#Slutshaming #pubblicitàsessista l’assurda mentalità ipocrita dell’italiano medio

rotto

“E’ rotto te lo ripariamo e ad agosto sempre aperto”. Questo è il cartellone apparso a Roma e che ha scatenato varie polemiche per sessismo. L’azienda si è scusata e ha dovuto ritirarlo.

Accanto alle polemiche sono apparsi anche commenti di solidarietà verso l’azienda. I cittadini di Roma (e non solo) probabilmente mentre stavano massacrando la ragazzina stuprata pochi giorni fa, accusandola di aver indossato un vestito troppo succinto, scrivono che le reazioni contro il cartellone sono frutto di un bigottismo dal sapore talebano.

Dunque, in nome della libertà sessuale di una donna sarebbe giusto che questa mostrasse le chiappe. Libertà sacrosanta per carità però non capisco questi commenti (scritti dalla stessa persona):

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Un utente, prima scrive che se una donna è proprietaria delle sue chiappe allora è libera anche di esporle, accusando le femministe di essere invidiose perchè hanno il culo cadente o sono “fuori mercato”, come se la donna fosse un oggetto in vendita (quindi già qui si capisce che è sessista, se la prende con le femministe perché gli ricordano che le donne non hanno lottato per smutandarsi solo sui cartelloni).

Poi in un altro commento, riferito anche alla ragazzina stuprata pochi giorni fa, scrive che “Certe femmine, in nome della loro libertà devono girare mezze nude con atteggiamento da vacche sfondate in tutti gli orifizi, come sgualdrine mezze nude e poi si lamentano se scatta il guizzo di follia […] Meglio una donna vestita nel modo giusto e vacca a letto, nel privato”.

In poche parole una donna sarebbe libera di esporre le chiappe solo nei manifesti (oltre che a casa sua, immagino nemmeno in spiaggia), in nome di una libertà falsa, tipica della società occidentale soprattutto italiana che vige da oltre trent’anni di berlusconismo e che non ha purtroppo cambiato la mentalità corrente del tipo: se indossi gli stessi shorts della modella del poster per uscire sei troia (ma lo stupratore è un poveretto in preda al raptus).

Una contraddizione che esprime la mentalità dell’uomo medio italiano: la donna può fare tutto solo se gestita da un uomo (e solo se gli chiede il permesso?). Dunque, in ogni caso anche se la modella ha deciso di posare per quel cartellone, dietro c’è sempre un copywriter, un artdirector e infine un committente maschio. E da qui non se ne esce, punto.

E inoltre rappresenta uno stereotipo sessista: donna-oggetto. Guai se la donna si autodetermina decidendo di sua volontà senza richieste maschili, senza linguaggi maschili dietro di mostrare il culo. Guai se pretendono di non ricevere gli stessi commenti volgari che appaiono nel cartellone, o peggio.

Posso dunque dire che a pubblicità sessista sia la causa del disprezzo della donna, della sua visione ad oggetto e dell’idea che se una donna veste in quel modo allora vuole allo stesso modo ricevere apprezzamenti o molestie.

Sulla mentalità moralista altalenante dell’italiano medio ho scritto già parecchie volte. Menziono anche quello successo alla cantante Arisa, perchè una cantante non può fare un selfie erotico? Per me il nudo non è un problema se non ci sono messaggi sessisti che tanto piacciono agli italiani a quanto pare data la loro visione della donna veramente pessima e ipocrita.

Sinceramente preferisco i talebani, almeno loro sono sempre coerenti: la donna coperta sempre!

Per questo motivo esistono petizioni come questa: https://www.change.org/p/collettivit%C3%A0-diciamo-basta-allo-slut-shaming-e-al-bullismo-sessista-firma-e-condividi-su-twitter-hashtag-stopslutshaming

#StopSlutshaming

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