#slutshaming e imbarazzanti creazioni pubblicitarie

troia

Non riuscivamo a crederci, tanto che pensavamo si trattasse di un fake un po’ ispirato allo slogan della Nutella. Invece un distributore situato a Troia, in provincia di Foggia, ha voluto giocare sul nome della città per operare quella che per loro sarebbe un’intelligente e simpatica strategia di marketing.

E ironica, come si è giustificata l’azienda quando Carolina – una frequentatrice della pagina di Annamaria Arlotta “La pubblicità sessista offende tutti” – ha telefonato indignata in segno di protesta.

“Non la pianteranno da soli. Per questo dobbiamo farci sentire noi!”, dichiara Carolina che invita tutti a segnalare allo Iap, mentre Annamaria – l’ideatrice del gruppo – suggerisce di scrivere al comune di Troia.

Dunque, la simpatia risiederebbe nel considerare qualsiasi donna che conduce una sana e regolare vita sessuale e che pratica fellatio come una “troia”? Abbiamo più volte detto che questo epiteto è uno stigma, uno stigma sessista, misogino e offensivo usato per svilire una donna in quanto tale.

La donna o la ragazza che vive una sessualità fuori dal dovere procreativo viene percepita come una prostituta e questo lo abbiamo visto più volte, anche nelle inchieste pruriginose sulle abitudini sessuali delle adolescenti, incriminate perché conducono una vita sessuale precoce – dunque fuori dal tempo delle madri – e perché violano il ruolo in cui viene designata la donna all’interno della relazione con l’altro sesso.

Secondo la cultura italiana, all’interno della quale l’educazione sessuale è ancora pregna di cattolicesimo, le donne devono stare attente ad agire liberamente, soprattutto nel rapporto con l’altro sesso, dimostrando di non essere “facili” ma passive, altrimenti “spaventano i maschi”, come comunica la recente inchiesta della Borromeo, una donna adulta ma che è stata adolescente non tanto tempo fa, che punta il dito sulla sessualità delle ragazzine di oggi. Elena, un’altra utente della pagina, dichiara: “ho 2 figlie piccole che cerco di incoraggiare a fare tutto quello che desiderano e a non farsi limitare dal sessismo ovunque diffuso. Ma è come contro i mulini a vento”.

Non c’è bisogno di dimostrare la propria purezza per vedersi liberate dall’accusa di essere troie. Tale epiteto e sinonimi vengono usati comunque per offendere una donna anche se non è sessualmente promiscua. Il problema risiede nel fatto di essere nate donne. Si chiama troiofobia e viene rivolta ad una donna solo per il fatto di appartenere al genere femminile, secondo un immaginario comune che ci considera tutte troie.

Lo slutshaming è l’accezione meno ampia che colpisce tutte le donne “sessualmente promiscue” accusandole di meretricio. Lo slutshaming colpisce anche le prostitute, perché la prostituzione nell’immaginario comune, impregnato di ingerenze cattoliche, è considerata il male assoluto ed è la prostituta a subire lo stigma poiché rientra nella tentazione del maschio.

Così essere prostituta diviene un ruolo connaturato dell’essere donna, un ruolo da cui ogni donna dovrebbe prenderne le distanze per “purificarsi” accanto ad una presenza maschile che la renderà madre e moglie. Una donna libera che non vive come ombra dell’uomo è considerata ancora una puttana. Sante o puttane, secondo l’immaginario comune che vede le donne rinchiuse solo in questi due ruoli, senza possibilità di affermarsi o essere percepite come individui.

La campagna pubblicitaria non è solo offensiva per le donne, in quanto riguarda tutte, ma offende anche le prostitute, le prime ad essere chiamate in causa visto che nell’immaginario comune le donne che non si prostituiscono sono a-sessualizzate. Le donne “normali” (così definite se non fanno parte della categoria delle puttane) nell’immaginario comune non fanno i pompini.

I pompini, che da una parte sono la fantasia più comune degli uomini – quegli uomini che magari si lamentano se le proprie compagne non ne fanno perché si sentono puttane -, sono gli stessi che farebbero sentire tale una che li fa?

Mi chiedo se a questa categoria appartenga anche il pubblicitario “goliardico” del cartellone. Magari appartiene a quella cerchia di uomini che si rivolgono proprio alle prostitute che disprezzano per avere quello che attribuiscono solo a loro?

Come dicevo in questo post (qui) assistiamo ad un peggioramento dei media per quanto riguarda la figura della donna. Messaggi sempre più esplicitamente sessisti, frutto della voglia di farsi pubblicità (visto lo scalpore che genera oggi il sessismo nei media) e dell’accettazione del sessismo da parte di metà della popolazione italiana.

In questo caso, dare della troia ad una donna, ad esempio, è molto radicato e considerato accettabile e divertente nella nostra società, perfino dalle donne stesse, dunque non c’è da stupirsi se un’azienda ha voluto giocare su questo senza cogliere l’offesa.

E’ proprio una mossa intelligente, brillante, creativa e divertente far sentire puttane le donne che già subiscono pressioni assurde che influiscono sull’espressione della propria sessualità.

In un paese dove le donne vengono ancora molestate e discriminate questo è divertente?

