L’incredibile suprematismo sessuale dietro la questione della “legalizzazione della prostituzione”

In questi giorni mi è capitato di discutere di un tema a me molto caro ma che trovo molto difficile da affrontare per cui mi sono sempre astenuta dal farlo. Parlo della prostituzione, un tema che divide anche le femministe tra coloro che sono favorevoli e coloro che sono contrarie.

E’ un tema tabù soprattutto dopo la legge Merlin, la quale prevede la chiusura delle “case di tolleranza”, luoghi spesso di sfruttamento delle donne. L’idea di base, sostenuta anche dalle femministe dell’epoca, era quella che nessuna prostituta fosse libera di esercitare il mestiere di sex worker e che, quindi, la prostituzione oltre allo sfruttamento visibile nascondeva un’idea di fondo che è quella in cui viene percepita come un fenomeno che nasce in un contesto patriarcale. Pertanto nessuno può pensare che la prostituzione sia un’attività in cui una donna esercita liberamente e con autodeterminazione il mestiere.

Questo è stato svelato da moltissimi dati che riportano un numero in crescita di vittime di tratta (il resto è sommerso), di donne costrette a prostituirsi nei paesi più poveri. Spesso è un fenomeno sommerso, in mano alle mafie, dove e vittime sono illuse e circuite da persone senza scrupoli e poi costrette a vendere il proprio corpo sotto ricatto e violenze.

Chiudendo la parentisi dei paesi più poveri, l’Italia che è parte dei paesi del G8 e G20 ha un numero alto di vittime di tratta.

Secondo Save the Children, molte vittime sono minori. l’Italia è il Paese dove è stato segnalato il maggior numero di vittime, pari a quasi 2.400 nel 2010. Il più alto numero in Europa. Siamo anche i primi del mondo per quanto riguarda il turismo sessuale verso mete in cui il fenomeno della prostituzione minorile è molto alto. 

Dato sconfortante che suggerisce che siamo sempre a caccia di primati sempre più tristi ma che non possono essere presi automaticamente, in quanto coincidono con i dati sconfortanti per quanto riguarda la parità tra uomo e donna.

Lo scandalo delle “baby squillo” dei Parioli, scoppiato due anni fa, ha svelato un fenomeno che prima non si conosceva: la prostituzione minorile. Però i media italiani ne hanno parlato in modo morboso, spostando il problema sui motivi che portano le ragazze a vendere il proprio corpo spesso con toni criminalizzanti verso le stesse, malgrado venissero sfruttate da un adulto e una di loro anche dalla madre. Pochissimi si sono scomposti ad apprendere che, perfino padri di famiglia, comprano sesso da bambine che hanno l’età delle proprie figlie.

L’Italia non ha fatto nessun nome di questi uomini eppure, ricordiamoci,  il favoreggiamento e lo sfruttamento della prostituzione femminile in Italia è un reato penale! I media e l’opinione pubblica hanno fatto una vera e propria caccia voyeuristica e morbosa, ma anche caccia alle streghe sul fenomeno delle baby squillo e poco dopo lo scandalo escono i numeri spaventosi di persone che ritengono normale per un uomo comprare sesso da un minore.

Poco prima del caso delle due ragazze dei Parioli, c’è stato il caso del Rubygate. Eppure la prostituzione minorile, spesso per droga, è un fenomeno già conosciuto e il romanzo dei Ragazzi dello zoo di Berlino, scritto più di 30 anni fa, lo descrive benissimo. Ma la percezione di tutta questa vicenda è in linea con i pregiudizi che l’opinione pubblica ha verso le prostitute, poco importa dell’età e della condizione di sfruttamento e della condizione, spesso di coercizione in cui vivono.

Intanto questo fenomeno di pregiudizio ma di uomini che continuano a sfruttare, non è sparito con l’approvazione della legge Merlin e molti sostengono sia aumentato, poiché la chiusura dei “bordelli” avrebbe gettato il fenomeno nell’illegalità e nel sommerso, direttamente nelle strade e negli appartamenti, rendendo impossibile quantificare il fenomeno.

Facciamo chiarezza un momento. Con la legge Merlin, il fenomeno della prostituzione, non è divenuto illegale ma è illegale lo sfruttamento e il favoreggiamento della prostituzione. Lo sfruttamento della prostituzione consiste nel ridurre in schiavitù sessuale una persona.

Lo sfruttamento sessuale è una forma di schiavitù vera e propria, una schiavitù di genere. Questo fenomeno è fortemente ideologico e avviene nelle società dove la posizione femminile è subordinata, dunque anche nei paesi occidentali. Per posizione femminile intendo anche la percezione della sessualità femminile e del proprio corpo in un contesto sociale o auto-percezione di sé stesse anche se spesso è influenzata dalle pressioni esterne).

La schiavitù che subiscono le donne non è diversa dalla schiavitù che subivano gli africani durante l’epoca del colonialismo anglo-americano negli Usa, per spiegare meglio. Dunque quello che voglio dire è che il fenomeno nasce e cresce nelle società dove il suprematismo maschile è molto forte, il quale si manifesta attraverso il mito della virilità, identificata dall’eterosessualità secondo canoni normati (eteronormatismo). (Non è un caso se viviamo in una società omofoba anche se il numero di prostituti gay sta crescendo).

Se ci pensiamo bene, la sessualità è l’unico tabù che non è caduto e spesso nelle società patriarcali vengono portati avanti stereotipi che mantengono questa forma di suprematismo sessuale maschile degli uomini molto alto. Questi stereotipi sono legati alla promiscuità sessuale come aspetto che identifica la virilità e la posizione di superiorità maschile sulla donna, schiacciata a reprimere l’aspetto sessuale in nome del ruolo materno o di oggettivazione sessuale (attraverso la verginità o l’appagamento del desiderio maschile, reprimendo di fatto il proprio).

Dunque, gli stereotipi legati alla sessualità femminile e maschile, convivono perfettamente con la prostituzione e servono per mantenere la domanda molto alta e dunque per legittimare l’offerta. Dunque si alimentano autonomamente.

Non è un caso se anche se persiste un forte slut-shaming, la prostituzione è tollerata poiché si pensa che una donna normale cerchi sesso per avere in cambio del denaro, piuttosto che per piacere.

