Scambiamoci#2. Uomini a gambe aperte e sguardi interiorizzati.

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Miranda Kerr è una modella australiana. Se il suo nome non vi dice niente, forse riconoscerete lo sguardo languido o le pose sensuali che avete sicuramente incrociato su un cartellone pubblicitario nella vostra città o in uno spot televisivo.

Recentemente è stata la protagonista di un servizio fotografico per GQ edizione british, nota rivista maschile.
Le foto in cui è stata ritratta sono le tipiche “da calendario”, ma con pretese più soft.
Capezzoli che si intravedono sotto una maglietta trasparente, gambe aperte, nudo integrale di spalle, una scollatura accentuata con le mani.

Una bella giovane donna  irretisce l’attenzione del pubblico maschile grazie a pose volte a rapirne lo sguardo.
Un servizio fotografico volto a far vendere una rivista il cui punto forte sono proprio le belle donne poco vestite.

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Cinque copertine di GQ edizione inglese.

I Bondi Hipster, un duo semiserio di artisti australiani ci propongono lo stesso servizio, ma swappato.

Di nuovo, che cos’è lo swap?

Swappare, invertire i generi delle rappresentazioni.
Banalmente: sostituire un uomo a una donna nelle sue rappresentazioni mediatiche creando un’inaspettata distanza tra le pose, gli atteggiamenti e le ragioni di una rappresentazione e l’altra.
Scambiando il punto di vista, emerge quanto ridicola, stereotipata e innaturale sia la rappresentazione a cui viene relegato un genere o un altro.

Così i BH si fotografano nelle stesse pose di Miranda Kerr e lo swap è fatto.

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Bondi Hipster swappano Miranda Kerr

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In più i Bondi Hipster ci suggeriscono, con uno stile ironico e provocatorio anche un altro tipo di riflessione.
Adrian Archer, che ha realizzato gli scatti, dice all’HuffPost UK:

“Pensiamo che questo servizio fosse un caso di ultrasessualizzazione del corpo femminile nel mondo della moda.
E’ importante che la gente capisca che la forma maschile può essere bella quanto quella femminile.
Perchè gli uomini non dovrebbero apprezzare altri uomini?
Perchè gli uomini non possono parlare di masturbazione sui mezzi pubblici?”

I Bondi infatti non si limitano a sostituire le foto ma anche le piccole citazioni che le accompagnano.
Così anche le frasi sessualmente allusive di Kerr diventano sgraziate e disturbanti in bocca a un uomo malizioso.

“Per qualche ragione, se metti in un uomo in questo contesto e lo fai parlare di curiosità sessuali e masturbazione diventa una cosa completamente diversa che non siamo abituati a vedere nei media.”

Uno spunto di riflessione interessante, sulle rappresentazioni mediatiche di genere.
Le donne al pari degli uomini devono farsi sedurre da donne più belle, più di successo e più artificiali di loro.
Gli uomini invece tra loro si ignorano, tralasciando imbarazzati le rappresentazioni di genere non viriliste o convenzionali.
Insomma, entrambi i generi sono ovviamente fortemente condizionati dalle aspettative sociali che si riversano sugli individui.

Le donne sono oggetto passivo di uno sguardo maschile che le apprezza in base alla disponibilità sessuale che dimostrano. A loro volta però interiorizzano  i costrutti culturali maschili, facendoli propri e valutando le donne secondo gli stessi parametri, contemporaneamente imponendoli a se stessa.

Gli uomini sono soggetto attivo dell’osservazione dei corpi femminili, disponibili, disinibiti.
Quando guardano se stessi però, negano al corpo maschile la sensualità, la ricerca, il desiderio, relegando queste categorie all’omosessualità e all’antimaschio.

Lo swap, il capovolgimento, aiuta a far emergere queste differenze di percezione di se stessi e del proprio genere.

Di swap ne avevamo già parlato qui, dicendo:

Provate a sostituire le Veline con due uomini. Cosa otteniamo? Due uomini oggettivizzati allo stesso identico modo delle donne. Un pubblico sgomento che tormenta il web con commenti devastati: che schifo, ridicoli, sono vergognosi, è imbarazzante per gli uomini. Ah, ecco.

