Ha stuprato ma è un militare americano!

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«Mi ha seguita fuori dal locale, con una scusa mi ha portato in un viottolo poco lontano e quindi mi ha aggredita. Mi ha tappato la bocca e mi ha violentata con brutalità».

Sono queste le parole di Stefania (nome di fantasia), la diciasettenne che novembre scorso ha denunciato di essere stata violentata da un militare americano a Vicenza. Lui Jerelle Lamarcus Gray, 21 anni, domiciliato alla nuova caserma Usa Ederlè: è accusato di violenza sessuale aggravata e di sequestro di persona. Ha trascinato la vittima in un vicolo distante dalla discoteca e ha abusato con ferocia di lei, tanto che i
medici sono riusciti ad accertare la violenza
.

Abbiamo purtroppo già visto con lo stupro di Pizzoli quanto è difficile che la legge italiana agisca quando a violentare una donna indossa una divisa. Mentre Rosa soffriva all’ospedale con i gravi danni fisici e psicologici della violenza, Francesco Tuccia non solo era libero ma aveva ancora il permesso di prestare servizio militare paradossalmente per la “sicurezza dei cittadini”, nonostante le prove schiaccianti rimandassero a lui.

Allora nessun giornale nazionale ne parlò. Fu grazie ai centri antiviolenza e alle associazioni femminili se la storia emerse. Ma Tuccia gode ancora dei domiciliari e vive in stato di semilibertà visto che ha il permesso di recarsi al lavoro, mentre Rosa che soffre ancora per le violenze subite ha lasciato la sua città e gli studi. Parlare di violenze imposte da chi ha una divisa è ancora scomodo in Italia, lo abbiamo visto anche a seguito dell’uccisione di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi. Delitti che non hanno avuto ne risonanza mediatica né peso giudiziario.

Ma per Dio, che succede se la divisa è a stelle e strisce? Il peso del silenzio stampa e dell’impunità è ancora più palpabile. Jerelle Lamarcus Gray è accusato di violenza sessuale aggravata e di sequestro di persona ma il giudice non ha accolto la richiesta della procura per il fermo e la “punizione” massima che ha avuto è quella di rischiare il trasferimento in un’altra base militare italiana.

Ecco, lo Stato lo accoglie ancora e lui probabilmente potrà continuare a prestare servizio militare malgrado abbia rovinato la vita di una ragazza, poiché il giudice ha stabilito che non c’e’ rischio di reiterazione del reato. Come se uno stupro in sé non sia poi così grave. Quanto è grave uno stupro in Italia se non merita l’applicazione della pena? Su quale base si stabilisce che il reo non abbia a maggior ragione piu’ voglia di reiterare una volta rilasciato e dunque dopo aver percepito l’impunibilità? Lo stupro è ancora considerato come reato contro la morale o peggio è stato quasi tutto legalizzato? Stiamo parlando del provvedimento di un giudice e non della difesa del suo avvocato, il che e’ gravissimo!

Continuiamo ad assistere ad un sistema giudiziario che non solo non è incapace di tutelare le donne ma si schiera contro di esse, soprattutto quando deve garantire la sacralità di una divisa sia pur essa macchiata di sangue. Una notizia che dovrebbe fare il giro del mondo data la sua gravità.

Qui non sto discutendo su quanto è grave la violenza compiuta da un militare piuttosto che da un civile ma dell’importanza che ancora oggi riveste una divisa nel nostro paese. Un Paese che ogni anno- anche con la grave crisi economica in cui versa-investe miliardi di euro per le missioni all’estero. Chi approva la guerra approva anche la violenza perché la guerra è violenza pura. Non stupisce perché reati contro la persona come il femminicidio e lo stupro non creino scandalo, molti dei quali hanno luogo proprio durante quelle missioni che il nostro paese definisce “di pace”. E lo stupro è da millenni un’arma di guerra, lo testimoniano tantissime iconografie e scritti, fa parte del loro “pacchetto” acquisito negli ambienti militari. Per questo e’ grave non considerare il rischio di reiterazione.

