Come ti vorrei: La donna ideale secondo 18 paesi e l’ideale della magrezza/formosità

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Molti ambienti femministi hanno affrontato più volte il tema della bellezza femminile, sentendola racchiusa nell’insieme di stereotipi di genere che vengono imposti alle donne da mode e mezzi di comunicazione. In Gran Bretagna è stato fatto un esperimento per verificare quali sono i canoni estetici di una donna secondo 18 paesi a cui è stato rivolto il test. Qui una fonte per informarsi in cosa consiste un “canone estetico” di Dott.sa Mariangela Gaudio, psicologa e psicoterapeuta:

[…] Fin dall’antichità la bellezza femminile è stata valutata e misurata sulla base di un modello estetico di riferimento, riconosciuto dalla società in un determinato contesto storico e culturale.
Dal modello ideale discendono i canoni estetici, ovvero le caratteristiche tipiche della bellezza.
In tal senso, maggiore è la somiglianza di una donna rispetto ai parametri definiti, maggiormente essa è considerata bella.
Tuttavia, l’ideale estetico non è un criterio assoluto, immutabile, universale, ovvero riconosciuto valido in tutti i tempi ed in tutti i luoghi, viceversa rappresenta una costruzione socioculturale, in quanto si genera e si modifica continuamente nell’alveo della società e della cultura entro cui si colloca; in virtù di ciò, un ideale estetico è destinato a mutare in relazione al trasformarsi delle mode, dei costumi e delle consuetudini sociali e culturali. […]

Il progetto,“Perceptions Of Perfection” , creato da una farmacia online del Regno Unito, la Superdrug Online Doctors , ha spedito l’immagine di una modella a 18 paesi diversi e ha restituito gli esiti creati dai designers provenienti da questi paesi che con l’utilizzo della piattaforma Shutterstock hanno riprodotto gli standard specifici di bellezza della loro nazione di provenienza.

I designer hanno modificato le immagini avvalendosi della percezione del corpo femminile esistente nei loro paesi di provenienza ed è venuto fuori che ognuno ha un canone estetico molto diverso, ovvero una percezione diversa del corpo femminile che considerano perfetto.

I vari artisti hanno avuto la possibilità di intervenire su tutto, dalla taglia della loro donna ideale, al colore delle scarpe e dei capelli, così da poter modificare il corpo per renderlo più simile ai canoni di perfezione e bellezza, propri della loro cultura.

I 18 partecipanti, 14 donne e 4 uomini come riportato dalla casa farmaceutica Superdrug, hanno cercato di ricreare fedelmente la percezione che si dovrebbe avere del corpo perfetto di una donna. Dunque, è stato chiesto ai quattro artisti maschi di realizzare la loro immagine femminile basandosi sui messaggi sociali che le donne ricevono nei loro paesi, che indicano come dovrebbe essere un corpo perfetto per una donna.

L’idea è quella di ritoccare la ragazza ritratta per renderla più attraente per i cittadini della nazione esaminata. Le donne designer, hanno rappresentato fedelmente il corpo perfetto di una donna sulla base delle percezioni culturali che ciascuno di questi ha nei loro diversi paesi di provenienza. Un progetto per comprendere le pressioni che hanno le donne di fronte per quanto riguarda la percezione corporea.

«L’idea è quella ritoccare questa donna e restituirla più attraente ai cittadini del vostro Paese. Per farlo esploriamo la bellezza a partire dalla percezione diversa che ciascuno ha in tutto il mondo», recita il manifesto del progetto. Gli artisti potevano anche creare un modello sul quale poter intervenire: dalla taglia, al colore della scarpe, ai capelli.

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Per alcuni paesi l’ideale di bellezza femminile varia di poco dal modello originale, mentre per altri il progetto finale è totalmente irriconoscibile dall’originale, come Cina e Italia.

I paesi del Sudamerica, Romania, Venezuela, Peru ma anche Spagna hanno ripreso standard di bellezza che propongono un modello femminile più morbido.

Qui la gallery:

Quello che è stato messo in evidenza dai ritocchi è che il corpo della modella non va bene in nessun paese citato, alla donna non è permesso di essere se stessa da nessuna parte poiché i designer l’hanno ritoccata sulla base del canone estetico del loro Paese. Secondo tutti i Paesi presi in esame, secondo la percezione comune, è considerato “troppo grasso” ed è stato snellito. Inoltre, in tutti i paesi citati le donne compaiono tutte bianche: qualcuna è stata resa più scura ma lo standard corporeo resta quello della “razza bianca”.

L’ideale più inquietante è quello proposto dal nostro Paese.  L’Italia, ha drasticamente modificato l’originale proponendo a chi ha commissionato il progetto un’immagine femminile completamente diversa e irreale: magrissima, con gambe e braccia sottili e lunghissime e busto piccolo.

L’Italia ha staccato di netto la testa della modella originaria per “installarla” su un corpo completamente diverso come si nota dalla differente posizione delle mani sul busto che cingono il ventre. Altri Paesi, come Paesi Bassi e Ucraina, hanno cambiato la lingerie. Dunque, secondo i designer italiani, la donna in Italia è percepita bella solo se sottopeso (con un BMI sotto i 20.0), praticamente l’opposto dei corpi delle italiane, solitamente generosi e mediterranei.