L’ “esperimento Velini”, dimostra che con lo SWAP, con lo scambio di ruoli, di prospettive, di punti di vista, scambiandoci il ruolo di oggetto e di sguardo, il genere maschile subisce una stessa oggettivizzazione e come tale la percepisce, come tale la ripudia.

Per poi però osannare la mercificazione del corpo femminile perchè lo sguardo, il soggetto, nel nostro sistema socio-economico, è sempre maschio.”

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Dallo swap nascono più commenti schifati che non consapevolezza dei limiti delle rappresentazioni, perchè barricarsi dietro la propria identità di genere così come ci è stata raccontata da secoli è più rassicurante di un uomo che ci guarda languido a gambe aperte.

Un’identità di genere che vuole le Veline, che desidera le moto su cui sono spalmate modelle seminude, che vuole essere spinto a compare un giornale che vende l’illusione di poter essere l’uomo che Miranda Kerr sogna nel suo letto.

Taxi rosa, parcheggi rosa, carrozze rosa. L’apartheid di genere.

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Qualche mese fa scrivevamo, riferendoci ai vari quotidiani con il “ghetto rosa”,  questo:

Oggi non esiste quotidiano online che non abbia il suo bel ghetto rosa. Nei ghetti rosa si parla di “cose da donne”, tipo la famiglia, i figli, i femminicidi. Sono le donne che curano la famiglia, sono le donne che fanno i figli, sono le donne che vengono ammazzate. Cose da donne, appunto, che trovano spazio in sezioni separate, quelle che gli uomini non leggono, quelle che non riguardano gli uomini, quelle in cui si parla di violenza contro le donne, cosa vuoi che c’entrino gli uomini? Nei ghetti rosa c’è una netta separazione tra maschile e femminile, non si mischia niente, i ruoli sono quelli dati e non si mettono in discussione, al massimo si cercano strategie per stare più comod* in questo status quo. Ad esempio, il fatto che siano le donne a doversi occupare di casa e figli è un dato insindacabile, ma dal momento che siamo donne emancipate e progressiste lavoriamo pure fuori di casa, disoccupazione e precariato permettendo, e dobbiamo quindi trovare un modo per riuscire a fare splendidamente bene tutte e due le cose.

 

In particolare, andavamo a criticare un articolo de “La 27esimaora” dove si andava ad inneggiare il multitasking femminile. È passato qualche mese da quell’articolo e ci ritroviamo ora, nuovamente, in disaccordo con una serie di approfondimenti dal titolo “Come si muovono le donne in città”, sempre pubblicate sul medesimo giornale.

Il primo articolo di questa serie di approfondimenti si apre così:

Mozzate, provincia di Como, sabato 1 marzo: Lidia Nusdorfi, 35 anni, va all’appuntamento con il suo ex che la uccide nel sottopasso della stazione. Per non fare un sottopasso, invece, la sera dello scorso 20 ottobre, domenica, muore Magda Niazy Sehsah, 29 anni, al settimo mese di gravidanza, che prende per mano il suo bambino di quattro anni, Yassè, attraversa in superficie viale Famagosta — periferia sudovest di Milano — e viene travolta da un’auto che corre a più di cento all’ora.

Due casi molto diversi tra loro e decisamente poco attinenti al tema.

Partendo dal secondo possiamo dire che quello di essere travolti da un’auto che viaggia ad altissima velocità potrebbe capitare a chiunque, donne incinte o meno, uomini, bambini, anziani.

Il primo caso ancora meno ci sembra attinente, viene citato l’ennesimo femminicidio, accaduto meno di un mese fa, dove una donna veniva uccisa nel sottopasso della stazione di Mozzate dal suo ex compagno. Come si può, anche solo lontanamente, pensare che una delle cause scatenanti del tragico epilogo di questa donna possa, in qualche modo, trovarsi in un sottopasso buio?