13 commenti

  • fabrizia boiardi

    Io lo fare RITIRARE…che cosa aspettano!!!!!

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  • il tema è interessante, ma questo articolo è scritto coi piedi. Mary – chiunque tu sia – torna a scuola! Ma questo blog non ha un minimo di editing? Grammatica e sintassi queste sconosciute…

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    • Beh detto da una che comincia una frase scordandosi di mettere la lettera maiuscola è un complimento. :D Io sbaglio ma almeno non ho la presunzione di credere di avere una conoscenza corretta di grammatica e sintassi.

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  • ho scritto un commento in cui invitavo la “giornalista” a imparare l’italiano prima di avventurarsi nella scrittura di un articolo e me lo hanno censurato. “un altro genere di comunicazione”? a me sembra sempre una comunicazione del solito vecchio tipo, quello che se un commento ti infastidisce lo censuri. Complimenti! E fate anche la morale?

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  • In tutti i casi la “pubblicità” non sottintende che dietro a una pompa ci sia SEMPRE E SOLO una troia, ma che una troia che si rispetti non possa essere sprovvista di tale servizio; è diverso.

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  • “i pompini sono la fantasia più comune degli uomini” senz’altro di tutti quelli come il buco di culo che ha ideato e esposto la pubblicità di cui si parla, i maschi con questa “fissa”, che alla luce del valore che gli attribuiscono mi eccita come cadere in una pozza di merda, sono anche quelli *meno uomini, in quanto sentono il bisogno di umiliare la partner per sentirsi realizzati sessualmente, perché sanno quanto valgono e non coincide con i parametri da macho che gli sono stati inflitti, che poi sono gli stessi che non accettando un rapporto normale anche solo con una parvenza di reciprocità, sgattaiolano sulla comoda prostituzione, comoda solo per loro, dato che la gran parte delle prostitute non lo fanno per scelta (orrore e schifo) e tra coloro che affermano di farlo per scelta molte senz’altro hanno scelto di prostituirsi come molti uomini hanno scelto di lavorare in miniera o le casalinghe hanno scelto senza condizionamenti,questa tipologia di maschi non possono che dimostrare il vigliacco che è in loro denigrando anche la prostituta, l’unica che li fa sentire uomini tra l’altro!.
    lo so che i pompini fanno parte dell’erotismo bla bla bla,
    *per uomini veri intendo ovviamente quelli che non hanno paura della vulva e non si sentono sminuiti dalla parità.
    Un saluto a tutt* e un vavvanculo all’uomo del distributore e a tutti quelli come lui.

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  • Credo che invece di battervi per emulare gli stessi “difetti” degli uomini: tipo fare sesso liberamente senza essere giudicate, dovreste piuttosto agire al contrario: ovvero che gli uomini seri, quelli credibili, quelli sui quali contare, non sono gigolò, puttanieri o playboy.
    Pertanto è da additare sia la donna che si concede facilmente, quanto l’uomo che si concede facilmente. Le “troie” esistono e vanno additate come tali, come esistono i “troii” che vanno additati nella stessa maniera dispregiativa e non vanno assolutamente giustificati in quanto uomini.
    Questa è la campagna che dovreste condurre: non emulare gli uomini, ma sminuirli per le stesse cose per le quali voi donne vi sentite sminuite. Gambe chiuse delle donne alla pari delle cerniere alzate degli uomini e non gambe aperte delle donne come le cerniere abbassate degli uomini.

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    • ma perché uno dovrebbe disprezzare e additare le “troie”? cosa significa “Troie”? Ognuno con la sua vagina fa quello che vuole l’importante è non fare danno agli altri e a se stessi. Ma perché invece non condannare pedofili, stupratori, maniaci sessuali, persone violente?

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  • @Enzo: Sono da additare le donne e gli uomini che si concedono facilmente????? E perché??? Ma chi sei tu per giudicare qualcuno?
    Ti ricordo anche che una donna che si concede facilmente non è una troia. Esci dal tuo Medio Evo. E’ anche a causa di mentalità come la tua che siamo a questi livelli.
    @Francesca Fini: se per rispondere all’articolo ti attacchi alla grammatica hai proprio capito tutto.

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  • Vorrei dire a chi perde tempo in rimproveri grammaticali (tra l’altro molto aggressivi), che bisognerebbe rendersi conto del lavoro immenso che le ragazze di “Un altro genere di com.”, tra cui Mary, stanno facendo. Queste ragazze forniscono pagine di analisi, di studio, di riflessione su cose che aprono finalmente gli occhi a molte e a molti. E’ lavoro, è tempo passato davanti al computer, a videi, ad articoli, a manifesti… E noi che leggiamo abbiamo la pappa già pronta!
    Approfitto per ringraziare il vostro lavoro ragazze, continuate così!

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  • Ne approfitto anch’io per ringraziarvi, non condivido tutto, ma sono anche consapevole di essere imbevuta di una cultura che ci ha dato un imprinting sessista a volte subdolo e difficile da riconoscere. I vostri articoli favoriscono sempre un’apertura mentale, anche solo per il fatto di rendersi conto che non si è mai approfondito un aspetto, e vi ringrazio per il lavoro che state facendo. Prezioso.

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