Per spiegarmi meglio, gli stereotipi sulla sessualità maschile e femminile sono considerati importanti affinché la catena della passività (schiavitù) sessuale delle donne non si spezzi. Questa passività si manifesta attraverso la cultura dello stupro, la mercificazione delle donne, l’idea del piacere come unicamente maschile, il mito della maternità e il matrimonio. La prostituzione è una degli anelli di questa catena. Dunque è chiaro che la prostituzione è un fenomeno patriarcale che non può essere sostenuto da nessuna femminista.

“L’uomo è cacciatore, la donna è una preda”. “La donna non ha impulsi sessuali”. Se gli stereotipi e i tabù sessuali venissero abbattuti, nessuno sentirebbe l’esigenza di sfruttare la prostituzione. Non è un caso se nei paesi nordici, il numero di uomini che comprano sesso è decisamente inferiore rispetto al nostro Paese e non è nemmeno un caso se hanno adottato una legge che punisce direttamente il cliente, scoraggiando il fenomeno, colpendo dunque chi è responsabile dell’offerta. Chiaramente non è nemmeno un caso se Svezia, Norvegia, Finlandia, Islanda e Danimarca sono sempre ai vertici delle classifiche per quanto riguarda la parità tra uomini e donne.

Responsabilizzando il cliente, attraverso lo scoraggiamento del cliente, si delegitima la supremazia sessuale maschile, dunque la domanda (e di conseguenza l’offerta) si abbassa.

Sarà un caso?

Non credo. L’Italia è uno dei pochi paesi ad aver chiuso le case di tolleranza ma non è riuscita ad abbassare la domanda perché la caratteristica italiana è quella di agire a monte anziché a valle. Questo è stato il difetto principale della legge Merlin. Siamo uno dei pochi paesi che non ha nelle scuole un programma per insegnare l’educazione sessuale e il sesso è un tabù anche nelle famiglie e nelle coppie.

Il profilo dell'”utilizzatore finale” in Italia è l’uomo sposato con figli e questo dovrebbe riflettere per due motivi.

Il primo sarebbe una mancanza di dialogo nella coppia, profondi tabù sessuali che si apprendono già dall’infanzia e profondi stereotipi di genere che tendono ancora oggi a dividere le prostitute dalle donne per bene. In pratica, la gravità del fatto consiste che i motivi per i quali un uomo italiano si rivolge ad una prostituta non sono cambiati dal secolo scorso.

Possiamo parlare di una cultura “vittoriana” ancora presente in Italia.

Il secondo motivo sfata il classico tabù per cui un uomo che compra sesso lo fa perché per un uomo è più difficile trovare un partner del sesso opposto soprattutto per una relazione sessuale a breve termine ( o occasionale). Il numero degli uomini single che si rivolgono ad una prostituta è infatti più basso.

E allora quali sono i veri motivi?

Secondo uno studio, sono stati tracciati i motivi principali che portano alla domanda.

[…]Oggi c’è una connessione sempre più forte tra sessualità e potere – commenta Da Pra Pocchiesa -, e negli ultimi anni, anche tra sessualità, denaro e politica. È condizionata da internet, dalla pornografia e dalla mobilità, ma è anche una questione di genere e di rapporti tra i generi”. Secondo le ricerche “c’è una costruzione sociale negativa nei confronti delle prostitute e una positiva nei confronti del cliente, anche perché chi legifera è quasi sempre maschio. La legge, in Italia, tutela e protegge il cliente (anche ignorandolo) da sempre. Negando la reciprocità si nega la comune responsabilità”.

Chi si rivolge ad una prostituta spesso ha delle grandi difficoltà a relazionarsi con l’altro sesso. A dispetto dell’immagine del maniaco solitario sono però gli stessi che hanno una moglie e dei figli. Negli ultimi anni la tendenza a comprare sesso non è più un fenomeno clandestino. Tantissimi uomini, anche sposati, ammettono di essere andati, almeno una volta, a letto con una prostituta, spinti anche dalle dichiarazioni e scandali sessuali di alcuni famosi politici.

In Italia, oggi, da una parte il cliente è tornato ad essere visibile, nel senso che è legittimato- basta pensare a quelli, anche politici, che a gran voce dichiarano di voler liberalizzare la prostituzione – da una parte viene ignorato che l’offerta di prostituzione parte proprio dal cliente. Dunque è responsabile del fenomeno.

Al contrario dei paesi nordici, in Italia non c’è nessun sistema che scoraggia il cliente, ancor meno che agisca a valle. Molti comuni hanno adottato un sistema amministrativo di scoraggiamento della domanda ma queste azioni tendono a stigmatizzare la prostituta mettendola sullo stesso piano del cliente.

Chi si trova nella condizione di vendere il proprio corpo non può essere mai messa nello stesso piano e non soltanto dal punto di vista simbolico (per i motivi prima accennati). Molte prostitute non hanno alcuna autodeterminazione del proprio corpo e della propria attività proprio perché, soprattutto se immigrate, sono spesso vittime di racket.

Punire una prostituta e cancellare la responsabilità del cliente, significa scoraggiare la prostituta a denunciare il fenomeno. L’introduzione del reato di clandestinità e con le molte azioni di scoraggiare la prostituzione solo come un problema di decoro piuttosto che di sfruttamento (come avviene al nord Europa) ha reso il fenomeno come un problema sommerso, rendendo le vittime più vulnerabili.

Capita che molte vittime temono di denunciare e liberarsi dei loro sfruttatori o vengano fermate per reato di clandestinità, e, successivamente espulse dall’Italia o rinchiuse nei Cie. Senza ricevere alcun aiuto ed è grave perché spesso si tratta di vittime di violenze!

Non esiste dunque una rete che tutela la vittima di racket, immaginiamoci se esiste una legge che tutela le prostitute. Succede che spesso le vittime di violenze vengono trattate alla stregua di criminali!

Ultimamente si parla di liberalizzazione della prostituzione solo in termine di tasse. Tutti vogliono liberalizzarla per far pagare le tasse a queste donne. Tutti pensano che è giusto vengano arricchire le casse dello Stato per colmare il debito pubblico. Nessuno pensa ai diritti di queste donne. Il cliente ha voce, i politici (spesso maschi) parlano a nome dei clienti senza nessuna remora morale, le prostitute invece sono invisibili.

