Cyberbullismo e responsabilità. Perchè attaccare i social network è troppo facile

Oggi dicono che è stata colpa di Ask.fm. Nei quotidiani online si parla del social che permette di nascondersi dietro all’anonimato come del principale responsabile della morte della ragazzina di Cittadella, suicida a 14 anni.

Il bullismo è sempre esistito, il cyberbullismo è la veste attuale che questa piaga indossa nell’epoca dei socialnetwork.
Come scrive qui Loredana Lipperini i ragazzini e le ragazzine si sono sempre picchiat* e insultat*, la differenza è che adesso per questi loro comportamenti possono farsi conoscere, possono diventare famosi, possono avere visibilità. Ci sono quotidiani online, siti, blog che intercettano questi drammi e attraverso particolari, foto, screenshot raccattano click facendo leva sulla facile indignazione di un pubblico avido di dettagli voyeristici.

I socialnetwork raccolgono l’immondizia della società, sono il loro sfogatoio, la finestra su un abisso di violenza, ignoranza, sessismo, razzismo.
Raccolgono, amplificando e moltiplicando, ciò che c’è già.
E’ facile dare la colpa ai social, le vediamo le pagine razziste su facebook che rimangono lì anche dopo molte segnalazioni, scorgiamo facilmente nell’anonimato di Ask.fm un meccanismo perverso, ma ciò non permette di scrollarsi di dosso responsabilità che vanno oltre la rete e che investono la società tutta.

In che misura sono responsabili quei quotidani online che sgomitano per accaparrarsi il video delle “bulle” e darlo in pasto a lettori/lettrici che lasceranno infuocati e indignatissimi commenti?

Quale la responsabilità di rappresentati dello Stato omofobi e razzisti che parlano di omosessualità come malattia e partecipano a manifestazioni integraliste per la famiglia “naturale”?

Quali la colpe di insegnanti umanamente impreparati ad assolvere il fondamentale e delicatissimo ruolo educativo che hanno scelto di ricoprire all’interno della società?
Perchè io lavoro a scuola e l’ho sentita oggi la barzelletta omofoba raccontata dal prof. E giù tutti a ridere. E poi tutti in classe, una classe dove molto probabilmente c’è il ragazzino omosessuale preso in giro dai/dalle compagn*. Poi quel ragazzino s’ammazza e tutti a piangere, anche il prof omofobo piangerà e darà la colpa a twitter, a facebook, alla rete.

Quale la responsabilità di una televisione di infima qualità che cerca la risata facile attraverso la derisione di tutto ciò che non rientra in quella che viene definita “normalità”?
Ieri Striscia la Notizia, programma di una pochezza sconcertante che viene ancora spacciato per trasmissione di denuncia, nella “persona” di Ezio Greggio, derideva una ragazza che ballava in un video postato in rete, un video di denuncia della discriminazione ponderale. (Qui ne parla la Diva delle curve)
Come il più meschino bullo il presentatore ridicolizzava la ragazza perchè non corrispondente ai canoni fisici richiesti attualmente dalla nostra società, l’ha derisa per il suo aspetto fisico.

#nobodyshamecampaign Campagna lanciata da Whitney, la ragazza del video

#nobodyshamecampaign Campagna lanciata da Whitney, la ragazza del video

Volete ancora fare una legge contro il cyberbullismo perchè i socialnetwork sono i colpevoli?
Bene, allora vietate anche la messa in onda di trasmissioni come Striscia la Notizia, tappate la bocca a Giovanardi, andate nelle aule docenti di tutte le scuole e cacciate via gli insegnanti omofobi e razzisti, e soprattutto smettetela di piangere quando la ragazzina presa di mira dai compagni si suicida, quando il ragazzino omosessuale si ammazza, interrogatevi prima, interroghiamoci prima, lavorando sul perchè queste cose accadono, sul come questa cultura infierisca sulle debolezze dell’età adolescenziale.

Il sessismo, l’odio razziale, la discriminazione ponderale, l’omolesbotransfobia sono queste le cause, sono questi i nemici da combattere, non sono nati dai socialnetwork, erano già tra noi prima di facebook, sono le armi che quotidianamente forniamo ai ragazzi e alle ragazze. Le armi con cui si fanno del male gliele abbiamo date noi, gliele serve su un piatto d’argento questa cultura, se non puntiamo il dito verso i veri responsabili è inutile, e pure molto ipocrita, piangere dopo.

Invito rivolto a Ezio Greggio

Invito rivolto a Ezio Greggio

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6 commenti

  • Bellissimo articolo, condivido tutto e mi associo all’invito rivolto a quella nullità che riesce sempre a fare peggio.

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  • Da giovanissima ho sofferto di depressione e pensieri suicidi. Soffrivo anche di una grave fobia sociale, che mi rendeva difficile fare amicizia e chiedere aiuto. Sono stata in terapia per anni, ma non è quello che mi ha salvato, mi ha salvato internet. Ho imparato presto che nella vita “reale” certe debolezze è meglio non ammetterle. Fare conoscenza online con persone come me, che, proprio grazie all’anonimato, non si vergognavano di mettere a nudo i loro pensieri più intimi mi ha fatto scoprire che non ero sola. Se avessi dovuto qualificarmi con nome e cognome, certe cose non le avrei mai scritte. Conosco gente che è stata salvata dal suicidio grazie a un tweet fatto al momento giusto. Lo sanno questo i salomoni che pensano di risolvere tutto abolendo l’anonimato? I miei bulli avevano nome e cognome, e nessuno ha torto loro un capello. Quelli che mi hanno offerto aiuto e compresione incondizionati erano tutti anonimi.

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    • In realtà l’anonimato vero e proprio in rete non è garantito affatto, anche attraverso gli indirizzi ip è facile risalire ai soggetti. Ma la tua esperienza ci fa capire che il problema non è nel mezzo in sè, che può avere un uso tanto negativo quanto positivo

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  • Questo post e l’invito a Ezio Greggio? Quaranta minuti di applausi.

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