Censura dell’arte LGBT e calcio femminile “roba da lobby lesbiche” succede ancora in Italia

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Mentre gran parte del mondo verte dalla parte opposta, cioè sul riconoscimento dei diritti LGBT e delle coppie gay, l’Italia continua la sua Inquisizione eterosessista.

Dopo la vicenda della mozione contro l'”ideologia del gender” passata in Lombardia la quale prevede pesanti censure ai libri dell’infanzia che si oppongono agli stereotipi che distinguono maschi da femmine, intesi come naturali e fondamentali per salvaguardare e formare famiglie tradizionali, ho appreso che sotto il vaglio della censura in Italia ci passa qualsiasi cosa che non è in sintonia tra “la naturale differenza tra i due sessi”.

Queste sono le parole utilizzate dal magazine online Ginger Generation rivolto a ragazze adolescenti e dove spesso vengono postate notizie riguardanti persone del mondo dello spettacolo, in particolare dal cinema e dalla musica.

Un giovane cantante emergente italiano LGBT (Sinner ndr) è stato respinto dal magazine che si rifiuta di promuoverlo e rilasciare una recensione sul suo singolo. Non gli piace la sua musica?

No! Gli piace pure, il problema è che per la rivista online lui è un modello diseducativo per la linea editoriale perché “troppo effeminato”.  Nella sua pagina è riassunta la vicenda:

Chiama la famiglia etero “famiglia naturale”. In poche parole il magazine femminile non vuole dedicargli un articolo, nonostante sia per la redazione un buon pezzo, perché il cantante non è in sintonia con la naturale differenza tra uomini e donne che contradistinguono la “famiglia naturale” (donna ai fornelli e l’uomo a caccia con la clava?). Come se un blog o un giornale si rifiutasse di fare una recensione sull’ultimo singolo di Emma e su Laura Pausini perché hanno dimostrato appoggio alle coppie gay o per farla più semplice è come se un blog qualsiasi si rifiutasse di promuovere l’ultimo singolo di Rihanna perché non è bianca.

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Sinner indossa tacchi a spillo, trucco e nel suo video musicale (link) appaiono mille colori e ha ricevuto tantissimi gradimenti, soprattutto fuori dall’Italia malgrado sia italianissimo.

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Sinner, la popstar vittima di omofobia

Immaginiamo se Conchita Wurst venisse scartata dall’Eurovision perché veste “come una donna”, invece lei il festival lo vinse pure. Sinner, dunque, sembrerebbe la risposta italiana a Conchita ma il nostro Paese è anni indietro rispetto all’Austria dove almeno sono riconosciute le unioni civili ma tuttavia recentemente con un centinaio di voti sia stata respinta la legge per i matrimoni gay.

La stessa solfa sarebbe che ancora una volta l’omofobia e la censura si abbatte sull’arte, la novità è che questa volta si abbatte anche sulla musica. In nome della differenza naturale tra i due sessi. Dunque guai se sei uomo e usi i tacchi a spillo, se ami il glitter, lo shopping, la moda, i colori! Non si capisce perché le ragazze dovrebbero essere tenute lontane da immagini simili, quale pericolo c’è per delle adolescenti in un video simile o perchè debbano difendere la loro “naturale” differenza dagli uomini (o viceversa per i maschi)!

Non ci sono nemmeno citazioni sui matrimoni gay, eppure Ginger Generation ha ritenuto che fosse una minaccia per la “famiglia tradizionale” e per “la naturale differenza tra i sessi” ritenendo che i temi trattati dall’artista, i costumi e le sue pose siano troppo “femminili” per essere prerogativa maschile per non minare la famiglia etero, come se essa si fondasse sul fatto che i gay non debbano esistere o amarsi, le donne amano le scarpe e gli uomini il calcio!

A proposito del calcio, dopo le battute omofobe di Belloli ecco che spuntano altre dichiarazioni sul calcio femminile, da sempre vittima di poca considerazione e pochi fondi e ora di mire machiste tese a boicottarlo.

“In Italia il calcio femminile è in mano a una lobby di giocatrici gay. Chiesi le dimissioni di Belloli per le sue frasi sulle ‘lesbiche’ ma ora confermo le sue parole che mi riservo di documentare”. Queste le parole scritte in un comunicato stampa da Roberto Salerno parlando del calcio femminile.

Insomma in Italia sembra che si navighi nelle stesse acque dei paesi in cui domina la sharia, dove nei concorsi dedicati all’assunzione di insegnanti si riducono le assunzioni di donne perchè “troppe donne insegnanti fanno diventare gay i bambini”.

Tacciate per lesbiche,anche se magari quelle donne che trovano nello sport una via di fuga dall’obbligatorietà di essere rappresentate dai media italiani secondo due sole alternative: o veline o mogli. Pare che in nome della famiglia tradizionale le donne italiane possono ambire solo a diventare casalinghe, parrucchiere, maestre, suore, baby sitter, modelle o sarte, mentre gli uomini non possono esercitare queste professioni senza essere visti come gay, effeminati, pedofili (se praticano l’insegnamento negli asili o baby sitter). Non che manchi di rispetto a queste categorie ma è assurdo che l’Italia stia minacciando la parità di genere e i diritti civili che spettano a tutti i cittadini indipendentemente dal loro orientamento sessuale o identità di genere a causa dello spauracchio dell’omosessualità.

Da sempre ho ribadito che non c’è società sessista che non sia anche omofoba, perché gli stereotipi di genere vanno alla grande dove i rapporti tra i due sessi sono considerati binari, perché la paura dell’omosessualità impedisce agli uomini di piangere senza “rischiare di sembrare femminucce”e così le donne che non si truccano, che non portano i tacchi o che ruttano/imprecano, propense a storie d’amore fugaci vengono viste con sospetto perché “poco femminili”.

Non è molto rara l’affermazione “non ce la vedrei come una buona moglie se non sa cucinare, se impreca, se ha avuto tanti partner, se è sterile, se è troppo anziana, altrettanto lui non è un buon marito se è troppo povero, se è più giovane di lei, se vergine, se basso” ecc.., quelle che sembrano le logiche per cui una perfetta famiglia tradizionale debba funzionare e dove gli etero pare abbiano più obblighi  a uniformarsi ad uno standard preconfezionato rispetto ai gay che formano famiglia.

Allora, come si fugge dalle logiche della famiglia tradizionale italiana?