In tutti questi anni, da quando i femminicidi e la violenza sulle donne sono balzati al centro di tanti dibattiti interessando sempre più i media e l’opinione pubblica, abbiamo notato che nessun posto è veramente sicuro e che l’unico posto che in qualche modo ci dovrebbe garantire un certo tipo di sicurezza, ovvero le mura domestiche, è più che mai il luogo dove si consumano più violenze.

Le strade, i parcheggi e i sottopassi poco illuminati possano esporre tutti, e non solo le donne, ad un pericolo maggiore di aggressione. È davvero fuori luogo – in un paese dove le donne vittime di violenza non vengono tutelate in alcun modo (citiamo, tra gli altri, l’inutilità del Ddl femminicidio e la legge sullo stalking, che andrebbe totalmente rivisita), i centri anti-violenza continuano a chiudere e la cultura non vuole saperne proprio di cambiare- addossare le responsabilità ad una strada buia. Ma procediamo col resto dell’articolo.

Le differenze negli spostamenti tra uomini e donne nascono dalla diversità dei ruoli. I dati dell’eurobarometro considerati nel rapporto di Trt, relativi all’Unione Europea, indicano che le donne usano l’auto meno degli uomini (il 45,8% contro il 57,5%) e prendono di più imezzi pubblici (23% contro 18%): «Quando in famiglia c’è una sola macchina — spiega Patrizia Malgieri — in genere resta a disposizione dell’uomo». Anche spostamenti e tempi sono diversi: le donne vanno e tornano dal lavoro, ma hanno anche la spesa, i figli da accompagnare, le commissioni, i nonni. Cosa serve? «Conoscenza, accessibilità e sicurezza», riassume Silvia Maffii. In pratica, si legge nella carta della mobilità, bisogna studiare come si muovono le donne e tenerne conto nei piani dei trasporti. Chi se ne deve occupare? Le amministrazioni, ma anche le aziende di trasporto pubblico.

Ci risiamo con la diversità dei ruoli: è compito solo ed esclusivamente delle donne fare la spesa, sbrigare commissioni e accompagnare e accudire i figli, ovvio.

Quindi, invece di discutere sulla disparità dei compiti tra uomo e donna spostiamo l’attenzione sui trasporti e sulle modalità che agevolerebbero il multitasking e quindi tutti i compiti che deve svolgere una donna nell’arco della giornata.

La 27esimaora si premura poi di farci sapere che per fortuna c’è già chi ha cominciato ad adottare queste splendide misure volte a favorire le donne. Perché, ci tengono a precisarlo, “migliorare i trasporti per le donne significa alzare la qualità del servizio per tutti”.

Vuoi mettere avere una moglie che torna a casa prima dal lavoro-scuola dei figli-supermercato-dopo scuola dei figli-commissioni-cura dei nonni per poter cucinare? È un vantaggio anche per i mariti, per tutti noi! E allora, ecco che a Parma e a Reggio ci sono stati i primi studi sulla mobilità delle donne.

Risultato: tragitti più irregolari, grande uso di bici e mezzi pubblici e necessità di far quadrare le ore tra casa e lavoro (oggi a maggior ragione, visto che per l’Europa il 2014 è l’anno della conciliazione tra la vita lavorativa e quella familiare). Ricorda da Reggio Emilia Natalia Maramotti, avvocato e assessore alla Cura della comunità: «Abbiamo introdotto il servizio di bicibus e pedibus». Una mamma che a turno accompagna i bambini a scuola per tutti. Poi il taxi rosa.

Che bel quadretto. Le mamme che fanno i turni per accompagnare i bambini di tutti a scuola. E lo fanno pure con i mezzi pubblici e le biciclette, perché sono eco-friendly.  E i padri dove sono? Al lavoro con i SUV? A casa che aspettano qualcuno che torni per cucinare?

A Cesena, Cagliari e Rimini il bollino rosa, un tagliando che consente il parcheggio gratuito alle donne incinte e alle neomamme.

Ma i neopapà esistono o sono una figura mitologica? E se esistono, che fanno? Pagano le righe blu a differenza delle neomamme?

