Il Peter Mackler Award 2015 premia il giornalismo coraggioso ed etico della siriana Zaina Erhaim

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Dal 2008, il premio giornalistico in memoria di Peter Mackler riconosce il valoroso merito dei cronisti che si distinguono per un’opera d’informazione corretta nei paesi dove la libertà di stampa è a livelli critici.
Zaina Erhaim vive e lavora ad Aleppo, in Siria, dove, negli ultimi due anni, ha formato circa 100 reporter siriani – quasi un terzo dei quali sono donne –  in stampa e giornalismo televisivo, contribuendo inoltre a fondare nuovi giornali e riviste indipendenti nel suo paese.
Erhaim è anche coordinatrice di un progetto sulla Siria per l’Istituto per reporter di guerra e pace (IWPR), un’organizzazione internazionale che offre sostegno ai giornalisti nei paesi coinvolti da conflitti, momenti di crisi o transizione.
Alla notizia del premio, la reporter ha dichiarato che “quando si vive nell’orrore per tanti anni, è normale sentirsi abbandonati e dimenticare che ci sia qualcuno ad ascoltare o leggere le nostre storie, e che quel qualcuno si preoccupa realmente. Iniziative del genere mi fanno sentire che il mio lavoro, e quello dei miei colleghi siriani, è importante ed apprezzato, e questo mi dà la forza di andare avanti nella mia lotta quotidiana per la sopravvivenza.”

“Con il premio a Zaina Erhaim rendiamo omaggio a chi combatte per la libertà d’informazione in Siria, paese che dal 2011 è il più pericoloso per i giornalisti. Di fronte ad un’oppressione così dura, Erhaim rappresenta un’eccezionale reporter ed insegnante di giornalismo”, queste le parole di Delphine Halgand, direttrice di Reporters  sans frontières – Usa, che ricorda che la Siria è attualmente al 177° posto tra i 180 paesi presi in considerazione dal World Press Freedom Index.

Infine, David Millikin, direttore di Agence France-Presse per l’America del Nord, sostiene che “Zaina Erhaim ha svolto un lavoro straordinario di formazione sia dei residenti che dei giornalisti, che sono diventati l’unica fonte di prima mano su ciò che succede in Siria, ed ha inoltre rappresentato un supporto alle donne siriane che vivono sotto assedio. In conclusione, incarna quegli ideali che si è scelti di omaggiare appunto istituendo il Premio Peter Mackler.”

Da: http://en.rsf.org/syria-zaina-erhaim-of-syria-named-2015-22-08-2015,48250.html

3 commenti

  • Giustiziere Solitario

    Evidentemente invece le donne col velo quelle vanno bene…nulla da eccepire. Femminismo 2.0.
    E io che avevo capito che mostrare una donna mezza nuda o mostrarla col velo fosse sostanzialmente la stessa cosa… le due facce della stessa medaglia! Avevo capito male. Il velo va bene.

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  • A parte che quello che porta la giornalista in foto è un copricapo come lo portano tante donne anche africane, per esempio. Non è il velo religioso come lo intendi tu. Anzi, in questo caso specifico Zeina Eirham indossa una kufia (kefia), un capo tradizionale arabo che nella prima metà del secolo scorso è diventato simbolo dell’identità palestinese e della lotta di questo popolo per la propria terra. La giornalista evidentemente lo adotta come emblema di resistenza personale in quanto siriana. Non credo ci sia bisogno di spiegarne il motivo.
    Sul web, tra l’altro, ci sono tante immagini di lei col capo scoperto.
    Inoltre, come ha detto Mary, tutto questo non c’entra nulla con l’articolo. La donna in questione ha ricevuto un premio per l’importanza sociale del compito da lei svolto, al di là di com’è vestita e di come si presenta.
    Da notare, infine, che nel mondo arabo tanti uomini indossano il copricapo.

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