La schiavitù del “multitasking” femminile

Schermata 2013-03-04 alle 13_55_38

In questi giorni nelle nostre tv è in onda lo spot di Nivea che mostra una giovane coppia di coniugi con un bebè, classica “famiglia tradizionale”, bianca, benestante ed etero che piace tanto a quelle lobby del family day.
Entrambi i coniugi lavorano ma lui torna dal lavoro stanco e stressato mentre lei malgrado lo stesso lavoro e in più la cura della famiglia, spesa ecc è sempre fresca, sicura di sé e pettinata.

Lo spot inizia con “poveri uomini che si stancano sempre per il troppo lavoro”…La pubblicità è l’inno dell’idea della donna moderna ed emancipata che per essere tale deve essere superiore all’uomo e tale superiorità è stabilità dalla cosiddetta “natura multitasking” che secondo Nivea sarebbe una dote femminile.

Ma una donna veramente emancipata accetterebbe un deodorante specifico per lei? Accetterebbe di dover fare la multitasking e non essere mai stanca?

La società negli ultimi anni ha stabilito che una donna emancipata debba essere dinamica quindi sobbarcarsi tutti gli incarichi senza mai stancarsi. In pratica l’uomo che si stanca viene compatito, una donna che si stanca è proprio impensabile nell’immaginario occidentale.

Una donna che non riesce a prendersi cura della famiglia a causa degli impegni di lavoro viene fortemente biasimata. Una donna che non riesce a conciliare lavoro e famiglia viene considerata una donna poco vincente, anche se la società stessa non ha i servizi per permetterle di essere sia madre che lavoratrice. Considerata alla stregua di un egoista, di una cattiva moglie e madre o di un’incapace, debole e poco emancipata.

Il vero problema è che la teoria della donna odierna multitasking diventa una scusa per relegare le donne a riempirsi di lavoro, più della metà senza essere retribuito.

Esaltare la donna come emancipata se multitasking non è altro che un’immagine di falsa emancipazione classico di quelle società patriarcali che non hanno superato del tutto l’idea della donna come angelo del focolare e mal digerisce la condivisione dei compiti domestici.

Non è un caso se è proprio l’Italia a mantenere forte questa tendenza. Se notiamo i dati, le donne italiane sono quelle che hanno meno tempo libero e quelle che non hanno diritto alla condivisione delle faccende domestiche con gli altri familiari.

Se poi osserviamo il mondo del lavoro è un disastro! Le donne italiane sono le più precarie, il tasso femminile di occupazione è tra i più bassi d’Europa e le condizioni di sfruttamento e ricatto nel mondo di lavoro sono in aumento.

Questa non è emancipazione ma schiavitù. Nessuna donna torna saltellando dopo una giornata al lavoro, dopo aver anche dovuto fare la spesa e tutte le faccende.

Uno spot simile in un altro Paese avrebbe sollevato polemiche sia per la rappresentazione falsa della donna, sia per la rappresentazione assolutamente negativa che lo spot dà agli uomini.

6 commenti

  • Bah, io trovo questo post, come tanti altri di questa Mary, abbastanza delirante. Secondo me si esagera nel vedere sessismo in ogni dove. Leggo spesso i contenuti di questo blog perché li trovavo interessanti, ma sinceramente ultimamente mi sembra un pò composto da pezzi ideologici e per niente utili al dibattito. Sono certa che se nello spot ci fosse stata una casalinga l’autrice avrebbe avuto da ridire anche in quel caso. Non si capisce per quale motivo infatti debba essere offensivo per le donne il fatto che esistano le casalinghe. Adesso addirittura anche una donna lavoratrice e capace di badare alla famiglia è un’imposizione della società patriarcale. Bisognerebbe rilassarsi un pò di più, guardare la società reale e lottare seriamente per quelle situazioni in cui realmente una donna viene discriminata. Vedere discriminazione in uno spot del genere, che alla fine deve vendere un deodorante, mi sembra se non altro molto comodo.
    Poi se proprio ho bisogno di un’analisi sociologica e teorica vorrei riceverla da gente con competenze specifiche al riguardo, non dal primo che passa per strada.

    Mi piace

    • Cara Maria,
      Qui non si criminalizza il lavoro di casalinga ma una certa impostazione sociale che versa tutto il carico lavorativo sulle spalle delle donne, metà del quale nemmeno retribuito. Forse ti sembra normale che le donne non abbiano nemmeno un attimo di riposo ma anzi vengano considerate perdenti se sono un po’ stressate ossia cattive mogli o madri?
      Perchè l’Italia ha questo ritardo nel comprendere che forse per migliorare il ruolo delle donne nella società ci vorrebbe più condivisione domestica perchè se ci pensi le donne italiane fanno meno carriera o perdono il lavoro proprio perchè o non riescono a coinciliare la maternità con il lavoro o perchè le aziende licenziano le madri o ostacolano le donne che non sono libere da impegni domestici.
      Mi viene da chiedere a te cosa constistono i problemi di sessismo e discirminazione in Italia? Non penso siano solo quelli di violenza…Per finire ho pubblicato comunque il tuo commento e mi sono degnata di rispondere anche se pieno di offese alla mia persona. Non è un foglio o un attestato a decretare competenze in un cambio ma lo è vivere le discriminazioni giorno per giorno.

