Bullismo al femminile, cyberbullismo e sessismo

Il bullismo al femminile esiste e io ho avuto tante esperienze circa esso. Dieci anni di bullismo mi hanno permesso di conoscere e studiare le dinamiche di questo fenomeno venuto a galla solo recentemente e meno conosciuto rispetto a quello maschile. Soprattutto meno visibile. Si parla prevalentemente di violenze psicologiche, spesso sminuendo il fenomeno malgrado le ripercussioni maggiori sulle vittime.

Pochi giorni fa fui di nuovo vittima di bullismo mentre camminavo per i fatti miei da sola per le vie della mia città. Stesse modalità. Sei una donna? vieni presa di mira per il tuo aspetto che nel mio caso, a loro detta (bulli di entrambi i sessi), era il mio abbigliamento. E’ bastato questo episodio (anche se mi sono difesa) ad aprirmi vecchie ferite e a farmi decidere di scrivere questo post.

Il bullismo femminile ha spesso connotazioni sessiste e nasce dalla rivalità tra donne e da una società che basa l’autostima femminile sulle attenzioni maschili (ne parlavo in questo post) e sfocia in malelingue, insulti, isolamenti, prese in giro e pressioni psicologiche.

Ma il bullismo femminile non e’ soltanto psicologico. Questo stereotipo non ha permesso di studiare i casi in cui si manifesta a livello fisico e questo prende tutti alla sprovvista come dimostra la visibilità mediatica ad un recente caso di bullismo al femminile a Bollate contro una coetanea di 14 anni il cui video è stato diffuso sul web.

Ho scelto di non pubblicare il video perché perché è contro i miei principi in quanto si tratta di un post di denuncia e non di un post acchiappa-click. Che gusto ci sarebbe a vedere una ragazzina presa a calci in testa e in faccia che grida “vi prego aiutatemi” mentre non solo nessuno reagisce ma incitano la coetanea a “dargliene di più”? Sono cose che vanno diffuse?

Il video pubblicato dalla responsabile su Facebook di cui vi parlo e rimosso anche a seguito di segnalazioni, ha fatto gola a numerosi giornalisti e utenti del web. Cosa hanno di diverso questi curiosi da chi incitava e filmava il tutto per poi pubblicarlo? Tutto fa gola.

Dopo il caso spuntano altri video resi pubblici attraverso fonti giornalistiche. Protagonista è ancora il bullismo femminile. Ieri baby-squillo, oggi baby-bulle, così i giornali rinnovano l’agenda-setting innescando piuttosto un clima di ‘caccia alle streghe’ che stigmatizza i giovani di oggi, tacendo invece sulle condizioni di disoccupazione e precarietà in cui versano milioni di adolescenti e ventenni italiani. Alimentando, inoltre, un clima che divide le donne di oggi e del domani come coloro che hanno perso i valori. Poi ci sono gli articoli scritti con un approccio sessista (come questo Qui che non mi soffermo ad analizzare). 

Di bullismo, maschile e femminile, se ne deve parlare ed e’ giusto che se ne affrontino le tematiche ma nel modo corretto, ovvero quello di sensibilizzare anche se non ci si aspetta né si pretende che i giornalisti ricoprano il ruolo di educatori. Il compito di educare le generazioni dovrebbe ricadere sulle famiglie, scuole e televisione. Essere esenti dal compito di educare le generazioni non significa che il giornalismo non debba rispettare un codice come ad esempio quello di garantire il rispetto della persona e della privacy, soprattutto se le persone ritratte sono minorenni.

Perché invece la stampa ha usato la notizia come acchiappa click e ha permesso a molti utenti l’identificazione della responsabile e della vittima commettendo perfino il reato di violazione della privacy con l’aggravante che i soggetti ritratti sono entrambi minorenni e, ancora peggio, innescando così un linciaggio mediatico contro l’autrice della violenza?

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Così sul web e’ partita una sorta di lapidazione pubblica contro la bulla a suon di pagine, gruppi e profili falsi di lei con contenuti di incitamento alla violenza e al suicidio, insulti, minacce di morte e immagini (meme) e parole di scherno. Cose che rientrano nel fenomeno (e dunque nel reato) del cyberbullismo. Si può combattere il bullismo e stare dalla parte delle vittime rispondendo con altrettante azioni di bullismo?

Poco tempo fa vittima era la ragazza picchiata ora lo è la bulla, presa di mira da milioni di utenti di Facebook che vogliono risalire ai suoi dati personali per rintracciarla, coinvolgendo anche la sua famiglia. Il risultato non cambia. Il processo che si innesca è pericolosissimo. E’ sintomo di un paese in cui il bullismo è molto radicato, talmente tanto che, ad esempio, sono i genitori i primi ad giustificare tali atti.

