La discriminazione non è un gioco

Quando parliamo degli stereotipi di genere e tentiamo di decostruirli e abbatterli, lo facciamo perchè siamo fermamente convinte che siano contemporaneamente specchio delle discriminazioni reali e causa del consolidamento della cultura patriarcale nella sua forma più esteriore.

Questo discorso vale forse ancora di più per quel che riguarda l’infanzia: l’entry point del consumo si è abbassato notevolmente negli ultimi anni e oggi ad avere in mano il mercato sono per lo più consumatori molto giovani o addirittura bambini. Programmi e film che una volta erano destinati a un pubblico adulto, oggi hanno un’utenza per lo più infantile o preadolescenziale: il cortocircuito comunicativo si sviluppa quando a questa utenza così giovane viene proposto un modello stereotipato, erotizzato ed oggettivizzato quanto quello dei loro genitori, anche per i prodotti da bambini.

Ovviamente uno degli ambiti più significativi è proprio quello dei giocattoli, dove più e meglio proliferano stereotipi di genere che, ben radicati nell’uso e nella “tradizione”, aiutano la cultura patriarcale ad affondare le proprie radici nel divertimento dei più piccoli, delle più piccole, che un giorno diventeranno donne e uomini ben addestrati.

Natale si avvicina e con lui tutto l’indotto dell’industria natalizia: è proprio su questa che lanciamo la campagna UAGDC

“La discriminazione non è un gioco”

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“La discriminazione non è un gioco” di Stefania Prestopino

Lanciata per la prima volta nel 2012 dalle nostre amate compagne del Medusa Colectivo, in Cile, la riproponiamo in Italia perchè la troviamo particolarmente adatta al nostro contesto, e perchè ci rattrista e insieme ci rafforza l’idea che in Paesi così distanti si facciano le stesse lotte.

Del loro comunicato riprendiamo queste considerazioni

Noi usciamo dal binomio maschio/femmina perchè siamo esseri umani, non siamo frammentati e non possiamo continuare a crescere incasellati in ruoli assegnatoci ( tra i quali il maschile è sempre un ruolo di dominazione rispetto al femminile ).

Infine, vogliamo che le nostre relazioni obbediscano solo al desiderio e al piacere, questo proponiamo, usciamo dai ruoli imposti ( l’amore romantico, l’esclusività, il “per sempre”, la eteronormativtà, il sacrificio, la colpa e la stigmatizzazione della maternità ) dando un nuovo significato alla nostra soggettività e a questa forma di ribellarci alle imposizioni patriarcali, permettendoci di sentire, pensare e creare liberamente, recuperare il nostro corpo per disegnare le nostre proprie vite.”

E a queste uniamo le nostre.

In questi ultimi anni abbiamo monitorato la comunicazione nell’ottica di genere e ci siamo rese conto di quanto radicati siano stereotipi e discriminazioni nell’industria dell’infanzia ( qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui, qui ).
Abbiamo realizzato un’inchiesta sui cataloghi di giocattoli dell’anno passato, Infanzia Made in Italy, rilevando in particolare quattro caratteristiche comuni a quasi tutta la produzione

1. Una netta distinzione degli articoli “da femmina” dal resto del mondo maschile o “neutro”.
I giochi da bambina normalmente sono rosa in tutte le sue sfumature, dalle forme arrotondate e poco serie, brillanti e vezzosi.
Ci sono giochi da bambina e giochi da bambino e poi un territorio neutro, comunque caratterizzato al maschile, come se le piccole potessero trovare se stesse solo in un certo tipo di giochi.

2. I giocattoli sono “da femmina” o “da maschio” secondo severe categorie di differenziazione dei ruoli, inculcando una specie di predestinazione biologica: alle bambine sono riservati tutti i giochi di simulazione di cura della casa e della famiglia  con tutte le derivazioni volte comunque all’ “istinto di accudimento” ( sempre rosa e con foto di bambine sulle confezioni ), ai bambini i giochi di simulazione del lavoro, prevalentemente virile cioè caratterizzato per successo sociale o forza fisica.

