Lo stupro e poi il selfie con il segno di vittoria: quando il corpo femminile è ritenuto terreno di conquista maschile

commenti3

Ne ho parlato anche su Blastingnews:

commenti3

Poche ore dopo aver stuprato turista americana in una discoteca di Sorrento, due ragazzotti hanno pubblicato su Facebook un selfie che li ritrae mentre fanno “il segno di vittoria” (ho scelto di non pubblicare la foto). Gesto sintomo di una cultura maschilista dove ogni rapporto sessuale ottenuto coercitivamente o meno viene considerata una conquista per il maschio.

L’episodio, accaduto una sera di luglio come tante, riassume uno spaccato di cultura maschilista ancora troppo radicata in una società che considera il corpo femminile un terreno di conquista sul quale esercitare la propria mascolinità.

Un corpo su cui esercitare dominio e possesso perché un uomo che non porta a letto una donna viene ancora oggi ritenuto “frocio” o “sfigato”. Allo stesso tempo la donna riceve una doppia pressione: se è disponibile è colpevole perché erroneamente si ritiene che la donna non abbia bisogno di sesso, se si ritrae è colpevole di aver negato all’uomo quello che viene considerato il suo diritto che rientra nello stereotipo del maschio cacciatore.

Tornando alla vicenda. Da una parte fa scalpore la foto del selfie e la vittima giustamente riceve tantissima solidarietà, dall’altra l’episodio dello stupro non viene ritenuto poi così rilevante. In primo luogo ci sono gli amici e i conoscenti che difendono il branco: “sono bravi ragazzi e non hanno bisogno di stuprare perché piacciono alle ragazze”. Come se lo stupro fosse la normale risposta di un uomo respinto.

Poi gli sconosciuti. Malgrado le telecamere li abbiano incastrati ben due volte e uno dei due abbia dei precedenti per stupro, c’è chi mette in dubbio l’accaduto e colpevolizza la vittima perfino per essere andata in bagno a piangere o a riprendersi dal trauma prima di ricevere una seconda aggressione. Che hanno a che fare gli estranei alla vicenda e ai presunti stupratori con questa storia? Perché questa empatia?

Non ha stuprato uno straniero,dunque nessuno si chiede sulla necessità di applicare la castrazione chimica e chi l’ha proposta come soluzione facendone una campagna politica non reputa necessario parlare di questo episodio e di applicare loro la medesima pena, come invece è successo ai due presunti aggressori stranieri di due ragazze sul litorale di Rimini la notte di ferragosto.

La stessa cultura xenofoba che colpisce la vittima quando a stuprare è un italiano se l’è cercata, è una “donna facile” perché ha flirtato con uno di loro o si è inventata tutto perché si è pentita di un rapporto sessuale consenziente. Colpita due volte quando straniera sulla base di stereotipi incivili sulle donne non italiane solo perché magari sono libere di avere qualche fidanzato in più o perché il cinema italiano ha sempre etichettato le donne non italiane come delle libertine. Magari gli stessi che criticano i musulmani integralisti quando identificano la donna italiana come “la puttana occidentale” solo perché abbiamo qualche libertà in più.

Eppure una grande fetta di italiani non ritiene corretto che una donna abbia diritto ad autodeterminarsi, che possa fare delle scelte sessuali.

Riflettiamo che le stesse considerazioni che stanno facendo chi ora sta accusando la vittima le hanno fatte anche chi l’ha stuprata, ovvero: la donna non deve scegliere con chi andare a letto. Nel momento che sceglie viene percepita disponibile ad andare a letto con tutti o meritevole di uno stupro.

Si chiama cultura dello stupro e va a braccetto con lo slut-shaming, ossia la tendenza di condannare la sessualità femminile ritenendola inferiore a quella dell’uomo. È una cultura universale che non ha confini geografici, quindi è sbagliato attribuire solo agli immigrati la responsabilità del fenomeno.

Il problema della cultura dello stupro è emerso anche nel caso di Fortezza da Basso, quando  il branco è stato assolto perché la vittima aveva una vita sessuale troppo libera.

