Per il direttore della Gazzetta di Massa e Carrara esiste la parità di genere: che vada a fare una gita dentro i centri anti-violenza così si accorge della differenza….

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La Dott.ssa Francesca Rivieri  responsabile della comunicazione ed operatrice del Centro Antiviolenza D.U.N.A, mi segnala un caso di comunicazione sessista nei nostri mezzi di comunicazione. Un caso davvero gravissimo che l’ha coinvolta e che ha svilito il suo lavoro come operatrice impegnata a contrastare la violenza di genere e il sessismo sui media, un reale problema in un paese realmente maschilista, come del resto la comunicazione mediatica dimostra giorno per giorno.

Il centro D.U.N.A ha infatti organizzato un workshop per insegnare ai giornalisti l’approccio corretto della comunicazione e della rappresentazione delle donne all’interno delle testate giornalistiche. Il workshop è mirato a contrastare stereotipi di genere nel descrivere le vittime coinvolte in casi di violenza di genere e attuare una rivoluzione mirata al raggiungimento della parità, attraverso la comunicazione di genere.

Sono responsabile comunicazione del Centro antiviolenza D.U.N.A. di Massa e, in relazione al mio ruolo, vengo contattata qualche settimana fa da un giornalista per un’intervista sul “linguaggio sessista nella pubblicità”, da pubblicare sul giornale web la Gazzetta di Massa e Carrara.
Accetto l’intervista ben contenta di poter trattare di un tema così importante sul quale stiamo organizzando, come Centro Antiviolenza, un workshop dedicato, aperto, per l’appunto, ai giornalisti.
Realizzo così l’intervista rispondendo a tutte le domande del giornalista, lui si dichiara soddisfatto e mi indica che appena il pezzo sarà pubblicato me ne darà notizia.
Oggi, casualmente, entro sul sito web e leggo nella Home Page il seguente titolo:

“Per Francesca Rivieri in Italia non esiste parità fra uomo e donna: che vada a fare una gita-premio nel califfato dell’Isis così si accorge della differenza…” col seguente catenaccio: “La dottoressa Francesca Rivieri accusa la società italiana di essere maschilista e sessista. Alla parola ministro preferisce minestra, pardon ministra e viene a predicarci come si deve fare informazione. Se lo faccia da sé, allora, un giornale”.

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Sia il titolo e le immagini sono state utilizzate per denigrare chi ha ricevuto l’intervista. Si fa un’intervista solo per denigrare chi vuole portare al cambiamento dei media per portare civiltà al nostro paese.

E’ davvero assurdo e grave questo accaduto, soprattutto se rivolto ad una persona che si occupa di donne che ogni giorno hanno a che fare con la prepotenza di una società ancora maschilista e violenta.

Dunque, secondo Gazzetta di Massa e Carrara, la disparità in italia non esiste esiste solo a causa dei musulmani o estremisti islamici! Le donne italiane subiscono violenza da italiani solo per motivi passionali, del resto i giornalisti ce lo dimostrano da sempre con il loro linguaggio volutamente ricercato per mascherare le radici culturali del fenomeno.

La cosa che fa più ridere è che parla di ISIS e lapidazioni e poi consiglia la pena di morte per i violenti. Bella coerenza!

Sessisti e negazionisti sono anche i passaggi:

“La dottoressa Rivieri vorrebbe trasformare la società indipendentemente da quelli che sono i suoi protagonisti, vorrebbe cambiare le regole del gioco senza capire che quello che viviamo quotidianamente è tutt’altro che un gioco.

“Siamo tutti d’accordo sul fatto che chi usa violenza non solo verso la donna, ma verso tutti coloro che sono diversi …” 

Diversi da chi? Da cosa? Dunque le donne subiscono violenza perché diverse? Ma se siamo il 50% della popolazione! E poi che significa? In cosa sono diverse le donne dagli uomini?

E poi
“E lei, adesso, pretende di venire ad insegnare a noi come si fa informazione corretta, addirittura organizzando corsi? Ma lasci perdere e lasci, soprattutto, fare il mestiere di giornalista a chi ha gli attributi per metterci sempre la faccia”

Attributi. altro termine tipico di chi pensa che essere uomini significa avere il mondo in mano. Mentre a combattere con coraggio i soprusi che subiscono le donne non sono chi ha gli attributi ma sono proprio le donne!

E gran finale:

Quanto alla parità tra uomo e donna, forse la dottoressa Rivieri desiderebbe recarsi nei paesi del Nord Europa, a suo avviso più liberi del nostro, ma vorrei ricordarle, tanto per parlare di violenza e comunicazione, che a Amburgo come ad Amsterdam come a Copenaghen e via dicendo, le donne vengono sbattute, con il loro consenso, dietro una vetrina a fare le prostitute, ma nessuno si è mai sognato di contestare questi paesi definendoli maschilisti. Forse sarà il caso, glielo dico provocatoriamente, che anche da noi si arrivi a costruire i famosi quartieri del sesso a pagamento? 

Ignoranza nelle argomentazioni, classiche dell’italiano medio, responsabili del ritardo culturale del nostro Paese, di cui i media sono molto responsabili.

Consiglio al giornalista di farsi una gita all’interno dei centri antiviolenza ad ascoltare le storie delle donne così per comprendere che non bisogna trovarsi per forza in mano all’ISIS per subire il maschilismo che ogni giorno subiscono anche le donne italiane sulla propria pelle.

A Francesca do tutta la mia solidarietà e grande forza di andare avanti, perché ci vuole una grande forza di fronte a tanta ignoranza della nostra società.

3 commenti

  • Già solo il fatto che sia stato scritto un articolo del genere è l’indice che non c’è ancora nessuna parità. Ma non si vergognano questi soggettoni? Ma non si sentono pirla a fare i giochetti in questo modo, manco fossero bambini dell’asilo?

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  • Il modo con cui è stata “rubata” l’intervista è infantile.

    Avete fatto caso a cosa c’è scritto sopra l’articolo? “L’intersvista”. Un caso? Piuttosto un’offesa, perché nessuno ha chiamato il giornale per fare l’intervista alla Dottoressa Rivieri. In realtà La Gazzetta di Massa e Carrara si è comportata da clandestina!

    Il commento finale del direttore IRresponsabile Aldo Grandi (che nulla ha di grande) dimostra solo ignoranza. Poteva risparmiarselo per evitare una brutta figura. Ma quelli come lui sono abituati, una più o una meno …

    Povero giornalismo italiano.

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