Gli ostacoli culturali, i progetti e Giorgia!

Gli stereotipi di genere nel nostro Paese sono talmente radicati che i bambini li apprendono davvero presto. Programmi televisivi, cartoni animati, fumetti, pubblicità ma anche la propria famiglia di provenienza e la scuola che si frequenta sono le principali fonti da dove si apprendono gli stereotipi che dividono rigidamente maschi da femmine, causa delle numerose discriminazioni/violenze di genere e omofobe che si affrontano nell’arco della vita.

Per cercare di porre fine all’indottrinamento sessista, artefice del gap di genere che colloca il nostro Paese tra gli ultimi posti del mondo, ci sono stati negli ultimi anni alcuni interventi fondamentali come quelli dell’Associazione Scosse (Soluzioni Comunicative Studi Servizi Editoriali) nata nel 2006 da un gruppo giovani donne di diverse professionalità per operare su questioni di genere, realizzando online un catalogo di libri per bambini da 0 a 6 anni che descrivono nuclei familiari non stereotipati.

Successivamente l’istituto Beck, associazione professionale di psicologia e psicoterapia, incaricata dall’UNAR (Ufficio nazionale Anti-discriminazione razziale) ha realizzato degli opuscoli informativi rivolti agli/alle insegnanti per il contrasto del bullismo omofobo nelle scuole. In particolare, attraverso di essi, sarebbero stati approfonditi temi riguardanti la disparità di genere, la violenza di genere, la violenza nei confronti dei minori, la pedopornografia, anche on line, il bullismo anche quello a sfondo omofobico e transfobico che in Italia è una vera e propria piaga (leggi QUI la situazione delle scuole italiane) che i professori riescono ad affrontare.

Malgrado ciò il progetto non è partito. Troppo pericoloso educare ai valori della parità di genere e al gay friendly. Rischierebbe di attaccare i valori della famiglia tradizionale, il che però non si capisce se si riferisca anche a quelle che nascondono casi tristi e diffusi di maltrattamenti o di abusi dei minori poiché tali temi sono affrontati negli opuscoli.

Monsignor Bagnasco e la Chiesa Cattolica, la cui ingerenza nel nostro paese è molto forte, li fa bloccare anche grazie alla potenza dei mezzi di comunicazione e così perfino il viceministro delle Pari Opportunità (appena ripristinato) Maria Cecilia Guerra, ha sconfessato l’iniziativa e inviato una formale nota di demerito a Marco De Giorgi, il direttore dell’Unar che ha diffuso nelle scuole di quei volumi.

Così  le migliaia di ragazzi presi di mira dai bulli perché omosessuali non possono nemmeno contare sugli insegnanti che provando ad affrontare il tema senza essere coperti dalle istituzioni divengono più facile bersaglio delle reti cattoliche e dei genitori dei loro alunni come è accaduto sul caso Vladimir Luxuria. Ho più volte specificato come l’omofobia e la transfobia siano frutto del patriarcato, dei rigidi ruoli di genere e del maschismo ancora troppo fortemente radicato in Italia e come infatti negli opuscoli c’erano anche temi per affrontare la violenza sulle donne, che in Italia ormai è una piaga.

In questo clima di censura medievale in un contesto già intriso di disparità di genere e omofobia a cui i nostri figli e le nostre figlie sono costretti a crescere, rinunciando alle opportunità e libertà che altri coetanei europei ormai godono da decenni, nascono opere bibliche come quella di Giorgia Vezzoli.

“Mi piace Spiderman…e allora?” è un libro che accresce la biblioteca dei piccoli che ormai sono stufi di leggere solo stereotipi che non li rappresentano o li costringono ad aderire a modelli indesiderati o irreali, proiezione dei desideri altrui o di marketing.

Pubblicato dalla casa editrice Settenove, nata da poco con l’obiettivo di superare gli stereotipi di genere attraverso la narrazione ai più piccoli, narra di Cloe una bimba di sei anni che racconta alla sua mamma delle storie che essa trascrive al computer. Queste storie sono legate alla sua cartella nuova di Spiderman che lei ha scelto per frequentare la prima elementare. Tutti i suoi conoscenti le ricordano che la sua cartella è da maschi.

Mentre attorno a lei ci sono bambine alle quali i genitori hanno proibito di giocare con i maschi come molto comunemente accade, causa di numerose discriminazioni, stereotipi e pregiudizi sulle donne, lei invece ha la fortuna di avere dei genitori che la incoraggiano nelle sue passioni: giocare a calcio con i suoi compagni che la ritengono incapace perché è femmina e perché le sue coetanee (e le mamme) non lo fanno.

