Nemiche di se stesse e costantemente obbedienti al patriarcato

Nel post precedente parlavo di masturbazione femminile basandomi su opinioni diffuse sul web. Ho anche lanciato una sorta di manifesto per la visibilità della masturbazione femminile e ho in qualche modo provato ad avviare un dibattito volutamente rivolto agli uomini (che puntualmente hanno contribuito). Fortunatamente il post ha avuto tantissime visite ed è stato condiviso da migliaia di utenti sul web. Questo ha permesso che venissero fuori opinioni diverse circa la percezione della masturbazione femminile. 

Ho pubblicato anche i commenti contrari, soprattutto quelli più integralisti per dare una conferma più evidente delle resistenze culturali attorno a questo tema. Le critiche che ho ricevuto erano soprattutto maschili. Qualcuno mi ha chiesto perché io mi sia rivolta solo agli uomini e forse questo è stato il punto debole del post che non ha permesso di mettere in evidenza le resistenze femminili circa l’autoerotismo.

Non ho appunto parlato, e forse mai in questo blog, di certe donne che continuano a perpetuare e tramandare il maschilismo, rendendosi complici di una cultura che ci opprime anziché optare sulla solidarietà per combatterla (quella che poi viene adottata anche dai gruppi femministi che affrontano tali tematiche lavorando insieme).

1798767_1489291901297539_679751557_nForse la donna non si è emancipata completamente per comprendere che il non fare gruppo, il non solidarizzare e il perpetuare stereotipi sessisti non fanno che indebolire la condizione della donna. Su Facebook è nato un gruppo che conta più di 1000 click. Si chiama “Cara sei maschilista” e fa una crituca educativa su come alcune donne siano conniventi con il maschilismo.

Questo meccanismo di complicità è molto pericoloso perché se fossimo le prime a prendere le distanze da certi pregiudizi l’Italia sarebbe un Paese più paritario. Le italiane non hanno ottenuto i propri diritti dal nulla ma li hanno grazie alle lotte di un gruppo di donne che hanno avuto il coraggio di prendere le distanze dal patriarcato e i propri usi e costumi.

Eppure oggi le italiane si dimenticano del femminismo e lo vedono come una parola obsoleta o addirittura negativa, buttando all’aria tanti di quei progressi. E anche a voi pongo la stessa domanda: di cosa avete paura?

Rifacendomi sulla linea del post sull’autoerotismo quante donne preferiscono continuare a rafforzare lo stereotipo della donna asessuata anziché trovare il coraggio di urlare che il corpo e la sessualità ci appartiene come diritto e natura?

Si può capire che dietro ciò c’è la paura di essere etichettate ma se rafforziamo questo stereotipo rafforziamo anche le nostre paure. E dunque il rischio di venir etichettate in quanto certe pratiche in una donna, secondo lo stereotipo, non sono normali. Così tanti uomini continueranno a delegittimare il desiderio femminile basandosi sul sentito dire senza aver avuto mai l’esperienza di vivere da donne.

Noto un atteggiamento sottomesso da parte delle donne italiane, soprattutto quelle che vivono in piccole realtà. Donne che passano il tempo a dividere le sante dalle puttane e a difendere il territorio da possibili rivali che si avvicinano al proprio ragazzo, amiche o meno. Quando qualcuna prova ad uscire dal coro ecco che viene etichettata come un’isterica. C’è ad esempio una ragazza croata che sul suo blog racconta un’esperienza che ha vissuto durante una vacanza in Italia con il suo fidanzato.

La donna rimane di stucco perché dalle sue parti non le era mai capitato di trovarsi in un ristorante dove per obbligo il conto deve pagarlo lui. Discorso diverso da chi singolarmente sceglie di pagare il conto alla fidanzata ancora d’uso nel galateo italiano.

L’autrice non ha detto nulla di offensivo ma ha cercato di fare una critica costruttiva verso questa usanza. Che male c’è nel voler pagarsi il conto da sole? Sotto il suo post una sfilza di commenti maschili che la insultano in ogni modo, perché è impossibile in Italia violare i ruoli di genere, eccetto quando si lamentano che le donne italiane sono delle mantenute. Ma accanto a questi ce n’e sono una marea scritti da mani femminili violenti tanto quanto quelli maschili. L’autrice viene tacciata di isteria, di essere rompicoglioni, affetta da mestruazioni in corso, apostrofata con epiteti razzisti e insultata perfino sul suo aspetto estetico. La violenza di queste donne, che si scagliano contro quelle che mettono in discussione il proprio ruolo, rafforza quegli uomini che desiderano che le proprie compagne dipendessero economicamente da loro.

Allo stesso modo è pieno di donne che si schierano contro le vittime di violenza o che convengono schierarsi dalla parte del maschio e continuare a perpetrare la mentalità secondo la quale è colpa della donna in ogni caso. Donne che addirittura sostengono di essere maschiliste e che “le altre sono tutte troie” e che “mai vorrebbero una figlia femmina” e che “meno male ho un figlio maschio”. Donne che odiano le donne. Mi chiedo quale educazione daranno ai loro figli maschi. Gli uomini invece tendono in ogni caso a solidarizzare tra loro rinunciando perfino a fare autocritica pur di non indebolire la propria fratellanza. Anche quando hanno torto.