Possibile che il corpo della modella sarebbe stato imperfetto per gli italiani anche se ritoccato in modo feroce ( come è accaduto per la Cina)? Tant’è che è stato montato come un puzzle. Nessun Paese dei 18 ha fatto un ritocco così estremo, nemmeno la Cina che assieme all’Italia hanno proposto corpi femminili estremamente magri tant’è che la Cina ha un’ideale femminile con un BMI di 17.0 (46 chili) e l’Italia poco maggiore, con un BMI di 18.0 (ossia di 49 chili) su donne alte 165 cm (standard uguale per tutte le 18 nazioni), mente negli altri Paesi vige un modello femminile più o meno “morbido” o normopeso.

Sono andata così a calcolare il peso fingendomi la modella ritoccata. Dalla tabella del sito http://www.salute.gov.it ne viene fuori una situazione di “sottopeso”, dato che per rientrare tra i “normopeso” bisogna pesarne almeno 51 (BMI 18.50).

Immagine

Calcolo del peso secondo il sito http://www.salute.gov.it

calcolo del peso ideale www.dossier.net

Il sito http://www.dossier.net ci mostra dati ufficiali secondo il rapporto peso-altezza, ossia normopeso significa pesare 10.5 chili in più: 59,90 e un BMI di 22:

59.9 kg / (1.65 x 1.65) m² = 22 

La domanda è: i canoni femminili in Italia sono più rigidi che altrove e questo va di passo con una forte disparità di genere? La disparità di genere può passare anche dalla percezione dei nostri corpi?

Sembrerebbe che questo ritocco rispecchi la femminilità del nostro contesto o i gusti del designer o di quello che percepisce della bellezza femminile in Italia. L’Italia sembra ormai uno dei pochi Paesi che continua a proporre ossessivamente il modello di magrezza femminile come un obbligo ma allo stesso tempo inarrivabile.

Si rifugge all’idea di forza femminile? Stereotipo femminile come sesso debole? Occhio che questa non è assolutamente una battaglia contro le ragazze magre (perché ci sono anche le “magre di costituzione”) ma davvero non si sa dove si voglia andare a parare proponendo ancora un ideale estetico di donna fragile, priva di forza fisica e apparentemente poco sana come ideale di perfezione soprattutto per chi costituzionalmente è “robusta”, sana e forte.

Non è una questione di estetica ma di salute; di anoressia si muore. Secondo una ricerca condotta dall’ Organizzazione Mondiale della Sanità, in Italia sono circa 2 milioni chi soffre di bulimia e anoressia. Sono soprattutto ragazze e non è un caso. A preoccupare è l’abbassamento dell’età delle pazienti: tra gli 8 e i 12 anni, preadolescenti.

Si tratta di ragazze fortemente preoccupate dell’immagine del proprio corpo, una vera psicosi scatenata proprio dall’immagine irreale incentivata dai media. I disturbi alimentari in Italia sono la seconda causa di morte nelle ragazze dopo gli incidenti stradali.

In Italia i disturbi alimentari, come nel resto dell’occidente, sono in aumento ma se ne parla troppo poco. Secondo la Società italiana per lo studio dei disturbi del comportamento alimentare (Sisdca), il 6% delle giovani donne italiane tra i 12 e i 25 anni soffre di disturbi alimentari.

La preoccupazione è che si dà poco peso a questa patologia psichiatrica/fisica e che in Italia preoccupa più avere un figlio gay piuttosto che una figlia che prova imbarazzo a guardare il proprio corpo allo specchio. La cultura occidentale di cui fa parte l’Italia vive in bilico tra l’esposizione mediatica eccessiva del corpo femminile (e le pressioni di essere sexy a tutti i costi) e tra il tabù del corpo femminile che rimanda alla richiesta di eccessivo pudore.

Nel mondo della moda, il problema dell’anoressia-bulimia è tre volte maggiore tra chi ci lavora. Tantissime le modelle che anche se sottopeso fisicamente vengono rifiutate perché “troppo grasse” o costrette a seguire diete rigide per contratto. In Francia è partita una legge che impedirà alle agenzie di moda di chiedere alle modelle di essere molto magre per poter lavorare nelle case di moda.

Oltreoceano assistiamo a qualche cambiamento per quanto riguarda l’ideale di donna. I mass media oggi parlano di “curvy” restituendoci le forme morbide che Meghan Trainor, Nicki Minaj e Kim Kardashian mostrano con orgoglio e come modello di bellezza, così le nostre ragazze di oggi rispetto quelle della generazione precedente trovano una via di uscita dalla dittatura della magrezza estrema.

Come per la donna magra, però, anche l’ideale curvy ha dei rigidi canoni da seguire: Avere un sedere molto grande ma privo di cellulite e un seno grande, sodo e alto è praticamente impossibile senza ricorrere a interventi di chirurgia estetica o a sessioni di palestra quotidiane. In secondo luogo, le donne con questa tipologia corporea vengono ancora percepite come “volgari” da chi ancora pensa che le generosità delle forme femminili siano qualcosa da camuffare, ingentilire e nascondere, virilizzate per non apparire sessualmente provocanti, quando non “gonfiate” in alcune parti del corpo per apparire eccessivamente femminili, come se curvy facesse rima solo con “seno grosso” o “sedere innaturalmente abbondante” e come se la magrezza facesse rima con “eleganza” , “giovinezza” o “innocenza”.

Ora vorrei concludere sottolineando che non può partire nessuna rivoluzione femminile senza che parta una consapevolezza dei nostri corpi, della nostra sessualità e se continuiamo a farci fissare i canoni estetici da altri, soprattutto secondo un gusto ancora maschile.

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