Martina Levato e la decisione di toglierle il figlio: ha compiuto un grave gesto ma non come madre

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In questi giorni l’episodio dell’aggressione con l’acido ai danni di due ragazzi è su tutti i giornali così come il destino degli autori del terribile gesto, definiti la “coppia dell’acido”, condannati a quattordici anni di reclusione per l’aggressione a Pietro Barbini ustionato da una bottiglietta di acido muriatico.

Sull’aggressività e la crudeltà di queste azioni non c’è da aggiungere tanto, questo tipo di aggressioni lasciano terribili segni terribili nella pelle (e nell’anima) delle vittime perciò reputo tali azioni ben più gravi di un omicidio. Episodi simili sono in crescita anche in Italia, fenomeno che fino a poco tempo fa era conosciuto esclusivamente in alcuni paesi asiatici generalmente contro donne a scopo punitivo da parte di uomini gelosi e violenti.

Tra gli episodi di violenza più conosciuti in Italia c’è l’aggressione a William Pezzullo, aggredito dalla ex e dal suo complice per vendetta e l’avvocatessa Lucia Annibali, sfregiata dai sicari pagati dal suo ex compagno che non tollerava la fine della relazione. Nell’ultimo biennio in Italia, le “acidificazioni del volto” sono state numerose fino ai casi meno noti come quello più recente circa l’aggressione ad una cassiera in un locale per vendetta da parte di un uomo che riteneva la donna un ostacolo alla relazione che voleva iniziare con la sua amica.

Sulle azioni della “coppia dell’acido” non si conosce il movente. Su IlGiorno vengono riportate delle ipotesi che farebbero pensare ad un “movente di genere”. Dunque, il fidanzato della Levato, Alexander Boettcher non tollerava i tradimenti della compagna perché «sosteneva che l’uomo può tradire, ma la donna no, la donna deve essere e restare pura». Insomma, secondo gli inquirenti la coppia pianificava dei rituali “purificatori” per punire gli amanti che la donna aveva frequentato per vendicarsi dei tradimenti di Alexander. L’uomo, 30 anni è sposato e non disdegnava tradimenti, tra cui Martina Levato la sua amante. Emergerebbe , secondo gli inquirenti, un profilo sessista della parte maschile che compone la “coppia dell’acido”; un individuo possessivo arrivato perfino a marchiare Martina sul volto col suo nome.

Sulle condizioni delle vittime si sa poco anche perché le famiglie hanno voluto mantenere riserbo assoluto, mentre più che della gravità della vicenda si è discusso molto sulla decisione di una pm di strappare all’improvviso dalla madre, la Levato, autrice delle aggressioni, il figlio appena partorito e poi la decisione ancora più crudele di consentirle di vederlo ma di non darle la possibilità di allattarlo.

Gesto che alcune fonti hanno definito come crudele verso una madre, un’ennesima forma di “tortura giudiziaria” del sistema italiano (fonte qui) un’azione vendicativa contro il suo essere madre e donna, anche a causa della procedura urgente che non è stata presa in esame durante la gravidanza che la donna ha trascorso in reclusione.

L’altra metà dell’opinione pubblica dichiara che “Martina Levato non è una brava donna, scelta giusta quella di punirla perché non merita di fare la mamma“. Punirla attraverso la mortificazione della sua carne, il legame naturale che si attua tra la madre e il figlio attraverso il gesto dell’allattamento.

Nessuno ha parlato di Alex. Il problema di percepire anche Alex come cattivo padre e marito ( o sul diritto di vedere il bambino) non si pone nell’opinione pubblica.

Da una parte alcuni media, tramite le dichiarazioni degli inquirenti, definiscono la Levato come una vittima plagiata dal suo compagno descritto come perverso (dunque stereotipo della donna passiva e naturalmente non incline a delinquere), altri media la descrivono come sessualmente promiscua, come se ci fosse un nesso tra una condotta criminale e una condotta sessuale fuori dagli standard sociali “della brava donna”.

Dunque (riporto dalla stampa):

“Lui sbruffone, megalomane e violento è stato definito dagli esperti egocentrico, narcisista, manipolatore e dominatore”. 