A Bolzano ci sono invece i parcheggi rosa e taxi rosa. I parcheggi rosa sono parcheggi illuminati, sicuri, di facile accesso e vicini alle uscite.

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I taxi rosa sono normali taxi che durante le ore serali e notturne applicano tariffe agevolate a chiunque sia di sesso femminile.

Attente donne:  noi per proteggervi vi diamo i parcheggi rosa con tanta luce e sicurezza, le zone franche degli stupri e delle aggressioni, ma poi se vi avventurate al di fuori di questi parcheggi, non venite a lamentarvi se qualcuno vi importuna. Ve la siete cercata.

 

La stessa cosa dicasi per i taxi rosa. Dovete viaggiare in taxi di notte. Pagate meno degli uomini, che volete di più? Se andate a piedi, oppure usate i mezzi pubblici/la bicicletta/la moto, poi non diteci che non vi avevamo avvisato. Ve la siete cercata.

Il secondo articolo dell’inchiesta riporta la “Carta della mobilità delle donne”, un decalogo riguardante esclusivamente le donne e promosso da Federmobilità in collaborazione con “Trt Trasporti e Territorio”, una società di consulenza che nel 2012 ha curato uno studio per il Parlamento europeo dal titolo “Il ruolo delle donne nella green economy: la questione dei trasporti.”

Ecco i dieci punti:

  1. Agevolare l’accesso ma anche la messa in sicurezza delle fermate dei mezzi pubblici

  2. Adeguare gli allestimenti interni dei veicoli del trasporto collettivo alle esigenze delle donne

  3. Introdurre, nei treni a lunga percorrenza e notturni, carrozze e scompartimenti riservati alle donne

  4. Prevedere parcheggi «rosa» illuminati, sicuri, di facile accesso (vicini alle uscite) e anche parcheggi riservati alle donne in gravidanza

  5. Promuovere taxi «rosa» con tariffe preferenziali per le donne nelle ore serali e notturne

  6. Incentivare tariffe «rosa» per i servizi alla mobilità (car sharing scontato di sera e di notte, biglietti multicorsa)

  7. Estrapolare statistiche e dati disaggregati per genere sulla domanda di mobilità così da capire come meglio rispondere alle esigenze femminili

  8. Pensare a una «valutazione di genere» degli strumenti di pianificazione dei trasporti urbani. Vale a dire: attenzione alle donne nei piani urbani del traffico, della mobilità e nei programmi triennali dei servizi dei trasporli pubblici locali

  9. Favorire la ricerca e la conoscenza sui temi della mobilità al femminile, sugli impatti delle tecnologie sul mercato del lavoro e sulle abitudini delle donne

  10. Affermare la presenza delle donne nella governance delle aziende di trasporto e nelle strutture della Pubblica amministrazione

 

Questo decalogo ha decisamente superato il limite di imbarazzo che ci aveva provocato l’iniziativa di ottobre 2010 fatta da “Trenitalia” che offriva viaggi gratuiti a tutte coloro che avessero deciso di viaggiare accompagnate in determinati treni su tratte a lunga e media percorrenza.

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I mezzi di trasporto andrebbero adeguati con degli allestimenti interni adatti alle donne:  magari dividendo anche qui la zona donne da quella degli uomini?  Tinteggiamo le pareti di rosa, inseriamo corrimano e più posti a sedere ché si sa, essendo il sesso debole, le donne hanno poca stabilità fisica e tendono facilmente a cascare per terra.

Poi facciamo delle carrozze rosa, ma non sarebbe meglio fare degli interi treni rosa? Ancora meglio sarebbe creare due stazioni separate, in modo che le donne scendano nella stazione dove incontreranno solo donne e non correranno alcun rischio.

Poi agevoliamo l’accesso alle fermate, è noto che le donne abbiano poco senso dell’orientamento, tendono spesso a perdersi per strada e quindi a non trovare o ricordare dove siano esattamente le fermate, per non parlare degli odiosi marciapiedi che spesso si trovano in prossimità delle fermate e che puntualmente fanno capitombolare decine di donne ogni giorno. Visto che ci siamo inseriamo anche delle tettoie più forti e ampie: gli uomini potrebbero cascare dal cielo da un momento all’altro mentre noi aspettiamo il nostro autobus.

