Vergini sfigate e adolescenti indemoniate. Inchieste di cui potremmo fare a meno.

In questi giorni, tantissimi lettori e lettrici ci hanno segnalato questo articolo pubblicato su “Donne di Fatto”, lo spazio rosa del “Fatto Quotidiano”. Un’inchiesta sulle giovanissime alle prese con il sesso.

Partiamo con l’immagine a corredo FQ

Voyeurismo : ragazze riprese da dietro, sederi in primo piano, proprio l’immagine giusta per parlare di adolescenti/minori.

Il titolo già di per sé la dice lunga. “Sesso a 14 anni” : che scandalo, signore e signori, adolescenti vittime di quella piaga sociale che è il sesso. Segue con :“Se non ti fai sverginare sei una sfigata”. Iniziamo bene.

Analizziamo passo per passo questa pseudo inchiesta dai toni apocalittici e moralistici, senza uno straccio di dati, di fonti attendibili o meno e riflessioni. Un viaggio nell’adolescenza tra sgomento e piccole svergognate.

L’articolo si apre con questo passo al limite del grottesco:

Chiara, quinta ginnasio a Milano, dà la sua versione: “Il primo anno di liceo comincia la conta: entro 12 mesi bisogna ‘darla via’ altrimenti vieni emarginata”. E i maschi? “Non ci pressano perché non ce n’è bisogno”. Nessuna cura della contraccezione: “Il lunedì in classe c’è il panico: non ci si ricorda se il sabato, ubriache o fumate in discoteca, si è usato o meno il preservativo”

Ragazze che vivono l’approccio con il sesso come un sorta di conto alla rovescia di fine anno, gettando via per aria, e in faccia a tutti, etti di verginità. Ne danno via così tanta che non ricordano più se hanno usato il preservativo o meno e i poveri maschietti inibiti da cotanta esuberanza non hanno neanche bisogno di chiedere. Tranquilli, mettetevi in fila, che ce n’è un po’ per tutti.

E così nell’ora di educaziona fisica, la partita di pallavolo viene interrotta da una ragazza urlante che saltella

“Mi hanno stappata, mi hanno sturata ieri sera”

Ovviamente non si riferisce al lavandino del bagno ma esulta per altri tipi di perdite, ovvero quella della sua verginità, pensate un po’, ci è voluto un anno.

Ci sono delle rigide regole da rispettare prima dell’inizio del secondo anno del liceo : bisogna essere sverginate. Se entro l’estate della fine del primo anno non hai dato via la tua porzione di verginità, l’unica cosa che rimane da fare è di andare col primo che capita.

Attenzione uomini: frotte di lolite si aggirano fameliche per le strade delle nostre città in cerca di qualcuno che accetti la loro verginità; sono assatanate e determinate, qualsiasi sarà il vostro aspetto, la vostra età, la vostra personalità, non importa, non accettano no, la cosa più importante è darla entro i tempi prestabiliti.

L’articolo diventa via via più imbarazzante, fino ad arrivare al momento pathos-paternalista. Ora, c’è la descrizione della povera ragazzina vergine, con la maxi-felpa e le stelline disegnate sul polso (sarà il marchio, tipo lettera scarlatta, che spetta alle vergini?), emarginata dal gruppo perché vergine e quindi sfigata.

Per tutto l’articolo, tra l’altro, c’è un continuo sermone sull’alcol, colpevole di ogni tragedia. Forse Beatrice Borromeo, tanto presa dalla stesura di questa omelia, ha dimenticato che fare sesso con una ragazza sotto effetto di alcol o droga è pari all’infliggerle una violenza sessuale e quindi che c’è poco da moraleggiare sulla presunta “facilità” delle ragazzine.

Ma procediamo. Ora si passa ai preliminari, che praticamente non valgono nulla; quindi non barate care ragazze, fare una sega o un pompino non vi risparmierà il titolo di “Sfigata”, bisogna darla, dar via la verginità. Non dimentichiamo di fare anche un po’ di predicozzo sul fumo e sulle canne, che a quanto pare lasciano un effetto così devastante che non ricordi nemmeno il nome del ragazzo a cui hai fatto sesso orale.

