#IDontNeedFeminismBecause : il maschilismo non ha genere. E’ possibile fare autocritica?

“Women against feminism”, donne contro il femminismo, è un blog, un tumblr e una campagna fotografica lanciata su internet circa un mese fa. Di recente, ha riempito anche le bacheche nostrane, dopo essere stata riportata nella famigerata colonnina destra di Repubblica.it, che sintetizza il tutto come sintomo di “anni di rivendicazioni e lotte gettati alle ortiche“. Ma è proprio così?

Le ragazze espongono dei cartelli con scritte le loro motivazioni. Come quella che ci dice:

Non ho bisogno del femminismo perché
1. rispetto gli uomini
2. essere una donna non è uno svantaggio
3. ho la mia opinione
4. prendo io la responsabilità per me e le mie azioni
5. non mi sento una vittima
6. il movimento femminista è pieno di merda

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Questa campagna si ispira e stravolge quella di “I need feminism because…“,  alimentata da una continua sottoscrizione di messaggi di donne che credono di aver bisogno del femminismo per affermare la loro indipendenza, autodeterminazione, perché essere una donna non debba essere uno svantaggio, perché vogliono vedere rispettata la propria opinione, perché non vogliono più sentirsi vittime.
Insomma, spesso, per gli stessi motivi per cui altre dicono che del femminismo non sanno più che farsene, che è pieno di merda.

Un’altra ragazza sostiene:

Non ho bisogno del femminismo perché
1. rispetto la forza e la lotta degli individui
2. io NON sono oppressa! per MIA scelta!
3. non giudicherò i miei fratelli per le azioni crudeli di altri uomini
4. Voglio supportare TUTTE le persone
5. non voglio che gli uomini nascano dovendo chiedere scusa per il loro genere per colpa di persone acide e attitudini vittimizzanti

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Le ragioni di queste donne, quasi tutte molto giovani, alternano per lo più le classiche grandi mistificazioni sul femminismo ( l’ odio verso gli uomini in quanto tali, ad esempio ) a esaltazioni materne ( del tipo: “non sono femminista perché mio figlio è un privilegio, non una scelta” ). Tra una mistificazione patriarcale e una dal sapore pro-life, però ci sono anche rivendicazioni che si ricollegano invece forse a degli errori a cui il femminismo si è condannato. 

Prima di tutto perché “il femminismo” ( quale poi andrebbe capito meglio )  non ha evidentemente saputo comunicare a tutte che cosa vuol dire essere femminista, dal momento che la maggior parte delle argomentazioni usate da queste donne non sono elementi del femminismo, ma equivoci se non manipolazioni.

Difficile certo comunicare in maniera efficace quando, ad esempio,  il sistema scolastico non fa nulla per creare dei riferimenti non esclusivamente maschili. Dove sono nei libri di scuola  tutte quelle donne che seppur non impegnate direttamente tra le fila dei movimenti femministi sono poi diventate delle icone dell’emancipazione e delle rivendicazioni femministe?  Insomma, dove sono Olympe de Gouges, Mary Wollstonecraft,  Harriet Taylor, Ada Byron Lovelace,  Anna Kuliscioff , Sof’ja Vasilyevna Kovalevskaya nei testi scolastici di storia, scienze e letteratura?

Altra ragione che spinge molte donne a rifiutare il femminismo è senz’altro la disinformazione che c’è stata intorno il movimento femminista, il ridurlo a semplice stereotipo di donne misandriche e pelose.
C’è poi sicuramente anche la totale mancanza di empatia, tentare, anche solo per una volta, di immedesimarsi nei panni di altre donne, andando oltre la regola del “se non è mai accaduto a me non è vero, non esiste“.  Se per me essere donna non ha mai rappresentato uno svantaggio –che sia nella società, in famiglia, nelle relazioni e nell’ambito lavorativo– o non mi sono mai sentita subordinata ad un uomo non è detto che qualche altra donna, che sia la mia vicina di casa o una donna che vive dall’altra parte del mondo, non stia subendo tali discriminazioni in quanto donna.

Spesso, poi, gli argomenti delle Women Against Feminism sono gli stessi supportati da tutti quegli uomini che dal femminismo si sentono minacciati e quindi si scagliano contro le femministe “isteriche”, “esagitate”, “eccessive” ecc. La posizione di queste donne è conciliante, come se in atto ci fosse una guerra tra i generi e non una atavica oppressione e discriminazione di genere.
E’ così che è arrivato loro il concetto di femminismo perché è chiaro che ci sia tutta l’intenzione di non essere insidiati e perdere lo status quo da parte di chi gliel’ha comunicato.

Quando una donna dice di non voler essere femminista perché “Essere una donna non è uno svantaggio”, si entra in un cortocircuito semplicemente perché per questo stesso motivo molte donne invece lo sono.
Eppure oggi, una considerazione così vera, è usata per demolire proprio la necessità dell’argomentazione femminista.

Questa è un’ondata di ritorno, che più che dagli editoriali dei giornali che ci affrettiamo a consultare, trae ispirazione anche da tutte quelle  cantanti, attrici et similia che negli ultimi anni, pur presentandosi come paladine dei diritti delle donne, come modelli forti, pronte a lottare contro la violenza e per l’autodeterminazione in paillettes, si sono sentite in dovere di specificare però di non essere assolutamente femministe.

Bjork: “Non mi identifico come una femminista perché credo che mi isolerebbe. Penso sia importante essere positive. E’ più importante pretendere che lamentarsi”

Katy Perry: “Non sono femminista, ma credo nella forza delle donne

Beyoncè: “La parola femminista è molto estrema. Perchè c’è bisogno di etichettarsi?”

Ovviamente non sono le parole di pop star a valere più di anni di studio e di lotte, ma a chi si straccia le vesti e si sente attaccata dalle rivendicazioni non femministe circolate in questi giorni, forse queste dichiarazioni racconteranno di più del background culturale di giovani donne a cui non sarà arrivata Carla Lonzi, ma a cui parlano Beyoncè e compagnia.

Se diamo un’occhiata al nostro panorama di star, cantanti e attrici ci rendiamo conto che la parola femminismo non viene neanche lontanamente citata. E’ alla pari di una bestemmia, forse.
Fatte queste doverose premesse però ci chiediamo: da parte sua il femminismo qualche errore lo avrà commesso?

Riprendendo uno dei concetti più comuni, “non sono femminista perché non sono una vittima da salvare” è’ vero ad esempio che il “femminismo contemporaneo” ha dato a intendere che le donne necessitano di una continua tutela, come animali in via d’estinzione.
E non che invece il femminismo è un campo di battaglia in cui far valere la propria autonomia intellettuale, fisica, emotiva, come avevano cercato di comunicare anni fa.