Fa riemergere il profilo che Cesare Lombroso nel 1893, nel libro “La donna delinquente, la prostituta e la donna normale”, aveva dato alla criminale di sesso femminile, sostenendo che la causa della minore diffusione della criminalità femminile era da individuarsi nella maggiore passività della donna rispetto all’uomo, collegata alla “pietas materna, all’incoscienza e all’incapacità di scegliere tipiche della natura femminile”. 

Secondo il saggio, se la donna infrange una “norma” ascritta nella sua natura viene considerata anomala, priva di morale e caratterizzata da premeditatezza rispetto al criminale maschio. Le considerazioni di Lombroso sembrano ancora oggi utilizzate dalla giustizia e dall’opinione pubblica.

Alla contrapposizione del crimine maschile descritto come raptus e quello femminile descritto come premeditato, freddo e calcolato, da altre fonti riemerge il solito modo di descrivere la donna criminale: descritta spesso come “sessualmente anomala”, dunque per essere tale deve violare anche norme sociali femminili nel rapporto con l’altro sesso, tendenza che ho definito più volte slut-shaming.

Descrizioni simili non vengono mai fatte a stupratori e pedofili eppure in quel caso c’è il nesso tra sfera sessuale e delitto compiuto. Stessa sorte accaduta a Marita Comi che malgrado non fosse nemmeno una criminale in quanto non fosse l’autrice dell’omicidio a sfondo sessuale contro Yara, è stata  quasi ritenuta responsabile dell’omicidio di cui è accusato suo marito Massimo Bossetti a causa della sua presunta infedeltà coniugale, scatenando una serie di reazioni di scandalo in un’Italia arretrata e misogina che ha identificato la sua condotta peggiore di suo marito: una società che pare giudichi lo stupro e l’omicidio di una bambina da parte di un uomo meno grave di un tradimento femminile.

Dunque, tornando agli stereotipi sulla criminalità femminile, essendo che la donna viene definita “per natura incapace di scegliere, materna e incosciente” nel momento che compie un delitto viene percepita come particolarmente anomala o malvagia, dunque incapace di essere madre poiché ha infranto la sua “natura mite e passiva” dovuta al “ruolo naturale materno”.

Dunque, la decisione poi di sottrarre il figlio, che ha fatto discutere, è poi frutto di quella cultura machista, esposta da Cesare Lombroso in quello storico saggio, che giudica l’autrice di un delitto come madre e come donna prima che come essere umano. Messo sotto esame il suo genere prima del suo gesto, punita con la mortificazione la sua femminilità.

In conclusione, Martina è stata definita “cattiva madre”, le è stato strappato suo figlio che non potrà allattare anche se non gli ha fatto del male, giudicata “madre immeritevole” ancor prima di essere madre poiché incinta al momento del giudizio tra l’altro da un magistrato donna, con la scarsa solidarietà femminile tipica di una cultura fortemente maschista ancorata nel sistema giudiziario/sociale italiano che agisce spesso coercitivamente sul diritto di madre. Ma un gesto del genere dovrebbe essere considerato gravissimo indipendentemente da chi lo compie.

Voi che ne pensate?

Approfondire qui “Criminalità sui generis”

10 commenti

  • Perchè rispolverare Lombroso o addirittura ‘la scarsa solidarietà femminile’? Mi sembra molto più sessista considerarla a prescindere una buona madre e vedere la decisione del pm come una punizione piuttosto che considerarle una salvaguardia del bambino.

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    • A me pare più sessista considerarla una cattiva madre perchè ha compiuto un delitto. Cosa c’entra la sua maternità col delitto? Ha ucciso il figlio? Ha abusato del figlio? ha picchiato il figlio? no! e allora di cosa stiamo parlando?
      Un criminale va giudicato in base al suo crimine e non al suo sesso. Nessuno può dire che potrebbe anche essere un pericolo per il suo bambino solo perché ha fatto un grave reato contro la persona.

      Altrimenti che facciamo? Facciamo una legge che sottrae i figli a tutte le madri delinquenti trattandole diversamente dagli uomini criminali?
      Quanti uomini sono condannati per reati gravissimi ma non è stata messa in discussione la propria capacità di essere padre o il presunto pericolo per il bambino?
      La legge agisce togliendo la patria potestà solo per reati che coinvolgono i figli come vittime, qui mi pare che si sia agito contro la legge quindi c’è una forte incostituzionalità in merito all’azione del pm.