 

1624370_10203518606314656_255113234_nIronia a parte, si tratta, in sostanza, di 10 punti volti a separare e segregare il sesso femminile, quello debole, bisognoso di protezioni.

Non escludiamo che l’intento di chi ha formulato il decalogo possa essere stato nobile. Ma parte da presupposti sbagliati e porta a conseguenze inaccettabili.

Le donne non sono soggetti deboli da proteggere. Non abbiamo bisogno di essere “messe in sicurezza”. Le aggressioni, gli stupri non sono causati da strade buie, dai sottopassaggi, da taxi economicamente inaccessibili. La causa di uno stupro è solo lo stupratore.

Gli stupri non avvengono solo di notte, ma avvengono anche sotto il sole di mezzogiorno, quando i taxi non hanno le tariffe agevolate per le donne, quando i parcheggi rosa non sono illuminati dal neon. Gli stupri avvengono anche e soprattutto all’interno delle mura domestiche.

Vengono i brividi a leggere il decalogo della mobilità rosa. Nei treni carrozze separate per sole donne, parcheggi per sole donne, taxi per donne. Metà della popolazione avrà il suo spazio e i suoi tempi (quello del multitasking). Siete davvero convinti che la segregazione, l’apartheid, impedirà gli stupri e le aggressioni? Un aggressore si fermerà dinanzi ad un parcheggio illuminato meglio o ad una carrozza del treno di colore rosa? La cronaca ci dice di no, un no secco, senza sbavature. E poi, cosa accadrebbe se una donna decidesse di non prendere il taxi di sera o di sedersi in un vagone ferroviario per maschi? Sarebbe una donna imprudente, sciocca, una donna che se l’è cercata.

Sembra che l’ultima frontiera del paternalismo sia la segregazione benevola e sciorinare decaloghi e vademecum su come ci dovremmo comportare. Ricordate il famoso decalogo anti-stupro di Alemanno e la sua giunta?

Ti chiudo in una gabbia, ti privo della tua libertà, ma lo faccio per il tuo bene.

Noi le gabbie non le vogliamo, neppure se sono rosa. Vogliamo invece la libertà. Libertà di camminare per le strade, di viaggiare in treno, in auto, in metropolitana, in moto, in bicicletta, in skateboard. E vogliamo andare ovunque, non solo a prendere i figli a scuola o a fare la spesa. Vogliamo strade più sicure, parcheggi più illuminati, treni decenti, per tutti. Per i nostri compagni, compagne, figl*, per tutta la società.

 

Ele e Faby

Le adolescenti italiane hanno perso i valori: l’educazione sessuale dispari la insegna la stampa

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E’ in atto una caccia alle streghe contro la sessualità femminile.

Dopo lo scandalo delle prostitute minorenni a cui seguito le inchieste sulle “ragazze doccia” nelle scuole, delle ragazzine che si vendono per una ricarica, seguono altre inchieste più recenti che sbucano da TV, radio e giornali. Insomma gli stessi media che da una parte “vendono le donne” e dall’altra pretendono da esse certi valori. Ho ribattezzato tutto questo come lo stereotipo della donna come “corpo sessuato senza desiderio”. 

Dopo l’articolaccio della Borromeo sulle quattordicenni di oggi che rendono i coetanei insicuri seguono trasmissioni radiofoniche (come quella su radio capital del 5 marzo) dedicate interamente ad indagare su cosa sia successo alle adolescenti di oggi, molto lontane dal rispetto dei valori di un tempo a cui fa capo il mito della verginità che oggi si perderebbe con facilità

Sul Fatto Quotidiano, la Borromeo ci fa un regalo per l’8 marzo e apre una rubrica, santificando i maschi e colpevolizzando le femmine che non seguirebbero più il loro ruolo. Domenica 9 marzo scrive un altro articolo  più brutto. Ancora una volta, lo scopo dell’articolo è criminalizzare solo la sessualità delle adolescenti femmine.

