Come promuovere la cultura dello stupro in ambito pubblicitario

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Rappresentata come un animale. Da braccare. Concentratevi meglio su quello che avete davanti agli occhi. Cos’è se non un criminale sessista chi offre una rappresentazione del genere?

Se al posto di una donna ci fosse un uomo di colore? Giustamente il ‘senso civile’ impedirebbe di realizzare simili trovate, sopratutto per ragioni storiche (non siamo più in epoca coloniale), ma vedere una donna dovrebbe suscitare lo stesso effetto ormai che, a detta di molti, i diritti delle donne sono ormai belli che conquistati (??). Non qui ma in un paese che non avrebbe mai permesso a quest’azienduccia di fare una pubblicità simile.

Qui si va oltre gli stereotipi. Questa è pura degradazione.

La rappresentazione della donna come un essere inferiore. Lo stereotipo dell’uomo cacciatore che continua ad essere tramandato come valore a tutte le generazioni di maschi. L’uomo è cacciatore, quindi può impossessarsi di una donna come un animale affamato della propria preda. In qualunque modo? Può utilizzare anche un approccio sessuale aggressivo, come quello di Francesco Tuccia condannato in primo appello a 8 anni per un brutale stupro ai danni di una studentessa di 21 anni che per miracolo è sopravvissuta.

L’idea dell’uomo cacciatore come natura biologica viene riproposta ogni qual volta uno stupratore dev’essere difeso in un processo.

– L’uomo è cacciatore, quindi la colpa è della vittima che ha provocato con il suo abbigliamento;

– L’uomo è cacciatore quindi è normale che tenti di approcciarsi sessualmente con una donna, che c’è di male in una “palpata”?;

– L’uomo è cacciatore quindi è lei che doveva essere più convincente nel rifiutare un rapporto sessuale;

– L’uomo è cacciatore quindi più donne si fa più è un ‘ganzo’, sono le donne a doversi ritrarre altrimenti sono poco di buono;

– L’uomo è cacciatore dunque è lui a dover fare il primo passo.

Sono una serie di stereotipi ancora, purtroppo, vivi nella nostra società. Gli stereotipi della cultura dello stupro. Ma anche quelli che legittimano le boiate pubblicitarie. Se non li abbandoniamo sarà difficile impedire a qualche pubblicitario di bassa lega di realizzare simili schifezze e magari considerarle ironiche.  Non è ironia pensare che lo scopo delle donne-quando non è quello di sfornare i figli-è quello di tenere a bada gli appetiti maschili. Dunque è solo l’uomo colui che ha “fame”, colui che deve “sbranare” per sopravvivere. Noi non abbiamo scelta, siamo soltanto vittime in balia di quel desiderio. Siamo destinate ad un’esistenza effimera, usa e getta, intrappolate in un corpo che non è nemmeno nostro. Un piacere che non ci appartiene, perché le prede non possono esprimere i propri desideri, sono morte. Uccise.

Questi sono stereotipi che sminuiscono la sfera sessuale femminile, riducendola ad un accessorio del desiderio altrui. Perché secondo la mentalità corrente le donne si fanno cacciare solo perché alla fine “cedono”, anzi si “concedono” all’uomo. Come se le donne avessero una sorta di naturale ritrosia(dovuta ad un presunto desiderio minore) che va vinta da parte dell’uomo, anche con la forza. Perché in fondo a noi piace essere “cacciate”.

Si chiamava vis grata puellae e veniva spesso utilizzato nei tribunali per far passare la vittima come una consenziente dunque poco di buono, poiché veniva attribuito come biologico un fatto culturale (la ritrosia) spesso imposto da un’educazione rigida, sessuofobica e maschilista. Se ella vinceva quella ritrosia diventava una puttana. Una volta diventata puttana ogni abuso era legittimo poiché veniva considerato consensuale. Dunque doveva essere l’uomo a dover vincere con la forza quella ritrosia femminile che secondo il luogo comune veniva utilizzata dalla donna come arte di seduzione, calandosi nel ruolo di “preda”, credenza ancora oggi in uso poiché siamo considerate prede o perché è giusto assumere un atteggiamento da preda con l’altro sesso. Una cultura che viene fuori ancora oggi nei tribunali, sopratutto quando la difesa smonta la credibilità della vittima insinuando che lo stupro se lo è inventato solo per salvare la sua reputazione dopo un rapporto consenziente. Pochi giorni fa durante il processo a Tuccia è accaduto questo, nonostante a Rosa le è stato ricostruito parte dell’apparato digerente e dell’utero, segni che testimoniano che il rapporto non era consenziente.