Non hanno voce perché in un sistema patriarcale lo stigma è talmente forte che la prostituta non può esprimere liberamente la sua opinione o non può rivelare di prostituirsi. Poche prostitute rivelano di fare quel lavoro. E allora di che emancipazione stiamo parlando? come si può definire un fenomeno che emancipa la sessualità femminile se la situazione è questa? Se una donna a causa dello stigma trova difficoltà a denunciare perfino se esercita sotto coercizione (oltre che la paura di subire minacce/violenze)!

Le donne che si prostituiscono sono considerate oggetti pertanto non hanno voce. Un tentativo è stato fatto quando un gruppo di prostitute manifestarono a Genova nel 2008 contro il governo.

Ma i movimenti delle prostitute non sono organizzati come negli altri paesi nonostante questo sia un paese con un numero altissimo di offerta e quindi anche di domanda. Non è un controsenso, le cose sono legate.

Ci sono clienti che parlano a nome di tutte queste chiedendo la legalizzazione a colpi di slogan e petizioni ma sono deboli le voci e le storie di queste donne.

C’è chi parla di professionalizzazione della prostituzione paragonando il mestiere al lavoro libero e individuale che può svolgere un dentista. Essere prostituta non è come fare il massaggiatore/massaggiatrice perché viviamo in un contesto troppo maschilista e pieno di tabù sessuali con un forte slut-shaming (whorephobia) e un tasso alto di violenze sulle sex-worker, dunque è impossibile considerare la prostituzione un lavoro come tutti gli altri e di considerarlo addirittura una forma di emancipazione. Inoltre un fenomeno nato assieme allo sviluppo del patriarcato come si può definire un alleato della causa femminista?

Come si può inoltre condannare l’uso che i media fanno del corpo femminile e allo stesso tempo considerare la prostituzione non una forma di mercificazione analoga?

Senza contare che tra le prostitute ci sono molte trans che fanno quel lavoro perché discriminate in tutti i lavori e tagliate ai margini della società. Non è un caso che la prostituzione è un lavoro prettamente femminile tanto da divenire uno dei ruoli sociali della donna tipico dei contesti patriarcali.

Già questo dovrebbe dimostrare la forte patriarcalità del fenomeno. Perché lo fanno soprattutto donne? quali sono i motivi? allora, la credenza che l’uomo per natura è cacciatore, la credenza che le donne sono oggetti sessuali, la maggiore povertà delle donne, l’idea che l’uomo ha maggiore desiderio, la maggiore discriminazione delle donne, la schiavitù delle donne dell’est e nigeriane costrette a vendersi…

Quelli che parlano in nome di un emancipazione, perché non si impegnano a decostruire lo stigma sociale verso la sessualità femminile causa per cui molti uomini incrementano o giustificano la domanda? Causa per cui la domanda si rafforza? E non è un caso se è proprio con l’avvento della prostituzione che lo stigma verso la sessualità femminile e gli stereotipi sono nati e si rinforzano.

Tutti si fanno parole belle ignorando che la liberalizzazione si deva accompagnare alla decostruzione di questi tabù e stereotipi, affinché una donna possa percepirsi autodeterminata pienamente in quanto portata a percepire la sessualità in un altro modo, dunque a non percepirsi come un oggetto. Anche l’uomo potrebbe cambiare la sua percezione della prostituzione ma credo che il motivo dell’acquisto di servizi sessuali per ragioni di “dominio” crollerebbe notevolmente.

Eppure con la piena autodeterminazione della donna, la prostituzione diventerebbe il primo lavoro in cui l’individuo detiene i propri “mezzi di produzione”. Da comunista convinta sono fortemente favorevole ad un sistema simile. Ma questo non si realizzerebbe mai se lo Stato controllasse l’esercizio, se si aprissero le case di tolleranza gestite da altri individui. In quanto contraria ad ogni tipo di sistema capitalista mi oppongo fortemente a quello che allo stato attuale definisco il sistema più capitalista di tutti. Nessun essere umano può gestire il corpo altrui e lucrarci sopra. Se pensiamo, il capitalismo non è morto in nessun ambito, nonostante tutte le lotte operaie e tutte le rivoluzioni comuniste.

D’altro canto è praticamente impossibile fare in modo che la prostituzione sia esente da sfruttamento e schiavitù. Autonomia sessuale a parte, i motivi sono da ricercare anche altrove.

Lo Stato italiano, altamente corrotto e colluso con organizzazioni mafiose, può gestire quello che è il fenomeno sfruttato dalle mafie (assieme alla droga)? Abbiamo tutti visto la condizione delle donne che lavorano nei bordelli della Germania, spesso vittime di sfruttamento, immaginiamoci cosa accadrebbe in un paese in cui la corruzione è ancora più forte che in Germania!

C’è chi suggerisce che questo fenomeno dovrebbe essere gestito da privati e in questo caso la situazione sarebbe pure peggiore. Chi controlla che non ci sia sfruttamento e che sia tutto regolare? Inoltre sono fortemente contraria allo sfruttamento capitalista del corpo altrui. E inoltre pagherebbero comunque le tasse, quindi l’influenza dello Stato ci sarebbe comunque.

Quindi cosa vogliono in realtà le persone favorevoli alla “legalizzazione”?

Se il miglioramento della condizione della prostituta non emerge mai, se non dalla bocca di alcune correnti femministe,  dalla richiesta emergerebbe che la prostituzione debba essere riconosciuta simbolicamente e, quindi,  che venga legittimato e riconosciuto per legge il suprematismo dell’uomo eterosessuale.

Infatti, dietro la richiesta di un’abrogazione o dietro la richiesta delle leggi per regolamentare, si nasconde un riconoscimento simbolico, da parte del cliente che intende tornare visibile legittimando la supremazia sessuale degli uomini, i quali non saranno più condannati moralmente se intendono avere una posizione di dominio sulle donne. Questo avviene dietro il riconoscimento legale, sociale e le tutele del cliente (non parlo di quelle sanitarie che sono sacrosante ma dovrebbero valere anche per la prostituta).

La prostituta però resta una figura invisibile e la “casa chiusa”, come dice la parola stessa viene chiesta proprio per togliere le prostitute dalla strada, dietro cui si nascondono ragioni e richieste di decoro.

Dunque, di quale emancipazione stiamo parlando se la liberalizzazione porterebbe al rafforzamento dello stigma sulle donne, al rafforzamento della dicotomia moglie/madre-prostituta, alla sottrazione degli spazi pubblici alle donne e dunque al ricollocamento della donna nella sfera privata, all’idea che il corpo femminile vada nascosto, al rafforzamento di stereotipi sessisti e ai ruoli sociali di genere?