Di quanti stupri e torture si sono macchiati i soldati fino ad oggi? Quante vittime sono state messe a tacere e quante altre non hanno ottenuto giustizia? Che senso ha la presenza schiacciante di tutte queste basi militari nel nostro territorio?

L’Italia è il paese che ospita più basi USA d’Europa questo dato dovrebbe fare riflettere. Mentre la Germania dopo la Guerra Fredda ha diminuito dell’80% le proprie truppe, in italia, negli ultimi 20 anni sono aumentate del 15%. Gli Usa hanno visto nell’Italia un territorio fertile che faceva tanta gola al proprio governo, il quale ha mirato a trasformarlo in una “base di lancio” durante la Guerra Fredda e per le operazioni militari USA in Medio Oriente, con la complicità del Governo italiano che in qualche modo doveva sdebitarsi con lui per l’aiuto fornitoli a liberarsi dell’occupazione fascista. Forse barattando le “proprie” donne assieme ai territori occupati dalle basi? o la salute dei propri connazionali messa a repentaglio dalla costruzione del MUOS a Niscemi?

Uno Stato che ha concesso a degli occupanti una parte del nostro territorio come “bottino-premio” forse ha incluso anche le donne, permettendo ai militari USA di trattare il Paese come se fosse una sua colonia. Sento lo schifo, la percezione da parte degli italiani che noi donne dobbiamo in qualche modo essere riconoscenti verso chi ci ha liberato dalla piaga del fascismo e dunque se vieni stuprata da un militare in qualche modo non hai alcun diritto di denunciare poiché in fondo il tuo salvatore aveva diritto al suo “premio” (cioè te) e questo è emerso anche nei commenti dell’unica fonte che ne ha parlato (Qui).

La difesa dello stupratore e il victim-blaming sono molto diffusi in Italia ma se chi ti stupra indossa una divisa per la vittima il prezzo da pagare per una denuncia è doppio. Se ancora oggi fare una denuncia per violenza di genere significa mettere in discussione l’autorità del maschio, cosa potrebbe rappresentare la denuncia di un individuo percepito dall’opinione pubblica come un eroe?

Non c’è cosa migliore per incitare allo stupro del malcostume di colpevolizzare le vittime di una violenza e sbugiardarle (scoraggiando le denunce e aggiungendo altre sofferenze al trauma subìto). A pensarci bene di cosa è colpevole un’adolescente che voleva grossomodo vivere la sua età e uscire di casa la sera tardi a divertirsi come facciamo tutte anche grazie alle recenti conquiste delle donne, ma che per disgrazia ha incontrato sulla sua strada un “maniaco”?

Era lei che doveva evitare un luogo occupato da una base straniera o è la base ad essere fuori luogo? Da quello che dicono i concittadini pare che fosse lei ad aver dovuto prendere le distanze da postacci frequentati da militari e puttane (quelle che si vendono agli americani) tanto per separare geograficamente quelle per bene da quelle per male.

Evidentemente uscire con i propri fratelli non è  sufficiente per proteggere la vittima da chi la considera una prostituta. Non oso immaginare l’arretratezza sociale di un contesto che da una parte controlla gli spazi, i movimenti e il comportamento delle figlie tramite l’imposizione della presenza fisica dei fratelli maschi, i pregiudizi e dall’altra si schiera dalla parte dell’ eroe americano in divisa. Se tutti avessero gli strumenti per analizzare ciò che hanno scritto si renderebbero conto della poca differenza tra loro e i talebani che reputano la donna colpevole in quanto tale e dunque l’unico modo per evitare una violenza è quello di nascondersi o limitare la propria libertà poiché vale meno di quella del maschio. Perché i luoghi esterni appartengono ai maschi anche se non sono cittadini. Sia in tempi di “guerra” che di pace.

Ma quanto ammonta il prezzo della libertà e la parola di un individuo che ha anche occupato una nazione non sua rispetto a quello di una cittadina in madrepatria? Evidentemente per molti vale ancora molto, vista la percezione che molti italiani hanno verso gli americani sulla base di quanto gli è stato insegnato sui libri di storia, relegando la Resistenza in secondo piano. Vale di più di quella di una loro concittadina che ha tutto il diritto di occupare i suoi spazi e di uscire e divertirsi, evidentemente. Ma la libertà e la parola di una donna vale meno di un uomo in ogni caso, ancor peggio se il suo aguzzino ha una certa autorità, ribadisco.