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Virginia Woolf, proprio sulla tutela verso le donne, scriveva :

Fra cento anni, d’altronde, pensavo giunta sulla soglia di casa, le donne non saranno più il sesso protetto. Logicamente condivideranno tutte le attività e tutti gli sforzi che una volta erano stati loro negati. La balia scaricherà il carbone. La fruttivendola guiderà la macchina. Ogni presupposto basato sui fatti osservati quando le donne erano il sesso protetto sarà scomparso; ad esempio (in strada stava passando un plotone di soldati) l’idea che le donne, i preti e i giardinieri vivano più a lungo. Togliete questa protezione, esponete le donne agli stessi sforzi e alle stesse attività, lasciatele diventare soldati, marinari, camionisti e scaricatori di porto, e vi accorgerete che le donne muoiono assai più giovani e assai più presto degli uomini; cosicché si dirà: “Oggi ho visto una donna”, come si diceva “Oggi ho visto un aereo”. Può accadere qualunque cosa quando la femminilità cesserà di essere un’occupazione protetta […]

Troppo spesso  il “femminismo contemporaneo”  ( o almeno una sua parte ) è caduto in una sorta di vittimismo addossando le colpe ad un maschile, deresponsabilizzando di frequente il femminile, un femminile —non tutto ovviamente, vale sempre la pena ribadirlo— che purtroppo si è piegato, senza batter ciglio, allo stereotipo  borghese della donna : femminile, perfetta madre, perfetta moglie, perfetta casalinga, perfetta badante, perfetta anche in carriera, ma sempre in forma e desiderabile– tanto che la più recente forma di emancipazione femminile, particolarmente osannata in ogni “ghetto rosa” che si rispetti,  è il multitasking.

I retaggi che imprigionano le donne in quel femminile da proteggere, quel voler a tutti i costi una diversità tra uomini e donne, la continua colpevolizzazione della libertà sessuale femminile, gli stereotipi e tanto altro, sono alimentati dalle stesse donne, perché , come spesso abbiamo ribadito, il maschilismo non ha genere.

Anche di questo forse si è tenuto poco conto negli ultimi anni, intente a parlare di sessismo e maschilismo senza mai applicare una definizione scientifica, ma come fosse uno scandalo sensazionalistico di costume.
Non si è tenuto conto che molte donne sono maschiliste perché sguardi e modelli introiettati le hanno rese tali o forse perché l’alternativa femminista era troppo difficile da affrontare.

Uno degli ultimi episodi dove abbiamo notato il maschilismo di molte donne  è stato il famoso congresso  “Donne e media”, dove Laura Boldrini dichiarò che in un paese davvero emancipato non staremmo a guardare inermi decine di spot televisivi che ritraggono solo e soltanto le donne occuparsi delle faccende domestiche e della cura dei figli. Ricordiamo ancora la reazione che ebbero la maggior parte delle donne italiane : con estrema violenza rivendicarono il “diritto” di servire in tavola e ad avere l’esclusiva sulle faccende domestiche.

Ricordiamo anche quando, qualche tempo fa, condividemmo un articolo scritto da Tea  Hacic-Vlahovic su Vice, dove si lamentava del sessismo che si nasconde dietro alcune forme di galanteria italiana.
Andando a cena con il suo fidanzato, in un ristorante italiano appunto, si vide arrivare un menù totalmente diverso dal suo compagno, senza prezzi, questo perché secondo la tradizione è l’uomo che deve pagare il conto.

Vi invitiamo ad osservare cosa molte donne –consapevoli di stare commentando su una pagina femminista–  hanno scritto sulla nostra pagina fb, senza considerare i vari insulti che siamo state costrette a cancellare.

Questo invece è solo uno tra i tanti commenti di donne sotto il post sul sito di Vice

commento Vice

 

L’emancipazione per molte donne ha un interruttore, va bene solo per alcuni aspetti.
Gli spogliarelli l’8 marzo sì. Rifiutare un modello di famiglia che vede solo e unicamente la donna servire a tavola no.
Il multitasking schiavizzante che toglie il sonno sì. Superare le relazioni eteronormate no.
L’ emancipazione femminile oggi passa, purtroppo, per dei modelli maschili, se non maschilisti, introiettati e fatti propri.
Modelli che il femminismo almeno dagli anni ’80 non è stato più capace se non di combattere, nemmeno di fornire strumenti di analisi critica che parlassero anche alla generazione di chi scrive.

Le donne che sostengono il diritto di servire la propria famiglia, quelle che danno a Tea della isterica arrapata condivideranno sicuramente i cartelli antifemministi pubblicati in questi giorni. Sono tante, sono la maggioranza forse, per questo ci risulta così difficile capire chi si è tanto stupita davanti ai cartelli di Women Against Feminism. Basta uscire di casa, frequentare donne fuori da sezioni e circoli culturali, parlare alla madre di un’amica o ad un’amica stessa per sapere esattamente di cosa stanno parlando quei dannati cartelli.

Si organizzano campagne contro la violenza sulle donne per vendere mutande, o con donne truccate con la lacrimuccia nera e la coroncina da miss, e un uomo accanto, il tutore, con una mano aperta che recita un  “basta” urlato in stampatello, questo dovrebbe bastare come sensibilizzaazione all’argomento? Qualche altra invece, crede di  innalzare il livello di consapevolezza sulla violenza contro le donne spogliandosi. E guai a criticare tali iniziative, perché una parte del “femminismo contemporaneo” crede ancora alla  regola del purchè se ne parli.

Le lotte di emancipazione femminile in Italia iniziano e finiscono solo con l’argomento “violenza sulle donne” — tra l’altro, spesso trattato in maniera del tutto fuorviante, come gli esempi sopra elencati. Come se ci bastasse non essere picchiate o non essere ammazzate per poterci definire emancipate e rispettate. Mai si citano le decine di altri problemi che affliggono le donne: dalla disoccupazione, alla disparità salariale, dall’aborto alle molestie e al mobbing , fino ad arrivare a quella mentalità che considera completa una donna  solo se madre.

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Ho bisogno del femminismo perchè ancora mi viene detto cosa è e che cosa non è “rispettoso verso me stessa”

Quella sopra è una foto della campagna “I need feminism because…”. La ragazza dice di averne bisogno perchè non ne può più di sentirsi dire che cosa è e cosa non è rispettoso verso se stessa. Eppure questo è un atteggiamento anche di molte femministe, pronte a dire a donne anche di venti o trenta anni di meno cosa sia giusto per loro in questo mondo, cosa no, sorvolando sulle rivendicazioni che non condividono.

Laurie Penny ha scritto una lettera indirizzata a queste donne, in cui tra le altre cose dice

Siete libere di rifiutare il femminismo. Siete libere di farlo senza capire nulla di ciò che la parola significa in realtà, perché qualcuno vi ha detto che le femministe sono tutte troie in cerca di attenzione, che vogliono un trattamento speciale e odiano gli uomini. Io non so chi ve l’ha detto, e sarebbe troppo facile sottolineare che sembrate scimmiottare il linguaggio dei cosiddetti “attivisti per i diritti degli uomini“, quelli che si ritrovano nei forum a parlare di stuprare e picchiare le donne. Non ho intenzione di suggerire che avete adottato questo linguaggio per ottenere che gli uomini della vostra vita si sentano meno minacciati. Invece, voglio prendere in considerazione l’idea che siete arrivate alla vostra bizzarra concezione della liberazione delle donna tutte da sole. Sono contenta di far parte di un movimento che rispetta tutte le donne, che non respingere i pareri scritti in recinti rosa e con mille femminili svolazzi, un movimento che considera tutte noi innanzi tutto degli esseri umani, anche gli illusi. Un movimento chiamato femminismo.