3. I giochi “neutri”, di tipo scientifico tecnologico, sono spesso caratterizzati dalle foto di soli maschi sulle confezione. Anche quando invece il gioco è destinato ad entrambi i generi, esiste ancora più spesso una “versione femminile”, dove di nuovo ritornano i colori rosa, si abbassa il livello delle conoscenze richieste, cambiano gli ambiti di apprendimento ( relegati spesso nel mondo dell’estetica: trucco, gioielli, vestiti ).

4. Tra i giochi per bambine, molti veicolano un modello estetico imperante, fatto di make up anche per piccolissime e di canoni estetici fuorvianti e innaturali. Bambole sottili, dalle labbra turgide e gli occhi truccatissimi. Giochi ritenuti creativi che insegnano alle bambine dai 3 anni in su a truccarsi e “farsi belle”.

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La discriminazione non è un gioco di Emily Silvestri

Per questo, con l’avvicinarsi dell’evento più consumista dell’anno, ci chiediamo: che genere di gioco regalare?
Le bambine che giocano a fare la mamma, la moglie, la massaia e poi appena più grandi sognano di diventare come scheletriche bambole dalla proporzioni assurde o di valorizzarsi solo col trucco e la moda.
I bambini che imparano a giudicarsi e giudicare secondo il binomio maschio/femmina, forza/debolezza, semplicità/vanità.
L’apprendimento a due binari, distinti per temi e velocità.
La contrapposizione rosa/azzurro, due mondi inconciliabili persino nel gioco.

Decidiamo di no.

Nei negozi di giocattoli di diverse città italiane, abbiamo lanciato la campagna “La discriminazione non è un gioco”: consiste nell’attaccare degli adesivi sui giocattoli che rispecchino una delle quattro caratteristiche elencate sopra, per aiutare chi compra a capire bene cosa sta acquistando, cioè sessismo, discriminazione, stereotipi.

medusa1Uno aiuta a sottolineare la differenziazione di genere di alcuni giochi di simulazione del lavoro “dei grandi”: solo i maschi possono giocare con le ruspe, solo le femmine con gli intrecciacapelli.

medusa2

L’altro sottolinea i giochi che vendono canoni estetici innaturali, costituendo quel modello impossibile che, insegnato fin da piccole, è uno dei motivi della scarsa autostima e considerazione di sè di molte donne.

medusa4Il terzo invece si va a posare su tutti quei giochi “di accudimento” rigorosamente per femmine, perchè per tirare su un esercito di donne “multitasking” è bene addestrarle fin da piccole.

Gli adesivi sono gli stessi della campagna cilena del collettivo Medusa, tradotti in italiano e con la speranza che sia sempre più possibile fare rete tra realtà così lontane eppure tanto vicine.

Per lo stesso motivo, aspettiamo fiduciose le foto di chi volesse partecipare alla campagna.
gli adesivi potete scaricarli direttamente da questo post salvando l’immagine, stamparli in copisteria e… aspettiamo le vostre foto!

Di seguito, le foto della campagna, “La discriminazione non è un gioco”.

42 commenti

  • Bellissima iniziativa! ma dove si possono trovare gli adesivi? io abito a Trieste. Grazie!

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    • Simona, gli adesivi li puoi prendere direttamente da questo post salvando le immagini e li puoi stampare in una qualsiasi copisteria su carta adesiva nel formato che tu preferisci… se poi li attacchi, mandaci le foto! Saremmo felici di aggiungere Trieste alla lista!
      Questa campagna è del tutto libera e autoprodotta, non ha marchi, costi o copyright… ci mancherebbe!

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  • Giovanna D'Annibale

    Gifted (https://www.facebook.com/pages/Gifted/614524788566432?ref=hl) è un marchio registrato che vuol realizzare un catalogo di giochi proprio a favore della neutralità e dello sviluppo intellettivo degli stessi…
    Giovanna D’Annibale
    (Giocheria Ottavia, via della stazione di Ottavia, 73 Roma)

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  • Scusatemi, non ho capito: gli adesivi si trovano solo nei negozi che hanno aderito?

