Perchè non ho denunciato. #PerchéNonHoDenunciato

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Da VitaDaStreghe:

Oggi è il Denim Day, la giornata istituita 15 anni fa dall’associazione Peace Over Violence in risposta alla sentenza della Cassazione che in Italia assolse un uomo dallo stupro di una ragazza perché indossava un paio di jeans. E in questa giornata lanciamo la sfida di pubblicare articoli con lo stesso titolo: “Perché non ho denunciato” e cominciamo facendolo in prima persona sui blog del Corriere della sera,  Il Manifesto, Il fatto quotidianoLipperaturaLorella Zanardo. Hanno già aderito Rita Bencivenga e Anarkikka (che ha realizzato la vignetta).  

L’iniziativa è promossa da un gruppo di giornaliste che invitano tutte le altre, giornaliste e blogger, a fare proprio il titolo e l’immagine. E invita tutte le altre donne a raccontarsi rispondendo a: #PerchéNonHoDenunciato

[…]

Aspettavo l’occasione di scrivere un post parlando della mia brutta esperienza e sul perchè non denunciai.  Grazie a questa iniziativa ora non mi sento più in colpa e contraddittoria (per la causa che svolgo) sul fatto che ho taciuto.

Perché non ho denunciato? Non ho denunciato le molestie sessuali che ho subito a sedici anni perché ritenevo fosse colpa mia, perché indossavo una minigonna, perchè sono uscita con lui al primo incontro ed ero carina. Perché il mio violentatore mise in giro voci su di me, perché avevo paura che la mia famiglia se la prendesse con me.

Non potevo denunciare perché non volevo subire anche un processo, una doppia violenza: non avrei potuto dimostrare in nessun modo quella violenza, perchè non portavo segni fisici. Nessuno mi avrebbe creduta perchè nella mia società avere sedici anni significa non essere più  considerate bambine ingenue. Perchè il mio paese non è grandissimo e perchè tutti avrebbero saputo della mia storia e mi avrebbero fatto dello slut shaming o avrebbero provato compassione per me. Non ho denunciato perchè ritenevo che subire molestie sessuali non fosse così grave in quanto ne subii altre (anche se più leggere) prima ancora e non avevo alcuna esperienza con l’altro sesso. Non ho denunciato perché qualcuno mi avrebbe detto che avrei potuto difendermi o urlare e mi sentivo in colpa per non averlo fatto.

Non ho denunciato perchè in Italia la cultura dello stupro mi ha impedito di poter parlare di ciò che ho subito. Perchè la si respira ovunque, da parte della gente e perfino nei Mass Media. Perché ancor prima di un processo dobbiamo affrontare quello che c’è molto prima, dentro di noi e fuori di noi. Inoltre non volevo più trovarmelo davanti e soffrire. Non l’ho denunciato perchè già in quel periodo subivo bullismo e questo mi avrebbe fatto più soffrire e perché i bulli lo avrebbero saputo e  avrebbero trovato l’occasione per insultarmi. Non volevo quindi aggravare la situazione. Non ho denunciato per paura di essere perseguitata o rivittimizzata, perché lui sapeva dove abito.

Sono stufa di vedere donne colpevolizzate perché scelgono il silenzio anziché denunciare, senza analizzare che spesso non è vero che dopo una denuncia ci si sente meglio. In un sistema sociale che prima ti promette di proteggerti e poi ti fa passare per colpevole non ci si può limitare a dire “denuncia”. Denunciare per poi a chi denuncia sentirsi dire perchè lo hanno fatto, perché hanno denunciato quell’uomo rovinandogli la vita?Spesso le donne non denunciano per non vedersi sul banco degli imputati, per non vedere assolto il proprio violentatore, perché è più grave che una donna indossi una gonna, esca con uno sconosciuto, esca sola di notte ecc..anziché un uomo che stupri. Perchè è più grave denunciare o non denunciare che stuprare. E a questo non ci sto. Prima di chiedere alle donne di denunciare bisogna cambiare il sistema sociale e dare mezzi alle donne per non restare sole. Perché tutto ciò incentiva il silenzio.

