Le donne per natura sono multitasking. E ve lo ripeteremo fino alla noia.

Lo sapevate che le donne sanno fare più cose contemporaneamente e gli uomini no?

Lo dovete sapere per forza, perchè ce lo ripetono ogni giorno, a tutte le ore.

Il “multitasking“, la capacità di fare tante cose, è diventato quasi un vanto, come se fosse una caratteristica talmente affascinante del mondo femminile che… sì, ripetiamola ancora una volta.

Stavolta ci pensa la 27a ora, il super spazio al femminile del CDS, a dirci che “il multitasking esce dalla cucina”.

27a ora

Scrive la mutitasked autrice dell’articolo:

Quando ero ragazzina e abitavo ancora con i miei, nella mia stanza avevo appeso un poster coloratissimo che mi piaceva molto: rappresentava una donna acrobata che teneva in un equilibrio precario ma in fondo solidissimo, dei bambini, una casa, altre figure femminili e maschili, una scrivania da ufficio. Allora di quell’immagine un po’ naif coglievo solo l’aspetto surreale, iperbolico. Non avevo capito che in fondo quella donna ero io, quella che sarei diventata, o meglio tutte noi.

E ora lo “certifica” anche una ricerca del Censis presentata ieri a Roma: le donne sono per loro natura «multitasking», ovvero dotate della capacità di fare più cose insieme, cosa che invece ai maschi risulta pressoché impossibile.

Equilibrio precario, ma solidissimo. Tutte noi. Per loro natura “multitasking”. Ai maschi risulta pressocchè impossibile.
Questi sono i mantra tipici di chi sostiene quanto sia bello dover conciliare  lavoro, casa, figli, amici, socialità, sessualità, tutto rispettando aspettative altrui, tutto senza la cooperazione di nessuno, tanto meno uomini che, si sa, “ai maschi risulta pressocchè impossibile“.

“In fondo lo diceva anche John Lennon, un uomo certamente illuminato, «la vita è quello che ti capita mentre stai facendo altre cose». Loro invece sono programmati per fare una, una sola cosa per volta.”

Ecco, magari John Lennon non intendeva proprio ” la vita è quello che ti capita mentre hai accettato il telelavoro perchè devi badare al secondo figlio mentre tuo marito fa carriera e poi pulisci bene la cucina che sennò vengono le formiche”.
Però il tentativo di poetizzare  è quasi riuscito.

Ed ecco la ricerca del Censis che ispira l’articolo:

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“Secondo la ricerca del Censis 7,6 milioni di donne italiane lavoratrici fanno la spesa, 7,5 milioni cucinano ogni giorno, 5,4 milioni stirano, 3 milioni si dedicano persino (e in questi tempi di crisi sicuramente accade più spesso) al piccolo cucito, come fare l’orlo ai pantaloni o attaccare i bottoni, naturalmente mentre si ascoltano al telefono le ultime novità delle amiche o gli sfoghi dei genitori anziani. Per non parlare di quello che i ricercatori chiamano l’«effetto Ikea», quello per cui le piccole riparazioni di casa sono sempre più appannaggio delle donne.”

“Il fai-da-te domestico riguarda 1,2 milioni di donne lavoratrici, che montano mensole e piccoli mobili, attività che prima erano di sicuro delegate all’uomo di casa. Solo che a forza di vedere gli scatoloni (dell’Ikea appunto) abbandonati nell’ingresso per settimane, nell’attesa che lui trovi finalmente il tempo e l’ispirazione, spesso alla fine siamo noi a impugnare cacciaviti e martelli e procedere.

Sorvoliamo sull’intelaiatura colorita delle chiacchiere al telefono con le amiche.

Per commentare quelle, aspettiamo una ricerca del Censis che ci dica che le donne italiane amano fare pettegolezzi, gli uomini invece riparare auto a petto nudo.

 

Prendiamo l'”effetto Ikea”. Può essere che la multinazionale del mobile fai da te abbai sdoganato l’arte del bricolage, un tempo, a quanto pare, appannaggio unico della popolazione maschile.

