Una molestia sessuale? Ci sta!

Se lo stupro compare in fondo alla gerarchia dei reati e percepito ancora oggi come un fatto di lieve entità, le molestie sessuali che avvengono con più frequenza (e sono anche le meno denunciate) si trovano proprio fuori la lista dei reati contro la persona e fuori dalla percezione di esse come “violazione del rispetto dei diritti della persona”.

Il fatto che esse le subiscano solo le donne e che siano più diffuse di qualsiasi altro reato di genere dovrebbe già destare scalpore e ricercare aggravanti, soprattutto perché sono parte di una cultura che continua a violare i diritti delle donne, anche nel mondo occidentale. Così, da parte dell’opinione pubblica, assistiamo a uomini (e donne) che si arrogano il diritto di ergersi a giudici della vita sessuale e del modo di vestire di una donna (soprattutto se vittima di una violenza) ma sono pronti a tollerare (e incoraggiare) il comportamento sessuale dei molestatori e/o stupratori.

Non si parla solo di persone comuni come il tuo vicino di casa, il salumiere, tuo padre, tua madre, tua nonna e la tua insegnante di religione, anzi, spesso queste credenze vengono comunicate attraverso la stampa.

Abbiamo visto gallery allegate sopra gli articoli che raccontano un episodio di molestia sessuale, accompagnato dalla pubblicazioni di dati che potrebbero risalire al nome della vittima e tutelando invece quello dell’aggressore. Gallery che si accompagnano alla descrizione sulla presunta avvenenza della vittima e, dunque, strizzando l’occhio al molestatore, affinché pure il lettore provasse empatia nei suoi riguardi.

Fermandomi alla realtà locale, quindi alla stampa sarda, ho visto fonti “autorevoli” come l’Unione Sarda descrivere un tentato stupro come un approccio da parte di un nonnino focoso che malgrado la sua età non ha resistito alla passione saltando addosso alla sua badante, la quale si è macchiata di una colpa, di un’ingiustizia ai danni del povero vecchietto: lo ha denunciato per violenza sessuale!

Abbiamo visto giornali come La Nuova Sardegna scrivere su un episodio di violenza con tali parole: “ci ha provato, gli è andata male”.  Ritenta sarai fortunato, come analizza il nostro amico Lorenzo sul suo blog. Come ribadire il concetto che l’uomo non deve chiedere mai e che essendo cacciatore ci prova, fa il primo passo. Parole come  “mai si sarebbe aspettato di pagare uno scontrino così salato per le avance nei confronti di una sua parente” che viene descritta come una che ha confidenza con lui e va a raccontarle i problemi coniugali con suo marito. Insomma, non è poi così grave, lei è in rottura con il marito dunque diventa una preda disponibile. E si sa che in Italia l’amicizia tra uomo a donna non esiste, nemmeno tra cugini. La donna o è moglie o è amante. O è santa o è puttana.

Nel resto dell’articolo viene fuori che lei doveva dimenticarsene e invece ha scelto di denunciare perché affetta da una congenita fragilità psicologica (e non perché una violenza è grave  e quello stato d’animo dipende proprio da essa). Insomma, viene fuori che se sei una donna è normale subire molestie basta farcene un abitudine, alla fine l’uomo è fatto così dovreste saperlo. Al massimo gli dai uno schiaffo ( così gli fai anche capire che se una per bene) e vedrai che non lo fa più. La violenza sessuale si paga cara, conclude. ma suvvia una violenza sessuale cosa è in fondo?

Ho scritto al signor Luigi Soriga ma non mi ha degnata di risposta né ha rettificato l’articolo.

Proprio ieri una mia amica compaesana molto interessata ai temi di genere mi ha segnalato un articolo pubblicato su Il Giornale di Olbia. Inizialmente la giornalista scriveva che il gesto di una pacca sul sedere sarebbe stato anche divertente se non fosse che la ragazza che faceva jogging sul lungomare si sia procurata delle lesioni cadendo. Poi ha rettificato sulla spinta delle lettrici ma ha bollato il gesto come “da cinepanettone” (dunque è irreale la violenza sulle donne, appartiene solo ai film goliardici di “fantasia”). I due sono stati definiti come “incoscienti” ( e sai hanno sfidato prima le leggi gravitazionali e poi la legge mica hanno mancato di rispetto ad una donna!). E ricordiamo che l’articolista è donna!

