L’educazione delle bambine e la cultura dello stupro

Quando parliamo di cultura dello stupro ci riferiamo a tutti quegli atteggiamenti, norme e\o pratiche volte a incoraggiare, spesso subdolamente, la violenza nei confronti delle donne.

A volte il tutto può avvenire inconsapevolmente fra le mura domestiche semplicemente andando ad imporre ai propri figli determinati atteggiamenti e\o comportamenti che devono avere in quanto maschio e\o femmina.

Quante volte se una bambina si rifiuta di dare un bacio sulla guancia a un parente viene incolpata, anche giocosamente, e il suo comportamento viene etichettato come sbagliato?

Quante volte capita che se a rifiutarsi di dare un bacio è un bambino questo viene  giustificato in quanto il suo rifiuto è insito nella sua natura di uomo?

Una nostra lettrice ci chiede cosa pensiamo a tale riguardo:

Buongiorno,

sono la mamma di una bambina di 4 anni e sono anche una donna che da bambina e poi da ragazzina ha subìto delle molestie sessuali in un contesto ‘‘protetto”.

Quello che vedo che succede intorno a mia figlia mi ha spinto ad interrogarmi sul genere di ammaestramento ai comportamenti sessuali che si dà alle femmine.

Perché ho sempre l’impressione che quando i bambini sono sottoposti ad attenzioni affettuose da parte di amici, familiari ma anche (bambini) estranei, le reazioni di chi circonda il bambino sono leggermente diverse se si tratta di un maschio o di una femmina. Se il maschio non si dimostra disponibile alle effusioni, c’è il momento del rimprovero che però è sempre piuttosto breve, ma se la femmina non si dimostra disponibile, scatta il ricatto emotivo della bambina cattiva che fa piangere la nonna, la zia, la cugina e che insomma un bacino innocente a quel bambino galante, potrebbe concederglielo.

Mi sono convinta che questa educazione sia al tempo stesso causa e conseguenza della cultura dello stupro. La ragazzina 11enne che riceve attenzioni dall’allenatore si troverà, senza nemmeno rendersene conto, nella stessa situazione di ricatto emotivo a cui è stata educata fin da piccolissima: non dire di no perché sei una bambina cattiva, e che diamine, le bambine devono essere buone e gentili.

Se però l’effusione è vietata dalla nostra cultura, perché bisogna arrivare caste al matrimonio, perché quel tipo nemmeno lo conosci, perché è un parente ecc ecc ecc, scatta l’accusa alla donna di avere provocato “perché troppo carina” e di non essersi ribellata.

Ma essere carina e non ribellarsi alle attenzioni è proprio l’educazione che noi diamo alle nostre bambine.

Sarei davvero curiosa di conoscere la vostra opinione  e sapere se la mia impressione è condivisa da altre mamme.

Personalmente sono d’accordo con le osservazioni della nostra lettrice.

Purtroppo spesso capita che  ai bambini viene riconosciuto il loro ruolo stereotipato di uomo ed è perciò giusto non cedere alla richiesta di contatto fisico a differenza invece delle bambine che vengono quasi accusate di essere maleducate e poco amabili.

Nell’immaginario collettivo il bambino può e deve ricoprire il ruolo di macho insensibile, risultando anche divertente nel suo comportamento. La bambina, invece, deve essere dolce,compita e “femminile” e viene ripresa nel momento in cui non si attiene a queste caratteristiche.

Il tutto ovviamente non si ferma solo a questi aspetti, c’è da dire infatti che ai maschi vengono riconosciuti sin da piccoli un diritto ed una capacità di autodeterminazione che alle femmine vengono del tutto negati.

Questa è cultura dello stupro: il maschio sa cosa vuole ed è libero di scegliere a differenza invece della femmina dove il suo rifiuto non viene preso in considerazione essendo interpretato come un “vorrei ma non lo faccio”.

Inoltre ultimo aspetto, ma non per questo meno importante, è il ricatto emotivo.

Quante volte al rifiuto di un* bambin* segue la frase: “se non mi dai il bacino piango” ?

Perché fare crescere i propri figli con l’idea che se dovessero rifiutarsi di ottemperare a una qualunque richiesta di affetto si troverebbero nel torto in quanto farebbero stare male, oggi, la nonna, la zia o il cugino di turno?