Passiamo al sesso vero e proprio. La parola va di nuovo a Chiara, la vergine con le stellette al polso. Chiara racconta che i maschi, buonini , non pressano per far sesso – come se pressare qualcuno per fare sesso fosse una normale rivendicazione, o da qualche parte c’è un regolamento dal titolo: “I diritti del maschio”? – e continua dicendo che le vere cattivone, come al solito, sono le ragazze, quelle tentatrici. Siamo di nuovo alla vecchia storiella di Eva e la tentazione.

Addirittura le ragazze sarebbero delle indemoniate incapaci di tenersela nei pantaloni, devono sverginarsi a tutti i costi.

Per tutto l’articolo si continua a parlare di sesso come se fosse una porzione di bistecca, le donne la danno, mica fanno sesso per piacere personale, la danno per compiacere l’uomo e per non essere etichettate come sfigate, ovvio.

Una volta sturata, ops, volevo dire, una volta aver fatto sesso ovviamente la dai a chiunque.

Ti trovi a casa di un’amica e c’è uno carino? La dai

Sei al parco e c’è un passante piacente? Lo spogli, lo stendi e la dai.

In ascensore c’è un uomo che respira, blocchi l’ascensore, lo immobilizzi e via etti di verginità.

Passiamo all’orgasmo. Cosa sarebbe? E chi se ne frega, l’importante è darla via, non fai mica sesso per piacere, lo fai per tenerti stretto un ragazzo o per una questione di status, cosa diranno di te, altrimenti? E’ tutto matematico!

Veniamo alla parte più (amaramente) divertente : le precauzioni.

Dicevamo, queste ragazzine tutte droga e alcol sono talmente sfasate al lunedì che non sanno nemmeno con chi sono andate, solo qualcuna più giudiziosa – si contano su una mano, tutte le altre sono pervertite, ovviamente- usano preservativi e pillola anticoncezionale.

Le altre assatanate e indemoniate, ovvero quasi tutte secondo questa illuminante inchiesta, risolverebbero il rischio di una gravidanza andando a chiedere la pillola del giorno dopo nei consultori, come se fossero caramelle. Questo, lo fanno le più furbe.

Non possiamo dire la stessa cosa dell’autrice di questo articolo che tra paternalismi vari ha dimenticato che la pillola del giorno dopo non la danno mica via con tanta facilità e che, anche nei consultori, come negli ospedali, il personale obiettore sfora l’80%. Quindi farsi prescrivere la pillola del giorno dopo è diventata ormai un ‘impresa un po’ ardua invece qui la si descrive come se fosse una piccola abitudine delle adolescenti.

Una lettrice, sociologa, segnalandoci l’articolo si chiede e mi fa riflettere sulla metodologia dell’inchiesta : quante interviste avrà fatto e  in quale contesto? Dove?

Poco importa la realtà, poco importa quali esempi le giovani ricevano dai genitori, dalla società, dalla tv, quando l’importante è raccattare qualche “Mi piace”.

Poco importa il fatto che le ragazze, come i ragazzi, non ricevano un’educazione sessuale e siano totalmente all’oscuro dei metodi contraccettivi. L’importante è sciorinare prediche, inneggiare, tra una testimonianza o meno senza filtri, all’importanza della verginità, soltanto per le ragazze ovviamente, senza rendersi conto di come le ragazze e le donne in Italia siano castrate sessualmente e che c’è ben poco da moraleggiare sul fatto che le donne facciano sesso per compiacere qualcuno –e non per piacere personale

E poco importa che, per l’ennesima volta, l’intera colpevolizzazione sia stata addebitata interamente alle indemoniate donne. Si tira un sospiro malinconico e si pensa che non ci siano più le ragazze serie di una volta.