Un’ altra inchiesta basata sulla fuffa, dove un presunto adolescente si lamenta su come le ragazzine di oggi pretendano di essere soddisfatte sessualmente. Molto meglio le donne di una volta o quelle che non hanno mai provato un orgasmo in vita propria e che fingono il piacere per non sminuire la virilità del partner incapace. Dunque femmine, non pretendete che vi sappiano fare i preliminari è colpa vostra. E mi raccomando, scopate solo se innamorate!

Il brutto dell’articolo è il fatto di come viene dipinta la ex ragazza di questo ipotetico 15enne di profilo mocciano. Le ex ragazze nell’immaginario comune sono tutte delle “troie” e tutto ciò non fa che infarcire la cultura del femminicidio nata dal controllo del corpo femminile e la visione della donna come una proprietà privata. Questo liceale che beve poco, fuma poco e scopa poco ed vergine viene descritto dalla Borromeo descrive il giovane come uno che a prima vista ha successo con le ragazze, quasi giustificando la forte disparità che separa maschi e femmine nel comportamento sessuale.  Non è preoccupa nessuno se non usano i contraccettivi. Il vero problema è che le femmine di oggi, secondo il racconto, “si fanno sverginare” “la danno” o “aprono le gambe”. Il linguaggio utilizzato è quello che rappresenta una sessualità femminile partecipata, nell’immaginario comune non esiste l’idea dell’autodeterminazione femminile. Inoltre le femmine di oggi sono troppo sono aggressive. Ecco il richiamo a restare al proprio posto: siate docili, sottomesse e fatelo per dovere!

I maschi sarebbero quelli che parlano di videogames ma anche di tipe solo se le interessano? E’ chiaro l’intento criminalizzante e misogino dell’articolo basato sulla normalizzazione dello slutshaming che dà tantissimi problemi alle donne e ragazze nell’approccio con il sesso. Altro che sessualmente aggressive! Come mai non si fanno inchieste sulle violenze sessuali in adolescenza? Si tace come se fossero più tollerate della promiscuità delle giovani d’oggi.

Niente da fare, le ragazze di oggi sono tutte delle “puttane” mentre i maschi sono tutti seri e vittime di queste ragazze spregiudicate. Viene riportato il pensiero di un ragazzino che ripete che la donna ideale è diversa dalla ex perché è dolce, non si innamora dei bulli e lo fa solo quando è innamorata, dopo un po’ di tempo. Le ragazze, dunque, non devono fare cose “elaborate a letto”. La sessualità dovrebbe essere ridotta alla mera penetrazione o al pompino. Inoltre, le ragazze vengono descritte come quelle che vorrebbero a tutti i costi vicino a loro un ragazzo “cattivo”. Ecco che si fa passare come oro colato il messaggio di un ragazzino deluso dalla sua ex e che per questo considera tutte delle puttane. Il passo dal giustificare o negare la violenza sulle donne è breve. Poco importa se la violenza di genere in Italia è una piaga. E anche la pedofilia, però la colpa è delle ragazzine spregiudicate secondo un pensiero comune che accetta il sesso con le minori.

 Secondo voi questo è un racconto che rispecchia la realtà?  Ho poca voglia di ripetere la retorica sullo #slutshaming. Un paese che e’ privo di programmi obbligatori che impartiscono nelle scuole l’insegnamento della parità di genere e dell’educazione sessuale non può proprio permettersi di falsare così la realtà attuale e inasprire una disparità di genere già così accentuata nel nostro paese.

