E ora anche i sindaci pubblicizzano i loro comuni coi corpi delle donne

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Non solo la pubblicità commerciale continua ad offendere le donne. Ora anche le istituzioni fanno a gara tra chi relega la donna ad un mero orpello per rappresentare il proprio comune.

Così oltre a dare patrocinio ad iniziative discutibili, ci sono comuni come Berceto, un paese di appena 2mila anime in provincia di Parma, che pubblicizza le bellezze territoriali con la foto di una ragazzina bionda appena maggiorenni in perizoma, pubblicata su Facebook dal sindaco Luigi Lucchi (che potrebbe essere suo padre) ad insaputa della proprietaria.

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Lo immagino il sindaco, un ipocrita che magari non ci penserebbe mai a proporre a sua moglie, sua madre o sua figlia di rappresentare col suo culo la città. Ciò che riguarda le prorie donne rientra nella questione d’onore. La moralità delle proprie donne va salvaguardata. Magari è uno di quelli che giustificherebbe lo stupratore di una ragazzina sulla base dell’abbigliamento che indossava la vittima.

Supposizioni perché conosco benissimo gli uomini italiani, specie se sessisti. Come quando il sindaco tuona sulla questione del burqa, postandoli provocatoriamente, come se nella vita di una donna ci fosse solo una strada col bivio senza aspirazioni personali: o ti mostri per farti guardare o ti copri!

E ovviamente l’islam assume sempre il solito significato nella società italiana: religione dell’oppressione femminile. Non è oppressione invece relegarla ad ornamento, dirle che deve avere un culo liscio come solo una diciottenne può avere o dirle che nasce solo per farsi bella o che la cellulite è peggio di un cancro?

Gli stessi ignoranti e razzisti sterotipi sull’Islam, quando le istituzioni marocchine hanno appena approvato una legge contro casi come questi.

Ci si chiede perché sempre donne svestite. Immaginatevi avesse scelto un uomo, avremmo sentito subito le voci dei veri bigotti, quelli che parla,o di “ideologia del genere” e dell’imminente pericolo di rendere l’Italia un paese di “froci”.

Così la donna nuda, diventa uno strumento anche per mantenere alta la nomea eterosessuale e maschile dell’istituzione e della comunità.

La stessa comunità piccole e provinciali additerebbero come puttana una concittadina che beve, fuma o veste in modo succinto. Libertà concessa solo virtualmente, se ovviamente non appari irriconoscibile. Certamente solo lì è concesso fumare, bere e vestire in modo succinto, mica vogliamo essere barbari come gli islamici!

Gli uomini dunque decidono quando dobbiamo spogliarci, in quali contesti, perché, con chi dobbiamo uscire o da chi dobbamo essere attratte e via dicendo ma si lamenta che si è parlato di volgarità, classico di chi vorrebbe indurre a pensare che le femministe sono bigotte. Caro sindaco la volgarità è solo nella tua testa.