E gli uomini, invece? Come al solito sempre deresponsabilizzati da tutto. Un po’ come in questa inchiesta che mette sotto accusa solo le ragazze, mica i loro innocenti coetanei maschi.

Chissà cosa ci attenderà nella prossima puntata di questa saga di fantastiche inchieste. Si parlerà della storia di Santa Maria Goretti? O magari si colpevolizzeranno velatamente le vittime di molestie e stupri? Prepariamoci al peggio.

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30 commenti

  • Tra le pseudo-inchieste segnalo “Ho 12 anni, faccio la cubista, mi chiamano Principessa”:

    http://www.lalibreriaimmaginaria.it/2013/12/ho-12-anni-anni-faccio-la-cubista-mi-chiamano-principessa-marida-lombardo-pijola/

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    • Eleonora Sophie

      Ma ve la ricordate l’inchiesta sulle baby-cubiste fatta anni fa dalla Marida Lombardo Pijala-in-saccoccia sul Messaggero? Una piaga…

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  • Uh! che scandalo, signora mia!!!
    ma un altro mestiere no? se a una piace proprio scrivere cose sensazionali, perché non dedicarsi ai romanzetti di fantascienza?

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  • Tra l’altro, da antroploga, mi piacerebbe sapere, oltre al numero di interviste e al contesto già citati, il tipo di domande che sono state poste. E mi chiedo anche come una giornalista possa rivelarsi così superficiale da riportare pari pari, senza contestualizzarlo, il discorso di un’adolescente di 14 anni. Perchè è un discorso violentissimo che pone un giudizio sulle coetanee e allo stesso tempo rivela una pressione sociale decisamente importanti riguardo il primo rapporto sessuale. Invece di questo blabla “viraccontoattraversoleparolediunaragazzinacomevannoveramentelecose”, dove le parole sono gettate nell’arena come verità inappellabili sarebbe bene porsi diverse domande sulla cultura del sesso degli adolescenti. E magari, se si parla di maschi che “non fanno pressione”, intervistarne uno o due. Così eh, per dire.

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  • Veramente, leggendo l’articolo, non ho trovato i toni colpevolisti e apocalittici che gli attribuite. Sono riportate le dichiarazioni delle ragazze, il loro lessico abituale e le loro usanze comuni. Usanze che, peraltro, si cominciavano a presagire anche “ai miei tempi” (scusate l’espressione da vecchia, anche se non ho ancora compiuto 25 anni). Al contrario di voi, sono ben contenta che qualcuno cominci ad accorgersi d’un nuovo tipo di condizionamento sui (giovanissimi) corpi femminili: il giudizio del “gruppo dei pari”. No, non c’entrano il “piacere” , i “sentimenti” o la “personalità” delle ragazzine in tutto questo… Dopo “madonne e puttane”, ecco “fighe e sfigate”: un altro modo in cui la società lega e controlla i corpi. Stavo per dire “la società adolescenziale”… ma, in fondo, cos’è una società adolescenziale, se non lo specchio dei valori e dei costumi proposto dagli adulti?
    Se le ragazze fossero davvero sessualmente libere, non si sentirebbero in dovere di informare il mondo circa lo stato del proprio corpo, non farebbero la conta, non metterebbero etichette sulle coetanee per escluderle o includerle. Farebbero di testa propria e basta. Qualcuna con discrezione, qualcun’altra più pubblicamente. Ma nessuna di loro si sentirebbe penalizzata o esclusa. Aggiungiamo lo scarso impiego della profilassi, che non fa poi un gran bene alla salute (di chiunque sia la colpa). Decisamente, la libertà sessuale costruttiva e responsabile non è incarnata dal modo di vivere di queste adolescenti odierne. E’ questo che vogliamo? La “libertà obbligatoria”? Non credo proprio. Invece di prendersela con chi “porta la torcia al fondo della caverna” e ci fa vedere le magagne della “normalità”, dovremmo ringraziare e tenere atto. Scusate la nettezza.