Cloe adora le magliette di Spiederman e Batman e ha un pungiball coi guantoni per sfogarsi “come Rocky”.  Nella sua scuola scuola i giocattoli e gli inviti è rigidamente diviso tra maschi e femmine e chiede alla parrucchiera di farle la cresta come i suoi compagni maschi “perché i maschi possono fare tutto”. E’ un libro che ho avuto piacere di leggere e che consiglio vivamente a chi ha in casa dei figli o delle figlie oppure altri parenti. E’ molto importante perché affronta anche i temi legati all’orientamento sessuale ed è stato emozionante spogliare quelle pagine colorate.

Devo complimentarmi con Giorgia e ringraziarla per averci inserite nei suoi ringraziamenti!!

#MoltoPiùDi194

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Abbiamo voluto esserci, sabato 12 aprile, a Milano, per ribadire con la nostra presenza il nostro messaggio, quello per il quale avevamo preparato il nostro evento “Marciare… per tornare indietro?”, il nostro volantino e il nostro comunicato: vogliamo scegliere noi sui nostri corpi.

La giornata è iniziata alle 14, in Piazzale Cadorna quando piano piano i membri del Comitato di no-choice hanno iniziato a radunarsi e le camionette e le auto della polizia hanno fatto la loro comparsa.

Noi di UAGDC avevamo dato appuntamento in Piazzale Cadorna, per poi spostarci alle Colonne di San Lorenzo, dove il collettivo Ambrosia ed altre associazioni milanesi avevano organizzato un contro-presidio, in uno spazio adeguato a lanciare i nostri messaggi. Abbiamo scelto di unirci a loro innanzitutto perché nessuna di noi è milanese, dunque abbiamo preferito appoggiare le realtà territoriali e poi per non disperdere le forze. Ambrosia, infatti, ha radunato diversi collettivi e quindi la presenza alle Colonne di San Lorenzo era abbastanza nutrita e per noi era importante che molte persone stessero a sentirci, che fossimo visibili, che il nostro messaggio arrivasse chiaro.

Appena i tristi figuri del Comitato hanno capito che le 4 o 5 persone che si erano raggruppate a pochi metri da loro erano delle pericolosissime femministe pro-morte, assassine e sociopatiche, uno di loro si è avvicinato in modo subdolo tentando di intervistarci, senza qualificarsi in nessun modo, senza dare il proprio nome, senza dire per quale rivista/quotidiano/giornale/testata e/o altro scrivessero. Ovviamente abbiamo rifiutato qualunque intervista.

Dopo di lui si sono avvicinati i poliziotti che, in modo abbastanza aggressivo, hanno tentato di mandarci via. Alcune  persone del nostro gruppo (che nel frattempo si era allargato) si sono trattenute, cercando di parlare con i poliziotti, la maggior parte di noi si è posizionata di fronte alla Stazione di Cadorna, in un punto semaforizzato, dal lato in cui le auto si fermavano al rosso, per essere ben visibili.

I nostri slogan parlavano di diritti, di scelta, di autodeterminazione, di cosa accadrebbe se l’aborto legale non esistesse più. Qualche passante si è fermato, interessato ai nostri volantini.

 

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Alle 15 abbiamo abbandonato piazzale Cadorna, anche se  la vista delle croci insanguinate, degli striscioni vergognosi e colpevolizzanti, i feticci e i simboli fanatici, macabri e morbosi facevano venire voglia di restare, per contrastarli direttamente, ma avevamo appuntamento alle Colonne e sapevamo che saremmo state respinte dalla polizia che ci aveva già assalito con modalità comunicative aggressive (un paio di poliziotti ci hanno minacciate e si avvicinavano a noi con malagrazia, senza rispetto per il nostro spazio e ci invitavano a retrocedere, sospingendoci con le mani).

Così, mentre alcune compagne di un altro collettivo hanno scelto di non venire e un paio di ragazze tra quelle che avevano risposto al nostro invito hanno preferito raggiungere le Colonne più tardi, ci siamo spostate per raggiungere la festa #moltopiudi194.

Qui trovate qualche foto e un paio di video del presidio.

Abbiamo attaccato i nostri cartelloni, messo a disposizione i nostri scritti e atteso l’inizio della festa.

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Abbiamo letto dinnanzi ad una piazza numerosa ed interessata il comunicato che qualche giorno prima avevamo preparato. Era presente anche un emittente televisiva regionale a riprendere l’evento.

 Nel corso del nostro intervento abbiamo sottolineato il fatto che non è sufficiente difendere la Legge 194 dalle istanze di abrogazione, ma occorre fare di più. Occorre chiedere l’applicazione delle legge.