Perché non si può mai parlare di prostituzione con leggerezza. Non si può parlare senza analizzare i motivi per cui una donna si prostituisce. In nessuna società matriarcale nessuna donna sentirebbe la necessità di farlo. E’ un controsenso pensare che siano molte le donne che vendono il proprio corpo perché consapevoli se pochissime donne hanno accesso alle stesse opportunità e maschili in campo sessuale, se molte vivono di tabù e stereotipi legati alla sessualità, se molte nemmeno conoscono il proprio piacere, se molte colleghe vivono di schiavitù e sfruttamento, se molte di loro hanno subito abusi durante l’infanzia, se molte di loro subiscono violenze dai clienti e dai cittadini, se molte lo fanno per fame e perché non hanno accesso alle stesse opportunità degli uomini.

Già l’asimmetria tra il numero di donne prostitute e di uomini prostituti dovrebbe far riflettere da come questo fenomeno non può essere staccato dal contesto patriarcale.

Molte donne si prostituiscono per povertà, perché hanno meno opportunità degli uomini e con la crisi economica il numero delle donne che vendono il proprio corpo è aumentato notevolmente proprio perché le donne sono maggiormente esposte alla povertà. Le trans, che subiscono maggiore discriminazione, hanno come unica scelta quella di vendere il proprio corpo, come avviene in quelle società dove le donne “biologiche” non hanno alcuna opportunità lavorativa.

Quelle che si prostituiscono non lo fanno quasi mai per ricercare il piacere sessuale, altrimenti come fine non ci sarebbe un pagamento. Il pagamento ha una valenza fortemente simbolica per molte ragioni.

Gli stereotipi vogliono che una donna essendo incapace di raggiungere il piacere sessuale, meriti in cambio un corrispettivo ma vogliono anche che la donna sia uno strumento sessuale nato unicamente per soddisfare gli uomini.

Dunque, da ciò nascono gli stereotipi che percepiscono la donna come una sorta di puttana che ha rapporti sessuali unicamente e sempre in cambio di fini che non sono il piacere. Ma il problema è la percezione maschile che ha reso il simbolo della prostituzione come un atto di supremazia sulla sessualità femminile.

Pagando la prostituta, un uomo, c’è l’idea di risarcimento da quello che viene percepito un oltraggio. Come se una donna fosse una persona asessuale che si sporca se si congiunge sessualmente ad un uomo. Ciò si aggiunge all’idea che molti uomini che vanno con una prostituta si considerano “salvatori” poiché pagano una donna per sottrarla alle botte che rischierebbe di prendere se tornasse a mani vuote.

Ecco perché io come, quelle donne della mia corrente, considera la prostituzione come uno stupro a pagamento. Basti pensare che molti credono che la prostituzione provenga lo stupro, si tratta dell’idea stereotipata dell’uomo e del ruolo dicotomico della donna,  che vede lo stupro ancora come un atto contro la morale e l’onore delle donne perbene.

Non si può parlare di prostituzione come emancipazione sessuale della donna quando è solo il cliente maschio a godere nel rapporto sessuale. Se non ci fosse il denaro non sarebbe nemmeno un rapporto consensuale. Questo perché l’asimmetria di potere tra uomo e donna che si prostituisce è troppo forte.

Inoltre la prostituzione resta una conseguenza (e causa) della disparità economica tra uomo e donna dal momento che la donna senza il denaro dell’uomo non sopravviverebbe. Si tratta sempre di una forma di dipendenza economica e di disparità di potere economico tra chi paga e chi riceve. Un po come il rapporto tra il capitalista e l’operaio.

Inoltre non si può pensare che una prostituta possa scegliere il suo cliente liberamente o gestirsi autonomamente se le nostre cronache ci mostrano ogni giorno casi di prostitute stuprate e uccise perché si sono rifiutate a certe pratiche o di ricevere certi clienti.

Per ultima cosa vorrei sottolineare che usare il termine legalizzazione per opporsi alla legge Merlin è pericoloso perché può significare abolire il reato di sfruttamento e almeno in questo penso (e spero) siano tutti contrari.

Blog che trattano il tema: Consumabili di Valentina S.

9 commenti

  • La criminalizzazione è abbastanza facile da fare e aggiornala di volta in volta a secondo le esigenze. La legalizzazione, lo stesso è facile, basta creare norme di sfruttamento, il pappone diventa imprenditore e il resto è regolato dal mercato. L’abolizionismo, al contrario è più complicato, non basta fare la legge, ma occorre la famosa fase due, cosa che in Italia non è mai stata fatta. Cioè politiche di sostegno.

