Il triste caso dei libretti UNAR per il contrasto al bullismo omofobico nelle scuole

«È in atto una strategia persecutoria contro la famiglia, un attacco per destrutturare la persona e quindi destrutturare la società e metterla in balia di chi è più forte e ha tutto l’interesse a che la gente sia smarrita. Nel torbido il male opera meglio»

A chi si riferiscono queste durissime parole del presidente della Cei Angelo Bagnasco? Cos’ è questo male che opera nel torbido?

Si tratta dell’Istituto A.T. Beck, associazione professionale di psicologia e psicoterapia, incaricata dall’UNAR, Ufficio nazionale antidiscriminazione razziale, di realizzare degli opuscoli informativi rivolti agli/alle insegnanti per il contrasto del bullismo omofobico nelle scuole.
Tutto ciò secondo un protocollo d’intesa MIUR-Pari Opportunità che parla di approfondimento nelle scuole di “temi riguardanti la violenza di genere, la violenza nei confronti dei minori, la pedopornografia, anche on line, il bullismo anche quello a sfondo omofobico e transfobico.” Quindi no, nessuno ha agito “nel torbibo”, ma perfettamente in linea con le linee guida nazionali e internazionali in materia.

progetto-UNAR

Segue imponente campagna mediatica, iniziata da Avvenire e appoggiata da diverse testate giornalistche.
Il Corriere.it ospita questo articolo che presenta il progetto UNAR nelle scuole come un attacco alle favole tradizionali. Titola: “Ma re e regine fanno male ai bambini? La guida contro la disciminaizone sconsiglia ai genitori di leggere fiabe ai bambini: promuovono solo la famiglia”.

L’84% dei lettori/lettrici del corriere è “indignato”.

Furbescamente Isabella Bossi Fedrigotti, autrice del pezzo, fa leva sull’emotività di chi legge, sul legame affettivo di questi con la favola di Biancaneve, sui ricordi d’infanzia, ed ecco che scatta l’indignazione per la sottrazione di quella favola che non ha mai fatto male a nessuno, che ce le hanno sempre raccontate e siamo venuti su benissimo.
In realtà la pedagogia ha fatto passi in avanti, la letteratura per l’infanzia è materia di studio nelle Università, di conseguenza i maestri e le maetre hanno strumenti pedagogico-didattici che non sono più la scarpetta di cenerentola, il principe azzurro e la fata madrina.
Ma, per ignoranza o per malafede, la giornalista del Corriere prosegue ridicolizzando il progetto Unar con toni “sarcastici” che sminuiscono l’educazione di genere, praticata in tantissimi altri paesi e trattata con serità.

Per le Pari opportunità è, dunque, davvero ora di finirla con la bigotta famiglia tradizionale. Aria nuova ci vuole, specialmente per i bambini. Avanti allora con esempi più moderni, di coppie omosessuali, con genitori uno e due.

Dopo il caso montato dal quotidiano dei Vescovi e rinbalzato un po’ ovunque, l’ex viceministra Cecilia Guerra, con delega alle Pari Opportunità, esce allo scoperto per dire che lei non ne sapeva niente – ma come non c’era un protocollo d’intesa MIUR-PariOpportunità? – che è “materia sensibile”, segue ramanzina al presidente dell’Istituto Beck.

Poteva non dire la sua Giovanardi? Insieme a Maurizio Sacconi, Roberto Formigoni, Luigi Compagna, Federica Chiavaroli e Laura Bianconi, firma  un’interpellanza al Presidente del Consiglio nel tentativo di impedire l’ingresso della teoria del gender – perchè la nominino in inglese è un mistero, forse per renderla più spaventosa?- nelle scuole pubbliche.

Avvenire ci riprova giocando la carta della spesa economica sostenuta per realizzare il progetto, che si sà in tempi di cirsi smuove le coscienze.
A questo punto per correttezza dovremmo fare anche il conto dei soldi spesi per gli/le insegnanti di religione cattolica, nominati dai vescovi e pagati dallo stato, dei soldi pubblici che, in contrasto con l’articolo 33 della Costituzione, vanno a finanziare le scuole paritarie, per la maggiorparte religiose, dei finanziamenti utilizzati per far entrare le associazioni prolife in ospedali e consultori pubblici ecc..ecc..

Dal sito dell’associazione Beck non è più possibile ricevere la password per scaricare il materiale. E’ stato bloccato tutto. Ma da ieri i libretti incriminati circolano sul web, riteniamo quindi che sia importante leggerli e diffonderli.
Ho letto in particolare quello rivolto alle scuole secondarie superiori, perchè è l’ordine di scuola in cui lavoro, personalmente avrei forse approfondito di più i “temi” dell’intersessualità e della transessualità, per il resto credo che possano essere degli strumenti utili per i/le docenti.
Perchè?

