“Ti piace quello che vedi?” e le prostitute di Foggia. Del concetto di dignità e delle nostre rappresentazioni.

Test per aficionad@s di UAGDC: cosa vi ricorda questa pubblicità apparsa a Foggia?

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Pubblicità di un centro estetico, un uomo per terra che sbircia sotto la gonna di una donna quella che, presumiamo, sia la glabra vulva della stessa. E poi lo slogan, “ti piace quello che vedi”?
Un’immagine di indubbio gusto estetico, ma soprattutto dall’alto contenuto di genere… cosa vi ricorda?

Esatto, proprio loro, il centro estetico romano la cui pubblicità “Like what you see?” avevamo già analizzato, discusso e modificato: alla fin di una lunga corrispondenza, il centro aveva persino deciso di ritirare questa campagna ( piccoli successi! ) per poi essere tra l’altro anche condannato dallo IAP a cui era stata segnalata l’immagine.

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Siamo sempre lì. Gambe aperte, sguardo maschile, depilazione mon amour.
Già nell’analisi di questa prima pubblicità sottolineavamo come non fosse accettabile da un punto di vista di osservazione antisessista, nel tentativo di eliminare oggettivazione e stereotipi.

Una comunucazione simile ovviamente propone una donna oggetto dello sguardo maschile nelle sue parti più intime, che devono essere depilate per piacere all’uomo che guarda, non alla donna che si vuole più o meno pelosa.

Ci riferivamo poi anche al fatto che questo tipo di comunicazione pubblicitaria potesse essere considerata sessista dal momento che priva la donna di qualsiasi autonomia e la rimette al giudizio del maschio.

Riprendo dal post di Mary:

Una campagna per persuadere gli uomini a far depilare la vulva delle proprie donne? Ancora una volta, la donna vista come oggetto passivo e l’uomo come unico fruitore di un servizio che non è rivolto a lui. […] In conclusione quello che ne viene fuori è: Agli uomini piace la figa e quindi le donne dovrebbero curarsela e tenerla bella. Un messaggio a dir poco agghiacciante inserito in un contesto sociale come l’Italia dove le donne subiscono violenze sessuali e fisiche fino alla morte in quanto ritenute come oggetti sessuali privi di desiderio e autodeterminazione.”

Tutte queste considerazioni valgono anche per questa nuova versione foggiana dello stesso identico concetto.

Anche questa pubblicità verrebbe facilmente condannata dallo IAP, esistendo tra l’altro un precedente quasi identico e essendo ancora dunque valide tutte le considerazioni in merito.
Sulla via foggiana allo sguardo maschile però c’è anche qualcos altro da segnalare: il modo in cui viene trattata la notizia da “FoggiaToday”, che per carità non sarà il New York Times, però fa parte di una rete di giornali locali online, “Today”, che già in molti condividono come fonte d’informazione e che, per questo, giunge fino a noi.

foggia

Questo il titolo dell’articolo: “Lucciole in città, ma ci si indigna per una pubblicità. Ti piace quello che vedi?”.

Sembra infatti che il cartellone 6×3 che svetta in viale degli Avatori a Foggia, sia stato contestato dalla Rete delle Donne cittadina, le quali, capeggiate da Rita Saraò, Foggia: manifesto pubblicitario Deastore indigna Rita Saraò
possibile candidata sindaco di Foggia per il centrosinistra, avrebbero spinto al boicottaggio dell’azienda, un centro estetico.

Il giornale prende subito le distanze dalle rivendicazioni antisessiste proponendo un titolo chiaramente a favore dell’azienda e riprendendo la dichiarazione di Manuela Delli Carri, titolare del centro estetico che infatti dice:

Foggia: manifesto pubblicitario Deastore indigna Rita Saraò
Guardi i reali problemi di decenza, non un manifesto simpatico su un’epilazione efficace. La invito nel mio studio per una seduta gratuita di foto ringiovanimento. Mi creda, la stupirò con il mio lavoro e nient’altro.”

Sostiene poi che la donna sia in realtà in posizione dominante ( a gambe aperte? con un uomo sotto? Allora anche le auto sulla pedana del meccanico sono dominanti! ) e si attacca al concetto di decoro delle strade di Foggia imputridite dalla presenza di “lucciole”, prostitute, che in confronto alla sua pubblicità sono molto più sporche e “indecenti”: la città andrebbe Foggia: manifesto pubblicitario Deastore indigna Rita Saraò
ripulita dall’indecenza di prostitute presenti in pieno giorno sotto gli occhi di tutti, non dai cartelloni di un’azienda che, tra l’altro, assume tante donne.

