Un nuovo caso alla Montalto di Castro e il silenzio della stampa italiana

Due anni fa ad Acquapendente un piccolo paese laziale, vengono violentate due ragazze che erano in Italia per studio. Da subito il caso ha creato scalpore in paese ma gli abitanti del posto si schierano da subito dalla parte dei 5 aggressori, poco più grandi delle vittime.

Perfino il sindaco esprime solidarietà ai giovani definendoli come dei bravi ragazzi. Questo caso fa subito tornare alla memoria quanto è accaduto nel 2008 a Montalto di Castro, quando una quindicenne fu stuprata da un gruppo di otto ragazzi ancora a piede libero in quanto neanche il giudice ha ritenuto deprecabile il gesto. Allora, il caso indignò moltissimo l’opinione pubblica. Molti giornali scrivevano quanto è accaduto a Montalto di Castro. Era importante saperlo. Era importante sapere che in una parte del nostro Paese il medioevo non è cessato.

Ma siamo sicuri che tutto si possa ridurre ad una Parte del nostro paese? Quante volte abbiamo detto che il patriarcato permane anche nelle istituzioni? (e dunque non solo nelle opinioni di ottomila paesani che hanno etichettato Marinella come una dai facili costumi?)  Quale fiamma si dovrebbe alimentare nell’opinione pubblica appena si scopre che la giustizia italiana-sovente-si schiera dalla parte di chi stupra?

Ebbene sì è successo ancora. Il  gip Francesco Rigato non ha accolto la richiesta avanzata dal pm per arrestare i cinque presunti stupratori denunciati dalle due ragazze. Il pm Fabrizio Tucci, qualche giorno dopo l’avvio delle indagini, intorno alla metà di ottobre, aveva richiesto per i cinque l’arresto. Una decina di giorni fa è arrivati il no del gip Francesco.

I cinque indagati hanno diritto ad una difesa mentre una delle due è stata rimpatriata in Russia. La difesa sostiene che le ragazze non avevano né segni di violenza sul corpo né hanno urlato. Addirittura che non hanno provato a scappare o difendersi. Tutto questo basterebbe per definire che quello è stato un rapporto consensuale?

E se non hanno urlato per paura? e se fossero stordite dall’alcool? e per quanto riguarda il fatto che non hanno reagito come avrebbero potuto contro cinque uomini?

Vogliamo ribadire che non tutte le vittime di stupro riportano segni di violenza e non tutte hanno coraggio di urlare o scappare. Nessuno ha mostrato solidarietà nei loro confronti sopratutto i paesani che credono alle parole dei cinque e probabilmente gli hanno dato una pacca sulla spalla per congratularsi della loro prova di mascolinità.

La 17enne già dall’inizio racconta agli amici di essere stata violentata, per gli investigatori la prova dello stupro sta in quei messaggi. Sull’amica dice che non l’ha sentita gridare e pensava che fosse consenziente. “Non l’ho sentita gridare, pensavo che le piacesse”, dice al pm Tucci che la ascolta in procura. E’ bastato solo quel contrasto tra le ragazze, per il gip e il Riesame, per rafforzarne un’inattendibilità nata solo dalle parole di cinque presunti stupratori. Ancora una volta la parola di una donna contro quella di un uomo ha meno valore.

Alberto Pazienti, il procuratore, sostiene definisce questa come un’indagine stroncata sul nascere. Loro vogliono anche la prova del sangue che non è stato trovato sull’auto.

Nell’aprile del 2013 il tribunale del Riesame di Roma ha respinto la richiesta di porre i cinque giovani alla custodia cautelare in carcere e chiuso l’inchiesta.

Il 23 maggio del 2013 il viceconsole russo Vyacheslav Pankov ha incontrato l’avvocato Francesco Miraglia. Il legale del foro di Modena assiste la più giovane delle due minorenni  e ha lanciato a Cecile Kyenge, ministra dell’integrazione, un appello per intervenire sul caso.

Solo due anni dopo, pochi giorni fa, si è aperta l’udienza preliminare. Il caso è passato in sordina dalla stampa e le poche fonti usano toni di criminalizzazione rispetto alle ragazze (leggi le fonti). La difesa dei ragazzi, il gip e il tribunale del Riesame ritiene le due ragazze inattendibili.

Stamattina c’è stata l’udienza. In aula erano presenti la ragazza russa, oggi 19enne, con i genitori, un rappresentante dell’Ambasciata russa e la psicologa incaricata di eseguire una consulenza di parte. Assente, invece, la 18enne norvegese. Entrambe si sono costituite parte civile con gli avvocati Alessandro Sola e Claudio Berardi.

il gup Salvatore Fanti, accogliendo la richiesta dei difensori Paolo Angelo Sodani e Giandomenico Caiazza, ha stabilito che i cinque saranno processati con rito abbreviato.

Il processo partirà ad aprile e sarà interamente basato sulle carte depositate finora: gli interrogatori dei cinque ventenni, delle presunte vittime, la consulenza informatica disposta dalla procura e gli accertamenti tecnici sull’auto in cui sarebbe avvenuto lo stupro.

Oggi c’è stata un’udienza per un caso di stupro di gruppo che se tutto va bene aprirà la strada ad un processo. E’ un caso molto grave perché ci mostra la fragilità della condizione delle studentesse che vengono a studiare in Italia e si scontrano con una cultura patriarcale che le considera “facili” in quanto straniere, sulla base di luoghi comuni o su una differenza culturale. La fragilità di ragazze che dovranno lottare affinché venga loro riconosciuta tutela  e giustizia in caso di stupro. La cultura dello stupro istituzionale. La cultura patriarcale che considera legittimo uno stupro. Lo stupro utilizzato come atto di punizione e poi negato e legittimato da una cultura patriarcale fortissima. L’idea distorta del consenso. La società italiana che non condanna lo stupro e si schiera dalla parte del branco.

Perché la stampa nazionale non ne ha parlato?

2 commenti

  • Mi sanguinano gli occhi a leggere queste cose e mi torna alla mente un film ” Il branco ” . Storia vera di due ragazze straniere mal capitate in un paesino laziale, stuprate da un paese intero. Certa gente non e’ paragonabile neanche alle bestie piu’ feroci e, come loro, chi li difende.

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    • Ed era pure una storia vera accaduta qualche anno prima della realizzazione del film. Sono passati 30 anni ma la mentalità resta quella.

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