[…] Nel frattempo, se mai avrete bisogno di femminismo, chiamate pure. Se mai vi stancherete di lavorare di più per una retribuzione inferiore o addirittura senza retribuzione, noi saremo qui. Se una volta invecchiate, quando comincerete a cedere, vi scoprirete all’ improvviso invisibili, perché valevate qualcosa solo finché eravate giovani e hot, saremo qui per ricordarvi che valete ancora. Se mai sarete violentate o picchiate dal vostro partner, e improvvisamente vi renderete conto di quanto sia mostruoso sentirsi dire che si è responsabili della violenza subita, sentirsi dire “te la sei voluta”, o sentirsi rimproverare che avreste dovuto fare in modo di non turbare i ragazzi, noi saremo qui. Se avrete bisogno di un rifugio per nascondervi con i vostri bambini o un tumblr pieno di gif per ricordarvi che non siete sole, noi saremo qui. Se avrete bisogno di un aborto, o del libero accesso ai metodi contraccettivi, saremo qui a lottare per ciò di cui avete bisogno e che vi meritate, perché crediamo che siete esseri umani, e in quanto tali siete in grado di decidere autonomamente del vostro corpo. Saremo qui, perché questo è quello che facciamo. Non sentite di aver bisogno di femminismo in questo momento, ma io sì, e così sentono miliardi di donne in tutto il mondo, e io spero che rispetterete loro, proprio come io rispetto il vostro diritto di spargere le vostre perplessità nella rete. C’è un posto al nostro tavolo per voi, quando sarete pronte. È anche possibile portare le penne rosa.

 

Ecco, noi possiamo anche condividere Penny e tutte quelle che la pensano così. Rispecchia il nostro essere femministe credere di averne bisogno per promuovere la nostra emancipazione. Ma non abbiamo visto molti svolazzi rosa su quei cartelli e non crediamo che un atteggiamento di chiusura, piccato, verso tutto ciò che ci mette in discussione abbia qualcosa di costruttivo.
Cercare di capire gli errori che il femminismo ha commesso, che commettiamo di continuo, come chiunque, forse invece qualcosa di utile potrebbe averlo. Abbiamo letto commenti di donne poco piacevoli su alcune pagine fb, tra auguri di stupro e chi augurava loro di non poter abortire, perché solo così avrebbero capito a cosa serve il femminismo. Noi, invece, auspichiamo di trovare un modo migliore per comunicarne la forza e il vero senso del femminismo e che tutte abbiano gli stessi diritti, penne rosa o no.

 

Faby & Laura

31 commenti

  • “non crediamo che un atteggiamento di chiusura, piccato, verso tutto ciò che ci mette in discussione abbia qualcosa di costruttivo.”
    Perché una donna non si può “piccare”? Un moto di stizza, indubbiamente, non è da cosa da “vere signore”… Perché le donne sono pacate, disponibili, al dialogo, abili nella mediazione, nel comporre i contrasti, insomma: le “vere” donne non si piccano! Non rispondono male! Le donne non vanno in collera!
    Anche questo è uno stereotipo. Le donne si piccano, tanto quanto gli uomini.
    L’ “ira funesta”, si sa, è uno dei sette peccati capitali. E concordo sul fatto che la rabbia, quando si incacrenisce in rancore, è un’emozione distruttiva che non porta a nulla di buono. Ma quel naturale moto di sdegno che ci scuote con violenza quando ci troviamo di fronte a qualcosa che ci indigna è un sentimento naturale, che ci dà la misura di quanto abbiamo percepito quell’evento come ingiusto.
    E la risonanza mediatica che ha avuto questo manipolo di donne, una così piccola porzione di donne se paragonate a tutte quelle donne che invece si impegnano ogni giorno in tutto il mondo per contrastare la dicriminazione di genere (donne alle quali i media mainstream non dedicano neanche un trafiletto di tanto in tanto) a me fa rabbia, come mi fa rabbia l’ignoranza di queste donne in un mondo nel quale gli strumenti per informarsi sono a disposizione di tutti. Che cosa dicono le femministe? Basta leggerle. Virginia Woolf è disponibile in pdf gratis online, ad esempio, come lo sono tanti altri testi di donne che hanno scritto cose ben diverse dalle sciocchezze che compaiono in quei cartelli. L’informazione è a portata di tutti. Quella di affidarsi ai blog degli “attivisti per i diritti degli uomini” piuttosto che a tutta la letteratura a disposizione è una scelta, non un qualcosa che queste donne subiscono passivamente. Si lamentano di non voler essere considerate vittime, e allora non dovremmo considerarle “vittime dell’ignoranza”, o “vittime della scuola”, e neanche “vittime dell’incapacità del femminismo di comunicare”. Mi pare che questo blog comunichi benissimo, ed è qui, a disposizione. Gratis.
    La collera è negativa quando non sappiamo liberarci di essa, e trasformarla in agire costruttivo. Ma quel momento di collera non solo è comprensibile, ma è a mio avviso necessario a scatenare quell’energia da incanalare in un agire affinché sia davvero dirompente.
    “Di solito gli uomini quando sono tristi non fanno niente; si limitano a piangere sulla propria situazione. Ma quando si arrabbiano, allora si danno da fare per cambiar le cose”: è una delle mie citazione preferite di Malcom X.
    Non intendo assoggettarmi allo stereotipo della donna mite e comprensiva. Queste donne mi hanno fatto arrabbiare.

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    • Come può una persona che ci segue sempre pensare che noi con quel passo intendessimo dire che le donne non hanno il diritto di arrabbiarsi?
      Non siamo diventate nel giro di qualche ora –dal blog che combatte le discriminazione di genere– il circolo delle donne vittoriane che distribuiscono consigli sulle buone maniere. Chi ha mai messo in dubbio che le donne possano arrabbiarsi? Forse è una tra le prime cose che rivendichiamo e il solo fatto che si venga a parlare di “vere” donne, in un blog che da sempre combatte questo modo di dividere e giudicare le donne. ci lascia davvero perplesse.

      Come abbiamo scritto nel post, non è stato piacevole vedere decine, forse centinaia, di donne –che si definiscono femministe– scagliarsi contro queste
      ragazze, fodamentalmente non informate e confuse, augurando loro stupri e di trovarsi nella situazione di non poter abortire.

      No, questa ira noi non la condividiamo, non ci appartiene. Semmai l’ira va scaricata proprio verso i media mainstream che hanno dato gran risalto a queste ragazze mentre quelle che da anni scrivono, sempre sugli stessi cartelli , le ragioni per cui hanno bisogno del femminismo non le ha mai prese in considerazione nessuno–se non spazi femministi. Ed è proprio in questa cultura piena di stereotipi e pregiudizi, dove i media non fanno altro che comunicare messaggi fuorvianti e discriminatori che sono cresciute queste ragazze.

