La costruzione sociale e mediatica della “madre del mostro”. Oltre le lasagne c’è di più

Abbiamo parlato solo ieri della costruzione mediatica e sociale del “mostro”. Quel mostro così lontano da noi, così arcano e innaturale, che ci piace tanto tenere distante dalla nostra quotidianità. Quel “mostro” a cui, però, bisogna riconoscere sempre e comunque delle attenuanti che possano spiegare la “lucida follia” di cui parlano i giornali, soprattutto quando ad essere uccisa è una donna, moglie o sconosciuta che sia.

E anche di questo abbiamo scritto nel nostro articolo. Di come la colpa possa essere addossata ad una “moglie che opprime” o una “donna che seduce”.

E dopo la vita di mogli, compagne, ex, amanti, partner occasionali che i nostri giornali hanno scandagliato per trovare la benché minima giustificazione nei confronti dei delitti commessi dai loro omicida, cercando di dimostrare come fossero opprimenti e asfissianti oppure dominati e promiscue, non poteva certo mancare l’invettiva contro le “madri dei mostri”, tirando fuori ancora una volta la malattia mentale e i demoni.

E questa volta a cercare una spiegazione per situazioni che si inseriscono perfettamente nel sostrato culturale misogino del possesso è una donna, o meglio una “madre”. Una “madre” che vuole sviscerare le responsabilità delle “madri” (e i padri ovviamente non esistono, non vengono nemmeno nominati).

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Fonte: Il Fatto Quotidiano

 

Ed ecco che le donne vengono rappresentate come nuore e suocere pronte a scannarsi per “la supremazia del territorio”, a contenderselo in modo che se ne decreti la vincitrice. E a contendersi di conseguenza anche l’uomo italiano. Un uomo completamente in balia di queste figure femminili, che passerebbe dalla “tutela” dell’una a quella dell’altra, come un essere senza la capacità di intendere e di volere, o un bambino continuamente bisognoso di cure e attenzioni.

E infatti “chi conosce meglio di una madre (mettiamolo in grassetto per sottolinearlo meglio, ndr) cosa passa nella mente di un figlio?”. E certo, che abbiano “cinque, dieci o quarant’anni” le madri saranno loro tutrici, perché “la mamma è sempre la mamma” e la mamma “sa” e “dovrebbe essere la prima a comprendere”.

Quindi, perché questi uomini non sono stati “instradati” prima da queste madri? Perché non sono stati intercettati per tempo, nel loro “disagio profondo” da queste mamme inette?

Come mai queste donne non sono state per gli uomini che hanno cresciuto “interlocutrici attente”, in modo tale che i loro figli senza ratio e senza volontà venissero “in qualche modo fermati” per tempo?

Perché queste madri hanno lasciato che i loro figli maschi potessero arrivare a commettere un omicidio?

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Una madre di figli maschi lo sa. Ha il dovere “da madre” di mettere il figlio sotto la sua ala protettrice (più che con le figlie femmine, certo, perché il maschio – che lo si dice a fare – ha più bisogno di attenzioni e di cure). Vi è un chiaro “obbligo morale”  di guidarlo.

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La madre ci sarà. Sempre. Sarà sempre pronta e disponibile alle esigenze del figlio maschio. Anche quando “il suo mondo crollerà e una donna gli spezzerà il cuore”.

Perché mamme, vedete, le lasagne che cucinate sono buone ma servirle di domenica al vostro figlio maschio non è sufficiente. Oltre a fare da cuoca e da sguattera si hanno altri doveri morali nei suoi confronti, tra cui quello di tutelarlo dall’eventualità che possa arrivare a commettere un omicidio.

E mentre la nostra mamma ci chiama ad interrogarci come “mamme di maschi”, in un cortocircuito logico in cui la premesse sociali sessiste dovrebbero essere combattute con altrettante premesse sessiste, i giornali stanno scandagliando la vita della mamma del presunto assassino di Yara.

Un test del dna è divenuto pretesto per creare una morbosità da soap opera pomeridiana, sciacallando su una tragedia e scavalcando privacy e diritti di una famiglia. I nostri giornali ora si chiedono come proteggerà la mamma di Bossetti l'”onorabilità della famiglia” e la figura sacra della madre di famiglia.