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  • Ma perché si parla sempre e solo di sfruttamento quando esistono migliaia di sex workers che chiedono di essere riconosciute solo perché allo stesso tempo esistono donne che vengono sfruttate?Non si puó semplicemente colpire la tratta senza per questo togliere il diritto di una donna di vendere se stessa e pagarci le tasse?Queste donne non hanno diritti?Nominate appena i trans relegando la prostituzione a fenomeno quasi esclusivamente femminile, non vi siete forse accorte che ormai come numero sono pari se non superiori alle prostitute?Questo prendendo la mia città come campione, ma i tempi sono comunque cambiati, non vi siete accorti che molte donne hanno cominciato a praticare turismo sessuale e anche in Italia cominciano a frequentare gigoló e spesso l’uomo sta cominciando a essere dipinto come preda di donne predatrici?Perché si vuole sintetizzare la prostituzione solo ed esclusivamente come prostituzione femminile derivante da tratta quando è solo una parte del fenomeno?Se si punisce il cliente si punisce anche chi liberamente decide di vendersi, senza considerare che nell’era di internet le prostitute sono sempre meno in strada e sempre più online.Nei paesi nordici è diminuita la prostituzione visibile ma aumentata quella sotterranea di ragazze che pubblicano annunci e ricevono nei propri appartamenti e ospitare uno sconosciuto in casa propria non è il massimo della sicurezza come lo sarebbe un “bordello” regolamentato con esami medici, pulizia e sicurezza.Le violenze contro le sex workers non capiterebbero in una struttura adibita al meretricio e la prostituzione tramite internet direttamente in casa non la puo stanare.E’ normale che le prostitute in genere siano donne (anche se ultimamente il trend sta decisamente cambiando) in quanto noi per natura possiamo procurarci molto più facilmente qualcuno con cui consumare, per un uomo non è così, avessero la stessa probabilità di accoppiarsi di sicuro la prostituzione sparirebbe.Lo stato non controlla l’esercizio, si preoccupa solo della riscossione delle tasse, spesso quando le case di tolleranza erano aperte chi le gestiva erano proprio altre donne, chi gestisce la casa non lucra su niente, ma se offre il servizio di gestione e organizzazione dovrà ricevere uno stipendio o deve lavorare gratis?Il mio capo guadagna sul mio lavoro, anche quello è sfruttamento o lucro?Al posto di cercare di avere sistemi di controllo seri per evitare lo sfruttamento si preferisce semplicemente farne a meno per scarsa fiducia?Quando poi dici che le donne si prostituiscono per povertà è vero solo in piccolissima parte, io non lo farei per niente al mondo ma sai quante amiche ho che al posto di pulire i cessi per 800 euro al mese preferirebbero prostituirsi per 7/8 mila euro mensili?Sai quanti lavori umili ci sono come alternative che non vogliono fare solo perché la prostituzione porta guadagni notevolmente più alti e il sacrificio è minimo?Chi fa la prostituta perché povera se le offri un lavoro a pulire i bagni di un fast food ti ride in faccia.Un uomo quando è povero non ha molte alternative, noi invece abbiamo anche questa possibilità.Come si fa a dire che è solo l’uomo a godere del rapporto sessuale e la donna la vittima quando hanno conti in banca che io col mio lavoro da semplice segretaria non mi sogno neanche in 10 anni?Ma hai idea con che macchine e con che vestiti girano?Si pagano case in contanti e tutto alla faccia dello stato non pagando neanche un euro di tasse mentre mia mamma con la pensione minima fa la fame e la spremono di tasse, ti sembra forse giusto?Una prostituta certo che puó sceglierei i clienti, ma furbamente non lo fa perché altrimenti non lavorerebbe, si confonde il caso di cronaca con la norma ed è profondamente sbagliato, se ci sono stati omicidi è proprio perché non si regolarizza il fenomeno, in una casa chiusa non sarebbe mai successo, se la prostituzione diventasse reato sparirebbe dalla strada e entrerebbe nelle case tramite annunci online con gli stessi rischi per queste ragazze.L’abolizionismo non ha mai stroncato la domanda, da noi la droga è illegale ma scendo sotto casa e me la procuro in 5 minuti se voglio, almeno cerchiamo di regolarizzarla, la storia dovrebbe averci insegnato qualcosa.

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    • Cra Giulia, portami dei dati che attestano che sono migliaia le prostitute che chiedono che venga riconosciuta la loro professione e magari ci farò sopra una riflessione. Io mi riferisco al contesto in cui vivo dove le prostitute non hanno voce e dove per lo più sono schiave di tratta che vegono da altri paesi del mondo. Nessuno vuole vietare a chi sceglie di prostituirsi ma, facendo le somme, quante sono?
      Le donne che praticano turismo sessuale sono molto meno e i gigolò hanno una condizione diversa dalle prostitute femmie quindi non puoi parlare che sono prede perché non esiste una tratta di gigolò o prostituti maschi vittima di sfruttamento a meno che non siano bambini.
      Il bordello non è un luogo che da sicurezza alle donne basta vedere cosa accade in germania. sono luoghi di mafie, meno sicuri anche di internet perché queste donne vivono da recluse e vengono sfruttate con paghe anche decisamente più basse.
      Tu hai scritto questo:

      “E’ normale che le prostitute in genere siano donne (anche se ultimamente il trend sta decisamente cambiando) in quanto noi per natura possiamo procurarci molto più facilmente qualcuno con cui consumare, per un uomo non è così, avessero la stessa probabilità di accoppiarsi di sicuro la prostituzione sparirebbe”.

      E allora spiegami come mai la maggior parte dei clienti sono sposati!!!
      Non puoi paragonare questo ad altri lavori, perchè il fenomeno della prostituzione è generato dalle mafie…
      Poi scrivi:

      “Quando poi dici che le donne si prostituiscono per povertà è vero solo in piccolissima parte, io non lo farei per niente al mondo ma sai quante amiche ho che al posto di pulire i cessi per 800 euro al mese preferirebbero prostituirsi per 7/8 mila euro mensili?Sai quanti lavori umili ci sono come alternative che non vogliono fare solo perché la prostituzione porta guadagni notevolmente più alti e il sacrificio è minimo?Chi fa la prostituta perché povera se le offri un lavoro a pulire i bagni di un fast food ti ride in faccia.Un uomo quando è povero non ha molte alternative, noi invece abbiamo anche questa possibilità”.

      Questo è il classico commento di chi vuole giustificare chi compra sesso..sappiamo che non sono tante quelle che fanno la prostituta solo perchè non vogliono faticare…anche perchè lo stigma è altissimo e le condizioni di crisi di questo paese non permettono di scegliere un lavoro. Sai quanto vorrebbero lavorare anche per 800 euro ma non trovano nemmeno quello?
      Inoltre usi toni di stigmatizzazione verso le prostitute, sulla base di luoghi comuni “non è giusto che queste vogliono lavoro facile e girano con vestiti di lusso”. Questo è, scusami tanto, il classico commento dello slut shamer.
      Non sono un’abolizionista ma penso che bisognerebbe agire a valle, cioè insegnare agli uomini che le donne non sono oggetti perchè le motivazioni sono quelle e dare possibilità maggiori lavorative alle donne….

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  • Bell’articolo. Onesto e obiettivo.
    Grazie.

    PS: Purtroppo anche Amnesty International si sta facendo promotrice della legalizzazione della prostituzione. Siamo alla frutta.

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  • Sono d’accordo su tutto tranne che i seguenti punti.

    “Pertanto nessuno può pensare che la prostituzione sia un’attività in cui una donna esercita liberamente e con autodeterminazione il mestiere.”

    Nel sistema attuale è vero. Ma in un sistema adeguato dove non c’è sfruttamento, penso che questo possa accadere. Non solo per le donne.

    “Dunque è chiaro che la prostituzione è un fenomeno patriarcale che non può essere sostenuto da nessuna femminista.”

    La prostituzione come sfruttamento e schiavitù, sicuramente non può essere sostenuta. Quella costituita da persone (uomini e donne) consenzienti invece è sostenuta da alcun* femminist*.