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    • Al contrario di te non sono per niente felice che si parli di sessualità in questi toni, senza fonti, dati, impressioni e filtri. Questa inchiesta sarebbe una torcia al fondo della caverna? A questo punto molto meglio rimanere al buio se la torcia deve colpevolizzare le ragazzine e la perdita della verginità che ancora una volta, in modo sottointeso, viene intesa come un valore. Tra l’altro leggendo il tuo commento pare tu non abbia colto in pieno la mia critica, parli di adolescenti non sessualmente libere perchè informano il mondo circa il proprio corpo e fare la conta e che mi pare di aver detto proprio, non so se lo hai letto bene il mio post, che le donne in Italia sono tutt’altro che libere ma anzi sono proprio castrate sessualmente.

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      • Diciamo che ho rilevato anch’io come ci siano diversi generi di castrazione femminile… ;-) Comunque, sarà anche un fatto di sensibilità personale, ma io non mi sono sentita affatto offesa dal taglio dell’articolo. E’ crudo, va bene. Ma ben venga la crudezza, se serve a sbattere in faccia quel che non si vuol vedere. Le ragazzine colpevolizzate? E per cosa, di grazia? Per aver raccontato la propria vita quotidiana? Per essersi magari tolte un sassolino dalla scarpa? Avrebbero benissimo potuto rifiutare l’intervista, se l’inchiesta era tanto lesiva dei loro sentimenti, d’altronde. Nemmeno vedo la verginità presentata necessariamente come un valore. Della sua perdita si parla perché è un’ossessione per le ragazze di cui tratta l’articolo, non perché sia “un valore”.

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      • Al di là del merito, questa pseudo-inchiesta è proprio sbagliata nel metodo. Il metodo scientifico è stato completamente ignorato, l’autrice è partita da una tesi e ha usato solo i dati (se così si possono definire, visto che una ragazzina non è un campione statistico valido) che le erano utili per dimostrarla, ignorando completamente qualsiasi dato contrario (vedi la parte sulla pillola del giorno dopo che ignora completamente quella che è la realtà dei fatti). Non poi scrivere un articolo con un taglio sociologico in questo modo, questa non è un’inchiesta è pura retorica.
        Tra l’altro, trovo aberrante che si ripresentino ciclicamente articoli simili (ho finito il liceo quindici anni fa e già allora si leggevano articolo praticamente identici) solo per perpetuare uno stereotipo di genere.

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  • E’ con tutta evidenza una articolo scritto per un pubblico di maiali adulti che amano sollazzarsi con l’idea che le ragazzine sono tutte troie.
    Queste pseudo inchieste ( ascoltate i racconti degli uomini di mezz’età quando si intrattengono dentro i bar e sono identici) a cosa dovrebbero servire? e poi il piacere femminile dov’è? negli anni della mia adolescenza sentivo spesso la frase “le ragazze di oggi sono tutte puttane” e io avevo già vissuto ben tre episodi di tentati abusi sessuali da parte di uomini maturi, un amico di famiglia, un autista di bus, un perfetto sconosciuto , di sesso non sapevo nulla , le mie amiche non erano più informate di me ciò nonostante noi ragazze eravamo tutte puttane.

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  • L’ha ribloggato su Il vero lusso è essere se stessie ha commentato:
    #Orrore.
    C’è un problema dalla radice..
    Penso che sia la scuola cm i genitori si dovrebbero fare delle domande??
    Cosa insegniamo noi cm scuola..?? Quali sono gli interventi da fare!!
    E i genitori ??? Dove stanno i genitori???
    Qual è il loro posto nel mondo??? I valori dove sono finiti???
    Mi fa paura tutto ciò, non abbiamo più il controllo di niente..

