L’azienda offende le donne? noi rispondiamo con uno “swap”!

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Una nota azienda marchigiana di abbigliamento maschile da cerimonia ha pensato di pubblicizzarsi utilizzando l’immagine che vedete a destra. La campagna pubblicitaria, oltre ad essere un autentico plagio della campagna di Tom Ford, si presenta molto sessista. Ad essere sessista non è la nudità della donna da sola ma tutto il contesto, altrimenti dovremmo accettarla se fosse vestita. La nudità della modella assume un messaggio sessista quando essa evoca la sottomissione femminile e i capezzoli ben coperti (contrariamente dalla campagna di Tom Ford) evocano invece un senso di pudore molto radicato nella morale di un Paese che allo stesso tempo impone l’oggettivazione sessuale della donna tramite la nudità. 
Un messaggio che non va letto né come volgare né come osé (come invece l’hanno descritta i giornali) ma piuttosto stereotipato in quanto la modella ritratta sta compiendo un’azione che secondo il luogo comune viene attribuita alle donne: quella di stirare. E per di più essa è intenta a stirare un paio di pantaloni ad un uomo che si trova al suo fianco e che l’attende con un giornale quotidiano in mano che lei finisca il suo dovere di moglie. Azione attribuita ad un uomo perlopiù in posizione di superiorità alla ragazza.

lucaLa pubblicità presenta un marchio di abbigliamento maschile da cerimonia ed è chiaro il messaggio sessista che essa veicola, in cui la moglie è vista in posizione subalterna.
Ciò è stato confermato anche dalle parole dello stilista, con precedenti penali per aggressione contro un ragazzo in discoteca, che ha realizzato la campagna attaccando le donne che l’hanno contestata, invitandole a stare a casa a stirare le camicie dei mariti. Tutto apostrofando loro con insulti quali “troie”, “racchie” eccetera e in più con un’ode al suo sessismo e ai “sessisti che seguono la pagina”. Molti di questi post sono spariti poiché pare che l’imprenditore abbia chiesto scusa ma i commenti sessisti degli utenti sono ancora presenti in pagina.

E’ molto grave che vengano commissionate simili immagini in un Paese già quotidianamente straziato dal femminicidio e che un rappresentante di un’azienda così conosciuta utilizzi impunemente un linguaggio così violento e discriminatorio contro chi si è difesa contro una campagna così offensiva. Questo episodio testimonia la precaria condizione delle donne in Italia, ancora troppo discriminate e percepite come individui subalterni. Ciò ancora legittima che molte aziende adottino un comportamento simile senza particolari tutele verso chi lo subisce. Un caso analogo è già accaduto poche settimane fa quando un gruppo di donne del gruppo “la pubblicità sessista offende tutti” ha denunciato la pubblicità commissionata da un’azienda di stufe a pellet, dove appariva una modella rifatta e in bikini accompagnata dallo slogan “Fatti una PELLEt”.

La campagna di sinistra l’abbiamo realizzata noi. Lo Swap è un metodo per comprendere come viene percepito il messaggio quando i ruoli vengono ribaltati.