Qualche giorno fa in aula insegnanti ho avuto modo di assistere a una conversazione tra due miei colleghi su un certo cantante omosessuale ospite al Festival di Sanremo. I due prof si lamentavano dell’ostentazione, a loro dire, dell’omosessualità da parte del cantante.
“Ha detto di essere gay, quasi vantandosi. E’ come se io andassi in giro a dire di essere etero, che bisogno c’è di dirlo? di osentarlo in questo modo?”. L’altro annuiva.

Quel ragazzo poteva evitare di vestirsi di rosa, quella ragazza però è sempre in compagnia di maschi e non è per niente femminile, quel ragazzino potrebbe attenuare un po’ quell’atteggiamento così “gay”. Poi altrimenti in classe vengono emarginati, presi in giro, bhè se si compartano così, se ostentano così l’ omosessualità cosa pretendono? Quei due insegnanti potrebbero ragionare così. Molt* ragionano così.

Link agli opuscoli UNAR

• Scuola PRIMARIA UNAR-File-Completo-Primaria
• Scuola secondaria di PRIMO GRADO UNAR-File-Completo-Media1
• Scuola secondaria di SECONDO GRADO UNAR-File-Completo-Media2

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30 commenti

  • Se ci si mette di mezzo L’Avvenire è poco probabile che un politico italiano possa resistere alla pressione degli ambienti cattolici, detto questo se gli autori del libretto non hanno protestato pubblicamente, mi viene spontaneo pensare che si siano mossi in maniera poco accorta. Riguardo alle fiabe mi dispiace ma non sono mai stata d’accordo. Premesso che parecchi, ma davvero parecchi parecchi psicologi specializzati in infanzia sono favorevolissimi a raccontare le fiabe tradizionali, e spiegano che non andrebbero mai edulcorate come ha fatto Disney, perché hanno una funzione molto precisa nel tirare fuori i fantasmi più violenti dalla mente dei bambini e degli adulti e nell’insegnare a reagire alle difficoltà – per me è stato fondamentale scoprire che i Grimm hanno censurato loro stessi il materiale orale, per ragioni di marketing editoriale. Per esempio, la fiaba di Biancaneve, quella non censurata, non prevede una matrigna bensì una madre gelosa e cannibale di sua figlia, e un principe innamorato di una bella ragazza morta che si porta dietro per mesi. Ci sarebbe parecchio su cui riflettere riguardo alle fiabe, e credo che la scelta di non raccontare una storia non sia mai quella giusta: casomai si possono raccontare storie OLTRE a quella storia.

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    • Cosa significa che si sono mossi in maniera poco accorta? L’Unar è legato al ministero della pari opportunità, hanno incaricato loro l’istituto Beck, insomma c’è già scritto nel post. Per quanto riguarda le fiabe era solo un argomento pretestuoso per far allarmare gli e le affezionat@ di biancaneve, ma anche se fosse non sarebbe un male dal momento che la letteratura per l’infanzia ha fatto notevoli passi avanti con proposte diverse e plurali rispetto a favole “vecchie” omologanti e con la morale sempre pronta. Ma spostare il discorso sul “furto” delle fiabe tradizionali serve solo a nascondere l’ignoranza e l’omofobia che si nascondono dietro il blocco del materiale nelle scuole.

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      • Quando dico che si sono mossi in maniera poco accorta significa che forse alcuni uffici non si sono “parlati”, nel caso specifico il ministero delle pari opportunità e il ministero dell’istruzione. Io non posso entrare a scuola e fare un discorso sulle pari opportunità senza il consenso del preside, nemmeno se fossi il ministro in persona, per queste iniziative occorrono diversi step e la mala parata del ministro può ben essere vigliaccheria, ma anche una legittima presa di distanza da un’iniziativa coordinata male. Sulle fiabe mi dispiace ma continuo a pensare che siano racconti antichissimi che non perdono di valore, casomai l’errore è raccontare sempre le stesse fiabe dimenticandone o censurandone alcune. Per esempio si racconta troppo poco Haensel e Gretel, dove una bambinA difende il fratello e riesce a scappare con l’astuzia. Non è casuale il fatto che invece si continui a raccontare sempre e solo Cappuccetto Rosso che si comporta come una principessa Disney.

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      • c’era un protocollo d’intesa MIUR-PariOpportunità da anni, in base a questo sono stati incaricati l’unar e poi l’associaizone Beck, si sono “parlati” eccome, è solamente una bieca scusa per bloccare tutto. Perchè non si può entrare a scuola e fare un discorso sulle pariopportunità? io praticamente lo faccio tutti i giorni insegnando le “mie” discipline.