Così oggi più di un milione di donne che già lavorano fuori di casa, quel lavoro che comunque otto ore di vita al giorno te le toglie, quando tornano a casa riparano i mobili, rubinetti e lampade. Dopo le 8 ore lavorative, più di 7 milioni di donne fa la spesa e poi cucina per tutti, dopo cena stira e rammenda i calzini.

Una ricerca tale, dovrebbe essere commentata chiedendoci come mai, nel 2014, le donne sono ancora relegate ai lavori di cura di casa e famiglia. Dovrebbe farci rifiutare lo stereotipo della casalinga che lava i piatti sorridente con la stessa indignata opposizione che molte riservano alle donne oggetto, sessualizzate.
Perchè mai allora leggiamo di continuo donne, giornaliste, che quasi si rallegrano invece di questi dati?
Qui si parla di “natura femminile”, contrapposta alle predisposizioni maschili, di segno opposto, ovviamente.
Le donne sono “per natura” inclini a fare più cose contemporanemente. Perchè abbiamo quattro braccia e gli uomini solo due, perchè possiamo aumentare il tempo di una giornata a 36 ore e perchè le nostre vite si risolvono in lavoro dentro e fuori casa. I desideri e le ambizioni tienitele per te, che devi preparare la cena. Come un’acrobata su un filo. Che bello.

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Di un altro post sempre della 27a ora, scrivevamo qui e riporto

Conciliazione. E’ questa la parolina magica.

La conciliazione è un diritto, scrivono in questo post della 27esima ora, spazio “rosa” del corriere.it, nato proprio per aiutare quelle donne che devono riuscire a fare tutto, quelle a cui la giornata intera non basta, che hanno bisogno di qualche ora in più, perché è faticoso essere mamme, mogli, cuoche, cameriere, badanti, lavoratrici.
Ma le donne possono continuare ad essere tutto ciò, l’importante è che imparino a conciliare.

Come? Una soluzione potrebbe essere quella di smettere di dormire, non in senso figurato, ma letterale.
E’ sempre la 27esima ora a proporci questa, sembrerebbe poco salutare, soluzione, attraverso l’esempio di una donna che è arrivata ai piani alti privandosi del sonno e di una vita. Giovanna di Rosa, consigliera del consiglio superiore della Magistratura, parla di se stessa e del ruolo che è riuscita a raggiungere in questi termini:

“È  il trucco di noi donne che abbiamo a cuore la professione, dormiamo pochissimo. Registriamo fisiologici rallentamenti di carriera per seguire i figli e le notti ci servono per recuperare”

Aggiunge poi che le donne riescono comunque ad essere più brave degli uomini sul posto di lavoro nonostante i “doveri” di cura; a questo punto la giornalista si sente autorizzata a intervenire con questa perla:

“O forse dovremmo dire che sono più brave grazie a quegli oneri che loro sottotraccia, aiutate dall’istinto, riescono a trasformare da vincolo in risorsa.” ”

E’ in atto il tentativo sempre più pressante di far passare le nostre catene per una risorsa essenziale della nostra femminilità.
In contrapposizione a un maschile inetto, incapace di prendersi cura anche di se stesso. E che quindi ha bisogno di noi, della nostra cura della nostra disponibilità, del nostro tempo.

Portare le donne a credere che dover fare tutto da sola sia una fortuna  che le permetterà persino di fare carriera, così le ore di lavoro aumenteranno e la vita diminuirà ancora un po’. Deresponsabilizzare gli uomini, come fossero bambini incapaci di agire, di gestire una casa, una famiglia, una coppia, ma un’azienda sì, quella sì.

Culturalmente, la tendenza è quella di farci accettare questo divario, anzi, di rappresentarlo come caratteristica positiva, che rende le donne uniche e, in fondo, migliori degli uomini. In realtà, non è altro che farci rassegnare all’idea di dover ricoprire un ruolo tradizionale, di moglie madre e angelo della casa, anche se sceglieremo quello di lavoratrice. E’ l’espressione più conservatrice di chi non si prefigge invece una genitorialità e una vita domestica non conciliata, ma condivisa.

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Invece ci consoliamo ad essere tutte brave, brillanti, meravigliose… e addomesticate.
Come nella web serie “Una mamma imperfetta”, che ha spopolato di recente e che avevo già analizzato con qualche perplessità.