La stessa notizia è stata riportata da altri giornali che ne hanno dato una descrizione altrettanto peggiore. C’è la Nuova Sardegna, già famosa per l’articolo del Sign. Soriga, ha pubblicato questo. Anche qui si da più attenzione alla manovra incosciente (quella del giovane che si è sporto dalla finestrino) che al gesto di una molestia che non solo è una mancanza di rispetto ma ha provocato conseguenze psicologiche e la distorsione alla gamba di una ragazza che correva.

In più i ragazzi sono stati definiti sfortunati perché beccati in fragrante dalla polizia.Un articolo che non si risparmia giustificazioni nemmeno nella parte finale dove si specifica che la ragazza non li conosceva come a dire che se li avesse conosciuti il gesto sarebbe meno grave e si rimarca che lo spavento è dovuto al gesto che non si aspettava e non all’invasione della propria sfera intima e della propria libertà personale. Be’ in quanto donna te lo dovresti aspettare un giorno o l’altro e denunciarlo è un po’ da stronze!

“Sai da che mondo e mondo una pacca, un palpeggiamento non è violenza!” Questo è il pensiero diffuso in Italia da parte di gente che nemmeno si rende conto che la società si è evoluta e questo è un pensiero che risaliva quando le donne non avevano diritti.

Seguono altre fonti che fanno menzione di quanto erano ubriachi e soltanto un po’ cafoni. Come in questo giornale, dove si liquida il gesto come un fatto isolato anziché prodotto da millenni di cultura maschilista e in più nemmeno così cafone da essere considerato deprecabile. Insomma una cosa normalissima e poi poveretti erano incapaci di intendere e volere al momento.

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C’è Sassari notizie che dà un’immagine voyeuristica e provocante alla vittima allegandovi una foto di una tipa con un paio di short, perché si sa che è l’abbigliamento della vittima a causare le molestie e poi a febbraio si sa noi andiamo in giro tutte in bermuda. Poi corregge e vi allega una foto con la volante della polizia e la scritta “incidente”. Beh era solo un incidente, è caduta da sola.

Inoltre l’articolista che fa una lunga introduzione parlando di violenze sulle donne e fattori culturali (complimenti per la consapevolezza!) comincia con “l’episodio potrebbe far sorridere…dunque se fosse un caso isolato, vedere uno colpire con violenza ad una zona intima una donna fino a farle procurare delle lesioni ad una gamba fa ridere? Poniamo il caso  che non fossimo a conoscenza in questo paese ogni anno avvengono circa 200 femminicidi e nessuno conoscesse la violenza di genere. Se sentissimo che questa ragazza fosse la prima vittima a denunciare una molestia sessuale la nostra reazione sarebbe una un sorriso? Se la vittima fosse un uomo farebbe sorridere?

Bene bene. Poi l’autrice dell’articolo che non ha risparmiato i lettori di ricordare che la violenza sulle donne esiste definisce il gesto come una bravata (forse sentivano l’aria del Carnevale?) e non come atto criminale (pure chi li ha messi in libertà l’ha considerata una bravata?) e attribuisce la caduta della vittima ad un fatto accidentale e non dalla conseguenza di un colpo dato da un’auto in corsa.

Una stima recente dell’Istat rivela che la Sardegna detiene il numero più alto di violenze sessuali in Italia, malgrado le vittime denuncino di meno. Questo dipende dalla percezione che la nostra società-a pari passo di quella peninsulare-ha delle varie sfaccettature della violenza sessuale. Qui continua ad essere considerata un fatto di poco conto e la cultura attuale non insegna alle donne di denunciare. Ogni denuncia, che è utile a far uscire le donne dall’empasse che le vede come vittime (anche di casi reiterati), non viene in ogni modo incoraggiata, anzi, vi è una cultura ancora viva che in alcuni casi la considera anche ingiusta.

Quasi il 98% delle donne italiane non ha mai denunciato una violenza sessuale e questo è un dato che fa riflettere e che è direttamente collegato al victim-blaming e alle attenuanti penali e sociali che ricevono i sex offender. Le donne preferiscono tacere perché altrimenti vengono colpevolizzate e messe alla pubblica gogna.

E’ possibile che una molestia sessuale in Italia se non e’ rivolta “alle proprie donne” sia addirittura divertente? Quando si tratta della propria donna, invece, anche uno sguardo o un saluto amichevole è considerato grave. Guai a toccare il proprio territorio! Le risse del sabato sera nella mia cara terra lo dimostrano quasi settimanalmente. Altrove non so.

Questa e’ l’Italia che non ha bisogno di Pari Opportunità, quella che non punisce penalmente le molestie e che continua a giustificarle.

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