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  • ericagazzoldi, questo tipo di interviste io le ricordo già quando ero 12 alle mie coetanee, ancora prima secondo me sono venute le inchieste sull’amore negli anni ’70 e ancora prima… beh sono assolutamente certa del fatto che i censori siano sempre esistiti e abbiano portato al pulpito, se non sui giornali, gli esempi di infamia additati come modelli negativi da fuggire. L’articolo in sé mi fa sorridere amaramente appunto per questa impressione che la storia non fa che ripetersi: ci sarà sempre qualche quarantenne/cinquantenne/sessantenne ecc. che dirà che noi da giovani non eravamo così.

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  • Non conosco l’attuale mondo adolescenziale, men che meno quello di un liceo di Milano al quale sembra circoscritta l’inchiesta di Beatrice Borromeo. Penso che se fosse veramente come ce la descrive, la realtà delle ragazzine e dei ragazzini di quella scuola è uno specchio della miseria che gli viene offerta dal mondo degli adulti, della televisione, della quotidianità. E che bisognerebbe parlare di più d’amore, di rispetto, di libertà, di reciprocità, di linguaggio dei corpi e di comunicazione in generale, tra adulti come tra adolescenti. E andare a ritroso nel tempo e analizzare i percorsi della rivoluzione sessuale di qualche decennio fa, e chiedersi a che cosa ha portato la separazione tra amore e sesso, tra corpo e coscienza e rimettere in discussione tante cose.
    Ma ritornando all’articolo della Borromeo quello che mi ha colpito di più è la mancanza di filtri, la mancanza di approfondimento dei comportamenti, un titolo e un testo il cui scopo è lo scandalo, la sensazione facile e volgare, quella che ci viene ormai riproposta ogni giorno da quasi tutti i giornali, nelle notizie di cronaca come anche nella politica. Il fatto è che questo articolo si dice essere la prima puntata di un’inchiesta, quindi di un lavoro deciso da tempo, progettato nel tempo e che richiede un’introduzione al lettore che va al di là delle striminzite informazioni che ci vengono date. Un’inchiesta non la si può improvvisare, ha uno scopo, l’indagine di una determinata realtà e non può partire a casaccio senza una riflessione preliminare da far avere anche ai lettori. Insomma questo potrebbe essere un articolo di Cronaca vera o del Resto del Carlino, in effetti è una trascrizione delle risposte delle ragazze intervistate, non compare la Borromeo se non in alcune domande o commenti tendenziosi, tendenti appunto a far uscire tutto il marcio che servirà alla “giornalista” per gridare allo scandalo. E per dare più realismo all’“inchiesta” si mette a usare il linguaggio delle ragazze che a quanto pare non riscuote in lei nessun tipo di malessere, mostra in questo un distacco da far invidia ai boia americani nel braccio della morte, ma d’altronde alla Columbia University di New York (se le notizie su internet sono autentiche) avrà imparato a fare questo tipo di giornalismo, in cui l’obbiettività si confonde con il congelamento dell’umanità.
    Ho letto poi anche un altro articolo della giovanissima e affermata Borromeo (appartenente a una nobile famiglia di Milano, con una laurea alla Bocconi e una carriera fulminante, sempre secondo wikipedia) che si intitola “Perché Berlusconi odia le donne”. La sua penna in questo articolo sembra voler attaccare il vecchietto di Arcore ma in realtà non fa altro che degradare ancora di più le donne coinvolte nei suoi scandali sessuali. Manca anche qui purtroppo di profondità di analisi e oltretutto si contraddice. Se parlando di Noemi riferisce in un primo momento della