“Questa serie rappresenta la realtà, ripetono tutti. Ma un ritratto della resa di milioni di donne alla famiglia tradizionale “uomo sul divano/donna in cucina“, delle difficoltà lavorative femminili raccontate all’acqua di rose e del costante senso di inadeguatezza di donne adulte per non rispettare il modello patriarcale di femminilità e maternità… a cosa serve?

Non c’è propulsione al cambiamento, non c’è modello alternativo, sembra solo insegnarci ad arrenderci ad essere le donne e gli uomini che si accontentano delle condizioni più banalizzanti della vita di coppia, di famiglia, di carriera.

[…]

Di contraltare, gli uomini non si questionano, non cambiano da millenni, non valutano le loro compagne per niente di più che una loro appendice capace di fare tante cose contemporaneamente.

La serie infatti si fa portabanidera del multitasking, strumento di tortura per donne, che comprende la privazione del sonno, la frustrazione, senso di continua inadeguatezza, stigmatizzazione dell’infrazione della norma. Sostenuto da diversi “ghetti rosa” del web come fosse la forza delle donne, nella serie anche è proposto come peso, ma anche virtù femminile.”

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Riprendiamoci il nostro tempo, signore care.
Pretendiamo la condivisione di quei lavori dentro casa che si cumulano a quello fuori.
O almeno smascheriamo questa trita retorica dell’accettazione serena di un destino multitasking.

E anche voi, signori maschi.
Ma non vi sarete stancati di essere trattati come degli incapaci di stare al mondo?
Avete bisogno forse della mamma come Adinolfi?

Gli stereotipi resistono perchè qualcuno li supporta e ci guadagna su. Scardinarli non è semplice, soprattutto se perpetuati all’infinito dagli spazi al femminile, se intesi come valore della differenza. C’è qualcosa di meglio che vantarsi di saper conciliare 8 ore di lavoro fuori casa con 8 ore di lavoro dentro. Non sapete cosa? Ecco, siate meno multitasking e lo scoprirete.

10 commenti

  • Agli uomini conviene pensare che le loro donne siano multitasking (salvo poi snocciolare una sequela di luoghi comuni sui lavori “maschili”… Quando sono stati già fatti dalle donnine di casa, però), perchè cosí non faticano piú dello stretto necessario. Tantissimi uomini in realtà cercano la sostituta della madre, perchè sono stati abituati ad essere serviti e riveriti. Non vogliono cambiare, a loro non conviene. Anche per questo tantissime coppie oggi si sfasciano, perchè la donna è stufa di essere “usata”.

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  • Magari il Corriere potrebbe farci vedere il lato brutto della conciliazione. Potrebbe esaminare la tendenza delle donne a ritirarsi dal lavoro e il fatto che abbiamo l’occupazione femminile tra le più basse in Europa (se non la più bassa), il gap salariale e il soffitto di cristallo e fare due più due. Perché il rovescio della Wonderwoman è la donna che non ce la fa, che non ha i nonni che fanno da babysitter e il posto all’asilo comunale, che dovendo scegliere tra spaccarsi il fondoschiena a casa, o spaccarselo al lavoro E a casa, sceglie di spaccarselo solo a casa. Visto che comunque carriera, promozioni e aumenti di stipendio sono un miraggio, quando devi conciliare. Ma questo rischierebbe di risvegliare la coscienza di qualcuna. E il compito dei ghetti rosa è di tenere le donne distratte (rimuginando sui propri difetti) e rassegnate.

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  • Bellissimo articolo che sottolinea come dietro al complimento “che brave le donne che sanno fare tutto contemporaneamente” ci sia solo il tentativo di strumentalizzarci, ancora. Secondo molti uomini, e persino molte donne noi non sappiamo guidare, non sappiamo lavorare, non sappiamo cooperare con altre donne, sappiamo cucinare purchè non si tratti di alta cucina, perché altrimenti serve il genio maschile, non sappiamo studiare nè applicare la matematica e le scienze, non siamo portate a sport che non implichino grazia o gonnellini svolazzanti però, quando fa comodo “brave voi che sapete fare tutto”.

