La costruzione del “corpo gay” tra stereotipi e normalizzazione

Bellissimi-gay-ok.png

È bello, giovane, unto e palestrato. È il corpo dell’uomo omosessuale.

Puoi vederlo sfilare sulle passerelle di Mister Gay o ammirarlo su blog e riviste.

L’ideale di bellezza virile dell’uomo bianco eterosessuale che non deve chiedere mai si unisce all’oggettivizzazione del corpo femminile ipersessualizzato e strumentalizzato dal mercato dei consumi ed ecco venirne fuori la norma di rappresentazione del “corpo gay”.

Giovane, atletico e prestante, spesso impegnato in improbabili pose da calendario.

Un’estetica non fedele alla pluralità di corpi e modelli, una rappresentazione molto simile a quella destinata alle donne nei media, dove il corpo femminile, nella sua reiterazione frammentata di gambe, labbra, seni, diventa prodotto.

Rischia di diventare prodotto anche quel corpo lucido con pettorali scolpiti e pacco in primo piano, rischiano di diventare prodotto anche le rivendicazioni per i diritti e la liberazione omosessuale.

I Gay Pride sono sempre meno “riot”, le aziende si muniscono di una utile facciata gay-friendly, i linguaggi sono spesso familistici e reazionari, l’occidente dei diritti contro “gli altri” incivili e barbari.

E nel frattempo, in nome di una falsa inclusione, perché i diritti continuano a non esserci e le discriminazioni invece sì, i corpi subiscono un processo di normalizzazione che permette loro l’ingresso nel grande tritacarne del mercato dei consumi.

Come si concilia questa estetica imposta con l’inclusione?
Che fine fanno i corpi che non rientrano in questi canoni estetici?

Subiscono l’invisibilizzazione, mancano di rappresentazioni, o al massimo entrano in gruppi ghettizzanti che includono/escludono sempre in base alle caratteristiche estetiche, un esempio è quello dei “Bears”, gli “orsi”, una “categoria gay” che include uomini con la pancia, pelosi, barbuti e non necessariamente giovanissimi.

Corpi catalogati come prodotti, sono le caratteristiche fisiche a determinare lo scaffale di destinazione.

Continua a leggere su Gay.tv