Stabilire gli spazi per le donne? No, grazie!

prostituta

Abbiamo più volte detto che l’immagine delle donne in pubblicità riflette grosso modo la percezione che un dato contesto ha del ruolo della donna.

L’immaginario pubblicitario italiano ha limitato la rappresentazione femminile a pochi stereotipi tradizionali, spesso contrapposti e funzionali alle aspettative e ai desideri dell’uomo etero, come quello della donna-oggetto o dell’angelo del focolare.

Molto importante è la collocazione dei messaggi stereotipati. Nei luoghi pubblici prevale lo stereotipo della donna-oggetto su quello della mamma o moglie, da un lato perché il manifesto è un messaggio visivo, dall’altro in quanto nella società italiana vince il pregiudizio della differente percezione della donna in base allo spazio che occupa, percepita fuori dall’ambiente domestico come ” sessualmente disponibile”. Le immagini che rappresentano le donne come angeli del focolare (o che pubblicizzano moda e cosmetici femminili) sono concentrate maggiormente nello schermo televisivo e nei cataloghi destinati alle famiglie, quelli che finiscono tra le riviste nelle nostre case.

Emerge così la collocazione stereotipata degli spazi sull’immaginario dei luoghi pubblici come maschili (o frequentati in prevalenza da uomini) e quelli domestici come femminili.

Ma tale collocazione e’ anche temporale, come abbiamo detto nel nostro film di montaggio quando sottolineavamo la presenza di donne svestite ( quando non trasmettono le partite di calcio) prevalentemente negli orari preserali.

Ma esistono spazi o tempi per le donne o per gli uomini? Certo che no, sono tutti costrutti sociali limitanti sopratutto per noi donne (gli uomini hanno più libertà spazio-temporali). Gabbie sociali.

Ultimamente, malgrado le battaglie di molte associazioni femministe, si stanno diffondendo immagini sempre più stereotipate. Dal gruppo “la pubblicità sessista offende tutti” un’utente comunica la presenza di un manifesto a Bergamo il cui slogan è “Case chiuse? Ristrutturiamole”, alludendo ai luoghi ai quali venivano relegate le lavoratrici del sesso prima della riforma Merlin. Al lato del cartellone, un paio di gambe femminili, perche’ si sa la prostituzione nell’immaginario comune e’ solo femminile!

Ora il problema non e’ la rappresentazione delle prostitute ma la sua rappresentazione distorta, addomesticate sotto un’idea tutta italiana di volerle cacciare nelle case chiuse malgrado molti paesi abbiano adottato il modello svedese.

Il messaggio del cartellone non e’ altro che la rappresentazione di un pensiero comune che fa gola alla stragrande popolazione maschile ( tema in corso in una recente raccolta firme e in dibattiti politici frequenti e recenti sul tema). Quei milioni di uomini che in Italia più che in altri paesi pagano per fare sesso o hanno pagato almeno una volta nella loro vita. La prostituta non ha nemmeno un volto, dunque non ha voce in capitolo. La sua opinione non conta in quanto donna e in quanto prostituta, dunque donna di serie b. La prostituta è invisibile anche perché vittime di stigma sociale. Nessuno di quelli che vorrebbero chiudere le prostitute dentro le case chiuse, infatti, ha mai pensato di chiederle se è d’accordo sulla loro riapertura. (Anzi, i media hanno dato risalto ad una minoranza di donne favorevoli al pagamento delle tasse-le escort di lusso-mostrando una falsa tolleranza del fenomeno che in realtà si tratta di interessi da parte di uno Stato magnaccia in crisi e di penalizzare quelle che si prostituiscono per necessità economiche).

Ristabilire gli spazi, o meglio i ghetti, per rinchiudere le donne in nome di una politica apparentemente securitaria è parte di una mentalità patriarcale che mira a separare fisicamente mogli (chiuse in casa) da puttane (nelle case chiuse) e a “schedare” queste ultime (continuando a sfruttarle), secondo la mentalità vigente che ci vuole al proprio posto in nome di un decoro presente nella bocca di tutti.