Inoltre la modalità di “linciaggio” assume la proporzione del bullismo sessista di cui più di sette adolescenti su dieci non sono in grado di riconoscerlo. Gli epiteti come “troia” e sinonimi e comunque quelli che evocano la metafora della prostituta alludendo all’amoralità sessuale di una persona di sesso femminile sembrano obbligatori quando si deve insultare una ragazza che rientra nella categoria delle “cattive”. Cosa c’entrano le prostitute? Le prostitute, in larga parte vittime di sfruttamento, sono cattive? Cosa fa di cattivo una donna che offre “amore” consensuale a pagamento? Ciò dovrebbe destare scalpore come quando si utilizza l’epiteto “mongolo”, dunque alludendo a chi soffre della Sindrome di Down, per offendere una persona o la parola “frocio” per offendere un uomo, evocando dunque le “categorie sociali” più discriminate a scopo di dileggio.

Le donne si dividono comunque in sante e puttane, il linciaggio contro questa ragazzina ne è l’esempio più rampante. Fai parte di quelle prepotenti dunque sei una troia perché hai usato una delle peculiarità che spesso vengono attribuite all’universo maschile (la violenza) e per giunta a causa di un ragazzo conteso. Poi c’è la costruzione sociale della donna attorno allo stereotipo della vittima: quella bella, quella mite, tranquilla, romantica e santa. Un po’ come nelle favole della Disney.

Oltre a ciò seguono gli insulti più classici che vengono appioppati all’universo femminile:

– non segui i canoni della moda, dunque sei “una barbona”, “non ti lavi” e via dicendo.

– non sei fisicamente conforme ai canoni estetici che i media mainstream propongono e poco importa se hai solo 15 anni. A quindici anni devi essere percepita già come una “donna provocante” dunque devi essere bella e sexy, vestire sensuale, femminile ed essere fisicamente attraente. Ragazze che a causa di queste pressioni sociali maturano invidie verso ragazze più belle, le vessano e poi chi prende le difese della bella le deride perché brutte? E’ una logica schizofrenica che innesca proprio quel processo di bullismo che certe persone credono di debellare utilizzando le stesse armi.

– Sei cattiva? dunque sei brutta. La logica disneyana con cui crescono e sono cresciuti milioni di bambini.

– Alzi le mani dunque non sei una vera donna. Un’altra logica che innesca un processo di vittimizzazione e impedisce le vittime di bullismo e di violenza maschile di difendersi.

Tante di queste cose che ho letto con amarezza e che vorrei non ricordare poiché i ricordi neri della mia adolescenza rischierebbero di prendere vita immediatamente.

Non vorrei mai leggere di adulti che danno le colpe a Facebook se il bullismo prende sempre più piede in questi luoghi virtuali. Chiediamoci perché c’è gente che combatte un fenomeno utilizzando le stesse armi. Chiediamocelo perché questo è controproducente anche per le vittime e non fa che radicare e legittimare il fenomeno anziché estirparlo dalla radice.

Cosa si fa effettivamente per contrastare il bullismo? Le scuole italiane sono dotate di sportelli per proteggere le vittime o corsi di sensibilizzazione? Facebook fa sparire i contenuti che incitano al bullismo virtuale? I genitori stanno accanto ai figli/e quando si trovano vittime di episodi di bullismo? C’è un sistema che aiuta la vittima ad uscire dal silenzio?Chi informa loro che non sono soli? Chi dice alle vittime che non devono vergognarsi? Ci sono ancora genitori che considerano il bullismo come “ragazzate”?

Io per esperienza non ho avuto alcun aiuto dalla scuola e credetemi che le ripercussioni psicologiche sulle vittime sono evidenti.

In Italia un giovane su 5 è vittima di atti di bullismo.

10 commenti

  • Ma la società italiana è “bulla”! non riesce ancora ad “elevarsi” a società violenta solo perché è molto provinciale. I giornali hanno imparato la lezione prontamente, gli sponsor latitano causa crisi e loro si mantengono facendosi sponsorizzare dal “cialtrone medio italiano”, il guardone nazionale , il campione del mondo di smanettio,, il vigliacco tronfio di esserlo perché in Italia si traduce “furbo” (tutto anche al femminile a parte un punto).I twit falsi, vittime due donne politiche ?un paio di merde vigliacche ridicolizzano di fronte a tutt’Italia due persone, molti giornali riportano, senza perdere un frase, e soprattutto senza scopo informativo, il colloquio squisitamente in stile maschil-smincato, e tutti a ridere.Questo è bullismo! La vicenda della ragazza bulla è anche più grave perché tutti i protagonisti sono minorenni e se facciamo il paio con la recente indagine di Save the Children desidero sono che questo paese venga commissionato al più presto!
    Anche io sono stata vittima di bullismo, per tre anni circa, perché avevo troppo seno per l’età e perché essendo mediamente indigente mi vestivo come una barbona o testimone di geova o pezzente a loro scelta scelta, nessuno mai degli adulti che sapevano e vedevano,a fatto nulla in nessun modo mai, facendomi anche supporre che fossero cose normali della vita, solo che era capitato a me.
    Mi scuso anticipatamente con tutti per il tono esasperato.

