#IDontNeedFeminismBecause: lettera di una nostra lettrice.

Qualche giorno fa pubblicammo il post #IDontNeedFeminismBecause : il maschilismo non ha genere. E’ possibile fare autocritica?” dove tentavamo di riflettere sul fenomeno #IDontNeddFeminismBecause evitando di giudicare in modo sprezzante le ragazze del  tumblr Women Against Feminism e i loro cartelli –dove elencavano le varie ragioni per cui non sentono il bisogno del femminismo–,   tentando, in qualche modo, anche di fare un po’ di autocritica circa il femminismo e in particolar modo su una parte del femminismo contemporaneo.
I punti di vista e le critiche dei/delle vari-e lettori/lettrici non sono mancati, ma, in particolar modo, siamo rimaste entusiaste e colpite da un’email che ci ha inviato una nostra lettrice e che vorremmo condividere con tutti-e voi.

 

Care Faby e Laura, ho appena letto il vostro articolo e ci tenevo a dirvi che è veramente un buon pezzo e che sono completamente d’accordo con voi.
Ci sarebbe moltissimo da dire sul tema, ma – vista l’ora tarda –  mi concentro su due aspetti chiave che avete identificato in maniera molto chiara.
  1. La necessità del femminismo (in particolare quello italiano, mi permetterei di dire ) di fare autocritica. Giustissimo. Credo di essere più o meno della vostra generazione e mi sono sentita molto identificata con le vostre parole. Io, per esempio, sono diventata femminista in America Latina. La storia e lunga, ma – in sintesi – per lavoro ho cominciato a lavorare con organizzazioni femministe e letteralmente ho scoperto un mondo. Poi ho cominciato a chiedermi perché non mi fosse venuta voglia di scoprire questo mondo in Italia. Ho cominciato a ricordare, per esempio, che l’immagine che avevo del femminismo coincideva con slogan del movimento degli anni ’70 che nel nostro paese sono stati ampiamente derisi e banalizzati. E per dirvela tutta, io ero tra quelle che pensavano di essere emancipata, finché appunto, non ho conosciuto “el movimento de mujeres” latinoamericano. Guardando all’Italia con occhio esterno, credo che uno dei fattori che ci hanno portato alla situazione attuale è che qui le conquiste in merito alla legislazione si sono ottenute velocemente, ma poi non si è continuato a lavorare con le donne per decostruire l’immaginario. Io, per esempio, sono nata in un paese dove l’aborto era già legale. Negli ultimi anni invece ho vissuto tra due paesi (il Nicaragua ed El Salvador) dove l’aborto è vietato in tutte le sue forme, compresa la situazione in cui esista rischio oggettivo per la vita della donna. Le organizzazioni femministe centroamericane lavorano tantissimo con le donne, in mille modi e con tantissima creatività, e cercano di creare massa critica per cambiare le leggi. In Italia ci sono alcune leggi (anche se talvolta inapplicate o mal applicate), ma manca la massa critica. Manca la consapevolezza della situazione in cui le donne vivono. Manca una presa di coscienza da parte di molte di noi. L’altra questione è che secondo me il femminismo qui è rimasto troppo a livello accademico, parla una lingua difficile ed incomprensibile a molte donne. Secondo me invece bisogna trovare il modo di parlare a tutte. In questo senso mi sembra importante coltivare la capacità di dibattere in modo costruttivo, accettando le differenze. 
  2. L’altro punto chiave è il fatto innegabile che molte donne sono maschiliste, hanno una mentalità patriarcale. Per quanto mi riguarda stabilire quote non serve a nulla, se non si lavora su altri livelli (il fatto, per esempio, che questo governo abbia varie ministre non significa necessariamente un progresso verso l’uguaglianza di genere, anzi…). Una delle cose più importanti che ho imparato nella mia esperienza con le femministe latinoamericane è la necessità di essere solidali tra di noi (la famosa sororidad), di guardare alle altre donne con empatia, senza pregiudizi, di cercare di creare alleanze (il che non significa pensarla allo stesso modo su tutto).
Secondo me abbiamo un disperato bisogno di spazi dove parlare e confrontarci e dove costruire un nuovo linguaggio, che possa essere capito anche dalle più giovani. Anche in questo concordo con voi. Da parte mia sono convinta che il femminismo sia un movimento con grandissime potenzialità. Pensiamo per esempio a tutta la riflessione rispetto a nuove forme di esercitare il potere. Una femminista non vuole il potere per esercitarlo in modo patriarcale, vuole un mondo dove tutte e tutti possano vivere con gli stessi diritti, doveri e possibilità. Per questa ragione io mi dichiaro femminista, anche se in Italia è quasi una parolaccia. 

Grazie ancora per il vostro articolo, mi ha fatto sentire molto felice e molto meno sola!