Provvedimenti pro-decoro che attualmente mirano a multare le prostitute (e chi veste come tali) costringendole (senza distinzione tra chi è li’ sotto coercizione o miseria e chi per scelta) a migrare in quartieri poco sicuri che le espone a violenze di ogni tipo.

prostituta

(Luogo: Bergamo) Non è un controsenso imporre multe per chi indossa abiti succinti e perseguitare le prostitute ma tollerare pubblicità di questo tipo che mostrano le parti intime in bella vista? o forse questa andava bene perché invocava l’apertura delle case chiuse?

Separare le prostitute per difendere l’onore di quelle “per bene”, ossia le “nostre donne”, quelle che il Governo ha deciso di proteggere con ronde maschili e con dl che aumenta le pene di stupro solo se le vittime sono gravide, poiché solo queste vanno tutelate dalla violenza (a meno che non sia da parte dei propri mariti, conviventi e della polizia sulle #NoTav) non in quando donne ma in quanto proprietà o corpi generatori di vita.

La violenza pubblicitaria grosso modo riflette questo immaginario. Tagliando fuori dalla rappresentazione iconica altre figure femminili e rappresentando le prostitute come corpi privi di dignita’, di volto e soggettività sta veicolando un messaggio pericoloso di disprezzo verso esse, viste solo come “corpi da usare” e dell’universo femminile che può essere diviso soltanto in due categorie e perciò le donne possono essere giudicate solo in base alla propria moralità sessuale, escluse e ricattate nel mondo del lavoro e nei ruoli chiave, alimentando un circolo fatto di discriminazioni e violenze di varia natura.

Un’altra pubblicità simile sta facendo scalpore:

vendesi

Questa è stata definita “sexy” dal Gazzettino che ha travisato le polemiche non rivolte alla presenza del corpo sexy e svestito della modella ma alla scritta “Vendesi” mostrando una chiara allusione ad  un corpo femminile che può essere venduto. Una chiara legittimazione allo sfruttamento coatto delle prostitute, rafforzando l’idea che le donne siano corpi non solo privi di desiderio sessuale ma anche di autodeterminazione, dunque incapaci anche di vendersi di propria volontà. Forse è difficile immaginare che esistono anche quelle che fanno le sex-worker per scelta? O forse faceva troppo scalpore?

E’ molto grave non informare i lettori e le lettrici che questi messaggi sono discriminatori per le donne, rafforzando in loro che protestare contro il sessismo pubblicitario sia probabilmente un’esagerazione da parte di qualche cessa invidiosa.

La mia domanda è: e se ad essere rappresentata in quel modo fosse una loro figlia, una sorella, la propria madre o partner?

Probabilmente sono gli stessi che raccomandano le figlie di restare vergini il più tardi possibile, quelli che desiderano diventare nonni, quelli che misurano la lunghezza delle gonne alla partner o alla figlia; quelli che danno della puttana alla ragazza che ha una vita sessuale attiva e appagante, sono gli stessi che non si scandalizzano di fronte a pubblicità che difendono in nome di una presunta libertà sessuale?

Perché queste persone sono nate in un contesto fatto di bigottismo ad intermittenza, di sessualità eterosessista e fallocentrica, in una società dove le donne si dividono in sante e puttane, dove al primo rango appartengono le “loro donne” (quelle destinate a sposarsi, partorire e occuparsi della famiglia) e al secondo “le donne degli altri” (quelle destinate ad assecondare i piaceri degli uomini eterosessuali, fatte oggetto di stigmi, violenze sessuali e sfruttamento). Per loro il disprezzo per le donne è ancora vivo ma viene rafforzato anche dalla continua esposizione ad immagini mediatiche stereotipate, dove i nostri unici ruoli sono questi, ascritti per loro.

Ma chi si offende solo per la donna-oggetto e’ sicuro di non soffrire di una forma di troiofobia latente?