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    • NESSUN NEGOZIO HA ADERITO
      C’è un fraintendimento: è una campagna lanciata da UAGDC, i negozi ovviamente non aderiscono, vendono quei prodotti!!!!
      Stampate gli adesivi, li attaccate ma… non chiedete l’aiuto dei commessi, ecco.

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  • stregadellosciliar

    Gli adesivi li potete scaricare dal nostro blog. Cliccateci sopra e salvateli. Poi si portano in copisteria su una chiavetta e si chiede la stampa su carta adesiva. Attenzione che vanno ridotti di dimensione (se non riuscite o non potete farlo voi, in copisteria lo fanno). Se ne possono mettere anche una dozzina su un foglio A4 e costa veramente poco. ;)

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  • SCOSSE, come associazione, collaborerà con piacere, perchè è importante ritagliarci anche le soddisfazioni.
    L’anno scorso abbiamo infatti monitorato con grande interesse le campagne portate avanti in Catalogna (dato che il nostro progetto Leggere senza stereotipi http://www.scosse.org/leggere-senza-stereotipi/ ha anche una vita catalana) nel periodo dei re (l’epifania, equivalente consumista del Natale da noi) “Juga per la igualtat” e “Campanya de Nadal per promoure un consum NO sexista dels regals”. Promosse da Institut Català de les Dones e dall’Observatori de les dones en els mitjans de comunicació, hanno avuto una grandissima risonanza e diffusione. La Catalogna fa già molto in questo ambito e sostiene le iniziative che vanno in questa direzione, noi dobbiamo rimboccarci le maniche, ma lo facciamo con entusiasmo. Grazie al vostro blog di aver preso l’iniziativa e di averla aperta, raccogliamo e diffondiamo!

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  • Campagna davvero molto interessante. Devo dire che se da un lato sono contenta che qualcosa del genere sia arrivato anche in Italia dall’altro ho delle perplessità. Spero che vorrete rispondere alle domande (magari copio il commento sul blog). Innanzitutto quando si parla di piccola cucina, lavatrice o ferro da stiro come giocattolo sessita, ci si riferisce al gioco in sé o al packaging? Cos’è sessista, vendere scopa e paletta in sé o fare una scopa e paletta rosa e rappresentare sempre e solo bambine che la usano, magari “come la mamma”? Credo che sia la seconda opzione, quindi l’adesivo va messo sui ferri da stiri e le cucine in generale o su quelli pubblicizzati come solo per bambine? Mi sembra ci sia differenza tra queste cucine, per fare un esempio (http://www.giocattolidalmondo.it/public/foto/64_1250546777.jpg http://i979.photobucket.com/albums/ae276/chellini/prodotti/nouvelle_cousine.jpg) e questa (http://m.vcst.net/wines/country-kitchen-moderna-kidkraft-610471-s98.jpg). Faccio lo stesso discorso per il bambolotto, è un giocattolo sessista in sé o lo è modo in cui viene pubblicizzato? Altra perplessità sull’adesivo del canone estetico. Vedo scritto “quale canone estetico regali a tua figlia?” ed è indubbio che purtroppo quasi tutte le bambole in commercio seguano un rigido quanto irreale canone estetico per poi scadere anche nell’esplicita sessualizzazione, ma è indubbio che i canoni estetici siano presenti anche nel mondo maschile e infatti le “bambole da maschi” se così si possono chiamare, sono solitamente dei piccoli culturisti, pompati e muscolosi fino all’eccesso. Anche questo è un canone estetico imperante ed anche questo porta allo sterotipo di genere, suggerendo che se per una bambina quello che conta è la bellezza, per un bambino ciò che vale è la forza fisica e il meno forte fisicamente è da deridere e scoraggiare. Dunque mi chiedo, se c’è l’adesivo per Barbie, dov’è quello per Action-Man? ;)