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  • Non mi stupisce Avvenire e Cei…mi stupisce il Corriere (che boicotto da anni)! Aspetto la parità, il rispetto e l’evoluzione che TUTTI i modelli di Famiglia odierni necessitano (sposati, conviventi, etero, omosessuali etc.). L’educazione esula dal genere dei genitori!!Aspetto leggi che ufficializzino i matrimoni gay e le adozioni gay (sono stra favorevole)…purtroppo temo che resteranno utopia…

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    • a me non stupisce nemmeno il Corriere :)

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    • Quale sarebbe l’evoluzione dei modelli di cui parli? L’educazione NON esula dal genere dei genitori. Padre, madre e figlio rimangono la triade fondamentale per l’educazione, nonostante i proclami degli psicologi (non tutti, anzi…), basati su studi tutti da verificare e fortemente influenzati dalle lobby LGBT, smaniose di dimostrare una totale sovrapposizione fra generi che in realtà non c’è. La teoria del gender (dopo non aver trovato nessun riscontro a livello genetico) cerca di imporre un immagine di umanità che non corrisponde al reale. Cerca di imporre evidenti deviazioni dal dualismo maschio-femmina come se fossero scelte individuali fattibili in qualsiasi momento e incontestabili. Nessuno può negare che vi siano disfonie relative all’orientamento sessuale. Il negarne la problematicità non significa negarne il carattere di eccezionalità rispetto alla norma, che rimane l’eterosessualità. Anzi, resto convinto che la teoria gender (nata in ambiente femminista) verrà scaricata dalla comunità LGBT non appena mostrerà gli effetti di un relativismo assoluto, di un’antropologia liquida che non porta da nessuna parte.

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  • Ho letto i volantini e capisco perché hanno deciso di usare il pretesto delle favole per non farli circolare… Gli argomenti trattati sono anni luce avanti alla sensibilità tipicamente italiana nei confronti di temi come l’omosessualità e il bullismo… Quindi abbiamo degli argomenti validi oscurati tramite un abile spostamento dell’attenzione sulle ‘favole’, che sono citate di striscio, eppure a quanto pare dire che delle favole scritte più di 100 anni fa siano obsolete è un crimine così grave che ti oscurano e bloccano TUTTO il volantino, che guarda caso parla di tematiche omosessuali… Sarà che magari era questo che gli dava veramente fastidio a chi li ha bloccati, e per non passare per omofobici hanno puntato sulla scusa delle favole? Qui siamo a livelli ridicoli di ipocrisia…

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    • assolutamente, quella delle favole è una stupida manovra per arginare il vero motivo per cui sono stati bloccati

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    • Falso! Sono stati bloccati proprio per il tema dell’omosessualità, trattato in modo univoco e dando per scontato ciò che non lo è. Fino a prova contraria un argomento simile va proposto tramite un effettivo contradditorio, e non spacciando per verità assoluta ciò che non lo è. La posizione dell’Istituto Beck è di totale contrarietà verso la morale cattolica. E chi, invece, la approva? Va attaccato? Dove finisce la libertà di opinione e la libertà di credo religioso? Chiamare la famiglia naturale uno “stereotipo” da superare può sembrare tanto moderno, ma è assolutamente da dimostrare. E, ricordo, che NON è stato l’UNAR a autorizzare la produzione dei tre opuscoli, ma solo il suo direttore che, fra l’altro, non ha informato il Ministero dell’Istruzione dal quale dipende. Tanto da ricevere un biasimo ufficiale…se fosse stato coerente avrebbe dovuto dimettersi…

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      • certo che sono stati bloccati per via del tema dell’omosessualità, sono stati bloccati dall’omofobia infatti. Quale contraddittorio deve esserci? quello di un prete che dice che tutti i gay, i/le trans e le lesbiche andranno all’inferno? io insegno storia quando spiegherò il nazismo mi dovrò procurare come contraddittorio un/una negazionista dell’olocausto?! i libricini sarebbero dovuti essere diffusi nelle scuole pubbliche e laiche, quindi la morale cattolica non c’entra niente.

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      • Stabilire un parallelo fra omofobia e nazismo è concettualmente scorretto e mette in mostra una tua posizione pregiudiziale. I libretti non sono stati bloccati dall’omofobia, ma da quanti non condividono l’ideologia gender, e sono tanti, e non solo preti. Parlo di studiosi che rifiutano gli sviluppi della psicologia in merito all’analisi di tali tematiche. Sono molto di più i dubbi che le certezze.