    “Il secondo motivo sfata il classico tabù per cui un uomo che compra sesso lo fa perché per un uomo è più difficile trovare un partner del sesso opposto soprattutto per una relazione sessuale a breve termine ( o occasionale). Il numero degli uomini single che si rivolgono ad una prostituta è infatti più basso.

    Chi si rivolge ad una prostituta spesso ha delle grandi difficoltà a relazionarsi con l’altro sesso. A dispetto dell’immagine del maniaco solitario sono però gli stessi che hanno una moglie e dei figli.”

    È vero che per un uomo è più difficile trovare una donna disposta a fare solo sesso. Questo è uno dei motivi per cui la prostituzione femminile è diffusa. Ma il fatto che ad andare con prostitute siano maggiormente gli uomini sposati non smentisce quel motivo. Se si va con una prostituta è proprio per evitare tutta la trafila della “conquista” di una donna che costa denaro e tempo. Se il single si può anche permettere di trascorrere del tempo alla conquista di una ragazza, l’uomo sposato invece non ha tempo di conquistare un’altra donna, dunque spende per ottenere un rapporto veloce.
    Inoltre è sbagliato pensare che all’interno del matrimonio sia automatico dopo diversi anni che il sesso sia soddisfacente a tal punto da non richiedere i servigi di una prostituta. Anzi, talvolta, pur essendoci una grossa disponibilità da parte della moglie, il marito non soddisfatto vuole provare nuove esperienze e ricorre alle prostitute.

    “Al contrario dei paesi nordici, in Italia non c’è nessun sistema che scoraggia il cliente”

    Fermo restando che la prostituzione intesa come sfruttamento e schiavitù va abolita, il sistema che scoraggerebbe il cliente sarebbe una seria campagna che inculchi nella mentalità di tutti il concetto di parità di genere. Non un sistema che punisca chi usufruisce di servizi sessuali nel contesto di una prostituzione consenziente. Perché se partiamo dal presupposto che il sesso non è un tabù, allora la domanda di sesso a pagamento non può essere censurata. Il problema nasce poi da come viene gestita l’offerta. Se l’offerta è in mano alle attività criminali che costringono le persone a sottomettersi, allora no. Sì invece è una gestione dell’offerta controllata da una politica che:
    – riconosce la prostituzione come una professione;
    – vi faccia entrare solo persone che hanno scelto in totale autonomia di eseguire tale professione;
    – chi esercita tale professione ha il diritto di rifiutare certi clienti e certe pratiche qualora lo ritenesse opportuno;
    – offre strumenti per la salvaguardia fisica e sanitaria di chi esercita tale professione.

    “C’è chi parla di professionalizzazione della prostituzione paragonando il mestiere al lavoro libero e individuale che può svolgere un dentista. Essere prostituta non è come fare il massaggiatore/massaggiatrice perché viviamo in un contesto troppo maschilista e pieno di tabù sessuali con un forte slut-shaming (whorephobia) e un tasso alto di violenze sulle sex-worker, dunque è impossibile considerare la prostituzione un lavoro come tutti gli altri e di considerarlo addirittura una forma di emancipazione. Inoltre un fenomeno nato assieme allo sviluppo del patriarcato come si può definire un alleato della causa femminista?”

    Ma infatti non si deve per forza legare alla causa femminista. Io per professionalizzazione della prostituzione intendo slegare il fenomeno dalla criminalità organizzata, liberare dalla schiavitù chi vi è dentro e fornire, a chi vuole per libera scelta esercitare questa professione, gli strumenti per farlo in sicurezza essendo riconosciuti dallo stato e pagando le tasse.

    “Come si può inoltre condannare l’uso che i media fanno del corpo femminile e allo stesso tempo considerare la prostituzione non una forma di mercificazione analoga?”

    Innanzitutto, spieghiamo cosa si intende per “oggetto sessuale”. Per oggetto sessuale si intente il vedere il corpo di una persona come uno strumento dal quale trarre piacere sessuale. È un concetto non legato al genere, tant’è che così come un uomo può vedere una donna come un oggetto sessuale, può accadere anche il contrario. E non c’è nulla di male limitatamente a questo.
    Se si condanna l’uso che i media fanno del corpo femminile è perché essi alimentano l’immagine della donna come “esclusivamente” un oggetto sessuale. Da ciò deriva che la maggior parte degli uomini (etero) considerino la donna principalmente come un oggetto sessuale dal quale trarre piacere, e solo in seconda istanza, una persona. Invece dovrebbe essere il contrario, così come è considerato l’uomo dalla maggioranza delle etero e dei gay.
    Non c’è nulla di male nel considerare un corpo come un oggetto sessuale. Il problema è quando questa visione si pone in primo piano, sovrastando il concetto di persona. Questo negli uomini porta alla degenerazione per cui si considera la donna come un’essere inferiore, sottomesso e adatto al solo scopo di soddisfare i piaceri del maschio.
    Ma questo problema deriva proprio dal fatto di mostrare la donna come oggetto sessuale in un ambito non sessuale, ovvero un ambito inappropriato a quell’immagine della donna. Se mi mostri una ragazza nuda mentre pubblicizzi un’auto (ambito non sessuale), non si capisce cosa c’entri la ragazza nuda e come si colleghi a essa. Se invece la ragazza nuda me la mostri per pubblicizzare un vibratore o un film porno (ambiti sessuali), allora il contesto è adatto.

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    • punto 1: utopia finché esisterà un sistema patriarcale;
      punto 2: Finchè ci sarà un sistema patriarcale che delegittima il nostro corpo, nessun rapporto sessuale del genere è da ritenere consenziente;
      punto3: Tu dici: “ma il fatto che ad andare con prostitute siano maggiormente gli uomini sposati non smentisce quel motivo. Se si va con una prostituta è proprio per evitare tutta la trafila della “conquista” di una donna che costa denaro e tempo. Se il single si può anche permettere di trascorrere del tempo alla conquista di una ragazza, l’uomo sposato invece non ha tempo di conquistare un’altra donna, dunque spende per ottenere un rapporto veloce.
      Inoltre è sbagliato pensare che all’interno del matrimonio sia automatico dopo diversi anni che il sesso sia soddisfacente a tal punto da non richiedere i servigi di una prostituta. Anzi, talvolta, pur essendoci una grossa disponibilità da parte della moglie, il marito non soddisfatto vuole provare nuove esperienze e ricorre alle prostitute.