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    • E’ indubbio che esistano dei canoni estetici anche maschili, ma non regali quelli a un bambino comprandogli un Action Man. Gli regali uno stereotipo di forza e virilità altrettanto utili da scardinare, però l’estetica non è considerato un “Punto forte” maschile: a conferma di questo, i numerosissimi giocattoli per bambine che hanno come tema proprio l’estetica e l’apparenza. Quindi no, non c’è un adesivo per i canoni estetici maschili, ma ce n’è uno, molto più appropriato, sulle differenziazioni di genere in base a professioni simulabili ( solo i maschi giocano con le ruspe, solo le femmine giocano con i trucchi ).
      Per quel che riguarda elettrodomestici e bambolotti: è chiaro che siano sessisti quei giocattoli rivolti esclusivamente a un genere sessuale in quanto venduto come quello “idoneo” a quel tipo di gioco.
      In generale, ti sfido a trovare in Italia una bambola per la simulazione dei giochi “di accudimento” destinata anche ai maschi. In quel caso, puoi non considerarla sessista Per quanto ci riguarda poi vendere una paletta per le pulizie o un finto aspirapolvere con scritto “proprio come la mamma”, basta e avanza per dirci a che grado di sessismo siamo rimasti.

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  • Per quanto riguarda le armi, io ho una mia personale, e quindi criticabile, opinione. Ritengo innocue e in una certa misura simpatiche le armi “finte”, nel senso le armi che nella vita reale non esistono, non esistono più o comunque non vengono più usate per ferire, come le spade da cavalieri, le scimitarre da Sandokan, l’arco e le frecce, o anche le pistole laser visibilmente finte. Sono invece decisamente contraria alle pistole, ai fucili e ancora peggio ai mitra e alle bombe giocattolo (giuro ci sono). Qualche mese fa alla Toys Center mi è capitato di vedere una lupara giocattolo con tanto di mafioso dall’espressione truce sulla confezione. Sono rimasta basita…

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    • appoggio in pieno il tuo pensiero!
      Da piccola ho giocato con le spade ma perché io adoro (tutt’ora) i draghi, e spesso sulle spade ninja erano disegnati…quindi io dovevo assolutamente averle! hahahah!
      E mi ricordo che quando ci giocavo era più un imitare le mosse degli attori dei film…e negli exploit maggiori irrompere nelle stanze dove dormivano i miei gatti urlando “ti libero da questa prigione!!!”…cosa a cui loro si terrorizzavano, quindi non l’ho fatto molto spesso! hahaha!
      Però non è giusto far giocare i bambini con armi che potrebbero essere riconosciute in armi vere…non bisognerebbe insegnare la violenza.. su questo mi trovi pienamente in accordo!

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  • Una domanda tecnica: dal momento che con gli adesivi sopra, stiamo “rovinando” la confezione, non è che quelli del negozio possono denunciarci o simili? Non per stroncare la campagna, eh, sono davvero curiosa delle possibili (eventuali) conseguenze legali. :-(
    Vale

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    • In realtà gli adesivi non rovinano la confezione, perchè si staccano facilmente senza lasciare traccia, ma sicuramente è un’operazione da fare con “discrezione” lontan* dagli sguardi dei/delle commess*.

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  • supercomplimenti per questa bellissima iniziativa!

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  • Vi invito a visitare un attimo un link: http://www.chegiochi.it/giocattoli/collezione/clementoni/scienza-e-gioco.htm
    sezione scienza e gioco, tutti definiti unisex, sulla confezione nessuno che riporti una bambina, se c’è è con il maschio, ma chimica, energia, Maya, fossili, corpo umano, mondo sommerso.. tutti sulla scatola riportano un maschio, solo.

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  • Gli adesivi non vengono via facilmente, rischiate una denuncia.