      Non è così facile leggere di femminismo, non è semplice leggere una Viriginia Woolf o una Simone de Beauvoir perché nei loro libri, attraverso le loro parole possiamo notare un’ottica scomoda a cui la stragrande maggiornaza di persone non è abitutata–e di certo più semplice mantenere lo status quo, coprirsi dietro convenzioni e ruoli, che spingere le donne ad uscire dalla cosiddetta campana di vetro –a cui faceva riferimento anche Sylvia Plath.

      La differenza è che la maggior parte delle cose che comunicano gli “attivisti per i diritti degli uomini” sono le convinzioni della stragrande maggioranza della società, per cui, converrai con me se ti dico che, di sicuro non c’è bisogno di andare negli spazi dei maschilisti militanti per apprendere quelle 3-4 cose sciocche e qualunquiste, basta parlare con qualsiasi persona, dalla vicina di casa alla collega per rendersi conto che Virginia Woolf è facilmente reperibile ma sono poche le persone che hanno davvero voglia di leggerla e di cambiare.

      L’autocritica serve sempre, è proprio un modo per incanalare la rabbia in maniera positiva e non distruttiva, non si può sostenere o pensare che il femminismo non abbia fatto errori, che siano comunicativi o di altra natura, certo non possiamo addossarci tutte le colpe di tanta disinformazione e mistificazione, ma come abbiamo scritto nel post : il femminismo, una parte del femminismo, forse contemporaneo soprattutto, non ha saputo comunicare a tutte che cosa vuol dire essere femminista.

      Per tutto il resto, nemmeno noi abbiamo alcuna intenzione di assoggettarci allo stereotipo della donna mite e comprensiva, lo dimostriamo ogni giorno, qui sul nostro blog, nei nostri spazi, comunicando anche a chi non ha proprio voglia di ascoltarci.

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      • L’autocritica serve sempre… Dipende: se è supportata da una seria analisi, se invece è uno sfoggio di umiltà fine a se stesso, a che serve? Dire “forse il femminismo contemporaneo ha sbagliato da qualche parte”, non è una autocritica, perché non c’è nessuna analisi. Dove ha sbagliato? Quando? Quali sono stati gli errori? Un discorso del genere sarebbe interessante… Un generico “magari ho colpa anche io” è mitezza e basta.
        Se vi muovo questa critica è perché so perfettamente che genere di lavoro svolgete qui, ne ho stima, e credo che persone come voi non abbiano proprio niente da rimproverarsi.
        Incanalare la rabbia in modo costruttivo non significa necessariamente rivolgerne un poco verso se stessi.

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      • Molto probabilmente mi sarò spiegata male, chiarisco: non ho detto che incanalare la rabbia in modo positivo significhi puntare un po’ il dito verso se stessi (anche se, ammettiamolo, puntare il dito verso se stessi, fare autocritica, rendersi conto che facciamo tutti parte della società e che quindi come tutti commettiamo degli errori, non è sfoggio di umiltà come lo definisci tu, offendendoci anche un po’), mi pare invece di aver detto che augurare stupri, linciare e compagnia bella non sia un ottimo modo nè di dimostrare cosa sia realmente il femminismo nè tantomeno di avvicinare le disinformate al femminismo.Tra l’altro, rileggendo il post, mi sembra che di analisi e punti di vista su cosa, secondo noi, una parte del femminismo contemporaneo avrebbe sbagliato ce ne sia più di uno.

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      • Forse mi sono spiegata male io, perché il mio voleva essere un complimento.
        Vuoi sapere quale penso che sia stato l’errore del femminismo? Di non essere stato capace di valorizzare a sufficienza i suoi meriti.
        Mia nonna non poteva votare: era pochissimo tempo fa, non sono così vecchia.
        Solo nel 1960 si è ottenuta l’eliminazione dai contratti collettivi nazionali di lavoro delle tabelle remunerative differenti per uomini e donne; venne così sancita per la prima volta la parità formale e sostanziale tra uomini e donne nel mondo del lavoro (sulla carta, almeno).
        Solo nel 1968 è stato dichiarato incostituzionale l’articolo 559 c.p., che prevedeva la punizione del solo adulterio della moglie e non anche del marito e del concubinato del marito.
        Era il 1975, quando con la L.151, la riforma del diritto di famigliaha introdotto si è stabilita la parità tra uomini e donne nell’ambito familiare: la potestà sui figli, infatti, spetta da allora a entrambi i coniugi, che hanno identici diritti e doveri, e non più solo al padre.
        La 194 è del ’78.
        Nel 1981 – io facevo la prima elementare – è stata abolita l’usanza del matrimonio riparatore, grazie alla quale quell’uomo che commetteva, nei confronti di una donna nubile ed illibata, stupro o violenza carnale punibile con la pena prevista dall’art. 519 e segg. del codice penale, onde evitare il processo o al fine di far cessare la pena detentiva inflitta, poteva offrire alla ragazza il matrimonio riparatore facendo così cessare ogni effetto penale e sociale del suo delitto.
        Per arrivare al 1996, quando lo stupro è diventato reato contro la persona e ha smesso di essere un delitto contro la morale.
        Chi ha lottatro per tutto questo? Quanti secoli e quante donne ci sono volute per ottenere tutto questo? Quanto lavoro, quanto impegno, quante proteste e sofferenze? Vogliamo davvero svilire donne come Franca Viola, lasciare che qualche stupida ragazzina con un cartello insozzi le battaglie di tante donne meravigliose?
        Io direi che invece di gettarci la cenere in capo, dovremmo imparare a dire grazie a tutte le donne che hanno permesso a noi, oggi, di vivere una vita completamente diversa da quella che ha vissuto mia nonna. Nulla di quello che abbiamo ottenuto ci è piovuto dal cielo, o ci è stato concesso.
        L’ingratitudine è un atteggiamento piuttosto deprecabile o no?

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      • Molto deprecabile, ma non si può pretendere una gratitudine vuota come la fede in qualcosa che non si conosce.
        Hai ragione, il femminismo ha tantissimi meriti, nella storia recente e distante.
        Oggi però va riempito di qualcosa di più di quello che è diventato il femminismo mainstream ( lo chiamo così perchè chi ne sancisce le regole sono per lo più donne dall’ampio potere comunicativo sui media ) perchè altrimenti rimarrà un movimento del passato a cui guardare con gratitudine, ma di cui molte donne non sentiranno più di aver bisogno. Il femminismo di cui parli tu aveva obiettivi economico-politici, riflessioni approfondite sul senso dell’esperienza personale e di quella politica, una visione di emancipazione lontana dagli stereotipi.
        Oggi, di questo non è rimasto molto in una certa parte del femminismo. Riprendiamocelo, tutto qui.