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Fonte: Il Giornale

Come leggiamo, i tre anni di “orrendo segreto del figlio” passano in secondo piano rispetto ai 44 anni in cui la donna avrebbe “occultato una drammatica verità”. E allora tutti giù a sviscerare, analizzare, indagare per capire come una madre, “la madre”, non fosse il prototipo di mamma italiana pura, casta e devota a marito e figli. Eccoli, tutti i quotidiani che cercano il dettaglio più scabroso, che improvvisano articoli che farebbero invidia alla sceneggiatura di una telenovela, ipotizzando stati psicologici e sensazioni dei “protagonisti” di quella che, purtroppo, non è la trama di un film.

Vorremmo capire che cosa c’entra tutto questa morbosa curiosità con il dato di fatto che interessa ai magistrati per portare avanti il loro lavoro. Cosa interessa ai giornali cercare di capire se e come a letto, con quell’uomo, ci sia andata davvero e quale bisogno abbiano di definire una vita “fondata dalle bugie”. Come si può andare a scrivere, senza rispetto alcuno per una famiglia e le persone che la compongono: Ingannava i gemelli ogni volta che nominava il «papà». Fingeva ogni volta che con parenti e amici sottolineava le somiglianze con il genitore. Ha tradito il povero Giovanni non soltanto quando andava a letto con Giuseppe Guerinoni, ma anche dopo che quell’avventura è finita, e le sue giornate a fianco del compagno sembravano normali e felici.Ci vuole più coraggio per affrontare la verità che per dissimularla. Ed Ester Arzuffi ha scelto la menzogna come sua compagna di vita in un intrico di segreti familiari esplosi assieme.”

Ma certo, “la mamma è sempre la mamma” e sovvertire la “mistica della maternità” è sempre  una buona occasione per fare del sensazionalismo ed acchiapparsi qualche click in più, fino quasi ad attribuire – come succede tra i commenti – la colpa dell’omicidio alla madre, poiché “se non avesse commesso adulterio ora quell’uomo non esisterebbe”.

Madri attente, madri psicologhe, madri devote. Madri caste e pure. Da una parte. E le “madri dei mostri” dall’altra.

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11 commenti

  • Visto che non si poteva, in questo caso, colpevolizzare la vittima, si è semplicemente dovuto trovare un’altra donna alla quale addossare qualche responsabilità. Fosse mai che la responsabilità di un atto di violenza venga attribuita interamente al perpetratore!

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    • Esattamente. Disperati dal non porter accusare una donna perché la moglie non era una “stronza” e “l’oggetto del desiderio” non era una “troia sfasciafamiglie”, allora la colpa è della madre. Geniale.

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  • Che poi prima asserisce che “Tutto il mondo sa che l’uomo italiano fatica a staccarsi dalla figura materna.” e poi come soluzione propone di fare la balia ai figli maschi fino alla pensione (la loro) cercando ossessivamente di cogliere ogni possibile sintomo di disagio. Bah!

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  • La colpa è sempre di qualcun altro, mai di chi fa il gesto.
    Quando usciremo da questo circolo vizioso?

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  • Dei, ci scriverò un articolo su questa cosa. Cioè, SE ha tradito davvero la fiducia del marito ha sbagliato e tanto, ma anche se l’avesse fatto non sta a noi giudicarla, che ne sappiamo di come stavano le cose? E l’autista di autobus, quello che è morto, il padre biologico? Lui non ha colpe per aver tradito la moglie? Non l’ho capita sta cosa.

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  • Non c’è persona al mondo che non abbia i propri scheletrucci nell’armadio. Anche se fosse, l’argomento non ci dovrebbe interessare. Ovviamente, non essendo ancora stata attestata la colpevolezza di Bossetti, bisogna trovare un’alternativa che distragga l’opinione pubblica dal reale problema mantenendo alto l’interesse e “l’audience”, distogliendo sempre di più da quello che è il reale problema. Non vogliamo dimostrare la colpevolezza di una madre o moglie, quanto piuttosto la colpevolezza di un presunto omicida! Sicuramenti ci saranno tantissimi casi al mondo come quelli di Ester Arzuffi, ma il fatto che sia la madre di Bossetti lo rende biasimabile e giudicabile! E intanto, qualora venisse dimostrata la sua innocenza ( cosa di cui per ora dubito) è stata rovinata l’esistenza di unìintera famiglia e infangata la memoria di chi ormai non c’è più!!