Ah, il decoro!
Una discussione seria dovrebbe sempre evitare di usarlo come argomento.
In nome del “decoro” delle strade cittadine, c‘è chi propone di riaprire le case chiuse e ghettizzare in nome del profitto sempre di pochi, spesso dello Stato, le prostitute. Lontane dalle famiglie degli uomini che le pagano per fare sesso perchè non sia mai che si mischino sante e puttane!
In nome del “decoro” è norma sui nostri corpi ci dice che taglia dobbiamo portare, come dobbiamo essere per sembrare appetibili, decorose, non trascurate, per forza, depilati, tingiti i capelli e compra compra compra!
In nome del “decoro” si usa troppo spesso il termine “dignità” ad uso e consumo delle stesse retoriche: tutelare le donne da se stesse, dal potenziale indecoroso, poco dignitoso delle loro convinzioni, dei loro corpi, del loro aspetto.

Dall’unione di decoro e dignità nasce l’idea che sia la quantità di carne esposta quella da evitare, che le prostitute debbano star vestite, più coperte delle loro coetanee showgirl televisive, perchè la loro professione è meno dignitosa di quella di soubrette.

Nasce così l’equivoco, supportato dall’azienda foggiana, per cui sia più lesivo per le donne italiane avere delle prostitute su un marciapiede vicino casa che non la foto di un paio di gambe femminili, aperte allo sguardo di un maschio a cui si rivolge la domanda “ti piace quello che vedi?
Perchè se alle donne piaccia o meno averla depilata, non ce ne frega niente. Le donne devono seguire ciò che il decoro impone: depilarsi, perchè è indecente avere un inguine macchiato di peluria, e condannare quelle svergognate che impestano le nostre strade.
Delle donne che si prostituiscono, in molti casi nemmeno per scelta, ma che anche quando lo fanno volontariamente, svolgono una professione per cui vendono prestazioni personali senza nuocere all’immaginario collettivo nè tantomeno a terzi, anzi, sono supportate evidentemente da quasi 9 milioni di clienti contro i quali non si spende mai una parola.

La retorica della “dignità” delle donne è usata indifferentemente a destra e a sinistra, perchè la norma, si sa, è bispartisan. E nuoce a tutte le donne.
Quando quelle che pensano di muoversi in favore della questione di genere smetteranno di usare la “dignità” come metro di giudizio dell’azione, il pensiero e il corpo femminile, saranno loro per prime uscite dalla trappola del moralismo mascherato da progresso.

Cito il post di Enrica in merito:

“La parola “dignità” non dovrebbe mai essere utlizzata all’interno di un discorso che aspira all’universabilità, cioè a esser valido per tutti e tutte in qualsiasi situzione. Si sente spesso parlare però della “dignità” delle donne e di tante cose che si vorrebbero fare per tutelare la “dignità delle donne”. Io allora ripenso al fatto che il termine dignità non può pretendere di essere universale, cioè essere valido per tutti e per tutte, e guardo con sospetto chi mi dice che vuole tutelare la “dignità” delle donne. Perchè non sanno che idea ho io di dignità, non sanno cosa considero dignitoso o non dignitoso, per me.”

Nel ricordare alle foggiane che una pubblicità quasi uguale è stata già condannata dallo IAP e la nostra vicinanza e solidarietà a tutte le sex worker, le prostitute ghettizate, discriminate, sfruttate e stigmatizzate d’Italia, vi riproponiamo qualcosa che è “dignitoso”, che è “decoroso” per noi: la campagna del collettivo bolognese Mujeres Libres che abbiamo tanto amato.

Roberta-Original

pub-wonderbra

Le pubblicità sessiste vendono un canone estetico falso e artificiale e vendono la “bellezza” delle donne alimentando uno dei mercati più floridi del mondo: i nostri corpi sono sviliti da queste rappresentazioni, le nostre menti violate dal pensiero unico.
Riprendiamoci le nostre rappresentazioni, la dignità non sta nei marciapiedi sgombri.

lore-bignè

 

One comment

  • Volevo segnalarvi su radio3 il programma “tutta la città ne parla” del 27/11 intervengono Elvira Parotti , Stefano Ciccone e Angela Azzaro vale davvero la pena ascoltarlo in podcast. Ciao!

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