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      • L’analisi autocritica è abbastanza chiara nel post, a mio avviso.
        E’ riassumibile in: il femminismo contemporaneo non parla più a nessuna, quasi nemmeno alle femministe. Secondo noi, parte della responsabilità è di tutte quelle donne, quelle intellettuali forse, che hanno portato il femminismo da categoria di lotta economico-politica a fenomeno di mero costume,
        Di tutte quelle che “meglio parlare male di violenza che non parlarne”, meglio la pubblicità che sfrutta il femminicidio per vendere braccialetti che non averla. Perchè questo non voler prendere una posizione precisa in merito alla politica femminista da supportare, questo farne un ghetto rosa in cui parlare di multitasking come un dono e urlare allo scandalo per ogni culo in tv, ha smesso di essere davvero efficace.
        A chi ha 20 anni oggi ha comunicato ad esempio che il femminismo serve alle vittime, alle donne deboli, alle bigotte che non vogliono nudità in televisione, alle mamme in carriera che non devono castrare la virilità dei mariti. Sono tutti equivoci, errori, falsità. Siamo d’accordo.
        Però è innegabile che oggi, un’intera generazione di donne pensa in maggioranza questo del femminismo. Noi siamo in questa generazione e siamo in netta minoranza e ci chiediamo come uscirne prima che sia troppo tardi.

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  • “Altra ragione che spinge molte donne a rifiutare il femminismo è senz’altro la disinformazione che c’è stata intorno il movimento femminista, il ridurlo a semplice stereotipo di donne misandriche e pelose.”
    Ho una notizia per voi: molte donne *sono* pelose, e scegliere di non nascondere questa caratteristica innata omologandosi all’ologramma mediatico della femminilità “normale” può essere una scelta femminista, esattamente come negli anni ’60-70 per molti afroamericani smettere di stirarsi i capelli è stato un passo importante nella rivendicazione della loro identità nera. Che per voi questo sia impensabile dimostra solo quanta strada dovete fare nella vostra lotta “contro tutte le disuguaglianze”. Ammesso, naturalmente, che quello che vi interessa sia veramente “tentare, anche solo per una volta, di immedesimar[v]i nei panni di altre donne”, e non semplicemente avere il vostro orticello virtuale in cui collezionare condivisioni da parte di friends e followers. Del che mi permetto di dubitare. Comunque se volete imparare qualcosa potete cominciare dal gruppo Facebook Women Against Non-Essential Grooming. Altrimenti vi consiglio di modificare il vostro claim eccessivamente ambizioso in “Contro tutte le disuguaglianze… tranne quelle che nel nostro sforzo di omologazione non riusciamo a percepire come un problema”.

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    • Ma sul serio esistono donne pelose? Dobbiamo ammettere che bisogna avere proprio un gran talento per non capire o capovolgere volutamente il senso di quella frase (“Altra ragione che spinge molte donne a rifiutare il femminismo è senz’altro la disinformazione che c’è stata intorno il movimento femminista, il ridurlo a semplice stereotipo di donne misandriche e pelose”)
      Noi abbiamo una notizia per te invece (è evidente che è la prima volta che passi da queste parti), dell’essere pelose o della libertà di non depilarsi ne abbiamo parlato innumerevoli volte https://comunicazionedigenere.wordpress.com/2013/06/04/il-pelo-pubico-che-fa-paura-autodeterminazione-decoro-e-dintorni/

      Oltre a questo post, che ci premuriamo di condividere spesso, tantissime altre volte, dalla nostra pagina fb, abbiamo proposto e condiviso immagini e iniziative per riflettere sull’argomento e per invitare le donne, innanzitutto a sentirsi a proprio agio con il proprio corpo e secondo, non in ordine di importanza, di sentirsi libere di non depilarsi. Perché non depilarsi, ma anche depilarsi, deve essere una scelta e non di certo abbiamo intenzione di criticare in maniera sprezzante chi decide di farlo, come si legge tra le righe del tuo commento invece.

      Noi non collezioniamo nulla, prima di lasciare commenti rabbiosi –dove si mette in dubbio tra l’altro anche l’origine delle nostre condivisioni e, lo precisiamo, non sono i numeri che ci interessano–, prima di dare lezioni su come e cosa dovremmo comunicare e sul tipo di claim che dovremmo inserire, ti invitiamo a fare ciò che solitamente le persone intelligenti fanno prima di giudicare e lasciare commenti del tuo tenore: sfogliati il blog, apri la pagina fb, dai un’occhiata ai nostri album e alle nostre iniziative, forse solo allora potrai venir qui a bacchettarci.

      L’ennesima dimostrazione che questa è la prima volta che vieni da queste parti è che non ti sei nemmeno resa conto che il nostro orticello virtuale, come tu lo definisci, lo annaffiamo, potiamo e curiamo anche fuori dal web https://comunicazionedigenere.wordpress.com/siamo-state-qui/

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  • Tempo fa tradussi un altro brano di Laurie Penny: http://ilricciocornoschiattoso.wordpress.com/2013/10/09/se-sei-femminista-sarai-considerata-una-odiatrice-di-uomini-non-ce-modo-di-evitarlo/
    Lei scrive: “Quelli cui interessa mantenere lo status quo preferirebbero vedere le giovani donne che agiscono, come dire, nel modo più grazioso e piacevole possibile; anche quando protestano (…)
    Non sono le giovani donne di oggi che hanno bisogno di essere convinte che il femminismo è ancora necessario e “rilevante”. Le nuove tecnologie hanno provocato uno tsunami di attivismo attorno sesso e politica, basta pensare ad iniziative come il progetto “Unslut” e “Everyday Sexism”, per non parlare di rivoluzioni culturali come la reazione contro la violenza sessuale in India. In tutti questi movimenti le giovani donne stanno conducendo la carica, insieme ad alcune combattenti della vecchia generazione che non si sono mai arrese, nonostante anni ed anni in cui hanno subito scherno ed emarginazione.
    Mentre il mondo della moda e l’industria della bellezza rimangono fermi ad un’immagine di giovani donne docili, affabili e ansiose di ottenere l’approvazione dei ragazzi, le donne e le ragazze reali stanno combattendo contro una cultura che persiste nel cercare di rappresentare i nostri desideri e la nostra politica come “soffici” e commerciabili.
    Lo stereotipo della brutta femminista che nessuno “si farebbe mai” esiste per una ragione: esiste perché è ancora l’ultima, migliore linea di difesa contro qualsiasi donna che è un po’ troppo forte, un po’ troppo interessata alla politica. Allora le si fa notare che se va avanti così, nessuno la amerà mai. Correggetemi se sbaglio, ma ho sempre creduto che il nocciolo della politica femminista – il nocciolo di qualsiasi tipo di politica radicale – è che alcuni principi sono più importanti dell’essere universalmente adorati…”

    Dovremmo chiederci: perché sentiamo il bisogno di non apparire troppo “piccate”?

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    • Noi non sentiamo questo bisogno. Siamo tra quelle che anzichè piccarsi, spesso si incazzano proprio.
      Il controllo della rabbia non è al centro di questa discussione, ma se dovessimo esprimerci ci augureremmo che sembrasse sempre un’espressione propositiva o anche del tutto distruttiva. L’importante è che non sembri la risposta di chi si è offesa.
      Siamo d’accordissimo sulla libertà di liberare la rabbia, troppo spesso sedata perchè donne, ma di nuovo, davvero, non c’entra molto con quello che è scritto nel post.

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      • E’ la risposta di chi si è offesa. E si è offesa nel nome di tutte quelle donne che hanno lottato per un futuro migliore, del quale oggi tanto noi quanto le “women against feminism” stanno usufruendo dando prova di una sconfinata ingratitudine.
        Si può chiedere al femminismo di evolversi, di cambiare, di migliorare. Ma non si sputa addosso alla storia di donne che in prima persona hanno pagato il caro prezzo di conquiste che noi oggi ci stiamo godendo immeritatamente. Io sono indignata, e lo rivendico.