sua tristezza durante una sua festa di compleanno a Milano, di quanto quella cattiva notorietà non svelasse gioia, se indovina il filo rosso che legava la D’addario, Noemi e Ruby, cioè il bisogno di Berlusconi, in seguito riesce a dire “Sono convinta che fossero tutte ben felici di frequentare il presidente, che lo facessero senza soffrirne. Per loro non era un uomo, ma un’enorme entrata principale per accedere a una vita più facile. Donne ciniche, che hanno solo il loro corpo e lo usano più che possono”. La tristezza che leggeva sul volto di Noemi si trasforma così in felicità, cinismo e addirittura si permette di indagare nell’animo di queste donne, anzi a volte adolescenti come quelle del liceo di Milano, e di affermare che secondo lei (questa grande esploratrice dell’animo umano) non avrebbero affatto sofferto.
    L’arroganza e la superficialità di parole scritte con tanta noncuranza, come fossero delle sentenze sputate dall’alto da chi non ha mai evidentemente dovuto scegliere suo malgrado di essere un oggetto nelle mani di un uomo qualsiasi solo perché spinta da un bisogno, portano acqua al mulino dei capi di questi odiosi harem e giudicano lo schiavo e mai il padrone. Il potere non ce l’ha Ruby, non ce l’ha Noemi, non ce l’ha la D’addario. Con questo non voglio dire che non avevano scelta, non lo so, non conosco le loro vite, ma conosco meglio quello che Berlusconi ha fatto di questo paese, conosco il suo linguaggio e la sua miseria. E penso comunque che tra delle ragazze molto giovani e un vecchio imperatore pervertito, saprei ben a chi indirizzare il mio sputo. Ma evidentemente le nobildonne preferiscono sputare sulle cortigiane piuttosto che sul reggente. Questione di classe, in questo caso molto poca direi.
    Si direbbe insomma che la Borromeo sputa con moralismo su queste “poco di buono”, che siano ragazzine di un liceo o di una “corte imperiale”, per affermare la sua moralità integerrima, il suo essere una piccola donna in carriera senza macchia, che si è fatta da sola, che non deve niente a nessuno, che si è guadagnata tutto quello che ha senza corrompersi e senza bassi compromessi. E potrebbe essere proprio così visti i bassissimi livelli intellettuali della maggioranza dei giornalisti italiani. Vorrei comunque consigliarle di rileggere i testi che scrive prima di pubblicarli, di analizzarli e di comprendere le persone che incontra prima di indicarle come fossero solo pezzi di parole da assemblare per un becero scoop. Vorrei dirle di non fare da cassa di risonanza all’osceno, quello della politica e dei media, vorrei dirle di trattare la questione del corpo della donna con più consapevolezza perché quel corpo diventa sempre più martoriato, più negato, più ostentato e più separato dalla nostra anima, dalla nostra coscienza, dalla nostra mente. Vorrei dirle che trattare un tema come il rapporto tra i sessi, soprattutto tra adolescenti, richiede delicatezza e domande che non siano alla ricerca del sordido ma magari delle reali difficoltà della comunicazione, dell’incontro. E delicatezza non vuol dire censura ma accortezza, vuol dire avvicinarsi alla realtà non per alimentare la morbosa curiosità dello spettatore (quella stile vita in diretta) ma magari per stimolarlo alla riflessione.
    E soprattutto quando si viene letti da tante persone bisogna essere consapevoli, e specialmente se chi scrive è una donna, del fatto che se spesso veniamo ancora rappresentate pubblicamente come puttane, manichini rifatti, prosciutti in vendita, sarà sempre più difficile essere qualcos’altro, soprattutto per chi non ha conosciuto che la miseria dell’ultimo impero maschilista.