L’obiezione di coscienza, che in alcune regioni italiane raggiunge percentuali superiori al 90%, impedisce di fatto l’applicazione della legge 194 e per questo dovrebbe essere giuridicamente inquadrata come interruzione di servizio pubblico. E’ necessario chiedere l’eliminazione dell’obiezione di coscienza, perché convinzioni religiose personali e ambizioni carrieristiche non permettano più a medici, personale infermieristico, farmacisti, di esimersi dall’esercitare tutti i compiti di una professione che hanno scelto.

Le persone che hanno sfilato a Milano, sabato, hanno “dimenticato”, nella loro arroganza, che eliminare la possibilità di abortire nelle strutture pubbliche in tutta sicurezza, non significa “salvare la vita di un feto”. Significa rischiare la vita di una donna, significa discriminare: le donne abbienti, infatti potrebbero recarsi ad abortire all’estero, le donne povere, invece, finirebbero in condizioni sempre più precarie di salute, ricorrendo a metodi che si sperava fossero ormai nella storia, o, anche, secondo questi signori, in galera, ree di omicidio.

La maternità non si tutela rendendola obbligatoria, ma sostenendo l’occupazione femminile (in tutti i sensi), riservando fondi ai centri antiviolenza e ai consultori, facendo corretta educazione sessuale, parlando di contraccezione, redistribuendo il carico di lavoro famigliare e casalingo, non imponendo una gravidanza indesiderata.

Non vogliamo “piani di fertilità”, non vogliamo retoriche antiabortiste e angeli del focolare, non vogliamo essere asservite alla nostra biologia. Noi siamo molto di più, di un utero, di un’incubatrice. Basta sensi di colpa e spirito di sacrificio in nome di un’immagine del femminile che non ci appartiene. Nessuno può decidere se, come e quando diventare madre, se non una donna.

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Una nota finale sul Corteo di sabato. Sono talmente anacronistici, talmente morbosi e invasati, nominano tanto spesso Satana, ostentando oggetti macabri e croci insanguinate che mi auguro si squalifichino da soli.

Una delle cose peggiori, che davvero ci disgusta e della quale saremmo liete che la Federazione Nazionale dei Collegi IPASVI (l’ente di diritto pubblico che tutela e rappresenta la professione infermieristica) si occupasse, è vedere alcune persone sfilare per Milano col camice da infermiere. E’ un fatto violento e di gravissimo impatto su chi è disinformato. E, per lo stesso motivo, bene hanno fatto coloro che, il giorno prima, venerdì, hanno occupato la direzione sanitaria dell’ospedale Niguarda.

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Sperando che la sensibilizzazione delle persone al tema sia sempre maggiore, che la corretta informazione si diffonda sempre più e che una risata seppellisca davvero tutti coloro che vogliono farci ripiombare nel medioevo, teniamo alta l’attenzione e continuiamo ad impegnarci affinché il nostro diritto di scelta non venga mai più messo in discussione.

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Marciare…. per tornare indietro? Rispondiamo a chi marcia contro l’autodeterminazione delle donne

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Noi di Un Altro Genere di Comunicazione ci siamo spesso occupate di tematiche relative all’Interruzione Volontaria di Gravidanza, soprattutto da quando i segnali in Europa e in Italia al riguardo sono diventati sempre più allarmanti.

E così ci è capitato di partecipare a sit-in o eventi di vario genere a risposta dei nostri ormai conosciutissimi membri del Comitato No.194.org che ogni due mesi pregano davanti agli ospedali pubblici “in riparazione dell’aborto e dell’eutanasia”.

Abbiamo anche creato un blog che si occupa di “contronarrazioni” sull’aborto per sottolineare come sia prezioso il diritto di scelta in tema di maternità e con l’intento di smascherare la retorica dei vari gruppi di pro-life che vorrebbero raccontarci come l’aborto sia sempre e comunque un enorme dolore per tutte le donne che lo scelgono e che vorrebbero dimostrarci che dare alla luce un bambino non desiderato sia sempre e comunque meglio di interrompere la gravidanza nei limiti consentiti dalla legge.