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  • E mi permetto di aggiungere:
    – esigo le mie 8/9 ore di sonno come il mio ragazzo, si fotta il multitasking
    – esigo leggere e ricreare il mio spirito come il mio ragazzo, su fotta il multitasking
    – esigo lavorare con impegno e non con affanno, si fotta il multitasking
    – esigo dedicare del tempo di qualità ai miei figli senza essere isterica per i troppi pensieri ed impegni, si fotta il multitasking!

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  • Puntare il dito contro la 27esima Ora del Corriere è veramente come sparare contro la Croce Rossa: un coacervo di mestieranti pseudo-giornaliste il cui unico scopo è quello di trovare disperatamente qualcosa da pubblicare mentre discutono con le colleghe davanti a un lussuoso aperitivo a via Solferino. E dunque, cosa c’è di meglio che ricamare su quel repertorio di maschilismo paternalista 2.0 che – grazie anche alle trasmissioni di canali come Real Time e QVC – sta raccogliendo sempre nuovi consensi presso il pubblico femminile più sprovveduto?
    L’unica differenza – che rende l’operazione del Corriere ASSAI più pericolosa – è che tutta questa spazzatura viene ammantata con una patina di “giornalismo”, di “obiettività”, di “razionalità”: non si perde mai l’occasione di citare di sfuggita la “ricerca dell’università Tal dei Tali”, o “l’opinione dell’esimio Tizio Caio”. Non stupisce che, in questo modo, il maschilismo paternalista 2.0 raggiunga anche un pubblico che per formazione e/o snobismo non andrebbe mai a guardarsi Real Time.

    Mi piacerebbe, se vi capitasse, che scriveste qualcosa in particolare sulle televendite di QVC Italia. E’ un universo a mio parere estremamente interessante per valutare la permanenza e la rielaborazione moderna degli stereotipi di genere.

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  • Vero! Verissimo! Una volta tenevo un blog ed ho scritto un post intitolato “la mia efficienza mi ucciderà!” in cui spiegavo che,sebbene il mio cervello e la mia capacità organizzativa mi permettessero di fare tanto tutto insieme,a ben pensarci di tutta la fatica che comportava io ne beneficiavo pochissimo e la qualità della mia vita ancora meno! Poi anche io inizio a pensare a che utilità hanno gli uomini in un contesto simile. E se lo penso io ci arriveranno anche le altre un po alla volta, no?

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  • Io sono monostasking e sempre lo sarò e se multitasking devo essere, è solo per coinciliare il mio essere madre (sì, ha due anni e mezzo, aspettate che ne compia almeno 10 e poi metterò in discussione pure questo) con il mio gruppo di percussioni e fare festa quindi sì, in quel senso rimango multitasking. Molte amiche che non hanno figli in automatico spesso mi hanno chiesto “ma come fai a fare tutto?” la risposta è che semplicemente non lo faccio: non stiro, non cucio bottoni, una lavatrice a settimana e condivisa (io la carico, tu la stendi), figuratevi che in novembre dello scorso anno lo scrivevo sul mio blog: “Solo perché sono madre non mi appassionerò alla purpurina e non credo farò mai il didò autoprodotto, così come non vedo il nesso tra me e i calzini di Raul. Anche se questo significa non rispettare ma manco da lontano i tipici canoni di moglie e madre. Diciamo che tratto Raul come un coinquilino da cui mi aspetto la normale collaborazione che pretendevo anche da Paolino e Alessandro, certo con più amore, ma niente della serie Tu Tarzan, io Jane, perché anche Tarzan lava il cesso quando ci vuole”.
    Purtroppo però mi porto dietro il retaggio culturale italico in un Paese -la Spagna- che se è possibile è ancora peggio.
    Ad ogni modo a mio figlio ho regalato il set da colf (con scopetta e mocio) perché vedendo madre&padre che lo fanno comunque gli è venuta la mania dei mestieri, che facciamo quindi poco e male (immaginate, dal letto, al lavare i bagni con un nano che butta acqua ovunque). Spero quindi di tirare su un figlio maschio che rispetti le donne e veda come assolutamente normale quello di condividere i mestieri (sua nonna per esempio gli sta insegnando a cucire con l’ago).

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  • L’ha ribloggato su Elena.

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