E per di più rischiando di lasciare un’ interpretazione che rischia di giustificare e/o negare la violenza di genere, perché tanto i maschi sono tutti buoni, perché tanto fare sesso con un’ubriaca non e’ stupro, perché tanto il fatto che i maschi prendano iniziativa in modo pressante e’ questione di galateo, perché tanto sono le ragazze quelle che vogliono il bastardo di turno che le tratti male, perché tanto il piacere delle femmine importa poco. Si rischia di non uscire da questa empasse che perpetua una disparità di genere, deresponsabilizza i maschi e criminalizza ancora una volta le donne. Da un paese spaventato dall’autonomia delle donne, da un paese che rifiuta la parità di genere cosa possiamo aspettarci? Un paese dove le donne sono rappresentabili solo in veste di madri e prostitute, tagliando fuori altri immaginari femminili dalla rappresentazione mediatica e pubblica.
Ancora una volta pero’ noto che spesso sono anche le donne ad essere nemiche di se stesse e credo che il rispetto di se stesse non consiste nel darla o non darla ma dalla solidarietà femminile.  Vedremo mai un articolo simile al femminile? No, perché tali stereotipi sono così radicati da essere giustificato che una femmina dovrebbe comportarsi in un certo modo nella sua sessualità.

Ecco però come ho ribaltato l’articolo delle Borromeo al femminile che come minimo mi varrà l’accusa di misandria, perché si sa le femmine si possono criticare, i comportamenti maschili radicati e accettati culturalmente non si possono mettere in discussione. Buona lettura!

Sesso a 14 anni, un’adolescente: “Se vai a letto ti rovinano subito via sms”

Inchiesta ‘Sex and teens’ . Parla la 15enne Chiara: “La mia prima volta? Abbiamo paura: veniamo giudicate di continuo”.

Adolescenti

La delusione, per Chiara, è arrivata durante una festa di Capodanno, nella casa di un amico lasciata libera dai genitori, partiti per la montagna. I preparativi per festeggiare il 2014, in zona Navigli, a Milano, promettevano bene: c’erano birre, vodka, canne, potenti casse per pompare la musica e una trentina di amici tra i 14 e i 17 anni. Erano quasi tutti compagni di scuola, in un liceo artistico. E Chiara sbirciava per vedere se c’era anche il suo ex ragazzo, con cui era uscita per qualche settimana, e che l’aveva da poco lasciata con un sms. UAGDC esplora un altro punto di vista. Quello di una 15enne – e delle sue amiche – che raccontano le difficoltà nel gestire relazioni basate sempre meno sui sentimenti, e lo spaesamento provocato dall’intraprendenza, talvolta aggressiva, dei ragazzi.

CHI MI FA UN POMPINO?

Passa quasi un’ora prima che Chiara incontri il suo ex. “L’ho visto ubriaco, che girava e chiedeva ad alta voce: ‘Chi  mi fa un pompino?’. È stata una cosa orribile, tristissima”, racconta lei. La parte peggiore però è arrivata poco dopo: “Quando una di loro gli ha fatto un pompino non ha esitato a sputtanarla con gli amici ridendo di lei su quanto era troia”. Non è stato solo l’alcol, secondo Chiara, a spingere l’ex nella richiesta di un pompino: “L’ha fatto solo per farsi notare, perché sapeva che c’erano ragazze più grandi. Me l’aspettavo, perché questi ragazzi si calano le braghe come niente e poi criticano quelle che ci stanno – dice mordendosi il labbro – ci sono rimasta comunque malissimo”.

L’UOMO IDEALE

 “Mi fanno schifo quelli che escono con una tipa perché ha un bel culo e poi se la portano subito a letto criticando sul come sia stata facile. Ma guardando questa ragazza di 15 anni, coi capelli lunghi e la giacca di pelle nera, tutto viene in mente tranne che non abbia successo con i ragazzi. “Infatti loro ci provano, ma io non voglio che la mia prima volta sia con uno che mi salta addosso e poi mi critica. Ho molte amiche che la pensano come me”. Quando parla delle ragazze Chiara non vuole generalizzare: “Non sono tutti assatanati. Il problema è che più fanno cose elaborate a letto, più scalano la piramide sociale, noi invece passiamo subito per donne facili. Per questo passano la giornata a parlare di sesso mentre noi pensiamo alla musica, ai videogame e, certo, anche ai tipi, ma solo se ci interessano davvero”.