Pensate se un giorno capitasse ad una donna che amate o della vostra famiglia o a voi stesse e vi sfido se avreste il coraggio di usare queste parole o di rilasciare un colpevole, perché sappiate che chi subisce uno stupro mai vorrebbe sentirsi dire che se l’è cercata, che è una poco di buono (se una donna a cui le è stata presa contro la volontà per voi è alla stregua di una “facile” non vorrei mai immaginare cosa pensiate di quelle chela “danno” di propria spontanea volontà per piacere personale!) o rivedere il suo aguzzino davanti ai propri occhi ma anche soltanto percepire o venire alla consapevolezza che lo Stato non considera così grave e condannabile quel gesto. Ecco come si crea la cultura dello stupro, laddove alla donna non vengono riconosciuti dei diritti sessuali.

Spero con tutto il cuore che quei commenti non rappresentino la maggioranza dei vicentini e che questi ultimi siano solidali con Stefania e spero con tutto il cuore che lo Stato italiano non faccia emergere la notizia per denunciare la presunta offesa che il militare ha arrecato allo Stato italiano trattando una ragazzina come fosse nemico politico di uno stato occupato, alla divisa, al governo Usa perché qui ci sono in ballo dei diritti umani violati, un prezzo pagato ancora una volta sulla pelle delle donne a causa della cultura patriarcale che non ha colore politico né nazionalità.

3 commenti

  • Ho letto i commenti nell’articolo linkato, e come al solito si tornava a parlare di immigrati. Non ho capito che rilevanza abbia la nazionalità, uno stupro è tale, e non ci sono aggravanti/attenuanti. È stupro tra connazionali, è stupro se il colpevole si trova all’estero e la vittima è del luogo, è stupro se la vittima si trova all’estero e il colpevole è del luogo.
    Comunque, ho da dire che la nostra prof sta trattando l’argomento “esercito USA – Resistenza” con molta attenzione. Col programma non siamo nemmeno alla Prima Guerra Mondiale, ma qualcosa sulla Seconda ovviamente l’ha accennato. Si rifiuta di chiamare l’esercito americano “gli Alleati”, anzi ci ripete quanto lei trovi sbagliato il fatto che molti libri di storia utilizzino questo termine. Perché sì, ci hanno aiutati, ma intanto hanno bombardato le nostre città e ci hanno trattat* come fossimo di loro proprietà, stupri in primis.
    Anche sulla Resistenza ha spesso da dire, ci ha ricordato infatti che gli episodi di stupro ci sono stati anche da parte dei partigiani, questo senza voler in alcun modo sminuire i partigiani in quanto tali, ma solo per ricordare che il marcio si trova dappertutto, quindi non bisogna generalizzare né in positivo né in negativo, e che non è un titolo a fare di noi brave persone. Ribadendo come, in guerra, la violenza sessuale sia sempre stata presente. Sia per umiliare la donna in quanto tale, sia perché essa è vista come proprietà del nemico, e quindi mezzo per recargli offesa. Ci ha fatto vedere, a proposito, il film La Ciociara.

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    • Perché ancora lo stupro è considerato un reato contro la morale pubblica e più il senso di possesso verso la donna è forte meno grave sarà lo stupro se compiuto da un connazionale. Poi per quanto riguarda gli americani c’è tutta una questione di natura politica raccapricciante. Se le donne vengono difese dagli stupri degli immigrati non è per lo stupro in sé, anzi questo diventa solo una scusa per fare i razzisti e rafforzare il machismo di un contesto negando la violenza che avviene qui in Italia sopratutto in famiglia e attirbuendola agli immigrati per ragioni culturali dicono.
      La tua insegnante ha ragione e anche sui partigiani. Infatti la cultura patriarcale non ha confini di nessun genere è maschile e si intensifica proprio durante le guerre proprio per i motivi per cui elenchi.

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