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      • Ma le “women against feminism” non esistono. Sono un gruppo di foto su facebook.
        Esistono però la stragrande maggioranza delle donne che ci circondano che, te ne sarai resa conto, non sono femministe e non vogliono esserlo. Prendiamo questo microevento come spunto per chiederci: come possiamo parlare di femminismo oggi a chi ha meno anni ma più futuro davanti?
        Altrimenti è destinato a estinguersi, per quanto ci si indigni, a forza di rimanere barricate nelle proprie sensibilità offese.
        O a continuare ad essere il fenomeno di costume che è almeno per buona parte delle sue interpreti.

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      • Ci sono tanti splendidi progetti i giro. Perché, voi, con tutto quello che fate, non pensate di essere abbastanza? Proprio qualche giorno fa leggevo con piacere del lavoro che state portando avanti con Scosse. Non dico che dovreste vantarvi, ma almeno riconoscervi quello che vi spetta. Fate tanto, e lo fate bene. E ve lo dico dal di fuori, da spettatrice del vostro lavoro. Ve lo dico sinceramente. Per ciò che mi riguarda, dovete solo continuare così.

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  • Il femminismo è sempre stato una minoranza, e lo sarà sempre.. la maggioranza delle donne non hanno mai condiviso il femminismo, hanno solo usufruito dei diritti ottenuti dal femminismo.. Errori? Ce ne sono stati, ma penso che il femminismo Italiano, alla fine degli anni settanta, dopo i numerosi successi inattesi che aveva ottenuto, si è un po’ sentito appagato e ha rinunciato allo scontro politico.
    È da tempo che è in atto una politica criminalizzante verso il femminismo, con mistificazioni varie, e temo che siamo solo all’inizi.. ma già noto che se parli male delle femministe hai consensi.. non importa che siano collegati con la realtà.. se uno dice che le femministe sono la causa principale dei terremoti.. il 50% dell’Italiani sono disposti a crederci in maniera acritica.. anche perché la retorica dell’ultimo ventennio, ha annullato ogni minima capacità critica… dico questo perché sono femminista e lo rivendico con orgoglio, in casa mia anche le gatte sono femministe..

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  • L’ha ribloggato su Elena.

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  • Bisogna sottolineare il fatto che queste attiviste ce l’hanno (a mio parere giustamente) con il femminismo americano che si è fatto promotore, o ha appoggiato, assurdità incredibili come:
    – Una campagna per bandire la parola “Bossy” in quanto manipola le bambine portando le donne, fin da giovanissime, ad evitare di prendere posizioni forti e/o autoritarie;
    – Indire una campagna chiamata “Yes All Women” mistificando in modo assurdo i fatti legati alla strage compiuta da Elliott Rogers qualche mese fa. Per dettagli: questo ragazzo ha ucciso diverse persone innocenti e, dal suo “manifesto”, scaricabile in rete, si comprende come fosse una persona profondamente malata di mente. Ma tra i deliri di onnipotenza ed il fatto di paragonarsi ad una divinità, nel manifesto prendeva anche una posizione misogina. Quindi il movimento femminista ha letteralmente mancato di rispetto a tutte le vittime, iniziando a propagandare il fatto che il ragazzo fosse solo un misogino e che quello che era successo era dovuto al maschilismo della società;
    – Spezzare in due il movimento ateo/agnostico americano creando un movimento chiamato “Ateismo +” in cui fondamentalmente si afferma che bisogna dare priorità al femminismo ed alla lotta contro il patriarcato.
    E questi sono solo 3 esempi a caso avvenuti nell’ultimo periodo. Potrei citare attiviste andate in tv con deliri censori o mistificatori simili in passato.
    Quindi, da un punto di vista obbiettivo, capisco benissimo queste ragazze. Il femminismo moderno in america sta prendendo l’aspetto settario e fanatico tipico del complottismo più becero o del cultismo più inutile. La risposta sana ed intelligente di queste ragazze è da applaudire.

    Aggiungo una considerazione mia personale: i diritti delle donne sono ancora un miraggio in molti stati. Fortunatamente noi, come l’America, siamo tra quelli più culturalmente avanti, da questo punto di vista. Finalmente stiamo iniziando anche a prendere in considerazione i diritti delle persone transgender, con orientamenti sessuali non etero, ecc…
    Non sarebbe quindi più utile e più giusto, anziché continuare ad insistere su questo antica dicotomia “uomini vs donne”, iniziare a promuovere l’essere umano in quanto tale dando risalto ed esaltando gli aspetti unici di ogni individuo senza continuare a dover categorizzare le persone per ciò che hanno in mezzo alle gambe?

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    • Partiamo col dire che queste ragazze non sono attiviste, è semplicemente un blog, un tumblr che raccoglie queste foto con queste rivendicazioni, spesso simili a quelle femministe.
      Non credo assolutamente che il movimento femminista americano volesse mancare di rispetto alle vittime, negare che dietro la strage compiuta da Elliott Rodger ci fosse –oltre a qualche problemino psicologico– anche problemi legati alla misoginia e alla sessualità non è corretto.
      In Italia, per molti aspetti, non solo la parità è un miraggio ma la disparità, le discriminazioni di genere sono state talmente normalizzate che molti non si rendono nemmeno conto di quanto ancora ci sia da fare. Perché se fosse come dici tu non avremmo più dell’80% di medici obiettori nelle strutture pubbliche e persino nei consultori, per non parlare di tutti gli stereotipi, del lavoro femminile ancora visto complementare rispetto a quello maschile, della disparità salariale, della continua colpevolizzazione alla sessualità femminile,ecc. Siamo così avanti in Italia che stiamo prendendo in considerazione i diritti delle persone omosessuali e transgender? Ne sei proprio sicuro? Ti linko questo, giusto per dimostrare a che punto sta l’Italia http://espresso.repubblica.it/inchieste/2014/07/28/news/omofobia-la-mappa-dell-odio-in-europa-e-l-italia-e-il-paese-che-discrimina-di-piu-1.174696
      Come abbiamo scritto nel post, non c’è alcuna guerra tra i generi in corso ma una atavica oppressione e discriminazione di genere da combattere, il femminismo è nato per contrastare tutto ciò, poi mi pare che di autocritica ne abbiamo fatta a quantità nell’articolo…

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      • Beh, “attivismo” in italiano significa compiere un’attività finalizzata ad un cambiamento culturale, sociale o politico. Quindi SONO attiviste. :-)

        Riguardo a Elliot Rodger, ti invito a leggere il suo diario. Non c’è bisogno di essere neanche esperti in materia per rendersi conto del fatto che si tratta di una persona con grossi problemi relazionali che sono degenerati a causa di incapacità di gestirli e probabilmente una sua instabilità di fondo. Nell’ultima parte del suo manifesto suggerisce che una società ideale sarebbe basata sull’assenza di sesso, con uomini tenuti in gabbia per la riproduzione. L’unico motivo per cui in una parte del suo manifesto attacca le donne è ovvia a chiunque legga: era un adolescente, in piena esplosione ormonale e quindi metà dei suoi deliri girano intorno al sesso e, quindi, alle donne. Fosse stato una donna, metà di quel che dice sarebbe girato intorno agli uomini. Tirare fuori da questo un discorso la misoginia significa non solo non capire che cos’è la misoginia, ma anche offendere indirettamente le vittime del giovane che, ricordo, sono state per la maggior parte di sesso maschile.