Non ci vedo altro che un’apologia sottile di femminicidio e di stupro quando mi trovo dinanzi a pubblicità del genere. Non c’è altro da dire.

Questa locandina è stata segnalata sul gruppo “la pubblicità sessista offende a tutti” da un’utente. L’immagine si trova sul web e su affissioni.

E comunque pensare che un uomo può “rimorchiare” solo se ha una bella auto sotto al culo è uno stereotipo sessista offensivo per entrambi i generi. E siamo stanche di vedere donne accostate alle auto.

8 commenti

  • ma ammazzatevi perbenisti del caxxo…ma dove vedete la promozione dello stupro?!?!?! andare a caccia di donne ora e’ sinonimo di stupro?!?!? ma riprendetevi cattolici di merda..che amarezza.

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    • GENTILE lettore,
      Ti avviso che nessuna di noi qui dentro è cattolica. Questo non è un blog cattolico. Inoltre se non ti interessa il contenuto sei pregato di non visitare questi spazi, anche perché non credo che sei stato in grado di comprendere il post che è proprio quello di de-costruire gli stereotipi di genere dell’uomo cacciatore e della donna come preda promuovendo una sessualità più libera e fuori proprio da quei dogmi cattolici che negano alla donna la libertà di potersi esprimere sessualmente come vuole senza essere considerata preda o prostituta. Mi sorge una curiosità. Come ci hai trovate? Non sarai il solito troll che viene da una di quelle reti maschiliste che poi alla fine sono intrise di messaggi talmente reazionari e integralisti da far rabbrividire un prete?
      Se non ti piace il blog gira altrove. AVVISO PER TUTT*: non approverò più commenti simili.

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    • Sì, andare “a caccia” di donne È sinonimo di stupro. E usarle in squallide metafore pubblicitarie, ridotte al ruolo di prede, pure. E poi perché “caxxo”? Hai una tastiera senza “z”?

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  • @Andy
    Due domande: 1) Ti succede di riflettere? 2) Ti piacerebbe che nel manifesto suddetto ci fossero tua madre/tua sorella/la tua compagna?
    Non meriti che si sprechino altre parole per te.

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  • Bisognerebbe immediatamente segnalare allo IAP (Istituto dell’Autodisciplina Pubblicitaria) questo tipo di pubblicità. La campagna riportata in questo articolo mi sembra un po’ vecchia. Sicuramente è una pubblicità dell’anno scorso, quindi non so se è ancora possibile segnalarla. In ogni caso se qualcuno volesse segnalare una pubblicità, sul blog della Dott.ssa Cosenza c’è scritto come fare. Vi consiglio di dare un’occhiata: http://giovannacosenza.wordpress.com/se-una-pubblicita-e-volgare-o-offensiva-ecco-cosa-puoi-fare/
    Segnaliamo queste pubblicità offensive in silenzio, come suggerisce la Dott.ssa Cosenza. E’ inutile nonché dannoso diffonderle ulteriormente su internet.

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    • Noi oscuriamo il logo proprio per evitare di fargli pubblicità gratuita e inoltre da tempo noi suggeriamo come segnalarle. La segnalazione modulo allo Iap, anche se lo suggeriamo da tempo e abbiamo più spesso indicato ai lettori/lettrici come si deve fare, a nostro parere non è uno strumento che tutela sempre i consumatori e le consumatrici perché non tutte le pubblicità vengono sanzionate come vorremmo.

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  • diciamo che la ricerca della trovata ironica, ammiccante, dell’effetto grafico incisivo, …soprattutto la ricerca di visibilita’ forte del messaggio pubblicitario che deve farsi notare, altrimenti il committente non paga, giocano spesso dei brutti scherzi ai pubblicitari. E’ comunque giusto criticare questo genere di messaggi, magari i “creativi ” onesti possono farsi un po’ di autoanalisi e cercare soluzioni meno scontate e sessiste per essere ironici.

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