LE REGOLE DEL SUCCESSO

“Sappiamo tutti come funziona: se vuoi che i ragazzi ci provino devi essere un tronco di figa e brava come una pornostar”. Che Chiara, sorseggiando un succo di pera (“il caffè non mi piace”) descrive così: pantaloni a vita molto bassa, col perizoma che s’intravede. Però se sei così  poi vieni mal giudicata, perché i ragazzi vorrebbero una tipa seria al suo fianco ma la “facile” per divertirsi”. Noi ragazze siamo confuse: “Alla fine anche i truzzetti, come il mo ex, quelli che cambiano più  ragazze al giorno, cercano una ragazza affidabile (le amiche annuiscono ndr), cioè non una che cambia idea ogni settimana, che ti fa le corna, che non ha nessun autocontrollo e va a letto con altri quattro tizi”. Noi ragazze dobbiamo adeguarci e stare attente a lasciarci andare altrimenti ci rovinano via sms.

IL TERRORE

Avere a che fare con ragazzi così aggressivi e ancora troppo sessisti è una costante fonte d’ansia. Per vari motivi: “Intanto non sappiamo bene cosa dobbiamo fare. Se ci andiamo a letto e poi veniamo sputtanate, se non ci andiamo veniamo etichettate come delle fighe di legno”. Continua Chiara, “Una ragazza deve dimostrare di avere avuto pochi ragazzi o essere vergine ma contemporaneamente brava a letto. Non fai a tempo a uscire dalla stanza che lui sta già messaggiando con gli amici per mandare un resoconto completo di tutto quello che abbiamo appena fatto. Descrivono ogni dettaglio e poi ti danno il voto, dicono se sei stata brava o no, danno dei giudizi severi sul tuo aspetto estetico e poi si vantano della conquista per poi scaricarti o cederti ai loro amici”. È più sicuro, spiega, sperimentare con chi conosci bene: “Se l’hai appena incontrato va a spifferare tutto, ma proprio tutto, di sicuro. La ragazza che la da subito o che dimostra che le piace vive poi nel terrore”.

I PRELIMINARI

I preliminari contano talmente poco che, anche a scuola, parlarne non ti mette al centro dell’attenzione. Chiara svela qualche dettaglio in più: “Noi a loro non facciamo niente. Sono loro a chiedere e a pressarci. Mi pare ovvio: loro ci osservano, giudicano ogni nostra mossa e movimento. E noi, per esempio il sesso orale, non sappiamo esattamente come farlo. Quindi non ce la sentiamo. Insomma, è un rischio inutile”. Chiara spiega il sesso come se fosse uno tra le poche ad averne colto l’importanza. Racconta l’ansia che vivono le sue amiche prima di perdere la verginità, e il panico che li accompagna dopo, preoccupate dal finire intrappolati nella casella sbagliata, quella della “troia”, “imbranata”“maschiaccia”, di quella che non è adeguata fisicamente.

FIORI E SOLLIEVO

Ci sono due momenti in cui Chiara alza la voce. Quando parla del suo ex (“come fai passarti quattro ragazze uno dopo l’altra? E non intendo limonare, ma andare di cazzo”) e quando racconta un episodio successo il giorno prima, a scuola. “Il mio compagno di banco aveva il sorriso stampato in faccia. Gli ho chiesto perché fosse così felice e mi ha detto che alla sua ex è venuto il ciclo, che per fortuna non è rimasta incinta”. Ma non è solo il rischio di una gravidanza indesiderata a farla innervosire: “Quello che davvero non concepisco è che abbia sverginato una tipa, con cui è uscita per una settimana, che subito dopo l’ha mollata per un’altra e in seguito l’ha sbeffeggiata con gli amici. E la sera stessa in cui si sono rimessi insieme lui c’è andato a letto, senza precauzioni e senza il minimo rispetto per se stesso e per lei. E se l’avesse messa incinta si sarebbe assunto le sue responsabilità?”. E per l’8 marzo, dice Chiara, le mimose non hanno senso. La festa delle donne dovrebbe essere tutto l’anno.

Cosa ne pensareste se il Fatto Quotidiano pubblicasse un articolo cosi’ come l’ho scritto io?

A presto una mia rubrica!:)

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