#SamanthaLibera. Su Change una petizione per liberare l’attivista arrestata dall’esercito israeliano!

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Pochi giorni fa è stata arrestata un’attivista e blogger che da anni si impegna per la causa palestinese tenendo un blog in cui documenta giorno per giorno i crimini del sionismo. Si chiama Samantha Comizzoli ed è detenuta nel carcere di Tel Aviv con l’unica “colpa” di essersi opposta al genocidio sionista che da anni sta annientando la popolazione palestinese con il silenzio della stampa del mondo occidentale, che anzi criminalizza il popolo palestinese additandolo come terrorista e aggressore. Sono tanti quelli che chiedono la sua liberazione, anche attraverso una petizione, che chiede al governo italiano di chiedere la liberazione dell’attivista. Altrettanto molti chi la infanga, soprattutto la stampa italiana sionista che appena saputo che è stata arrestata non ha esitato a farla passare come un’antisemita e una terrorista. Un po’ la stessa macchina del fango subita da Vittorio Arrigoni ma anche da Greta e Vanessa, “colpevoli” di essersi occupati dei diritti di un popolo di religione mussulmana. Nuova immagine bitmap Questo è il tweet che è riuscita ad inviare al momento del suo rapimento. Tempo prima del suo arresto era stata colpita sul petto da un proiettile rivestito in gomma. Il giorno in cui è stata catturata dall’esercito, stava manifestando assieme ad altre persone alle porte del villaggio Kufr Qaddom (Cisgiordania) contro la presenza l’occupazione israeliana nei territori palestinesi. Un conoscente italiano di Samantha afferma di essere stato contattato dall’ambasciata italiana a Tel Aviv e di aver aver saputo che attualmente si trova in isolamento nel carcere israeliano dell’aeroporto della città. Samantha aveva cominciato lo sciopero della fame perché si ritiene prigioniera politica e lo è effettivamente, considerata troppo scomoda per il governo di Israele. La donna però ha dovuto interrompere la sua protesta sotto pesanti torture psicologiche. #SamanthaLibera

Aggiornamento: Samantha è tornata in Italia il 18 giugno, espulsa perennemente da Israele. La sua lotta per i diritti dei palestinesi però continua.