Tutela dei minori o inconcepibile violenza?

Da più parti, molti sostengono che in Italia sia in atto una vera e propria campagna volta a distruggere la famiglia tradizionale. Ci si scaglia per lo più contro la “Lobby omosessuale” che sarebbe responsabile di aver persino introdotto nelle scuole una “omosessualizzazione” dei bambini (alcuni esempi di queste terribili azioni li possiamo trovare qui, ma anche qui).

Questa pretesa delle persone LGBT di essere riconosciute persone come tutte le altre e quindi di poter avere accesso ai normali diritti civili è proprio una cosa orribile per molte persone, tanto che il Forum delle Associazioni Familiari  (per farvi capire chi siano, vi invito a leggere qui)  nella sua sezione umbra, ha stilato persino una lista di azioni per difendere i bambini dalla “propaganda omosessuale” che sarebbe insita nei fascicoletti che l’UNAR ha diffuso per contrastare il bullismo omofobo nelle scuole.

Personalmente, sono convinta che allargare i diritti civili a tutti, che formare   gli adulti di domani, utilizzando strumenti e linguaggi che li aiutino a concepire la società come pluralista dove non esista un solo ed unico modello (in questo caso) di famiglia, sia un segno di progresso e di civiltà, che sia non solo dovuto, ma anche profondamente giusto.

I sostenitori della “famiglia tradizionale” dicono di avere a cuore il benessere dei minori. Sostengono che solo la famiglia formata da una donna ed un uomo (possibilmente sposati) possa garantire al minore quel clima di benessere psico-fisico che lo conduca alla realizzazione e ad una crescita serena. 

Ma è davvero così?

L’associazione psicologi italiani, scrive

L’Associazione Italiana di Psicologia ricorda che le affermazioni secondo cui i bambini, per crescere bene, avrebbero bisogno di una madre e di un padre, non trovano riscontro nella ricerca internazionale […]. Infatti i risultati delle ricerche psicologiche hanno da tempo documentato come il benessere psico­sociale dei membri dei gruppi familiari non sia tanto legato alla forma che il gruppo assume, quanto alla qualità dei processi e delle dinamiche relazionali che si attualizzano al suo interno. In altre parole, non sono né il numero né il genere dei genitori a garantire di per sé le condizioni di sviluppo migliori per i bambini, bensì la loro capacità di assumere questi ruoli e le responsabilità educative che ne derivano. In particolare, la ricerca psicologica ha messo in evidenza che ciò che è importante per il benessere dei bambini è la qualità dell’ambiente familiare che i genitori forniscono loro, indipendentemente dal fatto che essi siano dello stesso sesso.” Lo stesso orientamento ha l’American Psychoanalytic Association:“E’ nell’interesse del bambino sviluppare un attaccamento verso genitori coinvolti, competenti e capaci di cure. La valutazione di queste qualità genitoriali dovrebbe essere determinata senza pregiudizi rispetto all’orientamento sessuale”.

L’ultima ricerca in merito è del 2012 (se ne parla diffusamente qui) e si intitola “Early Child Attachment Organization With Both Parents and Future Behavior Problems: From Infancy to Middle Chilhood”, di Grazyna Kochanska e Sanghag Kim (University of Iowa – Child Development, January/February 2013, Volume 84, Numero 1, pagg. 283-296).  Da questa ricerca emerge che ad un bambino, per stare bene, basta un solo genitore in grado di sintonizzarsi sui suoi bisogni emotivi, perché è la qualità del rapporto emotivo che il minore ha con quel genitore che ha importanza.

Perciò, non importa il sesso biologico di chi si prende cura di un bambino, non importa nemmeno che ci si occupi di lui da sol*, quel che conta è l’amore, il rapporto, la relazione che si ha con il minore.

Lo sapranno tutti questi sostenitori a tutti i costi della “famiglia tradizionale” (tra l’altro la stragrande maggioranza dei casi di maltrattamenti ai danni di minori avviene proprio nelle famiglie tradizionali)?

A quanto pare no. Non sono molto informati.

Nel giugno dello scorso anno, a Trento, Claudio Cia, consigliere comunale di lista civica ha presentato una interpellanza insieme ad altri consiglieri, al Sindaco di Trento, perché vengano tolti i bambini alle famiglie omogenitoriali. La decisione sull’interpellanza è slittata di volta in volta ed è prevista tra un paio di settimane (fonte: qui).

Nell’interpellanza si chiede  che il sindaco domandi ai servizi sociali di individuare sul territorio “casi di omogenitorialità singola o multipla” e  di verificare “l’ambiente di crescita del bambino in considerazione dell’assenza di una figura materna o paterna, per deliberata scelta che sottende motivi di illegalità”,affinché sia segnalata al Sindaco. E quest’ultimo alla notizia, “disponga immediatamente la collocazione del bambino in un ambiente che favorisca il suo pieno sviluppo umano”.

Si chiede, Cia:  “Ma se i bimbi possono essere tolti ai genitori per motivi economici,perché non accade quando sono lasciati in balia di esperienze, rapporti, relazioni umane sostitutive e del tutto slegate rispetto alla naturalità del rapporto fra madre e padre?” (qui)

Con quanta arroganza questo Consigliere si permette di stabilire che un bambino con genitori omosessuali è per forza un infelice che non vive in un ambiente adatto al suo pieno sviluppo umano?

Strappare un bambino alla sua famiglia dove ha sempre vissuto solo sulla base del sesso dei suoi genitori è pensare al suo pieno sviluppo? E’ fargli del bene? 

Perché il sesso biologico di un genitore ha tanta rilevanza, per Cia?

Lo sa, Cia, come vivono i minori sottratti alle loro famiglie? Conosce,  “Il più osceno business italico” (l’affidamento troppo facile di migliaia di bambine e bambini alla macchina della giustizia)?

No, evidentemente, se è convinto che l’omosessualità di un adulto basti, da sola, a renderlo incapace di provvedere alle cure verso un bambino, ad amarlo, a sintonizzarsi con i suoi bisogni.

Sarà padre, Cia?

Mi domando: per una bambina o un bambino è meglio crescere con una persona (o una coppia) omosessuale che l* ama e l* rispetta, facendol* crescere in un clima sereno e rispondente alle sue necessità, oppure crescere con un uomo che pensa che per un minore sia meglio essere strappato da chi lo ama solo perché non è eterosessuale?

Mi schiero totalmente dalla parte di Flavio Romani, presidente di Arcigay che dice:

«Cia accompagna la sua mostruosa richiesta con argomentazioni surreali, che addirittura disconoscono il rapporto tra genitore e figlio in caso di genitori omosessuali. Un atto inaudito, che supera in violenza i peggiori regimi totalitari. Una dichiarazione di ignoranza e inciviltà, che manipola la Costituzione e i Trattati a difesa dell’infanzia, stravolgendone il senso e arrogandosi il diritto di decidere sopra le teste dei più piccoli e dei loro genitori. Giù le mani dai nostri figli: è inconcepibile che in un’aula consiliare venga richiesto al sindaco di trasformarsi in un moderno Erode, il tutto a difesa di un’ortodossia familiare che nulla ha a che fare con il benessere dei piccoli, semmai con la stupidità di tanti adulti, come Cia e i suoi sodali, che dietro il dito puntato verso le nostre famiglie tentano di nascondere il loro essere indegni, come cittadini, rappresentanti e come modelli per gli italiani e le italiane di domani».

famiglie-gay

(Ringrazio tantissimo “Il ricciocorno schiattoso” che mi ha fornito tutte le fonti scientifiche contenute in questo post)

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