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      • mahler72 il parallelo con il nazismo l’ho fatto per farle capire che non sempre c’è bisogno di un contraddittorio, che poi l’esempio calzi a pennello perchè i nazisti si sono macchiati anche di crimini contro le persone gay e lesbiche è un altro discorso. Sensibilizzando gli/le insegnanti si vuole raggiungere lo scopo di promuovere a scuola una maggiore tolleranza e accattazione, si vuol far capire che tutt* abbiamo gli stessi diritti, o dovremmo averli, e rifiutare qualsiasi logica escludente e discriminatoria. Questo è l’obiettivo, vi potete nascondere dietro a quella che chiamate ideologia del gender o a non so quale altra mancanza, ma praticamente vi opponete a concetti quali uguaglianza e parità, che da quello che ricordo dovrebbero essere anche alla base della cultura e della morale cattolica, ma potrei sbagliarmi.

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  • Io intanto li passo tutti e 3 domani agli insegnanti di mia figlia (4a elementare)… che ovviamente non ne sapevano nulla (per la cronaca, i genitori delle classi 5e si sono fermamente opposti a qualunque spiegazione dell’apparato riproduttivo umano…

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  • Ho letto il libretto rivolto alle scuole superiori, e l’ho trovato davvero molto ben fatto, ben ragionato e informativo. Pensare che tutto questo lavoro rimanga inutilizzato è davvero triste. E confrontare le attività proposte con il deserto che ricordo nel mio quinquennio di liceo scientifico una decina d’anni fa mi fa pensare che sia una grande opportunità sprecata.
    Leggendolo ho notato come si riponga grande fiducia nei docenti: sono sicuro che questa sia ottimamente riposta in molti casi, ma temo che la scuola abbia ancora tanti insegnanti che, nel bene e nel male, sono espressione della società italiana con la sua più o meno latente omofobia e generale ignoranza delle tematiche di genere e sessualità. Chissà se tutti avrebbero gli strumenti per usare questi materiali con le proprie classi…
    Colgo l’occasione del mio primo commento per ringraziare tutte le autrici del blog per gli articoli sempre interessanti e miniera di spunti di riflessione. :-)

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    • Ciao Paolo, i libricini son rivolti proprio agli/alle insegnanti per iniziare a colmare le lacune sulle tematiche di genere, perchè non c’è nessuna preparazione in questo senso nella formazione dei/delle docenti, parlo per esperienza personale. Che ci sia omofobia tra i/le docenti, nemmeno tanto latente, è verissimo, e anche qui parlo per esperienza, infatti credo che il punto di forza di questo materiale sia proprio quello di rivolgersi ai docenti prima che agli/alle alunn*

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      • Le lacune sulle tematiche di genere da parte degli insegnanti vi sono, è vero. Ma rimane il fatto che anche all’interno della comunità scientifica non vi è assolutamente accordo o univocità sulla questione del genere. Sembra che tutto sia chiaro e deciso, ma non è così! Perché nei libretti non vengono ospitate opinioni contrarie alla teoria del genere, al problema dell’omosessualità ego-distonica, al problema della promiscuità e della volatilità dei legami omosessuali, che renderebbe arduo gestire adozioni/educazione figliare? Perché si continua a parlare di omofobia come se fosse già chiaro il significato di un termine nato e voluto non dalla comunità scientifica ma dalla parte “intellettuale” della comunità LGBT? Troppe cose date già per scontate, quando, all’interno del mondo scientifico stesso (essenzialmente quello della psicologia) vi sono studiosi che non hanno mai accettato e condiviso le scelte fatte nei vari DTM. Ricordo che l’esclusione dell’omosessualità dall’elenco delle patologie (termine che è diventato un tabù assoluto…) è stata contrastata, a suo tempo, da oltre il 40% degli psicologi intervenuti per la redazione del DTM del ’68 (data approx). Perché gli opuscoli non parlano delle assurde deviazioni prese da studiosi che parlano oramai di 17 generi e più? Chi lo spiega ai bambini che questa teoria è completamente fuori controllo e parla di un essere umano che in qualsiasi momento può decidere a quale genere appartenere, perché la natura e la parte biologica non contano nulla. E poi, perché per parlare di tematiche omosessuali si contattano quasi esclusivamente esponenti LGBT? Non esiste tale univocità in nessun altro ambito! La pluralità delle opinioni va salvaguardata, sempre, anche quando è scomoda e demolisce idilliache visioni di realtà che costituiscono una piccolissima percentuale della società. Vengono sempre citati gli studi a favore, mai quelli contrari. Caspita: è una sorta di dogmatismo assoluto spacciato per lotta alla discriminazione!

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  • Avv. Loris Frattari

    Quanto costa l’operazione dell’Istituto Beck? Perchè su oltre 360 Istituti accreditati al MIUR è stato scelto il Beck? Con quale bando?

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    • ” E poi, perché per parlare di tematiche omosessuali si contattano quasi esclusivamente esponenti LGBT? ” mahler72 questa domanda è imbarazzante

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    • Grazie per avermi avvisata! saranno stati eliminati, ma io li avevo salvati e li ho sostituiti con i pdf. Adesso dovrebbero andare.

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