Non sarebbe meglio insegnare ai propri figli la libertà di scegliere? Senza andare a innestare nel cervello l’idea che bisogna sempre essere disponibili e amabili?

Voi cosa ne pensate?

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12 commenti

  • Sono molto d’accordo.In effetti,quando i miei figli ( un maschio e una femmina)erano piccoli,non li invitavo ad essere ” carini”,ma mi rendo conto che l’ho fatto inconsapevolmente……intuito femminile?

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  • Personalmente se avrò fortuna di essere padre, eviterò di forzare i miei figli nelle dimostrazioni d’affetto, proprio per evitare che un giorno si sentano “costretti” a farle….

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  • L’ha ribloggato su womenareuropee ha commentato:
    Autodeterminazione ed educazione, un connubio impossibile?

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  • Sono proprio d’accordo con quanto scritto dalla lettrice. Sono anch’io mamma di una bambina di tre anni e desidero ringraziarla per le sue acute osservazioni. Nella mia mente non era tutto così chiaro.

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  • le ragazze carine e gentili hanno più successo nella nostra società. le ragazze “maschiaccio nel corpo e nei modi” se la passano peggio. non è giusto? non è giusto! però è così.

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  • Ottimo contributo grazie!

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  • Ma non si può avere una via del mezzo tra essere carine e maschiacce? Una ragazza normale, che può rifiutare o può accettare “un bacio” secondo la sua insindacabile decisione!

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  • Pingback: Denunci uno stupro? ti costringono ad abbandonare la scuola – Un altro genere di comunicazione

  • Giusto. Anche se poi le bambine, proprio per questo diventano spesso esperte nel ricatto emotivo.

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  • sono d’accordissimo, ne parlavo di recente con un’amica. le nostre bambine si affacciano a un mondo sempre più violento, e una cosa che le può proteggere è il loro istinto. se non provano simpatia per un parente, amico o conoscente è sbagliato imporre loro di ignorare il loro istinto. la freddezza non è maleducazione, e non dovremmo neanche chiedere loro di essere affabili se non se la sentono, figuriamoci poi il contatto fisico.

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  • sono d’accordissimo, ne parlavo di recente con un’amica. le nostre bambine si affacciano a un mondo sempre più violento, e una cosa che le può proteggere è il loro istinto. se non provano simpatia per un parente, amico o conoscente è sbagliato imporre loro di ignorare il loro istinto. la freddezza non è maleducazione, e non dovremmo neanche chiedere loro di essere affabili se non se la sentono, figuriamoci poi il contatto fisico.

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  • Lavoro da anni con bambini e le loro famiglie in diversi contesti. Ho assistito più volte a forme subdole e larvate di violenza nei confronti dei bambini, sia maschi che femmine. La bambina di due anni a cui viene detto dalla direttrice della scuola “Matilde che bel sederino ti fanno quei jeans” così come il bambino che si sente ripetere più volte “Dai Giulio! Non piangere! Fai vedere che sei un maschietto forte” oppure “ti piacciono le poppe della tata vero? eh …tu sì che sei un vero maschietto” sono tutte forme di socializzazione agli stereotipi di genere che a mio parere rischiano di limitare i bisogni, i desideri, le aspirazioni e le emozioni a quelli considerati accettabili in funzione della propria appartenenza di genere. Ai maschi la forza e l’assertività, alle femmine la civetteria, la delicatezza e spesso purtroppo il sacrificio e l’abnegazione. Purtroppo ritengo che la violenza nei confronti dei bambini (sia maschi che femmine seppure in modi diversi) sia diffusa in modi molto subdoli e mascherata dalla convinzione culturale -più o meno consapevole- che i bambini siano inferiori a noi (come le donne inferiori agli uomini) e per questo possano ricevere/subire un certo tipo di trattamento. Una ricercatrice australiana, Clare Murphy, ha stilato una lista di comportamenti da lei individuati nelle relazioni maltrattanti e perpetrati dagli uomini nei confronti delle loro partner. Io penso che questa lista debba venire tenuta in considerazione anche nelle relazioni adulto-bambino. Ne ho fatto una traduzione sul mio blog (impariamoastarebene.blogspot.com) se volete darci un’occhiata. La prima volta che la lessi rimasi scioccata. Molti comportamenti che io consideravo “normali” erano invece strategie di controllo e potere nei confronti di una persona -adulto o bambino- ritenuta più debole.

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