      Io dico: E chi dice che per conquistare una donna ci vogliono tempo e denaro? alti luoghi comuni. Molte statistiche hanno rivelato che tanti uomini vanno con le prostitute perché vogliono una donna sottomessa che soddisfi tutte le loro fantasie. Altri perché hanno dei grossi tabu’ quindi andare con una prostituta li a sentire più sciolti. Ma i motivi di fondo sono gli stereotipi sulle donne e proprio l’idea che le donne sono difficili da conquistare…ma non è così perché sono tante le ragazze che vanno a letto ache la prima sera. Il luogo comune vuole che non sia così anche perché tante non è che vanno a dirlo in giro.

      punto 4: Sesso e prostituzione sono due cose diverse. I rapporti mercenari non si possono considerare sessuali. Sono proprio in quei paesi dove ci sono tabu sessuali che la prostituzione aumenta. Dimmi come si fa a riconoscere se una è autonoma o meno e come si possa rifiutare una pratica o un cliente se non tutte hanno gli strumenti, se molte si prostituiscono per bisogno e se una donna che rifiuta può anche finire uccisa o violentata….

      Punto5: Credi che pagare le tasse sia un modo per uscire dall’illegalità?

      punto6:
      La prostituzione è uno dei tanti modi di considerare le donne come oggetti. Raramente la prostituta gode, solo il cliente gode e molte volte non vuole perdere tempo perché paga…dimmi come fa una donna, impossibilitata a godere, a non essere vista come un oggetto.

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  • punto 1: Ma no, si potrebbe attuare un sistema di prostituzione consenziente anche con l’attuale sistema patriarcale. Basterebbe volerlo. Se non lo si riesce a fare, non è per l’attuale sistema patriarcale, ma perché alla politica attuale non gliene frega nulla.

    punto 2: No, il problema è che tu non riesci a concepire che una donna possa fare sesso con un uomo anche se non è innamorata di lui. E invece donne che riescono a fare questo esistono, e alcune lo fanno per libera scelta. Ne esistono tuttora e negarlo significa negare la realtà.
    Ricorda che anche se il sesso con amore è una bella cosa e tu aspri a quello, esiste pure il sesso senza amore e alcune persone riescono a praticarlo anche se tu non ci riesci.
    Inoltre, ti pregherei di non focalizzarti solo sulle donne, perché il mio discorso verteva sulla prostituzione consenziente in cui non ho differenziato per genere, dunque quello di cui ho parlato vale anche per i maschi.

    punto 3: Lo dicono le statistiche. La maggior parte delle donne non la mollano alla prima sera. E fanno pure bene eh, ma è così. Tu la molleresti alla prima sera?
    La maggior parte delle donne prima di lasciarsi andare vogliono sentirsi pronte e nel frattempo col ragazzo fanno delle uscite insieme. Tu prima di lasciarti andare non preferiresti uscire diverse sere con un ragazzo per conoscerlo meglio?
    Le uscite costano (anche se si dividono le spese a metà, poi ci sono anche i casi dove le ragazze pretendono che sia il solo ragazzo a pagare).
    Non fraintendere, con questo non voglio dire che tutti i ragazzi siano disposti a fare sesso, ce ne sono anche di quelli che non lo mollano alla prima serata.
    Se è vero che ci sono tanti uomini che vogliono la donna sottomessa, è anche vero che ci sono alcune donne che vogliono (verbo volere, cioè, lo hanno scelto di loro spontanea volontà) farsi sottomettere dietro pagamento. Se entrambi sono consenzienti e nessuno si fa male, mi spieghi che male c’è?
    Non sono tante le ragazze che si concedono alla prima sera. Ne sono poche e sono difficili da trovare, e in loro assenza alcuni uomini decidono di andare a prostitute. Poi tieni presente che per una donna non è facile concedersi alla prima sera perché verrebbe ritenuta una zoccola, a differenza dell’uomo che invece se non si concede viene ritenuto una femminuccia. Insomma, sono i soliti stupidi stereotipi, ma le statistiche più o meno sono queste.

    punto 4: È una questione di terminologia. Tu non lo vuoi chiamare sesso, chiamalo in un altro modo, ma la prostituzione prevede che l’uomo infili il pene nella vagina della donna. Io lo chiamo sesso, se tu hai un altro termine, utilizzalo pure, ma l’importante è che sappiamo di cosa stiamo parlando. Io ho parlato di prostituzione consenziente proprio per dare gli strumenti a chi vuole prostituirsi di farlo liberamente, avendo il diritto di rifiutarsi nel caso non volesse esercitare certe pratiche. Tu parli della prostituzione attuale, quella dove c’è sfruttamento e schiavitù, e lì siamo d’accordo.

    punto 5: No, io ho elencato cosa intendevo per prostituzione consenziente. Ti prego di andarlo a rileggere. Le tasse sono l’ultimo dei problemi.

    punto 6: Secondo me non hai capito cosa ho scritto. Guarda che tu puoi essere considerata un oggetto sessuale anche quando godi, eh. Rileggiti la mia definizione di “oggetto sessuale”.

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    • punto 1: Dimmi come si potrebbe realizzare un consenso in una società patriarcale. Perfino molti rapporti sessuali non mercenari non sono consenzienti. Molte donne non hanno accesso ad una corretta educazione sessuale, consapevolezza della propria sessualita’ e vedono il sesso ancora come un concessione che si fa all’uomo. Conosco tantissime donne che simulano l’orgasmo piuttosto di dire a lui che non c’è capace, conosco tantissime donne che non vivono una sessualita’ felice, conosco tantissime donne che hanno rapporti sessuali anche quando non sono al 100% convinte. E’ un problema delle societa’ patriacali che c’è anche nelle coppie fisse, figuriamoci nel mondo della prostituzione!

      Punto2: Io lo concepisco eccome..non fraintendere. Anzi sei tu che mi dai l’impressione che solo le prostitute fanno sesso se non sono innamorate. E fidati che di prostitute innamorate ne ho conosciute molte dai racconti. Solo che ci vuole consapevolezza in una società che vieta alle donne ogni forma di autodeterminazione sessuale.
      Ovvio che la prostituzione è esercitata da uomini, ma nessuno di loro vive in condizioni di schiavitù…non può esistere una liberazione sessuale se non tutte le donne sono sessualmente libere o sono costrette in qualsiasi modo a usare il proprio corpo.