Ecco #PerchéNonHoDenunciato 

5 commenti

  • È una domanda che mi sono sentita rivolgere più volte, da parte di quelle poche persone a cui ho raccontato la mia esperienza. Perché non hai denunciato? E la mia risposta è sempre la stessa: perché nessuno mi avrebbe creduta. Perché la maggior parte delle persone sono abituate a considerare stupro solo l’aggressione improvvisa da parte di uno sconosciuto, e non concepiscono il fatto che la violenza possa avvenire anche fra due persone che si conoscono bene, che hanno una relazione, fra le quali sembra esserci affetto sincero.
    Purtroppo di affetto non ce ne era affatto, solo che al tempo non me ne accorgevo. Ero una ragazzina di sedici anni alle sue prime esperienze, inconsapevolmente invischiata in una relazione malsana con un diciannovenne che si era approfittato della mia ingenuità. E che ad ogni mio “no” faceva seguire un “allora non mi vuoi bene davvero”. E si chiudeva in quel mutismo che, lui lo sapeva benissimo, mi faceva male, e che mi spingeva, pur di porvi fine, a cedere alle richieste insistenti di lui. “Ti comporti proprio da bambina”. E va bene, prenditelo, il mio corpo, basta che la smetti di dirmi queste cose, io non sono una bambina e di bene te ne voglio davvero, te lo dimostrerò lasciandoti fare tutto ciò che vorrai anche se io non voglio. I tuoi desideri hanno certo più valore dei timori ingiustificati di una bambina.

    I problemi psico-fisici che ho manifestato a seguito delle sofferenze dovute al perpetuarsi di questi episodi mi hanno portata a chiedere l’aiuto di uno psicologo. E lui mi ha aiutata a dare il nome di “stupro” a quello che mi stava succedendo. Stupro. Lo stupro è un reato. E io avrei potuto denunciarlo, avvalendomi anche del fatto di essere minorenne, mentre il mio “fidanzato” non lo era. Ma non lo ho fatto, chi mi avrebbe mai potuta credere? In quanti avrebbero affermato che nella mia vicenda non c’è nulla di male, dal momento che la donna è tenuta a soddisfare sempre i desideri del suo compagno, senza minimamente curarsi del suo personale benessere? Lui aveva ragione a pretendere del sesso da me, dopotutto stavamo insieme, no? Allora io non avevo il diritto di opporre resistenza, io ormai ero sua e dovevo compiacerlo. Quanti altri invece avrebbero affermato che in realtà i nostri rapporti erano stati consensienti, ero io che mi ero inventata la storia dello stupro per vendicarmi di una relazione finita male? Avrei solo perso tempo e soldi. Nessuno mi avrebbe ascoltata.

    Sono riuscita ad uscirne, per fortuna. Nonostante ciò, il rimpianto di non averlo denunciato, anche a distanza di anni, mi resta addosso: non per me, ma per un senso di colpa nei confronti di altre ragazze che in futuro potrebbero incontrarlo. Forse denunciandolo avrei potuto evitare che altre vivessero con lui un’esperienza simile alla mia. Tuttavia, continuo a chiedermi, come avrei potuto fare?
    Le mie parole sarebbero rimaste inascoltate. E alla fine sarei stata sempre e comunque io ad assumermi la responsabilità di tutto, sarei stata io la stronza vendicatrice, la puttana che si è venduta, la bastarda che stava accusando un uomo per aver semplicemente fatto ciò che era giusto, pretendere del sesso dalla sua compagna.
    Non ho potuto fare altro che lavorare su me stessa, operazione che ha dato i suoi frutti, rendendomi la persona sicura di sé e serena che sono oggi. Tuttavia, non riesco a sentirmi del tutto tranquilla pensando che ci sia ancora in giro un uomo di tale crudeltà, libero,insospettabile e così felicemente inconsapevole.

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    • Grazie per la tua storia. Hai perfettamente ragione. Quando a stuprare è una persona molto vicina come un partner o un marito la difficoltà è maggiore perchè ancora oggi le donne non hanno la libertà sessuale di essere considerate dei soggetti che il sesso lo fanno per piacere personale. Perchè ancora oggi c’è l’idea della donna come oggetto sessuale del partner dove il sesso diventa un vero e proprio dovere. E purtroppo non sei l’unica perchè la maggior parte delle ragazze hanno avuto la prima volta dopo varie forzature psicologiche che purtroppo è difficile denunciare :( E pensare che la maggior parte degli stupri avviene proprio dal partner ed è solo una piccolissima percentuale quella da estranei.
      E la cosa più triste è che c’è ancora gente che pensa che le ragazzine sono tutte delle troiette che la perdono solo per sentirsi grandi, quando invece non è proprio vero e questo purtroppo legittima molti uomini a perpetuare la cultura dello stupro per controllare i nostri corpi. Sai, anche io mi sento in colpa per non aver denunciato proprio perché altre ragazza avrebbero potuto essere abusate a causa del mio silenzio. Grazie a questo spazio spero che tante come te escano allo scoperto e non si sentano in colpa per non aver denunciato. Un abbraccio!

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