#25Novembre tra passerelle politiche e riappropriazioni

25 Novembre 2013. Giornata mondiale contro la violenza sulle donne.

Letta: “Noi vogliamo dichiarare guerra alla violenza contro le donne ed è una determinazione, uno sforzo, a tutto campo. Il decreto legge e la legge poi approvata dà strumenti perché questa azione di contrasto e di prevenzione sia efficace e possa dare risultati”

Alfano: “Oggi le donne italiane sono più tutelate perché abbiamo lavorato per avere maggiori strumenti mirati a punire il reato e a prevenire il fenomeno.”

Boldrini: “Ogni anno in questo nostro Paese a causa delle violenze sulle donne si spendono 17 miliardi di euro tra assistenza medica psicologica, giudiziaria, mancato lavoro e il danno subito dalla donna.”

Renzi: “Come politici e come padri abbiamo il dovere di difendere le donne, le nostre figlie e insieme abbiamo il dovere di educare i nostri figli al rispetto dell’essere umano sopratutto se lo riteniamo più debole.”

Il 25 Novembre è diventata anche la giornata in cui viene data la possibilità ai personaggi politici italiani di esprimersi in questi termini.

537725_430410753681297_1777577131_nLetta, che ci aveva ricordato non troppi giorni fa di possedere maschi attributi d’acciaio, non può che ricorrere ad una maschia immagine guerrafondaia: “Si dichiari guerra alla violenza!”

Alfano loda il lavoro del governo che, con il ddl impropriamente detto contro il femminicidio, ha messo in sicurezza le donne, a meno che queste non pretendano di rivendicare diritti o di lottare perchè il proprio territorio non venga devastato.

Renzi vuole proteggere le donne. Donne che considera fragili creature che il padre-padrone ha il dovere di difendere.

Boldrini ci fa i conti in tasca e prova a buttarla sull’economia. Magari ne venisse fuori qualche fondo in più per i centri antiviolenza, quelli che parlano di violenza contro le donne tutti i giorni, non solo il 25 Novembre e l’8 Marzo.

Dal Ministero delle Pari Opportunità arriva questa dichiarazione: “………..
Ops non abbiamo un/una Ministr* delle pari Opportunità.

Però alle 17:00 abbiamo la diretta streaming dalla Camera della lettura dei monologhi “Ferite a morte” di Serena Dandini.
Ci stanno le attrici e le cantanti, tipo Ambra e Geppi Cucciari. Ci stanno le ministre e le parlamentari tipo Paola Binetti, sì la prolife con il cilicio che considera le persone omosessuali deviate, e Valeria Fedeli, sì proprio quella che vuole istituzionalizzare la lotta al contrasto degli immaginari sessisti con codici regolamentativi, salvo poi sbracciarci e affaticarsi con interrogazioni parlamentari in difesa di Miss Italia, tanto le miss hanno il costume intero, casto e pudico, che salvaguarda la “dignità”.

Teatrini vomitevoli, corpi di donne che continuano ad essere usati come oggetti, oggetti anche nei discorsi contro la violenza.
Così come la pubblicità del tale prodotto usa il mio corpo reificato per invogliare all’acquisto, così questa politica delle passerelle usa i corpi delle donne, definiti deboli, vittimizzati, per vincere le primarie, per propaganda verso l’operato schifoso del proprio governo, perchè è il 25 Novembre e queste cose un po’ retoriche bisogna dirle.

Sguardi tristi e contriti, parole vuote, parole sbagliate. I nostri corpi sempre oggetti, sia da vive che da morte.

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Rispondere a tutto ciò riprendendosi la narrazione delle violenze, perchè le voci di ogni singola donna, di ogni unico racconto, non vengano banalizzate in clichè narrativi; trovare nella solidarietà tra donne, quella che ci dicono che non esiste – ma non è vero – un terreno comune di azione e liberazione; trascinare in questa rete di solidarietà anche gli uomini; ma soprattutto imparare a riconoscere la violenza nelle sue forme meno evidenti, quella quotidiana, quella che non si chiama stalking o femminicidio, che non è così eclatante, ma proprio per questo è più sudbola e pervasiva e forse non c’è donna al mondo che non l’abbia sperimentata sulla propria pelle.
Partiamo da noi, riprendiamoci gli immaginari, i linguaggi, e la lotta.

Fonti delle citazioni:
Huffingtonpost
Repubblica
Camera.it

 

 

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