesi si era già tirata addosso le critiche di questo blog per l’uso ammiccante, allusivo e assolutamente non giustificato del corpo femminile nelle sue pubblicità, come ben descritto da Mary qui e da Alessia qui.
Speravamo pertanto che in questo nuovo spot qualcosa fosse cambiato. E invece no.

La scena si apre con l’inquadratura del cavallo dei pantaloni di un tizio che si aggira per una piscina. Lo zoom della telecamera si riduce e si possono notare gli effetti che il passaggio del tizio suscita nelle ragazze presenti. L’accostamento delle due inquadrature induce l’osservatore a pensare che le reazioni registrate nelle ragazze abbiano qualcosa a che fare con la virilità del protagonista, e l’impressione è quella di essere catapultati in un sanatorio per isteriche dei primi del novecento: le attrici infatti ostentano un interesse sessuale molto forte, tale da causare la brusca interruzione delle attività che stanno svolgendo e pasticci a non finire.
Dopo una fugace inquadratura della faccia perplessa del tizio, che sembra non spiegarsi bene il perché di tutto questo interesse, la telecamera si sposta su una bellissima ragazza in abiti succinti che, con passo da catwalk, si avvicina decisa al tizio, gli lancia un’occhiata carica di erotiche promesse e infine gli ruba dalle mani…una confezione di crackers.

Probabilmente, secondo gli ideatori della pubblicità, questo rappresenta il turning point della sequenza, il momento il cui i misteri vengono svelati e gli spettatori possono sorridere di loro stessi per aver pensato che le reazioni di attivazione sessuale delle co-protagoniste fossero dovute alla prestanza sessuale del protagonista: ingenuotti! erano dovute al pacchetto di crackers!!

Un enorme svilimento della risposta sessuale della donna, che qui viene proposta come legata a ciò che l’uomo ‘possiede’ e non a quello che ‘è’.

La scenetta è quindi finita, e lo spot si conclude con una serie di squallide inquadrature in cui il pacchetto di crackers indugia per un tempo eccessivamente lungo all’altezza del seno semi-scoperto della ragazza e in cui il cracker viene lentamente introdotto nella bocca della ragazza, in una esplicita allusione a un rapporto orale.

Davanti a questi spot così banali, sempre uguali a se stessi, in cui il corpo femminile è sessualizzato e mercificato, non possiamo non porci, desolate, di anno in anno, la medesima domanda: “quanto deve essere scadente questo prodotto, se per vendere ha bisogno di ricorrere a stratagemmi così ridicoli e meschini?”

Violenza simbolica

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La degradazione massima della donna, la sua riduzione estrema ad oggetto, la sua disumanizzazione più totale, il disprezzo più totale delle donne espresso da una locandina che ci è stata segnalata da tantissime persone indignate:

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Una donna ridotta a un paio di gambe,  e vagina ovviamente con l’ipocrita censura di chi è convinto che le donne non hanno un organo sessuale, che fanno da cornice per un evento che si terrà a Cagliari stasera, come se il locale fosse un circolo aperto ai soli “uomini”, per simboleggiare l’apertura del locale. L’apertura. “Che geni” della comunicazione!

Chi ha coraggio ora a consigliarci di farci una risata, a darci delle moraliste?

Abbiamo analizzato tantissime pubblicità ma non abbiamo mai visto una cosa simile. Cos’è un biglietto da visita per il turismo? Nell’assoluta convinzione che le donne non sono esseri umani, chi ha confezionato quest’ “opera d’arte” non sa usare nemmeno il photoshop, prelevando la parte del corpo “mutilata” da internet.

Una donna mutilata. Posso immaginare che considerazione ha delle donne il locale che ha realizzato questa locandina. In un altro paese una locandina simile non avrebbe nemmeno avuto coraggio di realizzarla. Perché il contesto è un altro.

Certo, in un contesto come l’Italia, all’80esimo posto nel mondo per uguaglianza tra donne e uomini, un paese dove le donne nell’opinione pubblica sono solo mogli o puttane, motivo per cui l’occupazione femminile è bassa e le stanze del potere sono irraggiungibili dalle donne, intrappolate da quella rappresentazione parziale che ci relega in una posizione subalterna.

La Sardegna è una delle regioni con il più basso tasso d’occupazione femminile e facendo un’analisi al contesto in cui è stata realizzata tale locandina non stupisce nemmeno. Le donne sarde hanno scarso accesso alla politica, perché la Regione ha perfino bloccato la legge sulla doppia preferenza di genere.  Chi vive qui in Sardegna conosce qual è la condizione della donna. La violenza domestica è un fenomeno che avviene in molte famiglie sarde. Alcool, disoccupazione e una concezione patriarcale del ruolo femminile sono le principali cause dell’alto numero di violenze contro le donne.

La Regione è corsa ai ripari con una proposta di legge. Prima esclude le donne dalla politica e poi pensa che tutelandole con qualche interventino possa aiutare a fare uscire la Regione da quel circolo di violenza. Pensare le donne esclusivamente come dei soggetti deboli o vittime è certo una mossa paternalistica che poco condivido. Ancora meno condivido che la violenza di genere venga considerata un’emergenza regionale senza andare ad indagare le cause del fenomeno.

Certo, la Sardegna avrà fatto una proposta di legge migliore di quanto abbia fatto l’Italia con il suo distruttivo dl, ma escludere le donne dalla politica è parte di quella cultura che considera le donne unicamente come individui deboli, passivi e sottomessi, contribuendo alla categorizzazione delle donne, artefice della violenza.

Perché in Sardegna, come nel resto d’Italia, si fanno intimidazioni ai centri anti-violenza, si escludono le donne dalla politica, si limita ogni possibilità di renderle economicamente indipendenti e si fanno pubblicità come questa, che riflettono simbolicamente il perché in Sardegna le donne vengono discriminate, maltrattate, violentate e uccise.

Chi non ha coraggio di chiamarla violenza simbolica?

Ps: A seguito delle proteste, il proprietario del locale ha ritirato la locandina, chiedendo pubbliche scuse e facendo presente che la locandina non faceva parte della “filosofia” del suo locale.

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