      Mi piace

      • Scusami se ti sei sentita offesa, ho solo espresso il mio parere. Purtroppo non so con quale titolo ti occupi di analisi pubblicitaria e visto che non emerge da nessuna parte, ho considerato i tuoi post come semplici opinioni di una utente qualunque. Quindi il fatto che avessero la pretesa di essere delle analisi approfondite e scientifiche, non poteva che far emergere le tante incongruenze in esse presenti.
        Nel merito, condivido tutto quello che hai scritto in questo commento, ma cosa c’entra con la pubblicità che hai “analizzato”? Visto che proprio per una volta qui la donna viene rappresentata come donna in carriere e capace di gestire anche le esigenze domestiche: per te sarebbe comunque una schiava. Onestamente trovo molta confusione nelle tue idee e mi sembra scorretto prendere spunto da qualunque cosa, tramutandone il senso, per affermare determinati concetti. Esprimili liberamente per conto tuo, senza dover necessariamente appigliarti a qualunque pubblicità in cui sia presente una donna. Tutto qui, è una questione di onestà intellettuale.

        Mi piace

  • Non penso ci voglia una laurea specifica nel settore (anche se sono in scienze della comunicazione) per capire se uno spot presenta stereotipi di genere o meno, con me infatti hanno collaborato ingegnere e altre donne che venivano da altre carriere. Basta avere una mente critica e credere che certi ruoli sono solo frutto di questioni culturali. Dunque ripeto come si può dipingere come emancipata una donna in carriera se deve comunque occuparsi di “cose da donna”? Perchè si celebra la cosiddetta capacità multitasking come un elemento di superiorità femminile. Non ci vuole molto a capire che è la solita fregatura occidentale e capitalista per ridurre la donna a mera consumatrice e schiava del lavoro a tempo pieno. Sarebbe bello interrogarsi se in Italia esistono poi tutte queste donne in carriera che riescono a coinciliare benissimo i due tempi se mancano servizi più elementari come asili nido.
    Ti dico di più, in un altro paese, in particolare in nord Europa, uno spot del genere sarebbe comunque retrogrado. Anche se è uno dei pochi dove compare una donna in carriera deve comunque essere moglie e madre esigente e premurosa. Una cosa che nei paesi citati sarebbe uno stereotipo sessista.
    Infatti non ci si chiede perché all’uomo non è richiesto di svolgere i lavori domestici mentre alle donne si (pretendendo che siano anche attive). In quasi nessuno spot italiano compaiono marito e moglie che si dividono le faccende e nei rari casi in cui avviene gli uomini fanno solo pasticci.
    La pubblicità è uno strumento potente e pericoloso perché fortemente persuasivo, sarebbe poco critico non attribuigli questa facoltà.

    Mi piace

    • Ragazza, confermo che le tue idee sono molto confuse. Sarai anche laureata, ma a maggior ragione mi sembra grave non riuscire a comprendere un messaggio semplice come può essere quello pubblicitario. Alcuni concetti che esprimi sono certamente condivisibili, ma tu critichi un’ideologia, non puoi necessariamente affibbiarla ad una pubblicità, specie se non ha alcuna attinenza e che non deve di certo educare. Voglio dire che limitarsi ad attaccare una pubblicità è molto più semplice che battersi seriamente per i propri diritti. Ma poi scusa cosa significa che alla donna viene imposto si fare le cose di casa. Guarda che non tutte hanno un compagno con cui condividere, ma magari ha un figlio quindi deve per forza farsi tutto da sé: ecco io mi batto perché la donna possa permettersi di fare tutto. Come vedi la realtà è molto complessa e varia e spesso difficilmente si riesce a farla rientrare in pregiudizi, anche se mascherati da idee progressiste.

      Mi piace

      • Ma cosa c’entra che ci sono anche madri single che non hanno un compagno? la donna dello spot mica è una ragazza madre! Cerchiamo di far entrare anche nella nostra cultura che pure i mariti devono collaborare con le mogli perchè è assurdo che se ne stiano nei divani a guardarsi partite di calcio…se vai a vedere le statistiche noterai che siamo ancora ai tempi di Fantozzi.

        Mi piace