Donne che te la danno gratis e donne che non sono facili…

la mimosa

Sembra un deja-vù. Una scenetta che continua a ripetersi nel panorama pubblicitario. Forse per carenza di creatività più probabile per il gusto di far passare questa becera volgarità per comicità.

la mimosa

Quante pizze gli darei!

Sotto gli occhi increduli di chi collabora nella lotta contro le pubblicità sessiste con costanza e impegno, appare questo divertentissimo volantino pubblicitario.

I membri del gruppo “La pubblicità sessista offende tutti”  chiedono all’azienda di ritirarli.

Avete presente i volantini che  spuntano tra i tergicristalli delle vostre auto? O quelli che appaiono nelle vostre cassette della posta?

E’ difficile che queste pubblicità passino inosservate sia a chi le detesta sia a chi le vede ancora come divertenti, ma soprattutto a chi rischia di assorbire modelli di genere stereotipati.

Eccola qua. Una ragazza bionda simil-Barbie ammicca al destinatario mostrando il culetto ed esclamando “Il mercoledì la do gratis”.

L’avvenente ragazza è sicuramente un’immagine presa da internet,  dunque ciò rende più grave la posizione dell’azienda.

Il messaggio è come al solito il classico del sessismo all’italiana: le donne sono sante o prostitute.

Il corpo femminile come una merce, un oggetto da mettere a disposizione.

C’è poco da ridere se la concezione del corpo femminile come una cosa che non appartiene alla donna sia così diffusa in Italia e se la sessualità femminile è concepita come una sorta di prostituzione. Ed è ciò che emerge da queste “ideazioni”. 

E’ sicuro che queste pubblicità non sono fatte da donne, ancor meno dalla protagonista ritratta e questo mi fa ancora di più incavolare perché viene usata l’immagine femminile per veicolare questo messaggio che delinea scarso rispetto verso il corpo femminile, verso le donne, verso quelle che si prostituiscono volontariamente o non.

Un po’ come questa vecchia pubblicità (emersa come immagine di repertorio ad una notizia che vedrà il Comune di Roma impegnato alla lotta alle pubblicità sessiste*):

fracomina

Ovviamente una escort deve chiamarsi per forza Maddalena.

C’è sempre il bisogno di mettere le donne all’interno di una “categoria”, la classica dicotomia tra madre e prostituta. L’ossessivo bisogno di ribadire se sei una facile o meno, se la dai gratis o meno.

Il primo veicola lo stereotipo della donna come una prostituta che solo quando si concede gratis può ottenere approvazione sociale e nello stesso momento veicola lo stereotipo delle donne che si concedono sempre in cambio di qualcosa, prostitute.

Il secondo cercando di sfatare uno stereotipo (come quello veicolato nella prima immagine) ne veicola un altro: sono una escort ma non sono facile (tradotto= ho bisogno di lunghi corteggiamenti perché sono una donna normale).

Insomma, nel momento che sfata i pregiudizi contro le escort, rafforza il pregiudizio negativo verso quelle che vengono definite “ragazze facili”.

Si separano le escort non solo dalle ragazze che non necessitano né prediligono lunghi corteggiamenti ma anche dal resto delle donne coinvolte nel fenomeno della prostituzione. Insomma, non sfata un bel niente oppure usa il termine “escort” perché il termine prostituta pareva troppo “eretico” e forse perché il nostro paese non è pronto ad accogliere messaggi più diretti.

Entrambe comunicano che le donne sono corpi senza desiderio. Che non hanno una sessualità a fini del piacere personale.

Dalle pubblicità che comunicano che tu debba darla gratis o non debba darla facilmente viene fuori quella cultura che ti vuole adagiata alle aspettative che l’altro sesso ha su di te.

Nella nostra cultura sembra un vanto quello di pretendere un lungo corteggiamento. In realtà non è rispettoso per una donna perché impone che tu reprima i propri impulsi sessuali, perché divide le done buone da quelle cattive e perché non considera che le donne sono padrone del proprio corpo, perché limita le tua libertà, perché crede che il valore delle donne risieda tra le proprie gambe.

Il concetto della donna facile non è nato per incitare gli uomini a rispettare le donne e a non trattarle come passatempo sessuale ma è nato solo per rendere alle donne la vita più difficile. Ciò implica che le donne non hanno dei desideri sessuali o non hanno diritto ad una vita sessuale.

Come ultimamente sembra che prenda sempre più piede una mentalità che vuole la donna sia anche sessualmente disponibile altrimenti se la tira o è frigida. E i cartelloni pubblicitari vertono sempre sull’idea radicata che le donne debbano essere sempre disponibili per appagare i desideri maschili.

Pubblicità accompagnate da altre aziende che mantengono vivo lo stereotipo delle donne che per poter svolgere attività “maschili” devono andare a letto con il capo o essere belle. Una mentalità che è riemersa in questi ultimi anni a causa dell’influenza berlusconiana nella società italiana.

capo

se vuoi lavorare fatti il capo è un consiglio!

piazzaitalia1

Per andare in politica il requisito fondamentale di una donna è essere bella e spogliarsi.

Entrambi i concetti, ossia quello della donna che non deve andare a letto quando vuole lei e quello della donna che dev’essere a disposizione di tutti esprimono una cultura maschilista dove il corpo delle donne è oggetto e dove la donna socialmente è subordinata all’uomo. Il cui ruolo è quello di amante, prostituta o moglie. 

puttanesca

Ad una donna puoi pure darle della prostituta facendo allusioni alla pasta. Ovviamente in base al modo in cui veste e si atteggia.

In ogni pubblicità emerge uno spaccato della nostra cultura misogina (ma si rischia anche di rafforzarla):

carne

“come si vende la carne”

Il cartellone è apparso a Lecce per pubblicizzare un ristorante.

Nei cartelloni delle nostre città si rifletta sempre l’idea di una donna che dev’essere disponibile perché per l’uomo la carne è debole. Ecco che emerge un altro stereotipo: per gli uomini il sesso è importante.

La questione della carne debole e’ un proverbio utilizzato dalla maggioranza della popolazione maschile per giustificare, tradimenti, avventure del fine settimana.

Il maschio è colui che ha sempre necessità di conquistare donne per eliminare il “mostro dell’omosessualità”. Il corpo delle donne utile come un antidoto per guarire gli uomini e per rafforzare il proprio status che si identifica con l’eterosessualità.

Questo stereotipo spiega la ragione della presenza disturbante e ossessiva di un’immagine femminile distorta e mercificata a puro scopo sessuale. Dell’idea delle donne come oggetto sessuale che emerge in ogni spot. 

“I piaceri della carne” ovviamente sono solo prerogativa degli uomini etero. Le donne etero le persone LBGTQI non hanno desideri sessuali. Allo stesso modo le cene universitarie e i pranzi di lavoro sono rivolti solo agli uomini. Le donne leccesi non studiano o non lavorano? Gli omosessuali esistono?

Ho appositamente inserito queste pubblicità tutte insieme per offrire uno spaccato della nostra società italiana. Abbiamo sempre detto che le pubblicità riflettono dei pregiudizi e delle credenze stereotipate e discriminano una parte della popolazione percepita come un minoranza.

Il modo di rappresentare i generi, le donne, riflette i costumi di una società italiana ancora piena di pregiudizi, stereotipi e discriminazioni.

*Solo la prima pubblicità è ancora in circolazione.