        Prima di rispondere in dettaglio al resto, vorrei specificare una cosa: quando critico il femminismo, critico quel femminismo americano. Non il femminismo in genere. Il problema è un problema di comunicazione, come quello che avviene in quasi ogni ideologia. Prova a prendere ad esempio le religioni o la politica: la maggioranza dei musulmani non sono fanatici intolleranti che trattano le donne da schifo ed usano mentalità medievali per gestire la società, la maggioranza dei cristiani non sono fanatici omofobi che cercano di imporre il creazionismo nelle scuole americane, la maggioranza del m5s non è composto da complottisti schizofrenici che parlano di scie chimiche e chip sottopelle, la maggioranza della Lega non è composta da razzisti come Borghezio. Ma la realtà è che gli estremisti sono quelli più visibili, sono quelli che si fanno più notare e, così facendo, distruggono totalmente l’immagine dell’intera ideologia. Io credo fermamente nella parità di diritti di ogni essere umano ma purtroppo non voglio essere definito femminista. Perché ho visto femministe in america che vogliono imporre censure mediatiche su basi ideologiche, ho visto femministe che negano il dimorfismo sessuale, ho visto femministe che vogliono creare leggi che discriminano in base al sesso quando il femminismo è nato proprio per eliminare la discriminazione! E mi dispiace doverlo fare perché stimo tutte le persone che hanno combattuto sotto la bandiera femminista in passato. Ma ora quella bandiera è infangata da quegli estremisti.

        Per quello che riguarda l’altro discorso, ti ripeto in modo più chiaro quello che intendo perché evidentemente non sono stato chiaro: noi, e per noi intendo “i paesi occidentali”, siamo più avanti di altri stati. Questo è indubbio. Affermare che “la parità sia un miraggio” mi pare un’esagerazione da slogan. Mi si venga a trovare una situazione dove donne italiane vengono trattate come vengono trattate le donne iraniane e posso anche essere d’accordo. Altrimenti accettiamo il fatto che la nostra società si sta progressivamente e costantemente muovendo nella direzione corretta e mettiamo nel cassetto i toni apocalittici in cui si afferma come “le discriminazioni di genere sono state talmente normalizzate che molti non si rendono nemmeno conto”. Per piacere. Fino a solo due generazioni fa non sarebbe stato possibile vedere donne capo di stato, vedere donne imprenditrici o vedere donne in posizioni di potere senza che questo generasse sorpresa o preoccupazione. Oggi NON è più così. Questo significa che abbiamo raggiunto la parità? Ovviamente no, ma è indubbio che sono stati rimosse le limitazioni legali che impedivano la parità e le limitazioni culturali si stanno lentamente e progressivamente risolvendo (come TUTTI i cambiamenti culturali, richiedono cambi generazionali per avere effetto).
        Perché dico che dobbiamo iniziare a muoverci in direzione diversa? Semplice: perché a mio parere si rischia la paralisi culturale. Mi spiego: si è passati da una società dove TUTTI discriminano in base al sesso, dove la discriminazione è presente nelle leggi scritte ad una società dove le leggi non presentano più discriminazioni e culturalmente non sono più diffuse a chiunque ma solo a sacche di gente su base geografica o di livello culturale/scolastico. Questo cambiamento è avvenuto perché si guardava al futuro, si osava guardare verso una società utopica dove le donne non fossero letteralmente destinate a fare SOLO le casalinghe o le segretarie. Ora è necessario continuare a guardare avanti. Non si può “guardare avanti” lamentandosi del fatto che esistono persone che pagano ancora meno le donne degli uomini o che non assumono donne per paura che rimangano incinte. Perché ti do una notizia orribile ma vero: ci saranno sempre quelle persone. Guarda in America! Non hanno lo schiavismo da anni, ma esistono tutt’ora individui di colore anziani che erano vivi in un periodo in cui in certi stati era ancora illegale per loro avere alcuni diritti. E tutt’ora c’è gente che guarda con sospetto la gente di colore. Ed hanno un presidente di colore!! Mi vuoi dire che il razzismo verso la gente di colore è un problema grave in america? Ovviamente no. Però rimane culturalmente un problema, perché i cambiamenti culturali ci mettono anni ad attecchire completamente!
        Per quello dico che dobbiamo muoverci in direzione diversa: fissandosi a lottare contro gli imbecilli che stanno calando di anno in anno e creando generalizzazioni e dicotomie come “tutte le donne sono oppresse” (e quindi “tutti gli uomini sono oppressori”?) perdi tutta la gente come me che, non solo non entra in questa dicotomia, ma odia le generalizzazioni. Ora, un tempo serviva perché le donne erano nella stessa situazione culturale e sociale degli omosessuali ai giorni nostri. Quindi la generalizzazione dava forza, risvegliava le coscienze, dava una spinta ideologica forte e necessaria! Come accade oggi coi gay pride e cose del genere. Ma ora è necessario scrollarsi di dosso i toni ed i paradigmi del passato e creare un’ideologia differente, che punti non più a confrontare “uomini vs donne” ma ad una società dove ogni individuo abbia gli stessi diritti indipendentemente dal sesso, dall’orientamento o da qualsiasi caratteristica fisica individuale. Credo che guardare ai problemi dividendo la gente in blocchi legati al sesso d’appartenenza sia muoversi indietro rispetto a questo, no?

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  • Separatamente rispondo al discorso dell’aborto. Personalmente sono sempre stato a favore dell’aborto ma credo che il discorso sia da rimuovere dalla sfera “femminile” (anche se è naturalmetne impossibile perchè biologicamente sono le donne rimangono incinta — sarebbe come distaccare dalla sfera maschile il discorso del cancro ai testicoli…). Mi spiego meglio: credo che per convincere culturalmente qualcuno, sia necessario affrontare il discorso da un punto di vista diverso. Anche perché, se sicuramente fa effetto l’affermazione classica “non sei anti-abortista, sei anti-donna” (slogan usato in america), in realtà è un’affermazione incorretta. Perché sicuramente esisteranno antiabortisti che contemporaneamente sono maschilisti, ma l’argomento principe degli antiabortisti non è “la donna ha meno diritti degli uomini” ma “il feto ha diritti pari ad un individuo, quindi abortire è assassinare un individuo”. Anche perché se fosse il primo argomento si troverebbe in un’impasse logica se il feto è femminile…

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    • I pro-life sono anti-donna semplicemente perché pensano che un feto sia più importante della vita di una donna–di un essere umano già formato quindi, su questo non penso ci debbano essere dubbi e non mi soffermei a fare profonde riflessioni su un argomento ormai così tanto discusso e chiaro.
      Dietro queste foto, questi cartelli, non c’è alcun tipo di attivismo (Che attivismo sarebbe? Donne contro le femministe? Donne che rivendicano più o meno gli stessi diritti delle femministe ma odiano il termine “femminismo”?), è un tumblr, un trend di twitter, niente di più.

