#Bullismo, le vostre storie: La storia di Ilaria: Insegnanti, fermateli!

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Molto spesso gli adulti contribuiscono a mantenere lo stato delle cose o a rafforzare le azioni dei bulli. E’ molto importante citare il ruolo degli insegnanti all’interno degli ambienti dove si sviluppa il bullismo. Qualche volta accade che i professori riescono a porre fine al circolo di violenze. Infatti è utile sensibilizzare attraverso i racconti dei/lle mie/i lettori/trici.

Cara Mary,
innanzitutto permettimi di farti i miei complimenti per il tuo lavoro nel blog “Un altro genere di comunicazione”, che trovo straordinario,sia per il tuo lavoro contro il bullismo.
A questo proposito vorrei raccontarti la mia esperienza, non tanto perché sia stata particolarmente pesante (anzi, direi che è molto leggera in confronto a quanto hanno subito e subiscono troppe altre persone) quanto perché essa mette particolarmente in evidenza quantol’intervento degli e delle insegnanti possa essere determinante per fermare molti episodi di bullismo sul nascere.
Allora era il 2003 e io avevo appena iniziato le scuole medie. Fin dall’inizio andavo d’accordo con molti miei compagni, ma c’erano tre ragazzi che mi avevano presa di mira fin da subito e che mi prendevano spesso in giro perché ero bassa e perché allora ero molto amica di un altro dei nostri compagni di classe. Spesso a queste prese in giro reagivo rispondendo male e a volte con uno di questi tre si finiva per fare a botte.
Questa cosa è andata avanti fino al giorno in cui la scuola aveva organizzato una mattinata in cui chi avesse voluto avrebbe potuto saltare alcune lezioni per partecipare ad una corsa campestre nel parco della mia cittadina: io, pur non essendo particolarmente atletica, partecipai a questa corsa insieme a molti miei compagni, tra cui due dei tre che mi prendevano in giro. Quando tornammo a scuola sembrava tutto tranquillo, ma aprendo il mio diario scoprii che l’unico dei tre che era rimasto in classe mi aveva scritto su una pagina una serie di insulti, tra cui mi ricordo “ottava nana” (questo era il soprannome che mi avevano dato), “puttana” e “lesbica” (cosa che oggi non capisco come sia possibile considerare un insulto, ma allora ci ero rimasta malissimo).
A quel punto prima tentai di cancellare quello che c’era scritto, poi, con la pagina ancora mezza scritta, andai a dirlo alla professoressa di italiano e le mostrai il diario, e lei punì subito chi aveva scritto quegli insulti.
Da allora quei tre ragazzi si erano calmati e tendenzialmente mi lasciavano in pace, e nel secondo quadrimestre cessarono anche le prese in giro.
Vorrei che le vittime di bullismo leggessero questa storia perché spero che per loro sia di incoraggiamento in qualche modo, ma soprattutto vorrei che la leggessero gli/le insegnanti, perché capiscano quanto il loro intervento possa essere determinante per proteggere chi subisce qualsiasi forma di violenza fisica, verbale o psicologica nelle scuole.
Ancora complimenti per il tuo lavoro.
Ilaria