Se questa problematica è perfino presente nelle “aule della giustizia” come possiamo pensare che il singolo cittadino condanni lo stupro? Come è possibile indignarsi per lo straniero quando lo stupro viene perpetrato anche dai nostri connazionali? Quando lo stupro viene in questo modo tollerato?

Considerando che uno dei ragazzi accusati dello stupro avvenuto in discoteca ai danni della turista è stato denunciato tempo fa per un episodio simile, credo che sia utile imputare anche alla giustizia italiana la responsabilità dell’aumento degli stupri.

Se i deterrenti non vengono applicati come si può pretendere di attuare un piano a livello culturale per eliminare il problema alla radice? In poche parole, se già nei tribunali il problema non viene ritenuto grave, o peggio viene giustificato, come possiamo pretendere che casi come questo non vengano attuati anche da parte dei nostri connazionali?

Il problema degli stupri è culturale, si pensi che abbiamo dovuto aspettare fino al ’96 per una legge che ha riconosciuto lo stupro come un reato contro la persona e fino al 1981 per vedere abrogata quella legge integralista che imponeva ad uno stupratore di sposare la sua vittima, indipendentemente dalla volontà di quest’ultima. Legge che oggi è presente in alcuni “stati islamici” che impongono la sharia.

Molto grave sostenere che questo problema sia solo prerogativa dell’immigrazione. Un Paese come il nostro dovrebbe essere abbastanza civile e non fraintendere un sorriso femminile come disponibilità sessuale. Evidentemente non è così, segno di che la parità di genere è ancora un miraggio.

4 commenti

  • Io sono stanca e indignata. Finchè a stuprare sono stranieri lo stupro è stupro. Quando a farlo sono italiani lo stupro si trasforma in un divertissement facilmente giustificabile.
    La donna rimane un oggetto in ognuna di queste situazioni. E siamo sole. Sole in un Paese dove la violenza viene pesata con unità di misura differenti. In un Paese che non s’interessa delle vittime ma che fa differenza tra i colpevoli.
    La prepotenza e il membro di un uomo fanno meno male se ne capisci l’idioma.

    Mi piace

  • felice1978wezla

    tutto questo è davvero orripilante!

    Mi piace

  • Si! Penso che la sentenza di Firenze possa far proprio parte della cultura dello stupro. Ha rafforzato molte convinzioni che la donna è bugiarda e calunniatrice. Possono anche dire che in Italia c’è il più basso numero di stupri. Perchè ha scoraggiato e scoraggerà un numero sempre maggiore di donne vittime di violenza. Da vittime diventano imputate, la loro vita sarà passata al vaglio della morale borghese, che poi è l’espressione massima del maschilismo. Se sei bisessuale, se hai avuto rapporti occasionali, se vivi il sesso con gioia e piacere, lascia perdere non fare denuncia che è inutile, serve solo a rafforzare il senso di impunità e di potere da parte dell’aggressore. Se non è cultura dello stupro questo, non so dare altre definizioni.

    Mi piace

  • Prendo spunto da alcuni commenti, che prima non avevo letto.
    “Cosa c’è tornata a che fare nel bagno?” Io non conosco la dinamica dei fatti, ma cercare coerenza e logica nella vittima, oltre che ad essere una cosa stupida e antiscientifica, tende ad inserire il dubbio e colpevolizzare la vittima. Quindi fa parte della cultura dello stupro.
    Viene detto, nel caso dell’aggressore; ” preso dal raptus”; ” Ha perso la testa.” oppure come ci dice la sentenza di Firenze: … “con la minigonna sul toro meccanico faceva vedere gli slip rossi…..ad un certo punto lo XXX che lavorava al bar l’aveva presa per un braccio e portata in un bagno dove aveva preteso un rapporto orale che lei raccontava di aver subito con disgusto”. pag.6
    Al contrario, alla vittima viene richiesta freddezza, logica, coerenza nelle azioni, si deve ribellare, deve urlare. ecc…ecc..Quando sappiamo che è il contrario, freddezza logica e coerenza nelle azioni sono proprie di chi aggredisce, chi subisce al contrario si trova in uno stato confusionale, di stupore, di incredulità, le sue azioni possono non essere coerenti e logiche. Nella vittima, l’incoerenza e la logica dimostrano che è vittima non che è bugiarda.

    Mi piace