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  • Lex, dura lex, sed lex”. Mi chiedo se nei tribunali vengano pronunciate sentenze, o se c’è la necessità di affermare il senso della Giustizia. Per farla breve, somma giustizia, grande ingiustizia, se invece di interpretarle le leggi le si applicano pedissequamente, delineando situazioni come quella che riguarda Martina, la ragazza che ha partorito in carcere. Martina Levato, è stata condannata pesantemente per aver aggredito il suo ex con l’acido, ma quello che non ci capisce è perché su di lei ci sia tanto accanimento da parte di un PM donna, orientata a dare in adozione il figlio della condannata.
    Una crudeltà inaudita che assume il sapore di una vendetta, se non si consente ad una madre di poter sfiorare il proprio figlio, sentirlo piangere una volta venuto alla luce.Un figlio che potrebbe riscattarla, ma che dal grembo le viene scippato e che lei dovrà considerare come morto . Una tortura quella inflitta a Martina, in quanto le torture come in questo caso, più che fisiche riguardano la sua essenza violata e violentata. In genere da donne, ci si aspetta solidarietà, umana pietà, non freddezza ed inamovibilità, come la PM sembra aver dimostrato, non considerando nemmeno la possibilità che il figlio nato in carcere potrebbe restituire alla collettività una donna redenta, che avendo fatto tesoro dei suoi sbagli vuole ritornare alla vita normale, esercitando il suo diritto di madre. Nell’applicare dunque una legge, si sta frantumando il mondo di Martina ritenendola una strega da mandare al rogo. Un castigo il suo che se non si avrà il buon senso di correre ai ripari sarà dannazione, peccato, che non le permetterà di redimersi. Tieni un cane attaccato alla catena, senza cibo e né acqua e avrai fatto di lui un mostro, un animale aggressivo da impallinare alla minima occasione.Questa giustizia priva di umanità provoca solo danni. Una giustizia che corre all’uso dell’interpretazione per gli amici, applicata con chi viene reputato nemico. Da un giudice donna ci si sarebbe aspettata maggior flessibilità e comprensione. Purtroppo siamo alle solite. La legge è uguale per tutti a parità di potere. E’ questo uno dei casi in cui la legge dimostra di non avere cuore e chi arriva a tali sentenze diventa inflessibile con gli altri e probabilmente compiacente con se stesso, secondo un proprio modo di concepire il mondo.

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    • A parte l’idea, che rifiuto, che il fatto diventare madre possa essere in sè un inizio di redenzione, la decisione del PM, a quanto ho letto, è conseguente (anche) al fatto che si tratta di una persona sicuramente disturbata che non sembra aver ‘fatto tesoro dei suoi sbagli’. Se non l’ha frenata la gravidanza dal commettere un reato del genere perché il parto dovrebbe averla cambiata? E poi perché pensare ad una ‘vendetta’ piuttosto che ad una tutela del bambino?

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      • Dunque una gravidanza dovrebbe fermare una donna?
        Mi hai detto che ho tirato in mezzo il saggio Cesare Lombroso, ma mi pare che le tue considerazioni siano quelle da me esposte. Una donna in gravidanza, in quanto madre, deve essere buona per natura? Questo è assolutamente uno stereotipo. Non c’è un nesso tra bontà femminile e istinto materno! Una persona può essere madre e anche criminale. Ma non tutte le criminali sono pericolose verso i propri figli.
        Il fatto che è stato tolto il figlio a questa donna lo trovo profondamente ingiusto perché non ha assolutamente a che fare con il reato che ha compiuto ma si è agiti per una forte misoginia poiché ci si è scatenati sulla madre e non sulla persona che ha compiuto quel folle gesto. Se si trattasse di un’assassina infanticida sarebbe stato giusto provvedere in modo urgente ad allontanare il figlio. Questa donna ha compiuto un reato gravissimo ma questo reato non ha coinvolto suo figlio come una vittima. Quindi trovo normale sostenere che si si è accaniti sulla donna, giudicata come donna e non come un qualsiasi criminale comune indipendentemente dal sesso e questa la trovo una forma di discriminazione.
        Quanti casi di abusi contro i bambini denunciati dalle madri poi non vengono presi in esame quando coinvolgono la figura paterna, ma addirittura si applica l’inesistente Pas?
        Chi dice che non sarebbe stata una buona madre? Nulla può dire che Martina possa essere un pericolo per il figlio. Inoltre altrimenti come mai glielo fanno vedere ma non le consentono di allattarlo? questa è solo crudeltà, una punizione verso la donna e il suo desiderio di maternità che è tipico di molte donne e che si manifesta proprio attraverso l’allattamento che innesca il legame madre-bambino. In poche parole è giusto pensare che si tratti di una discriminazione di genere. Di cosa hanno paura altrimenti? che dal seno esca acido anziché latte? che lo uccida con una poppata?