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    • Save the Children si era pronunciato già sul caso delle ragazzine “baby squillo” dei Parioli e sul linciaggio mediatico a loro danni che si è concentrato sulle motivazioni che hanno indotto le due a “vendersi” piuttosto che condannare e identificare i loro clienti, adulti e con famiglia.
      Avevano già espresso la tendenza che questo paese ha di non riconoscere l’abuso dei minori e di colpevolizzarli e addiritura dei minori. La stampa italiana poi non ha una normativa chiara per tutelare i minori e la dignità della persona. Quello che ritrarle come “adulte”, un fenomeno che noi sul blog denunciamo da tempo ossia l’adultizzazione e l’erotizzazione precoce è successo è molto grave perché anche stiamo parlando di una bulla, si tratta comunque di una minorenne ed è facile che possa correre dei pericolo da parte di qualche fanatico o psicolabile che vorrebbe punirla o magari qualcuno che aspetta il pretesto per fare il bullo. Perché diciamolo che anche i bulli possono diventare vittime e questo è un caso di quelli.
      In pratica questo Paese è una sorta di paese sottosviluppato per quanto riguarda il rispetto dei diritti dei minori.

      Per quanto riguarda il bullismo c’è ancora troppo da fare. Gli altri Paesi, malgrado non siano da meno per quanto riguarda i dati, hanno già una normativa da molti anni e ne parlavano da tempo. Si per alimentare il sessismo…poi i commenti di bullismo sono sempre sessisti e veramente stupidi quando si deve insultare una donna. Frasi come “le piace l’uccello” come se non fosse normale che ad una donna etero le piacciano gli uomini e il sesso etero. Come se le donne normali sono quelle “frigide” tranne poi dare della figa di legno a quelle che non li calcolano.
      Anche io subii bullismo sessista. Una volta mi attaccarono sulla schiena il biglietto “io sono una troia che la da a tutti” e spesso i bulli (maschi e femmine) si avvicinavano a farmi molestie e domande imbarazzanti sul sesso.
      Quando subii bullismo non troppo tempo fa (fino a sei o sette anni fa) era talmente tabù che nemmeno le scuole erano in grado di affrontarlo a dovere e la vittima spesso era costretta a “nascondersi” e subire. La “spirale del silenzio” era talmente ampia che anche chi era testimone era costretto a tacere anche per paura di essere “bullizzato”.
      Io sono andata più volte in presidenza ma nessuno dei e delle presidi in carica fecero qualcosa per porre fine al bullismo, anzi dicevano che era pure colpa mia. Finché non fui costretta a difendermi e la nota me la presi io come se avessi dovuto subire ancora. Non so oggi se la situazione sia cambiata nelle scuole ma vorrei fare qualcosa contro ciò..è un tema che mi sta a cuore perché sulla mia “pelle” ho subito le ripercussioni di questo fenomeno, tutt’oggi in cura da psicologi, psichiatri per poter superare un trauma che resterà indelebile dato che ancora oggi ho incubi frequenti.

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  • Complimenti, bel post. Molto interessante la riflessione sulla “logica schizofrenica”: “se non sei bella (rispondente a certi canoni) fai schifo e sei indegna di esistere, se a causa di questo martellante messaggio alienante diventi aggressiva sei solo tu che sbagli. E in più sei brutta e fai schifo.”

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  • Mi hai fatto venire i brividi…pensando a tante situazioni alle quali, da educatrice, assisto. Grazie per questa riflessione…

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  • Quando andavo alle scuole medie ne sono stata vittima anch’io ma soprattutto al maschile. Le ragazze comunque ridevano e mi prendevano in giro. Alle superiori meno ma capitava di essere presa di mira per l’aspetto mentre ero fuori dalla scuola o per il solo fatto di non aver partecipato ad una giornata di sciopero ed essere entrata in classe (l’abbassamento del voto in condotta me l’ero preso lo stesso, come gli altri!) Mi è capitato anche di essere presa di mira su internet da un anonimo, ma non so se definirlo cyberbullismo. Sceglieva per attaccarmi solo la sezione “Donna” di un sito e usava sempre lo stesso argomento: la mia presunta immaturità. Non usava parole volgari e alla fine ti fa quasi pensare che sei veramente immatura, ed è meglio che non commenti più perché dici solo sciocchezze.

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  • http://iononhoavutopaura.blogspot.it/
    Questo è il mio blog personale, dove racconto le mie personali esperienze di bullismo, anche femminile (e sono un maschio).

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