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  • Per fortuna i miei mi hanno sempre fatto giocare con tutti i giochi…barbie..auto..moto..spade…microscopi..set da tè ( i miei hanno sempre avuto un attività, prima una birreria american bar e ora un ristorante…come potevo non voler imitare quello che facevano loro? =D )..insomma tutto! XD
    Alla fine sono cresciuta così…femminile, mi piacciono le scarpe col tacco, l’apparire bene…ma corro in moto, insieme agli uomini! Ho un bellissimo ragazzo, quindi il mio giocare con i giochi “maschili” non ha deviato in qualche modo la mia inclinazione sessuale ( come tanta/troppa gente pensa..ma quella non è una strana deviazione o una malattia, ma semplicemente una scelta/gusto ), sono comunque una persona sensibile nonostante durante le gare ci si prenda a spallate con gli uomini. Ho studiato meccanica e adoro fare disegni o bigiotteria nel tempo libero. Adoro lo sport perché è comunque dove mi sento più a mio agio.
    Sono felice di come sono, nessun gioco mi ha mai deviata o peggiorata. Anzi, credo che tutti i bambini dovrebbero giocare con tutto perché sarebbero delle persone più complete e con davanti a loro davvero tutte le possibilità di scelta per la loro vita.

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    • Ciao Arianna, se per inclinazione sessuale intendi l’orientamento sessuale non è corretto dire che si tratta di scelte.

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    • si dividono i giochi in maschili e femminili solo per vendere di piu , cosi ne compri due, non uno che va bene per tutti e due
      non è che i bambini all’asilo abbiano i reparti femminile e maschile , i bambini di solito giocano con tutto : alcune cose interessano meno di altre E’ da cattivi educatori imporre il gioco in base al sesso, lasciamoli giocare con quello che vogliono.. con tutto.
      Io certo vieterei queste discriminazioni pubblicitarie , ma secondo me,comunque sono molto più dannosi i giochi di arm,i di guerra, di sopraffazione il gioco violento : ma avete mai visto alcuni giochi elettronici ?alcuni cartoni animati ? c’e da inorridire …

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  • Complimenti. Interessante quella sul lavoro. A proposito di stereotipi, vi piace la rubrica Easy Drive, su Rai 1? Finalmente le donne guidano, presentano le auto e parlano dei bei paesaggi intorno a loro!
    Vi segnalo quest’ingistizia (marito violento ai domiciliari!):
    http://www.unionesarda.it/articolo/cronaca_sardegna/2013/12/13/cagliari_picchiava_la_moglie_l_ho_comprata_ed_mia-6-345550.html

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  • sono anni che mi batto per questa inaccettabile discriminazione…ho ancora vivo il ricordo crudele dell’asilo quando mi obbligavano a giocare con le bambole e non con i chiodini diversamente dai bambini maschi (e sono passati 40 anni!!!)

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  • Oggi si parla della vostra campagna su Repubblica (pag. 37), però senza nominarvi :(

    E poi non so che pensare del fatto che vi si definisce “monelle” :/

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  • L’ha ribloggato su SUD DE-GENEREe ha commentato:
    e buone feste!

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  • Devo sfogliare il catalogo Argos e vedere com’è la situazione qui in UK, non ho mai fatto attenzione a questi dettagli.

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  • Devo sfogliare il catalogo Argos e vedere com’è la situazione in Inghilterra.. Intanto mi ricordo mia moglie da piccola che il suo gioco preferito era un trattore azzurro, ma lei viveva in Danimarca.

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  • Trovo la vostra iniziativa giusta e lodevole, non sò quanto i commercianti né saranno contenti?
    Però non tutti i bambini sono omologati, io lavoro come aiuto cuoca in un asilo e ho visto i bambini giocare con tutto dalle macchinine alle bambole, sia i maschi che le femmine io stessa da piccola giocato con giochi differenti anche quelli che sulla scatola avevano un bambino alla fine sei tu che devi decidere cosa comprare al di la di cosa pensi la ditta produttrice.

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