        La decisione di toglierle il figlio è stata per “misure preventive”, quelle che chissà perché non vengono mai prese quando i figli sono in pericolo a causa di minacce da parte di uno dei genitori o quando una donna ha ricevuto minacce da un uomo.

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      • ‘…Ma non tutte le criminali sono pericolose verso i propri figli…’ ed infatti la richiesta di adozione non è in quanto criminale (altrimenti potrebbe essere sempre così), ma in quanto inaffidabile ed infatti le visite sono limitate come tempi e con l’obbligo della presenza di personale sanitario,
        ”…come mai glielo fanno vedere ma non le consentono di allattarlo?…proprio attraverso l’allattamento che innesca il legame madre-bambino….’ l’allattamento (azzardo anch’io delle ipotesi) potrebbe esser negato a causa di eventuali terapie in atto o magari per evitare, nel caso il Tribunale dei Minori accolga le tesi della PM, che si interrompa il legame bambino- madre. (sicuramente importante il legame specialissimo che si crea con l’allattamento, ma il legame madre-figlio si crea anche a prescindere da questo, basta pensare a tutte quelle che non possono allattare).
        Non conosco tutti gli atti del processo in corso (che non è quello per cui ha già ricevuto una condanna a 14 anni per fatti analoghi) ma, personalmente, ho fiducia nella magistratura (senza per questo ritenerla infallibile) e non condivido la tua visione di ‘atto vendicativo’ contro il suo essere donna (peraltro anche per il padre è stata richiesta la revoca della responsabilità genitoriale)

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  • precedenti di abusi su minori , grave depressione e psicosi grave (schizofrenia) sono le motivazioni per cui un bambino può essere allontanato dalla madre, non mi sembra il caso della Levato rientri: Segnalo, per approfondire, anche se non condivido l’uso che diviene spesso abuso del bambino terapeutico, l’articolo su Il Manifesto di oggi di Sarantis Thanopulos:
    un caro saluto Geni

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  • Dunque per voi è normale che il figlio venga cresciuto da una psicopatica, per di più in carcere? anzi no magari perché lo sta crescendo diamolo il salvacondotto per una bella comunità. A voi interessa più disquisire della presunta punizione aggiuntiva di questa donna in quanto madre-donna, che non dell’interesse del minore, che è quello di crescere in un ambiente il più possibile equilibrato e quindi lontano da questa signora, dal suo padre e dai loro genitori.
    Non contiamo poi il fatto che proprio la gravidanza è stata l’evento scatenante di queste vendette all’acido (se ne contano complessivamente almeno 3),.

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  • Personalmente sono felice che il figlio almeno in questa fase potrà crescere sereno e lontano dal carcere.
    La madre ha commesso un reato? paghi le conseguenze del suo gesto, anche quelle che si ripercuotono sulla sua sfera privata.

    Non ho visto la stessa tenerezza per altre “povere madri criminali” nei giudizi, non vedo perché la Levato debba avere privilegi negate ad altre madri incarcerate.

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  • Ma stiamo scherzando?A questa pazza non affiderei neanche un bambolotto di pezza, altro che un bambino, questa è psichicamente instabile e quello che ha fatto a quell’uomo potrebbe farlo anche al figlio, siccome c’è questo rischio che si fa, le
    si lascia il bambino e stiamo a vedere che succede?Giustissimo che le sia stato strappato via, che non sappia mai a chi va a finire e che marcisca in carcere, stessa identica cosa che deve succedere anche in caso di padri assassini, anche a loro i figli vanno assolutamente tolti e penso che in questo caso saresti d’accordo anche tu, non si possono applicare due pesi e due misure e non si puó vedere sessismo ovunque anche dove non esiste, qui è stata salvaguardato il bambino e la stessa cosa succede ovunque nel mondo ed è un principio sacrosanto.

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