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  • L’ha ribloggato su CatsandOrangese ha commentato:
    “Attenzione uomini: frotte di lolite si aggirano fameliche per le strade delle nostre città in cerca di qualcuno che accetti la loro verginità; sono assatanate e determinate, qualsiasi sarà il vostro aspetto, la vostra età, la vostra personalità, non importa, non accettano no, la cosa più importante è darla entro i tempi prestabiliti.”
    comunicazione di genere ha vinto tutto

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  • Un’inchiesta così approfondita che, in 1500 parole di articolo, sentiamo soltanto la voce di “Chiara.” D’accordo che si tratta di un racconto a puntate, ma secondo me far parlare un ragazzino alla volta non dà all’articolo la forza argomentativa di cui necessiterebbe. MAH

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  • Non capisco lo scandalo: è solo un reportage della situazione delle adolescenti in certi licei della cosiddetta “Milano bene”, dove finalmente la parità di genere si è realmente concretizzate e anche alla ragazze non importano più quelle sciocchezzuole kitsch come i sentimenti o l’orgasmo ma essere svergini alla pari dei ragazzi.

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    • Se davvero ci fosse la parità di genere la verginità (femminile) non verrebbe ancora considerata un valore, la sessualità (femminile) non verrebbe colpevolizzata e mi pare che in questa (pseudo) inchiesta ci sia tutto ciò, senza considerare che – come ho già ripetuto diverse volte in questi giorni- il tutto dovrebbe essere accompagnato da dati attendibili, considerazioni e riflessioni da parte di chi ha scritto l’articolo invece c’è solo tanta disinformazione.

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  • grazie di questo post. avevo letto l’articolo ed ero rimasta basita e imbarazzata (per l’autore). Pessimo giornalismo e messaggio infame.

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  • Non so se qualcuno ha già riportato la seconda puntanta:
    http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/10/sesso-adolescente-vai-male-letto-rovinato-subito/907626/
    Accanto alle indemoniate puttane, ecco i teneri ragazzini alla ricerca del sentimento.

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  • Ottimo come sempre e grazie per aver fatto notare anche la deprecabile scelta di fotografia d’accompagnamento – ultimamente il Fatto ne sta pubblicando di belle! Seppur i toni e lo slang sia cambiato, non vedo come l’argomento “sex and teens” (ma poi perché in inglese?) sia una novità. Posso pure capire che vuole fare il parallelo con la decadenza della morale e dei costumi esemplificata dagli anni di tv berlusconiana. Concordo anch’io che sia deprimente vedere come le donne vengano rappresentate solo in funzione sessuale, mi rammarico che la Borromeo stessa debba sopportare accuse di far pompini in giro per fare carriera, mentre se fosse uomo farebbero riferimento solo al suo cognome e non alle sue prestazioni sessuali. Insomma, non mi stupisco che certe ragazzine pensino che essere attraenti e desiderate dal sesso maschile, che ovviamente devono essere sempre pronte a soddisfare senza magari ricevere nulla, sia l’unico modo in cui possano essere popolari e sentirsi valorizzate.
    D’altronde, per un po’ anch’io lo pensavo. Poi grazie al cielo è finita l’adolescenza. Per altre magari questa fase non finisce, ma di donne che vivono per soddisfare gli uomini, sessualmente e non, ce ne sono sempre state e sempre ce ne saranno.
    E di adolescenti che sperimentano con il sesso a 13/14 anni pure, e sono ovunque. In Olanda, dove ho finito il liceo, la moglie di un mio prof, andata in gita con la sua scolaresca in media quattordicenne, ha sorpreso due ragazze a fare pompini ai rispettivi ragazzi nel bagno dell’ostello. C’erano vodka, droga e orgie anche in alcune feste in casa a cui ho partecipato (sempre in Olanda), ma mai ho pensato che le persone coinvolte fossero deprivate o indemoniate o assatanate o altro. Sapete la differenza però? In Olanda la pillola anticoncezionale è gratuita fino ai 21 anni, e la pillola del giorno dopo si può comprare in farmacie e parafarmacie, senza domande sulla tua età o sulle tue abitudini sessuali. Ti chiedono solo, se ti fanno domande, quanto tempo sia passato dall’ultimo rapporto e se sai come assumere il farmaco. E nessuno si scandalizza.
    Per me la Borromeo potrebbe pure continuare con l’inchiesta, ma che alzi il livello di conversazione, il livello di analisi, il livello in generale. Cerchi un “angle” migliore del fattore novità, perché così non è… non so, cerchi di capire chi siano questi adolescenti, che vita vivono, che libri leggono, che musica ascoltano, che cosa gli piace del sesso, che cosa pensano sull’aborto, sul matrimonio, sull’omosessualità, sul sesso anale, eccetera. E sì, se fossi pagata per scrivere articoli (sigh) la farei io stessa quest’inchiesta!

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