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  • Scusate ma dopo i mille articoli e i mille post letti di qua e di là (anche su UAGDC), stavolta invece di incavolarmi ed intristirmi per queste morti avvenute tre anni fa e pochi giorni fa, mi sono messa a ridere. Sì perché la cosa ormai è diventata talmente ridicola su alcune testate giornalistiche che mi sembra ormai di stare in coda dalla parrucchiera a leggere Novella2000 o Chi, invece di un quotidiano a tiratura nazionale. Per rincarare la dose io aggiungerei che visto c’era, pure la gemella di Massimo Giuseppe Bossetti avrebbe dovuto notare qualcosa; è femmina pure lei sì o no? I gemelli condividono tutto. Possibile non abbia capito che quando all’età di 5 anni il fratello si divertiva a strappare le zampine ad un insetto nascondeva in realtà una mente perversa e sadica? E la moglie allora, non ne vogliamo parlare? Ho letto un paio di giorni fa un articolo (che purtroppo non riesco a rintracciare) in cui si diceva che sembrava assurdo che non ricordasse quella sera dove fosse il marito; la motivazione di tale assurdità era: in una sera in cui è accaduta una tragedia tale in un paese lì vicino, è mai possibile che una moglie e madre di tre figli non pensi alla sua famiglia, a dove si trovino i suoi componenti, a fare la chioccia insomma? Ovviamente, risate tristi a parte, sono totalmente d’accordo con quanto scrivete. E spero davvero che il sospettato SIA l’assassino di Yara, perché le pentole che ha scoperchiato sono davvero tante e perché se non si può neanche dare credito alla prova del DNA allora stiamo veramente messi male…

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  • L’ha ribloggato su La Zitella Felicee ha commentato:
    Sacrosanto articolo dalle amiche di “Un altro genere di comunicazione”, per quest’italietta trasformata in salotto di maria De Filippi che ritiene più grave un paio di (presunte)corna rispetto a un (presunto) assassinio.

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  • Non sono minimamente sorpresa da quello che leggo, ma bestemmie e bava alla bocca non mancano lo stesso. La vittima era una bambina, ma un’altra donna da incolpare serviva lo stesso. Poveri uomini contesi (eh?) da queste bestie feroci che sono le donne, vittime dei loro demoni (EH?) che la mamma deve capire perché si sa, la mamma è sempre la mamma e se non è telepatica “si deve solo suicidare”, tanto per citare un genio che si è fatto conoscere proprio questi giorni.

    Sempre lieta di vedere che la figura paterna non esiste. Il discorso sul figlio maschio da seguire POTEVA offrire uno spunto per un discorso serio (da ragazzina sia mio padre che mia madre mi hanno sempre dato tremila avvertimenti per “stare fuori dai guai”; con mio fratello mai una volta che si siano seduti a parlargli seriamente, che so, del limite tra “provarci” e “molestare”, e qui casca l’asino perché si riduce tutto il problema a “le nostre figlie devono stare attente” e mai a “spieghiamo ai nostri figli come cazzo comportarsi”), ma niente. Spunto annegato in un mare di minchiate in cui la madre è la sola responsabile, DEVE essere in grado di leggergli nella mente, di accudirlo fino alla soglia dei cinquant’anni e di fare tutto da sola, che la figura paterna continua ad essere assente. Bello.

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  • Incredibile, in Italia sembra che le donne in un modo o nell’altro debbano sempre essere le COLPEVOLI. Vengono uccise dall’ex? Colpa loro, non dovevano lasciarlo e permettergli di affogare nella depressione, povera stella! Vengono stuprate? Magari erano vestite in modo troppo provocante, perché si sa che gli uomini son delle bestie senza autocontrollo che appena vedono un po’ di pelle in più impazziscono… E se in questo caso il colpevole è chiaramente un uomo, si addossano tutte le responsabilità alla madre dell’assassino! Sono allibita.

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    • concordo con tutto ciò che hai detto Daria è la stessa cosa che volevo dire anche io e come te sono veramente allibita

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