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      • Il problema è che partendo dal discorso per cui sono “antidonna” non riusciremo mai a far cambiar loro idea. Perché ci si pone immediatamente in modo antagonistico. Come quando una persona di destra parla con una di sinistra dandogli dello stalinista direttamente. Se vogliamo realmente cambiare le cose non possiamo sperare di licenziare tutti gli obbiettori ma semplicemente far cambiare alla maggior parte di loro idea. E credo che la maggior parte di loro prenda questa posizione per motivi puramente religiosi e puramente legati al fatto che non vogliono uccidere una vita, anche se si trattasse della vita di un uomo formato vs un feto secondo me difenderebbero il feto.
        Però, va beh, non ho parlato con molti antiabortisti, quindi la mia era solo una considerazione a parte.

        Riguardo alle foto, secondo me sottovaluti il messaggio. Qua non si tratta solo di gente che rifiuta un titolo ma di gente che rigetta completamente i volti e le persone che ora stanno rappresentando il femminismo nel mondo occidentale e, in particolare, nel mondo americano. Gente come Jessica Valenti che fa battute su twitter sul suicidio degli uomini, gente come Adria Richards che scatena una campagna social contro due programmatori colpevoli di aver fatto tra di loro una battuta sessista che lei ha sentito (i due sono stati licenziati), Rebecca Watson ed altri che hanno spaccato in due il movimento ateo-agnostico americano come spiegavo prima, Anita Sarkeesian che ha avviato una campagna di demonizzazione dei videogame ritenuti arma del patriarcato…. potrei andare avanti. Questa gente è quella che compare alla tv quando si parla di femminismo, questa gente è quella che fa da porta bandiera, questa gente che dipinge tutte le donne come deboli incompetenti senza spina dorsale che devono essere protette da loro e dalla gente come loro.
        Queste donne su tumblr sono la prima, a mio parere molto benvenuta, ondata contraria contro quelle persone. Un’ondata che spero si allarghi il più possibile e se per rottamare quelle persone bisogna rottamare anche il nome “femminismo”, non ci vedo una grossa perdita. D’altronde, come dici anche te, è solo un termine.

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      • A parte che non mi pare assolutamente di aver detto che il femminismo è solo un termine (hai letto con attenzione?) e che non concordo assolutamente col fatto che vada rottomato, oltre questo, la maggior parte dei cartelli recitano frasette che mostrano immediatamente una totale mancanza di cultura e informazioni sul femminismo in generale e non mi pare che in nessuno dei cartelli ci siano i nomi che tu hai elencato, quindi nessuna di loro prende posizione da quelle persone ma dal femminismo (tutto) o meglio dalle informazioni false e mistificatorie che a loro sono arrivate. Secondo me dovresti informarti meglio sugli obiettori di coscienza, dietro l’obiezione di coscienza c’è anche un grosso giro d’affari da non sottovalutare quindi assolutamente queste persone agiscono in parte (in minima parte) per fede religiosa– che precisiamolo deve essere espressa e praticata al di fuori del corpo delle donne.

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      • faby, non avevo visto il tuo commento di risposta e me l’ero perso. Arrivo in ritardo mostruoso. Chiedo scusa :-D
        Credo che qua la questione sia più banale. Quando parli di “femminismo” tu fai riferimento al femminismo storico, quello che ha combattuto le battaglie per la parità dei sessi negli anni passati, quello che ha portato la bandiera dell’aborto e del divorzio, ecc… ecc…
        Quello che non ti è chiaro è che quel femminismo NON esiste più, almeno in america. Come ogni ideologia, anche il femminismo si è modificato nel tempo. Ti invito io ad informarti meglio. Sono anni che seguo il dibattito tra i vlogger e blogger americani, su youtube e su altri social network e ti giuro che quei personaggi di cui parlo sono MOLTO visibili e rappresentativi del femminismo moderno americano. Sono le persone che vengono invitate dalla CNN a parlare a nome del femminismo e delle femministe. Quindi non c’è bisogno di mettere il loro nome sui cartelli. Perché quando si parla di femminismo si parla di loro in America.

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  • Grande pezzo! Più vi leggo e più penso che questa pagina sia il vangelo :D

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  • Pingback: Solo la mia opinione: femminismo e stereotipi | Il Silenzio nella Biblioteca

  • Non sono femminista perchè non ho bisogno di qualcuno che mi dice cosa devo pensare e cosa no “in quanto donna”.
    Non sono femminista perchè quelle che “se sei donna la devi pensare per forza come me altrimenti nin sei una vera donna” non mi piacciono.
    Non sono femminista perchè quelle che si battono per la libertà della donna,per la sua autodeterminazione,perchè il corpo e suo e fa quello che vuole e poi quando vedono la velina in tv dicono “offende la dignità delle donne perchè va in tv scosciata” mi sembrano un pochetto ipocrite.
    non sono femminista perchè non credo che fare da mangiare per la propria famiglia sia schiavismo: le femministe come fanno,nn cucinano mai?
    si può dire o sono brutta e cattiva pure io?

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    • Le femministe cucinano quando gli va, non quando devono farlo per tutta la famiglia in quanto donne. Tutto qui.

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    • Tiziana, non sono femminista (come si vede dal mio dibattito sopra) ma sul discorso veline sono totalmente d’accordo. Ma non perché “offendono la dignità delle donne”, ma perché offendono la loro stessa dignità e la dignità dell’intera società.

      Sono un insulto verso l’intera società perché alimentano un sistema di comunicazione basato solo sull’immagine fisica che alimenta a sua volta un’intera società che esalta le persone che “appaiono” meglio e non quelle che fanno qualcosa di costruttivo. Ogni donna che sceglie di fare la velina aiuta a spingere la società verso quell’abisso di ignoranza orribile dove viviamo tutt’ora che permette a superstizioni, pseudoscienza e populismo di regnare sovrani mentre la cultura, lo studio e la conoscenza vengono denigrate come cose “da saccenti” e “da arroganti” perché in fondo per fare successo basta comparire bene su un reality show, chissenefrega del faticare e del crescere le proprie conoscenze.

      Verso se stessa perché sono certo che ogni ragazza che decide di fare la velina, o la ragazza immagine, abbia una personalità, delle passioni, degli interessi, mille aspetti della sua persona che potrebbero affascinare e colpire ogni persona intorno a lei (come abbiamo tutti d’altronde) ma decide spontaneamente che è meglio stimolare gli istinti sessuali e basta. Esattamente come i vestiti che scegli di indossare o il lavoro che scegli di fare ti introducono e ti definiscono come persona alla gente che incontri, lei si introduce in quel modo. Lei rimarrà forse una persona interessante e profonda, ma sceglie volutamente di presentarsi a me e al mondo dicendo “Toh, la parte migliore di me è il mio sedere che sballonzola, quindi guarda quello”. E se una persona fa così allora sta denigrando tutti gli altri aspetti della sua personalità a mio parere.

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