      Punto3: Prima dici che ci sono donne che amano fare sesso senza amore e poi ti contraddici in questo modo? per favore! Quindi confermi quello che intendevi dire: solo le prostitute fanno sesso senza amore, il resto non lo fanno perché non conviene. Io se fossi single certo che lo farei!
      Dipende dal ragazzo che ho vicino….

      “Se è vero che ci sono tanti uomini che vogliono la donna sottomessa, è anche vero che ci sono alcune donne che vogliono (verbo volere, cioè, lo hanno scelto di loro spontanea volontà) farsi sottomettere dietro pagamento” se di propria volontà non ci vedo nulla di male..ma quante sono?

      Quindi giustifichi chi va con una prostituta? Non mi sembra che tu abbia una buona visione della donna se pensi che le donne “costano” e bisogna in ogni modo “comprarsele” per portarle a letto..come se le donne amassero farsi mantenere…
      Molte donne non vanno a letto alla prima sera principalmente a causa degli stereotipi ma ci hai mai pensato perché a molti uomini, anche gli stessi che vanno a prostitute, non conviene abbatterli?

      Punto 4: Anche lo stupro prevede che l’uomo infili il pene nella vagina della donna ma questo mica presuppone di chiamarlo sesso! Altrimenti non di chiamerebbero stupro e prostituzione.

      punto 5: La prostituzione non è vero consenso a meno che chi la pratica non lo faccia per permettersi qualche lusso..ma sono poche quello che lo fanno. E purtroppo anche molto disapprovate rispetto a quelle che lo fanno per necessità..Dunque a causa di questo molti non vedono che sia un problema sfruttare una povera donna che lo fa per procurarsi cibo o sotto coercizione.

      punto 6: Nessuna donna può essere considerata oggetto se gode..il problema è negli occhi di chi guarda n quel caso o un problema prettamente culturale.

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      • punto 1: Si può realizzare dal momento in cui esistono comunque delle persone che la pensano in modo diverso. La nostra società è patriarcale perché la maggior parte la pensa in un certo modo, ma ciò non vuol dire che non si possano attuare certe politiche. Anzi, magari proprio attuando alcune politiche si favorisce il non proliferarsi di una certa mentalità.

        punto 2: Scusa, ma allora se lo concepisci perché gli vieteresti di offrire prestazioni a pagamento nel modello di prostituzione che ti ho specificato? Modello nel quale chi offre la prestazione è consenziente, sia chiaro.
        Ma, fammi capire, quando parli che alle donne viene “vietata ogni forma di autodeterminazione sessuale”, cosa intendi?
        Perché guarda che se una donna vuole fare sesso con un uomo, che sia a pagamento o meno, al momento ha tutto il diritto e la libertà di farlo. Forse parli del fatto che possa, in entrambi i casi, essere vista male e/o etichettata con termini dispregiativi (puttana/zoccola)… per cui si reprime?

        punto 3: No, io ho sempre fatto intendere che esistono tanti tipi di donne così come tanti tipi di uomo. Quindi non mi sto contraddicendo.

        Beh, se uno va con una prostituta quando la prostituta è consenziente, non le fa del male, non infrange alcun patto vigente con altre persone (cioè, non ha fidanzata o moglie o vincoli di altro tipo) e non infrange la legge, perché non lo dovrei giustificare? Chi sarei io per vietarglielo?
        Non ho detto che le donne costano. Ho detto che costa la fase in cui ci si conosce. Perché uscendo insieme si compra qualcosa da bere, si consuma il carburante dell’auto, si paga una cena, etc. Tra l’altro, se sei per la parità di genere, il costo te lo sobbarchi anche tu, quindi il discorso vale anche per te. Ma non ti preoccupare, non mi metterò a dire che il ragazzo con cui esci “costa” per portartelo a letto.
        Detto questo, ci sono alcuni uomini a cui tutto ciò non interessa. Vogliono solo scopare, e quindi quei soldi li impiegano per una prostituta. Nel modello attuale di prostituzione, hai ragione, la donna viene comprata, e su questo sono d’accordo che sia da abolire. Nel modello che ti ho spiegato io, la donna non viene comprata, viene comprata una prestazione sessuale. E no, non è la stesa cosa.

        La maggior parte degli uomini è composta da una massa di imbecilli. La parità di genere non gli sta bene perché essenzialmente vogliono tenere una posizione di superiorità sulla donna. Converrebbe a tutti abbattere gli stereotipi, ma a certa gente non interessa (nemmeno a certe donne), sono stati abituati così e così continueranno a comportarsi.
        Comunque, sarà anche per gli stereotipi, ma credo che se la maggior parte delle donne non si concede la prima sera è principalmente perché non si sentono pronte. Non è che se abbatti gli stereotipi e le fai sentire delle latin lover se si concedono la prima sera, allora si sentono automaticamente pronte. Poi i casi in cui alcune non si sentono pronte e ci vanno lo stesso, sono un altro paio di maniche…

        punto 4: Mi sono andato a leggere un po’ le definizioni sul Treccani. Stupro è violenza carnale, prostituzione indica l’offerta di una prestazione sessuale a pagamento.
        In entrambi i casi non si esclude il sesso.

        punto 5: Nella prostituzione di cui ho parlato io, c’è vero consenso.
        Mary, cerca di intendermi quando parlo. Mi fai ripetere le cose mille volte.
        Ho detto che c’è la prostituzione attuale che io aborro. E poi una prostituzione consenziente, che non è stata ancora attuata, che io auspico venga attuata affinché le persone che vogliono offrire tali prestazioni lo facciano con libertà, in salute e in sicurezza. Più semplicemente di così, non so spiegarmi.

        punto 6: Scusa, ma hai letto quello che ho scritto? Non c’entra nulla il fatto che uno goda o non goda. Copio e incollo.
        “Innanzitutto, spieghiamo cosa si intende per “oggetto sessuale”. Per oggetto sessuale si intente il vedere il corpo di una persona come uno strumento dal quale trarre piacere sessuale. È un concetto non legato al genere, tant’è che così come un uomo può vedere una donna come un oggetto sessuale, può accadere anche il contrario. E non c’è nulla di male limitatamente a questo.”

        Comprendi che questa definizione può applicarsi anche al caso in cui tu e il tuo fidanzato state facendo sesso a letto? Prova a pensarci e rileggila…
        Se non sei d’accordo, allora dimmi tu la tua idea di “essere visti come un oggetto sessuale”.

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