Non sto cercando l’approvazione maschile però sono curiosa su cosa pensano gli uomini di quest’attitudine femminile. Forse qualcuno prova commiserazione. Qualcun’altro ci gode. Ricordo quando tra un mucchio di donne che colpevolizzavano la vittima di uno stupro io replicai ad un commentatore che lo stupro non va mai giustificato e che io sto dalla parte delle donne. Egli mi ha diede della lesbica e dell’isterica. In un contesto dove le donne vengono educate a non fare sorellanza è molto facile aver terrore di una donna che rompe gli schemi. Le preferiscono deboli perchè addomesticabili. Preferiscono che approvino il più possibile certi atteggiamenti maschilisti e li considerino parte del fare di un uomo, “tanto non rispettano solo le donnacce” come recita un pregiudizio nella bocca di molte donne compresa mia madre.  Ho sentito altri uomini criticare aspramente l’atteggiamento alla “eva contro eva” sostenendo che le donne sono stupide e dunque sbandierando luoghi comuni sulla presunta inferiorità delle donne anche se frutto di un atteggiamento impartito da una cultura maschilista.

Se un uomo che ha una vita sessuale è percepito come un figo, questa percezione è data soprattutto dagli uomini (non tutte le donne stimano chi salta da una donna all’altra). E’ anche vero che la donna che altrettanto cerca di soddisfare i piaceri della carne viene percepita soprattutto dagli uomini come una puttana. Ma le donne non facendo gruppo perdono l’occasione di porre fine alla riprovazione sociale della sessualità femminile e dunque si pongono dei vincoli poiché anche nella percezione delle donne esistono dei pregiudizi come se avessimo interiorizzato e introiettato lo sguardo maschile su noi stesse. Un po’ come quando percepiamo i nostri corpi.

Non ho mai visto-salvo rari casi-uomini fare giudizi severi sull’aspetto estetico degli altri dello stesso genere. Le donne si guardano tra loro come un uomo le guarderebbe giudicando chi non è sessualmente appetibile secondo i gusti maschili. Però non vorrei fare una critica senza indagare le radici culturali del fenomeno. I media, ad esempio, continuano a proliferare modelli e atteggiamenti femminili che strizzano l’occhio ai gusti dei maschi etero. Questo pone le donne nell’incapacità di percepirsi come persone e pensare da donne. Pensare da donne significa abbandonare modalità di pensiero e percezioni maschiliste e affrontarle senza paura di essere etichettate.

La società ci ha trasformato in un branco di “uomini mancati sessisti” che però devono “fare le donne”. Mi viene in mente un luogo comune molto radicato in Italia, quello della suocera perennemente in guerra con la nuora perché non soddisfa e vizia il proprio marito come faceva lei quando era bambino. Così le donne devono ricevere  l’approvazione di altre donne- soprattutto più anziane- che si comportano come i kapò nei lager nazisti.

La società ha distrutto l’autostima di noi donne a tal punto di farci credere che dipendiamo dall’approvazione maschile e che il nostro valore dipenda da essa. Se siamo brave donne secondo i vincoli offerti dal patriarcato e i ruoli di genere, se siamo sessualmente corrispondenti ai canoni dominanti, se siamo buone madri e se siamo bravi amanti. Così perdiamo il nostro punto di riferimento principale, la nostra identità e ci autosegreghiamo.

6 commenti

  • Ho sempre pensato che la peggior nemica di una donna è un’altra donna e… l’ignoranza.

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  • Quanto più una donna sventola idee pro-patriarcato dichiarando la sua misoginia, tanto più avrà strada spianata ,voce in capitolo e stima (fittizia) inoltre verrà investita dall’appellativo di “vera donna” , oggi se vuoi essere considerata devi dichiarare la tua misoginia e come per magia potresti anche diventare una scrittrice di successo! quindi credo che alcune sono maschiliste per lavaggio del cervello altre perché conviene innegabilmente. Nel post dici “pensare da donna significa abbandonare modalità di pensiero e percezioni maschiliste” vero! difficile questo esercizio quotidiano di nettezza! se penso che quello che ho studiato, che leggo e che vedo al cinema è il frutto della visione del mondo di vecchi bavosi che continuano a far danni sino alla morte e oltre ,es. le innumerevoli celebrazioni post morte di persone che la storia farebbe meglio a sottostimare. opss…. dimenticavo l’educazione maschilista di mia madre!

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  • La verità è che nessuno ci educa a cooperare per essere felici insieme. Maschi e Femmine. Femmine e Femmine. Maschi e Maschi.

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    • Vero, anzi viene diffuso uno spirito di divisione: gli uomini “contro” le donne, le donne “contro” le donne (che infatti sono molto più sole degli uomini). E poi accusano noi femministe di volere “la guerra” ma noi vogliamo l’opposto: vogliamo la pace tra i sessi, ma la pace non esiste se una delle controparti è costantemente usata, insultata, umiliata, disprezzata.

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  • Splendido post, che quoto al 100%.

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