Qui una piccola raccolta di nostri post in tema (assolutamente non esaustiva)

https://comunicazionedigenere.wordpress.com/2014/02/10/spagna-per-il-diritto-allaborto-le-donne-registrano-il-loro-corpo-con-yolanda-dominguez/

https://comunicazionedigenere.wordpress.com/2013/07/14/il-risultato-degli-attacchi-alla-legge-194-e-il-ritorno-dellaborto-clandestino/

https://comunicazionedigenere.wordpress.com/2013/05/08/marcia-su-roma-contro-laborto-noi-non-ci-stiamo-il-12-maggio-ricordiamo-giorgiana-masi/

https://comunicazionedigenere.wordpress.com/2013/04/30/obiezione-di-coscienza-e-legge-194-a-che-punto-siamo/

https://comunicazionedigenere.wordpress.com/2014/02/05/retorica-antiabortista-un-ingrediente-per-ogni-occasione-dal-servizio-pubblico-ai-negozi-di-cosmesi/

https://comunicazionedigenere.wordpress.com/2014/01/25/torino-regione-piemonte-finanzia-convegno-prolife-blindato-da-polizia/

https://comunicazionedigenere.wordpress.com/2013/08/25/veneto-si-spalancano-le-porte-degli-ospedali-pubblici-al-movimento-per-la-vita/

https://comunicazionedigenere.wordpress.com/2012/12/07/hai-abortito-loro-si-assicureranno-che-tu-soffra/

(e tanti tanti altri…)

e tutti i post scritti in occasione delle “Veglie di preghiera” di cui si diceva all’inizio:

https://comunicazionedigenere.wordpress.com/2013/01/04/ce-chi-prega-12-ore-no-stop-contro-il-diritto-allaborto/

https://comunicazionedigenere.wordpress.com/2013/02/18/pregoperla194-2marzo-organizzazione-sit-in-di-contropreghiera/

https://comunicazionedigenere.wordpress.com/2013/03/04/la-194-non-si-tocca-la-difenderemo-con-la-lotta-dal-sit-in-di-milano/

https://comunicazionedigenere.wordpress.com/2014/01/05/ai-ferri-da-calza-non-vogliam-tornare-vogliamo-scegliere-se-procreare/

In questi giorni siamo venute a conoscenza del fatto che sabato 12 aprile, dalle 15 alle 18 ci sarà una corteo nazionale a Milano, da Piazzale Cadorna a Piazza Medaglie d’Oro, sempre promosso dallo stesso Comitato: qui il link.

E’ bene ricordare che questi individui non vogliono riformare la legge, o trovare un sistema affinché la maternità sia ben vissuta da tutte le donne (magari facendo in modo che il carico di lavoro famigliare non ricada tutto sulle spalle femminili e che non ci siano discriminazioni sul posto di lavoro), ma vogliono abrogare la legge. In pratica, auspicano il ritorno all’aborto clandestino, alla faccia di chi si proclama pro-life! L’aborto clandestino e/o il ricorso a ginecologi compiacenti che a suon di denaro praticherebbero aborti privatamente porterebbero l’autodeterminazione femminile, la salute delle donne e il valore di tutte le battaglie per l’emancipazione femminile indietro di secoli.

Abbiamo, così, creato un evento, diffuso anche su FaceBook

https://www.facebook.com/events/1379759392304187/?ref_newsfeed_story_type=regular

Il 12 aprile, dalle 15 alle 18, i soliti individui che si piazzano davanti agli ospedali pubblici ogni due mesi a pregare “in riparazione dell’aborto e dell’eutanasia” hanno organizzato un corteo nazionale. Ricordiamo che il loro scopo è l’ABROGAZIONE della L 194, che permette l’Interruzione Volontaria di Gravidanza nel nostro Paese.

Non possiamo assolutamente ignorare l’evento e quindi abbiamo deciso di rispondere a modo nostro.

L’idea è quella di posizionare lungo il percorso del corteo, cartelloni e/o simboli (come mazzetti di prezzemolo o ferri da calza) e di distribuire ai passanti i nostri volantini, facendo, di fatto corretta informazione e contrastando chi non ci vuole lasciare libere di autodeterminarci.

Abbiamo predisposto un volantino da scaricare e stampare.

Metteteci fantasia e originalità, create slogan, cartelloni e troviamoci, tutt* insieme, il giorno 12 aprile, alle ore 13, in Piazzale Cadorna, per studiare le tappe del percorso che si svolgerà lungo le seguenti vie: Piazzale Cadorna, Foro Buonaparte, Largo Cairoli, Via Cusani, Via Broletto, Piazza Cordusio, Via Orefici, Via Muzzini, Piazza Missori, Corso di Porta Romana, piazza Medaglie d’Oro.

Il volantino che trovate qui è disponibile da scaricare e stampare, come volete e come potete.

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Qui invece trovate il nostro comunicato per il presidio festante alle colonne di S. Lorenzo:

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Facciamoci sentire e non abbassiamo la guardia.

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