A dovere farci riflettere sono anche gli stereotipi che ci relegano continuamente a regine della casa e mamme in preda alla cura dei bambini come se fossimo nate per soddisfare i desideri altrui. Questo significa anche che noi donne dobbiamo essere rispettate solo se mogli e mamme. Infatti, non accade mai di vedere claim sessualmente allusivi, violenti e offensivi  affianco a raffigurazioni di donne che appaiono vestite e intente a pulire o a occuparsi dei pargoli. Un rituale che alimenta l’immaginario troiofobico dell’italiano medio(cre).

Dovremmo preoccuparci del fatto che una grande fetta di persone non ritiene offensivo che ad occuparsi delle faccende domestiche siano sempre e solo le donne.

Ma il ruolo di madre e moglie, sempre presente in televisione, qualche volta lo troviamo anche in altri medium:

raineri

Se lo stereotipo della “prostituta” o meglio di quella che deve soddisfare le voglie maschile resiste, quello della madre, della donna scelta per essere destinata a formare una famiglia è il suo alter-ego. Qualche volta anziché alternarsi si fondono in un unico ibrido. Ecco che se per qualche pubblicitario le mamme sono anche donne, non hanno altro che un desiderio sessuale apparente (corpi senza desiderio) come tutte le altre donne-oggetto.

L’immagine che sto contestando si trova poco sopra e rappresenta lo stereotipo della sforna-figli, rigorosamente italiani. Questo manifesto e’  forse un’eccezione in pubblicità (nei calendari sexy abbiamo molti esempi) e rappresenta l’integrazione di due stereotipi opposti.

Qui la donna e’ passiva ed e’ l’uomo a decidere se ingravidarla. Le donne devono essere solo sessualmente attraenti (dunque fertili) per indurre il partner a sceglierle per decidere se avranno “il privilegio” di essere mamme e spose e se saranno donne degne (come lo spot di Natuzzi divani). E’ questo il messaggio di questo inserto pubblicitario apparso in una rivista. Lei che festeggia l’evento della sua maternità con una bottiglia di olio che pare spumante, con una forma fallica (simbolo di fertilità?). Si sa, la maternità per noi è un evento grandioso e atteso ancora di più se made in Italy (c’è pure del nazionalismo in salsa fascista)!

Cosa c’è di meglio che una moglie sexy e un figlio maschio e italiano? Il messaggio di questa pubblicità è inquietante: ci sono una donna e un bambino posti in posizione passiva e uno slogan che recita “a noi piace farlo in Italia”. Fare cosa? Inoltre perché il bambino sotto è nudo?

Follie pubblicitarie? No, e’ solo il ritratto di una società che dovrebbe preoccuparci in quanto non evolve.

Se si vogliono stabilire degli spazi per noi donne facciamolo noi, libere di prenderci gli spazi che vogliamo senza limiti e confini, come il neo collettivo Cagne Sciolte e tanti altri collettivi e gruppi femministi sul web e fuori da esso e come noi. :)

2 commenti

  • Bell’articolo, direi che riguardo la divisione sante-puttane (di cui parlate spesso) centrate una triste verità…
    Comunque ho due domande:
    1. “Ora il problema non e’ la rappresentazione delle prostitute ma la sua rappresentazione distorta, addomesticate sotto un’idea tutta italiana di volerle cacciare nelle case chiuse malgrado molti paesi abbiano adottato il modello svedese.” Che cosa prevede il modello svedese?
    2. “Tagliando fuori dalla rappresentazione iconica altre figure femminili” A quali figure fai riferimento qui?

    Mi piace

    • Al modello svedese mi riferisco a quello che punisce il cliente. Anche se lo trovo paternalista perche considera le prostitute come tutte vittime lo considero meglio di quello italiano che stigmatizza più la prostituta (in strada) che il cliente per questione di decoro nonostante quelle in strada siano gran parte vittime di tratta..e poi e’ più efficace per contrastare lo sfruttamento della prostituzione..per altre figure femminili intendo le donne reali quelle che non sono solo mogli, mamme e veline.

      Mi piace